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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 10   13 marzo 2010


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vai al calendario: marzo 2010


- INDICE -

Quaresima 2010

Maestre...

Lettera ai cercatori di Dio

Alcune riflessioni sul mistero del male e della salvezza nella lettera ai Romani

Venerdì 26 marzo ore 21.00: Via Crucis per le vie del quartiere

"...i cani venivano a leccare le sue ferite..."

Itinerario di ascolto della parola a San Giovanni Crisostomo


QUARESIMA 2010

  Nella narrazione del nono capitolo del Vangelo di Giovanni, Gesù incontra un uomo cieco dalla nascita ed entra in relazione con lui, conducendolo a una capacità globale di vedere: lo accompagna ad acquisire il dono fisico della vista e insieme la capacità di vedere oltre, con uno sguardo interiore di fede che permette di capire un poco del senso vero delle cose.

In questo contesto Gesù legge la situazione di infermità come qualcosa che permette che nel cieco “siano manifestate le opere di Dio”, e dichiara di sè: “Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”.

Al termine di questo cammino verso la luce, alla domanda di Gesù: "Tu, credi nel Figlio dell'uomo?" il cieco dichiara: "Credo, Signore!", e si prostra dinanzi a lui.

A questo punto Gesù tira le conclusioni dell’avvenimento con espressioni sorprendenti:

Gesù allora disse: "È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi".

Lui si pone in mezzo all’umanità, come punto di riferimento, come discriminante. Vedere o non vedere è qualcosa di collegato con la accoglienza o il rifiuto della persona di Gesù.

Chi non vede, nella misura in cui si lascia condurre e giunge a credere in lui, acquista la vista. Chi ritiene di vedere e si considera autosufficiente, non si lascia condurre e piomba nella confusione.

E Gesù commenta: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane".

Questo incontro è oggi presentato alla nostra attenzione. E’ un dono che ci viene offerto. E’ un modo per verificare quanto effettivamente operi in noi quella libertà che ci veniva proposta nella Parola di domenica scorsa.

Buon cammino!


MAESTRE...

Nella mia vita ho incontrato molte maestre elementari.

Prima come alunno, in Valtellina, dove ho frequentato le scuole in tempo di guerra. Ne conservo un ricordo buono, ricco di una familiarità che infondeva serenità. Qualcuna è oramai in cielo, qualche altra la incontro ancora volentieri quando sono in vacanza.

Poi ne ho incontrate molte altre, nel corso dei miei anni di insegnamento delle “venti mezz’ore”, nelle scuole di via Iseo di via Pavoni e di via Scialoia, a Milano, nella scuola elementare di Lasnigo, nelle scuole di Osnago.

Tante maestre diverse, capaci per la maggior parte di vivere con gioiosa dedizione le loro relazioni con gli alunni e il loro insegnare come una vera missione educativa. Maestre, preziose affiancatrici dei genitori, figure di riferimento umano ed etico, silenziose costruttrici di rapporti civili per la vita.

Infine ho incontrato ed incontro maestre nella realtà umana di via Padova e del Quartiere, impegnate attraverso all’insegnamento, nella educazione e nella integrazione. Dalla scuola di via Russo a quella del Trotter, alle scuole di via Carnia, di via Pini e di via Feltre.

Quante persone belle, capaci di farsi carico del bene dei loro alunni, capaci di andare oltre ai loro stretti doveri profes sionali, per altro vissuti con intelligente competenza. Quante maestre animate dalla profonda convinzione che, accanto al ruolo insostituibile delle famiglie, non sempre pienamente presenti, il loro è un apporto umano indispensabile per costru ire un buon futuro per la nostra società.

Grazie, care Maestre! Grazie!

 


LETTERA AI CERCATORI DI DIO

11. La preghiera

Perché pregare? La risposta è semplice: per vivere. Sì: per vivere veramente, bisogna pregare. Perché vivere è amare: una vita senza amore non è vita. È solitudine vuota, è prigione e tristezza. Vive veramente solo chi ama: e ama solo chi si sente amato, raggiunto e trasformato dall’amore. Come la pianta non fa sbocciare il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole, così il cuore umano non si schiude alla vita vera e piena se non è toccato dall’amore. Pregando, ci si lascia amare da Dio e si nasce all’amore, sempre di nuovo. Perciò, chi prega vive veramente, nel tempo e per l’eternità.

Come pregare?

