4 aprile 2004
Dietro questa sobria pagina ci sono semplicemente Cristina, Laura, Elena,
Angelo, Carmelinda, Beppe, Luca, Pier e don Nicola che hanno qualcosa da
dire, o forse da dirsi o anche da dirvi…
Immagino le loro facce al sentire una cosa del genere.
Potrei azzardare la reazione premurosa (e anche un po’ acidina) di qualcuno
che si precipita subito dal don per ricordargli che lui ha dato la
disponibilità “…solo per fotocopiare!
E, sia chiaro, una volta al mese e a turno!!”.
DEO GRATIA! (Che vuol dire: grazie a Dio…)
Deo gratia che c’è qualcuno che sa bene quanto un annuncio non sia fatto
solo di parole ma di operatività!
Amo Gesù perché non ha scritto neanche una parola - Non è proprio vero dato
che se guardate in Gv 8, 6 lascia qualcosa scritto per terra…o meglio sulla
sabbia! - (e certo non ne ha neanche fotocopiate da altri…) raggiungendo
confini da far invidia ad internet e alla globalizzazione già da secoli… e
io mi scrivo ancora le prediche…
Beh comunque è proprio questo che vogliamo tentare di lasciare a chi avrà il coraggio tutti i mesi di cercare se Kérygma è riuscito ancora ad uscire o se si è insabbiato nella presunta incostanza che ancora qualche adulto, direi anche un po’ attempato di Spirito, attribuisce senza possibilità di riscatto a tutti i giovani sopra i 18-20 anni (e mi puzza un attimino la cosa per il fatto di esserci dentro anch’io…).
Allora vogliamo offrirci e offrirvi l’opportunità ogni mesi di un semplice foglio dove la redazione, gestita a turno da uno di questi bei nomi e volti che ho che e che magari avete anche voi ben in mente, proporrà un tema sviscerato da tre diversi punti di vista: quello personale del redattore, quello che viene da un vissuto cristiano e quello offerto dalla nostra cultura di uomini nel mondo.
Partiamo oggi lasciandovi questa presentazione di cosa voglia essere per
noi Kérygma: qualcosa di nostro detto, un’esigenza condivisa per il fatto di
essere uomini, il nostro operare che dice molto, una Parola che si fa
carne…sempre!... finché non (perché dipende certamente da noi) e ancora
quando (perché è necessariamente Lui) ci saremo tirati indietro.
Buon lavoro ragazzi!
don Nicola
Kérygma è una parola greca che significa annuncio.
Abbiamo intitolato il nostro periodico in questo modo proprio perché ha come
obiettivo quello di annunciare, comunicare.
Anche se nasce in un ambito cattolico (appunto nella Parrocchia di San
Giovanni Crisostomo) Kérygma è aperto a qualunque giovane che voglia
scrivere, che ha “qualcosa da dire”, che voglia far sentire la propria voce,
assieme ad interventi di carattere ecclesiastico e laico, riguardo a
problematiche della nostra società.
La comunicazione è sempre stata un’esigenza dell’uomo e oggigiorno
abbiamo un grande vantaggio a proposito: la tecnologia.
Con essa hanno potuto svilupparsi i primi mass-media, come i giornali, la
TV, la radio e internet , che hanno dato sempre più spunti per riflettere su
ciò che accade nel mondo.
Infatti questi mezzi di comunicazione, se fruiti in modo intelligente, ci
possono costruire interiormente, ci possono far maturare, ci possono
“colpire” e quindi far nascere il desiderio di esprimere le nostre
sensazioni o il nostro punto di vista riguardo a ciò che ci circonda.
Però a volte mi chiedo se, nonostante tutti questi mezzi che facilitano
le nostre relazioni, siamo veramente capaci di comunicare, se abbiamo
veramente qualcosa da dire…perché io credo che la pubblicità, la moda e la
cultura di massa si impongono troppo prepotentemente nelle nostre vite tanto
che influenzano anche il nostro modo di pensare e di agire, lasciandoci poi
non così tanto liberi di esprimerci.
Per esempio basta guardare la “paura” che hanno alcuni adolescenti di andare
“contro-corrente”, di sostenere le loro idee anche a discapito di alcune
amicizie o della propria reputazione: se non ci si veste alla moda, se non
si comprano capi firmati, se non si esce il sabato sera, se non si ha l’auto
o il motorino, ecc… si è “tagliati fuori”!
Solitamente è più facile fare quello che fanno gli altri, per non rimanere
soli, per non sforzarsi troppo o per non sentirsi giudicati e questo tipo di
atteggiamento purtroppo è di un’estrema attualità tra noi giovani e non
contribuisce nel modo più assoluto alla nostra maturazione e alla
costruzione di una propria coscienza critica.
Anzi, si rischia di essere “appiattiti”, annullati, e qualsiasi spunto o
notizia “scivola” senza lasciare nulla; tutto viene percepito come lontano,
qualcosa che accade ma che non ci riguarda personalmente… persino le grandi
problematiche attuali come le guerre e il terrorismo.
Invece ognuno di noi, solo per il fatto di esistere, deve contribuire
alla costruzione di un mondo migliore e ci sono tanti modi per farlo: il
primo passo è quello di interrogarsi, su ciò che siamo e che è la nostra
società.
E il secondo è quello di parlarne, per esempio partendo dall’ambito
famigliare.
E’ importante anche avere una persona di riferimento esterna, con cui
confrontarsi, mentre è molto apprezzabile la comunicazione tra gli stessi
giovani, per esempio con la musica e le canzoni, con il disegno, la pittura
e la scrittura…
Nel nostro piccolo anche noi vogliamo dare uno strumento di comunicazione
aperto veramente a tutti i ragazzi, sia a coloro che vogliono dire qualcosa,
sia a coloro che vogliono porre semplicemente delle domande.
Credo però che qualunque cosa nasca in questa semplice pagina, sia
importante perché stimola la formazione di un giudizio personale, mette in
contatto coloro che vivono la stessa realtà, permette loro di reagire ed
agire.
E anche se è un giornale di giovani, in realtà è indirizzato a tutte le
fasce di età perché, a mio avviso, l’ottica con cui la nuova generazione
vede il mondo lascia preavvisare quale sarà il nostro futuro, con le sue
difficoltà e i suoi valori.
Quindi invito tutti alla lettura e soprattutto invito i nostri coetanei a cogliere questa occasione per far sentire la loro propria importantissima voce.
Cristina