15 maggio 2004
All’inizio del mese, un settimanale di moda allegava al nuovo numero “il
Vangelo in offerta a soli 2.50 euro”: la copertina era dedicata al film La
Passione di Cristo di Mel Gibson che, al cinema da Pasqua, sta raccogliendo
i commenti più diversi.
Secondo il giornale, il Vangelo – che loro premurosamente vendevano in
offerta super-speciale – serviva a capire meglio il film.
L'iniziativa lascia un po’ perplessi: il Vangelo è stato considerato un testo di cultura
generale, e inserito in una attività promozionale alla stregua degli altri
gadget che si trovano in edicola, dai giocattoli agli utensili da cucina,
dai capi di vestiario a candele e profumi.
Per alcuni l’idea era lodevole, c’è stato anche chi – non credente – mi ha
assicurato che le vie del Signore sono infinite e magari qualcuno si sarebbe
convertito proprio leggendo quel Vangelo lì.
Rimango scettica.
Del resto la conversione è un fatto complesso e delicato, non credo bastino
un film e una lettura rapida di Vangelo per rimanere folgorati sulla via di
Damasco.
E comunque il settimanale non pretendeva tanto.
Semplicemente voleva sfruttare la scia del film e tirar su un paio di euro,
senza stare troppo a interrogarsi sulla sacralità dell’oggetto che vendeva;
ma per un cristiano temo sia triste e un po’ avvilente vedere la Parola di
Dio, il libro su cui si basa la sua fede, usato come richiamo per clienti…
Da questo spunto è facile partire in quarta contro la commercializzazione
della religione, ma diventerebbe troppo lunga.
Meglio lasciare a ciascuno la riflessione personale, aiutata anche dai
pareri espressi sull’argomento dagli opinionisti di internet e riviste
e…appunto dal Vangelo!
Ciak di aprile (l’articolo si intitola significativamente “Roba da
chiodi”…): “Il merchandising ufficiale si limita a pochi ma bizzarri oggetti
come le tazze da caffelatte in aramaico col versetto di Isaia 53,5.
Poi c’è lo spartano pendaglio con cordicella di cuoio e un chiodo… Cotter,
il supermarket religioso di Los Angeles, offre in saldo i chiodi: il ‘tris’
di ferro costa 33 dollari, quello di legno 20… La luz di Jesus, popolare
emporio di gadget e souvenir, offre il Gesù da cruscotto che muove la testa
come il proverbiale cane, e le saponette messicane della crocifissione (due
fragranze).”
www.attracco.it
“Da sempre il Vangelo ha costituito la base per soggetti
cinematografici, forse nessuno però aveva mai pensato di farne il plot di un
business stellare, almeno non prima che il nuovo film di Mel Gibson ci
provasse… tutti sembrano d’accordo nel ritenere [questo film] un ottimo
affare dal punto di vista economico.
E’ innegabile che a far leccare i baffi ai produttori sia la lunga serie di
souvenir sul tema della passione, opportunamente messa in commercio.
E allora ecco a voi, direttamente dall’America: la collana in pelle con
appesi dei grandi chiodi appuntiti, quelli della croce, di varie grandezze;
braccialetti a catena, con altre croci; pendagli con versi della Bibbia; è
in progetto addirittura un profumo dal nome che è tutto un programma:
“Passion, la Fragranza Divina”.
Di fronte a tutto ciò non è facile prendere una posizione.
Potremmo dire di essere indignati perché la religione non è una cosa che si
mette in vendita, ma sarebbe poco credibile.
Potremmo dire che in passato l’acquisto delle reliquie dei santi era una
pratica molto diffusa e spesso promossa dalla Chiesa, ma sarebbe
irrispettoso paragonare il malleolo di Sant'lsidonzo alle T-shirt con
scritta in aramaico e disegni di corone di spine, o alle tazze con le
immagini della croce.
Si potrebbe dire che attorno al Santuario di Padre Pio si svolge uno dei
mercati più fiorenti di oggetti sacri.
Allora cos’è che stupisce nell’operazione di lucro promossa dal film di
Mel Gibson?
Forse è solo una questione di perdita dei significati.
In altre parole, se il crocefisso mi riconduce direttamente al sacrificio di
Cristo morto in croce per la salvezza dell’umanità, la stessa cosa non si
può dire per “Passion, la Fragranza Divina”, che tutt’al più ci riconduce
solo ad un film, all’odore dei soldi guadagnati dai produttori, oppure, con
uno spregiudicato volo di fantasia, all’ipotetico dopobarba di Mel Gibson.”
Kataweb-cinema. “Anche ora la Chiesa è divisa sui gadget.
Un mezzo moderno per diffondere la fede o un’operazione di pessimo gusto?”
[Ma su questo…leggete il prossimo paragrafo!]
Dal “Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
Etica nelle comunicazioni sociali”.
“Introduzione.
1: L'uso che le persone fanno dei mezzi di comunicazione sociale può
conseguire effetti positivi o negativi.
Anche se la comunicazione ha spesso conseguenze impreviste, le persone
scelgono se utilizzare i mezzi di comunicazione sociale a buono o a cattivo
fine.
3. La Chiesa ha la missione di proclamare il Vangelo fino alla fine dei
tempi. Oggi sa che ciò richiede l'uso dei mezzi di comunicazione sociale.
4. L'approccio della Chiesa a questi mezzi è fondamentalmente positivo e
incoraggiante.
Essa non giudica e condanna soltanto.
Piuttosto li considera non solo prodotti del genio umano, ma anche grandi
doni di Dio e segni autentici dei tempi.
I mezzi di comunicazione sociale non fanno nulla da soli.
Sono strumenti, mezzi utilizzati nel modo in cui le persone scelgono di
utilizzarli.”
Giovanni 2, 13-16: La festa ebraica della Pasqua si avvicinava, e Gesù
salì a Gerusalemme.
Nel cortile del Tempio trovò i mercanti che vendevano buoi, pecore e
colombe.
C’erano anche i cambiamonete seduti dietro ai loro banchi.
Allora Gesù fece una frusta di cordicelle, scacciò tutti dal Tempio, con
le pecore e i buoi, rovesciò i tavoli dei cambiamonete spargendo a terra i
loro soldi.
Poi si rivolse ai venditori di colombe e disse: “Portate via di qua questa
roba!
Non riducete a un mercato la casa di mio Padre!”.
www.giovaniemissione.it
“Questa azione di Gesù parte da un valore-esperienza che è stato
mercificato: il vero culto a Dio non è un “processo consumistico”.
L’indignazione di Gesù sorge nel vedere che il tempio ha perso la sua
unzione (far incontrare Dio) e quindi che la conduzione del tempio è
contraria al piano di Dio.
Dio si adora in Spirito e Verità.”