Molti pensano di non saper pregare. Molti domandano come pregare. Anche in questo caso la risposta è immediata: bisogna dare un po’ del proprio tempo a Dio. All’inizio, l’importante non sarà che questo tempo sia tanto, ma che glielo si dia fedelmente. È necessario fissare un tempo da dare ogni giorno al Signore, e donarglielo con fedeltà, quando ce la sentiamo e anche quando non ce la sentiamo. Bisogna cercare un luogo tranquillo, dove se possibile ci sia qualche segno che richiami la presenza di Dio (una croce, un’icona, la Bibbia), o entrare in una chiesa e fermarsi davanti al tabernacolo, dove c’è la presenza di Cristo nell’Eucaristia. Basta raccogliersi in silenzio e invocare lo Spirito Santo, perché sia lui a gridare in noi: “Abbà, Padre!”. Portiamo a Dio il nostro cuore, anche se è in tumulto. Non dobbiamo aver paura di dirgli tutto, non solo le difficoltà e il dolore, il peccato e l’incredulità, ma anche la gioia e la speranza, e persino la ribellione e la protesta, se abitano dentro di noi.

Tutto va posto nelle mani di Dio, lodandolo e ringraziandolo per i suoi doni. Bisogna ascoltare il suo silenzio, senza pretendere di trovare subito risposte. È necessario perseverare, senza pretendere di afferrare Dio, ma lasciandolo penetrare nella nostra vita e nel nostro cuore, toccandoci l’anima. Bisogna ascoltare la sua Parola, aprendo la Bibbia, meditandola con amore, lasciando che Gesù parli al cuore. Nei Salmi troveremo espresso tutto ciò che vorremmo dire a Dio; ascoltando gli apostoli e i profeti impareremo ad amare la storia del popolo eletto e della Chiesa nascente e faremo esperienza della vita vissuta nell’orizzonte dell’alleanza con Dio. Dopo aver ascoltato la Parola di Dio, dovremo camminare ancora a lungo sui sentieri del silenzio, lasciando che sia lo Spirito a unirci a Cristo, Parola eterna del Padre. Lasciamo che sia Dio Padre a plasmarci con tutte e due le sue mani, il Verbo e lo Spirito Santo.
Il cammino della preghiera

All’inizio, potrà sembrare che il tempo per tutto questo sia troppo lungo e che non passi mai: bisogna perseverare con coraggio e disponibilità, dando a Dio tutto il tempo che siamo in grado di dargli. Di appuntamento in appuntamento la nostra fedeltà sarà premiata, e vedremo pian piano crescere in noi il gusto della preghiera. Quello che all’inizio ci sembrava irraggiungibile, diventerà sempre più facile e bello. Capiremo allora che ciò che conta non è avere risposte, ma mettersi a disposizione di Dio: ciò che porteremo nella preghiera sarà poco a poco trasfigurato. Così, quando ci troveremo a pregare con il cuore in tumulto, se persevereremo, ci accorgeremo che 4. dopo aver a lungo pregato non avremo trovato risposte alle nostre domande, ma che le stesse domande si saranno sciolte come neve al sole.

Nel nostro cuore entrerà la pace di chi si affida nelle mani di Dio e si lascia condurre docilmente da lui, là dove lui vuole.

Non mancheranno in tutto questo le difficoltà: a volte, non riusciremo a far tacere il chiasso che è intorno e dentro di noi; a volte sentiremo la fatica e perfino il disgusto di metterci a pregare; a volte, la nostra sensibilità scalpiterà e qualunque atto ci sembrerà preferibile allo stare in preghiera davanti a Dio, a “tempo perso”. In realtà, sono state queste le prove di tanti credenti e persino di molti grandi santi. Bisogna solo avere fede: l’unica cosa che possiamo veramente dare a Dio è la prova della nostra fedeltà. Con la perseveranza salveremo la preghiera e soprattutto la nostra vita.

Non dobbiamo avere paura delle prove e delle difficoltà nella preghiera: Dio è fedele e non ci porrà mai davanti a una prova senza darci la via d’uscita; non ci esporrà mai a una tentazione senza darci la forza per sopportarla e vincerla. Lasciamoci amare da Dio: come una goccia d’acqua che evapora sotto i raggi del sole, sale in alto e ritorna alla terra come pioggia feconda o rugiada consolatrice, così lasciamo che tutto il nostro essere sia lavorato da Dio, plasmato dall’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, assorbito in loro e restituito alla storia come dono fecondo.

Lasciamo che la preghiera faccia crescere in noi la libertà da ogni paura, il coraggio e l’audacia dell’amore, la fedeltà alle persone che Dio ci ha affidato e alle situazioni in cui ci ha posto, senza cercare evasioni o consolazioni a buon mercato. Impariamo, pregando, a vivere la pazienza di attendere i tempi di Dio, che non sono i nostri tempi, e a seguire le vie di Dio, che spesso non sono le nostre vie.

