Se qualcuno, desideroso di conoscere il tessuto
urbano su cui poi si sarebbe innestata la comunità cristiana di San
Giovanni Crisostomo, si fermasse ad osservare la carta topografica
relativa al territorio della nostra parrocchia precedente gli anni
cinquanta, scoprirebbe una realtà molto diversa da quella attuale: tra i
nuclei storici di Crescenzago, Precotto e Gorla da una parte, Turro,
Casoretto e le Rottole dall'altra, egli troverebbe uno spazio quasi
vuoto, un'area senza una precisa identità toponomastica, percorsa per
tutta la sua lunghezza da un lungo rettilineo, la via Padova, che ne
faceva un territorio soprattutto di passaggio, di collegamento fra la
città ed i comuni del suburbio nord-orientale.
Per la verità un nome questa zona lo aveva, anche se non ufficiale e non riportato sulle carte: si chiamava Mulino per via di un vecchio mulino appunto che, secondo i ricordi dei più anziani, si affacciava su una roggia chiamata Taverna, che ora scorre sotterranea a lato della Via Cavezzali.
Alle spalle delle case, che già dall'inizio del secolo costeggiavano a tratti Via Padova e le strade adiacenti, si estendevano ovunque orti e prati, interrotti solo da alcune piccole fabbriche, dal complesso sportivo di via Cambini e dal deposito del vecchio tram, il glorioso "Gamba de legn", che aveva assicurato per tanti anni il collegamento tra Crescenzago e la città.
Il territorio era parte della parrocchia di S. Maria Assunta in Turro, almeno fino alla fine degli anni trenta, quando una porzione di esso fu unita alla parrocchia di S. Giuseppe dei Morenti, la cui chiesa era stata costruita proprio in quel periodo.
Intanto però, poco a poco, nuove case e nuovi abitanti cominciavano a
prendere il posto di orti e cascine; e così, al centro di quello che si
andava configurando come un nuovo quartiere, di fianco al neonato centro
civico, si sentì il bisogno di costruire anche una baracca di legno che
fungesse da cappella per le liturgie domenicali.
Le officiava don Peppino Proserpio che, pur radunando attorno a sé la
gente del quartiere solo per le celebrazioni eucaristiche, cominciava in
tal modo a porre le basi della futura comunità parrocchiale.
Si arrivò così agli inizi degli anni sessanta, anni in cui l'espansione della città ed il boom edilizio riempirono molti degli spazi che sulla nostra carta topografica iniziale apparivano vuoti. Sparirono quasi del tutto orti e prati, e il quartiere si animò sempre più per l'arrivo di centinaia di nuove famiglie che vennero ad abitare gli edifici di recente costruzione.
I tempi erano maturi perchè si tentasse di fondere in un'unica comunità cristiana i nuovi arrivati e i vecchi abitanti di alcune porzioni delle parrocchie di S. Maria Assunta, di S. Giuseppe e di S. Maria Bianca in Casoretto: e nacque la parrocchia di S. Giovanni Crisostomo.