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Il cineforum


venerdì 4 marzo ore 21.00

IN QUESTO MONDO LIBERO

GRAN BRETAGNA / ITALIA / GERMANIA / SPAGNA 2007 - regia: Radu Mihaileanu

con: Kierston Vareing, Juliet Ellis, Leslaw Zureg, Farug Pruti

Angie è una giovane donna divorziata con un figlio undicenne, Jamie, che vive con i nonni. Licenziata in tronco da un'agenzia per cui procurava manodopera proveniente dai paesi dell'Est, Angie decide di mettersi in proprio. Insieme all'amica Rose crea un'agenzia di reclutamento che gestiranno in coppia. Il confronto con la realtà dell'immigrazione, clandestina e non, le imporrà delle scelte che non andranno tutte nella stessa direzione. Ken Loach è un regista che si potrebbe definire “necessario”.

Necessario perché a ogni film ci ricorda che questo mondo, il nostro mondo occidentale, non è il paradiso ma, a differenza di altri che accettanno ciò come un dato di fatto ineludibile, lui pensa che qualcosa si possa fare. Loach afferma: “Lo sfruttamento è cosa nota a tutti. Quindi non si tratta di una novità. La cosa che ci interessa di più è sfidare la convinzione secondo la quale la spregiudicatezza imprenditoriale è l'unico modo in cui la società può progredire; l'idea che tutto sia merce di scambio, che l'economia debba essere pura competizione, totalmente orientata al marketing e che questo è il modo in cui dovremmo vivere, ricorrendo allo sfruttamento e producendo mostri”.

Angie è un “mostro” che sembra non accorgersi di esserlo. In lei convivono bisogno di riscatto, la generosità e la più fredda e letale determinazione. È una donna che vuole sfondare in un territorio tipicamente maschile finendo con il fare proprie le caratteristiche più negative dell'altro sesso. Quasi come se Loach sentisse su di sé la differenza di approccio generazionale alle problematiche sociali, le offre uno specchio in cui riflettersi: l'anziano padre che, vedendola all'opera, non può non dirle: "Stiamo tornando ai vecchi tempi"? Ai vecchi tempi si usavano termini come sfruttamento, riduzione in schiavitù, proletariato. Oggi tutto è molto più soft. Il lavoro è “interinale”. I contratti sono “a termine”.

Ma la realtà è ancora dolorosamente quella.


 

 

 

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