La preghiera sorgente d’amore

Un dono particolare che viene dalla fedeltà alla preghiera è l’amore agli altri e il senso della Chiesa: più si prega, più si prova misericordia per tutti; più vorremo aiutare chi soffre, più avremo fame e sete di giustizia, specie per i più poveri e deboli. Pregando, sentiremo come è bello essere nella barca di Pietro, docili alla guida dei pastori della Chiesa, solidali con tutti, sostenuti dalla preghiera comune, pronti a servire gli altri con gratuità, senza nulla chiedere in cambio.

Pregando, sentiremo crescere la passione per l’unità della Chiesa e di tutta la famiglia umana. La preghiera è la scuola dell’amore, perché è in essa che possiamo riconoscerci infinitamente amati e nascere sempre di nuovo alla generosità che prende l’iniziativa del perdono e del dono senza calcolo, al di là di ogni misura di stanchezza.

Pregando, s’impara a pregare e si gustano i frutti dello Spirito, che fanno vera e bella la vita. Pregando, si diventa amore, e la vita acquista il senso e la bellezza per cui è stata voluta da Dio. Pregando, si avverte sempre più l’urgenza di portare il Vangelo a tutti, sino agli estremi confini della terra. Pregando, si scoprono i doni infiniti dell’Amato e si impara sempre più a rendere grazie a lui in ogni cosa. Pregando, si vive. Pregando, si ama. Pregando, si loda. E la lode è la gioia e la pace più grande del nostro cuore inquieto, nel tempo e per l’eternità.

 
 

 

La preghiera quotidiana del mattino e della sera sono piccola cosa,
ma se vissute con l’attenzione del cuore e l’amore per il nostri Dio, possono segnare le nostre giornate.


ALCUNE RIFLESSIONI SUL MISTERO DELLA SALVEZZA E DEL MALE NELLA LETTERA AI ROMANI

Desidero proporre alcune riflessioni sul mistero del male e della salvezza che trovo in una meditazione del Cardinale Martini, nel libro “Le ali della libertà.”

Non possiamo fare una lettura completa della Lettera ai Romani, ma vi indico quei passi che a mio avviso sono nodali per comprendere lo sviluppo tematico della Lettera.

Nel capitolo primo si mostra come i peccatori possono essere abbandonati da Dio. L'ira di Dio è il suo allontanamento da noi, il suo progressivo abbandono.

Ma Paolo nel capitolo secondo dice: anche gli ebrei, anche noi giudei siamo sotto questa condanna. L'ebreo non è migliore degli altri davanti a Dio…

Questo secondo capitolo è una requisitoria contro gli ebrei che si vantano di obbedire a precetti rigidi, i quali però non servono se non c'è una vita santa.

A conclusione di tutto questo discorso si può allora dire che possono esserci pagani giusti che si salvano e, al contrario, ebrei peccatori che non si salvano.

C'è poi una lunghissima citazione biblica per dire che siamo tutti universalmente peccatori:

«Giudei e Greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato come sta scritto: Non c'è nessun giusto, nemmeno uno, non c'è sapiente non c'è chi cerchi Dio! Tutti hanno traviato e si sono pervertiti; non c'è chi compia il bene, non ce n'è neppure uno. La loro gola è un sepolcro spalancato, tramano inganni con la loro lingua, la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza. I loro piedi corrono a versare il sangue; strage e rovina è sul loro cammino e la via della pace non conoscono. Non c'è timore di Dio davanti ai loro occhi». (Romani 3,9-18)

È un giudizio negativo, molto pessimista.

Di fronte a questo giudizio negativo appare nella sua vera luce la bontà di Dio e la verità di Dio. Solo quando si accetta di non negare la negatività nell'esperienza umana e nel corso dei secoli, si è in grado di cogliere l'opera di Dio e, allora, di ridimensionare il giudizio e di soppesare con umiltà e con misura il senso della Storia.

Questo è detto al capitolo terzo: «Ora invece, indipendentemente dalla legge, si è manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono.

E non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù». (Romani 3,21-24)

La concezione di Paolo è chiara: l'umanità senza Gesù Cristo va verso la rovina e la trasgressione crescente. È Gesù che salva. Gesù, con la sua risurrezione, è la forza che fa arretrare il Male nella Storia facendola riemergere dal buio di un buco nero verso la luce della verità.

Questo è il tema che Paolo svolgerà nei capitoli seguenti.

È naturale, come dice Paolo, che in questa salvezza che viene da Gesù sia abolito ogni vanto umano. Nessuno può vantarsi, perché è solo Gesù che ci ha salvato. Questo valeva per gli ebrei e i pagani del tempo di Paolo e vale per tutti i 6. secoli… Il peccato fondamentale dell'uomo consiste sempre nel vanto di sé, nella persuasione di essere capace di salvarsi da sé, invece di dare a Dio la gloria che gli spetta.

