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Una parola sui diritti dei migranti
Racconta il vangelo di Luca che il Signore Gesù in persona venne in
mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!».
E’ un fatto del tutto inatteso e i discepoli non riescono a credere, tanto è
incredibilmente bello per loro…
“ Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.
Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».
Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro”.
Solo Gesù è in grado di sciogliere il loro blocco mentale e di introdurli in questa nuova sconvolgente esperienza…
“Poi… aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così
sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel
suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei
peccati, cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni.
Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto»”.
E’ una esperienza che segna profondamente la loro vita.
La potenza che li riveste dall’alto dona loro l’evidenza che Gesù, proprio il Gesù con il quale hanno vissuto per tre anni, è persona viva che continua a camminare con loro in una relazione che modifica profondamente e caratterizza il loro nuovo modo di vivere.
Il libro degli Atti degli Apostoli mostra una consapevolezza e un coraggio prima inesistenti e addirittura la gioia del condividere le esperienze che Gesù ha provato nella sua pasqua.
“In quei giorni. Pietro insieme agli apostoli disse: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
All’udire queste cose… fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro
di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà.
Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati
degni di subire oltraggi per il nome di Gesù. E ogni giorno, nel tempio e
nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il
Cristo”.
L’annuncio che Pietro e i suoi compagni offrono, è parola resa vera dalla gioia del vangelo che la accompagna, dalla relazione forte ed entusiasmante con il Signore vivo che traspare.
Tale è chiamato ad essere l’annuncio di cui i cristiani, discepoli di oggi, sono debitori agli altri.
La visibilità del Cristo si manifesta nelle scelte dei suoi
discepoli in particolare nella loro gioiosa ricerca di coerenza con le
scelte di Gesù sempre attento al progetto del Padre e pienamente libero
nella ricerca del bene delle persone e nell’accoglienza verso tutti.
Sono il calore della fede e la gioia del servizio che lasciano trasparire
che, come dice san Paolo “non vivo più io, ma Cristo vive in me” e
attraggono a lui.
dal Vaticano - monsignor Marchetto: «Nessuno può essere estradato dove c'è il pericolo che la persona sarà condannata a morte o torturata»
«Nessuno può essere trasferito, espulso o estradato verso uno Stato dove esiste il serio pericolo che la persona sarà condannata a morte, torturata o sottoposta ad altre forme di punizione o trattamento degradante o disumano». A ricordarlo è monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale delle Migrazioni, che contesta la decisione italiana di intercettare in mare gli immigrati «respingendoli forzatamente in Libia, come previsto da un accordo bilaterale con quel Governo, e ciò senza valutare la possibilità che vi fossero fra di loro rifugiati o persone in qualche modo vulnerabili».
«CONDIZIONI DISUMANE» - «In Libia - ricorda Marchetto - esistono centri di detenzione e di rimpatrio dove le condizioni variano da accettabili a disumane e degradanti. E l'accesso a questi centri è difficile per cui è arduo monitorare il rispetto in essi dei diritti umani, tenendo poi conto che tale Paese non ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1951, nè al relativo Protocollo del 1967, e non riconosce l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati». «Confermo - ha sottolineato l'arcivescovo in una nota - la mia posizione di condanna a chi non osserva il principio di 'non-refoulement', che sta alla base del trattamento da farsi a quanti fuggono da persecuzione. E mi domando se in tempo di pace non si riesce a far rispettare tale principio fondamentale del diritto internazionale umanitario, come si farà a richiederne l'osservanza in tempo di guerra. E la domanda si può estendere alla questione della protezione dei civili durante i conflitti, che viene così indebolita nella sua radice, comune, umanitaria». Secondo il presule, «un altro diritto violato nell'atto di intercettare e respingere i migranti sulle coste africane del Mediterraneo è quello al "giusto processo", che comprende il diritto a difendersi, a essere ascoltato, a fare appello contro una decisione amministrativa, il diritto ad ottenere una decisione motivata, e quello di essere informati sui fatti su cui si basa la sentenza, il diritto ad una corte indipendente ed imparziale». Secondo monsignor Marchetto, inoltre, «le intercettazioni addirittura vanno contro allo stesso Codice frontiere Schengen, dove si dichiara che tutte le persone alle quali è stato negato l'ingresso al territorio avranno il diritto di appello». «Le persone respinte - spiega il presule citando un recente rapporto dell'Human Rights Watch che denunciava l'intercettazione da parte delle guardie costiere italiane di migranti e richiedenti asilo africani che navigavano nel Mediterraneo - non hanno possibilità di esercitare questo diritto d'appello, non sono informate su dove e come esercitare questo diritto, e ancor più, non esiste per loro nemmeno un atto amministrativo che proibisca ad essi di proseguire nel loro viaggio di disperazione per raggiungere acque internazionali e che disponga il ritorno al luogo di partenza o ad un altro destino sulla costa africana».
LE VIOLAZIONI - «Altri diritti violati - elenca il numero due del dicastero vaticano per i migranti - sono quelli all'integrità fisica, alla dignità umana e persino alla vita», come dimostrano i tanti che non superano la traversata dei quali il Mediterraneo è diventata la tomba, ma anche quelli che muoiono nella traversata del deserto per tentare la sorte partendo da Paesi affacciati sul Mediterraneo meno severi della Libia. Nella lotta contro l'immigrazione irregolare non bisogna dimenticare che «circa tre-quarti degli immigrati in situazione irregolare arrivano di fatto con un visto o permesso d'ingresso valido, e poi rimangono nel Paese scelto dopo la sua scadenza, confermano i dati in nostro possesso relativi a Italia e Spagna, principali Paesi di prima destinazione in Europa mediterranea». E in ogni caso - conclude mons. Marchetto - si «devono rispettare la Convenzione di Ginevra del 1951, e il relativo Protocollo del 1967, sullo status dei rifugiati, i trattati interni sulla estradizione, transito e riammissione di cittadini stranieri e asilo (in modo particolare la Convenzione di Dublino del 1990) e quella del 1950 sui Diritti Umani». (Fonte Agi)