C'è un germe di infelicità che rode il cuore umano depravato, è la grazia di Dio sempre all'opera per salvare un' anima persa. Dio solo, con la sua grazia, attraverso le prove, le umiliazioni, le sofferenze ci fa giungere alla chiarezza che egli solo opera. Anche se rimane sempre in noi la tendenza a dire: «Però qualcosa di buono l'ho fatto anch'io».

La chiarezza che viene dalla fede è che Dio mi ama e mi salva. Acquisire questa consapevolezza significa ritrovare respiro, slancio, vitalità; significa uscire dalla brodaglia del disordine, della concupiscenza e del peccato.

Dio mi ama e mi salva: questa è la percezione fondamentale di san Paolo, che viene descritta soprattutto nel capitolo terzo:

«Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Romani 3,23-24).

Questo ci mostra che per noi Gesù è tutto; Gesù è la filigrana della nostra esistenza.

 


VENERDI 26 MARZO ore 21.00: VIA CRUCIS PER LE VIE DEL QUARTIERE

per contemplare Gesù, che ancora oggi vive la sua passione in mezzo a noi
in chi vive con disagio per le persone o le situazioni che incontra,
in chi è povero di affetti e di stima, in chi è privo di una casa, di un lavoro o di mezzi di sussistenza decorosi,
in chi manca di salute, di istruzione, di rispetto e considerazione,
in particolare degli esseri umani trattati in modi disumani
e calpestati nella loro dignità di immagine vivente di Dio

per farci vicini a tutti e così condividere lui

percorso: Sagrato della chiesa - via Padova - via Esterle - piazza Sire Raul - via Clitumno - via Padova - via Cavezzali  

 


"...I CANI VENIVANO A LECCARE LE SUE PIAGHE..."

Nel Vangelo di Luca al capitolo 16 leggiamo:

19C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti.

20Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

22Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo.

Morì anche il ricco e fu sepolto.

23Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui.

24Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma".

25Ma Abramo rispose: "Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi".

27E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento".

29Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro".

30E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno".

31Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"".

Fa impressione questa pagina del Vangelo per la sua attualità.

In un tempo nel quale il progresso culturale ha fatto maturare un senso di rispetto per gli animali: specie protette, alimentazione adeguata, cure veterinarie, e così via…, incontriamo nel Vangelo un essere umano piagato al quale nessuno presta attenzione, se non dei cani che gli offrono tenerezza…

Non è né il primo né l’ultimo caso… Riconoscere ad ogni essere umano la sua dignità e trattare ogni essere umano con umanità è un traguardo ancora lontano ma non impossibile… i discepoli di Gesù ci provano, sostenuti dalla parola e dall’esperienza di Gesù…
Anche noi ci proviamo e preghiamo perché il Regno di Dio venga

don Piero

 


ITINERARIO DI ASCOLTO DELLA PAROLA A SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

Invito al terzo incontro

Domenica 21 marzo – ore 15.30: “La libertà umana alla prova” (Gen 3,1-24)

Dopo avere ascoltato i primi due capitoli di Genesi sulla creazione, ci confrontiamo ora con il terzo capitolo del libro. Prima dell’incontro si consiglia di leggere il testo proposto facendosi anche aiutare dalle seguenti domande per la riflessione personale.

L’origine del peccato: l’uomo esce dal progetto di Dio
• Il capitolo 3 del libro della Genesi racconta l’origine del peccato. Che cosa abbiamo meglio compreso su questa verità di cui a volte si parla in modo piuttosto confuso? Abbiamo la consapevolezza che il peccato sia una cosa molto seria e che si comprenda solo a partire dal mistero santo e buono di Dio?

Nella libertà si manifesta il limite dell’uomo
• L’esperienza della tentazione e la realtà della concupiscenza, cioè bramare e possedere, sono qui descritte in modo molto efficace. Che cosa al riguardo ha suscitato in noi la lettura di questo testo della Parola di Dio? Ci ha permesso di comprendere meglio chi siamo e perchè facciamo del male?

Le conseguenze del peccato...oggi
• Possiamo dire di essere stati aiutati da questo brano della Parola di Dio anche a guardare con occhi nuovi la situazione attuale del mondo? Il dolore, la fatica, la violenza, la paura, la morte: come considerare tutto questo nella luce della rivelazione di Dio?

L’inizio della Nuova Alleanza
• L’ultima parola del Signore Dio è sempre la misericordia. Egli perdona e salva. Il volto di Dio, già nell’Antico Testamento, è amorevole. Quali sentimenti suscita in noi questa verità? Non è consolante rilevare che sin dalle prime pagine delle sacre Scritture Dio appare molto simile a quanto di lui ha insegnato il Signore Gesù?

PS: questo invito è per tutti, non serve una preparazione specifica ma solo la voglia di passare un po’ del nostro tempo a confrontarci con la Parola del Signore....Vi aspettiamo!
 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

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