Haiti/ Lettera da Suor Maddalena
«Noi siamo discendenti di Abramo… »
« Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero… »
Lungo il cammino della nostra Quaresima incontriamo personaggi del Vangelo che con la loro esperienza di relazione con Gesù ci aiutano a trovare luce per la nostra relazione con Lui.
E’ il caso di questi Giudei che hanno provato una sincera attrazione nei confronti di Gesù che li accoglie con simpatia e apertura e si mette in gioco per offrire loro il dono di quella verità che li può condurre a diventare pienamente realizzati nella libertà.
Eppure accade qualcosa che impedisce un esito positivo a questo incontro. C’è una confusione che genera incomprensione, un malinteso che non permette di entrare in relazione con libertà.
Una appartenenza, forte e consapevole, è indubbiamente un grande valore e offre molte risorse per la propria vita, ma non basta.
E’ necessaria anche una appropriazione personale libera e cosciente, vissuta nella piena onestà intellettuale e nella ricerca della propria concreta coerenza.
Gesù afferma che ogni uomo, segnato da radicale fragilità, ha bisogno di essere reso libero da un gratuito dono di Dio che solo è capace di rendere liberi davvero.
Il Figlio offre questa liberazione a tutti coloro che mostrano di volerla e credono in Lui. Si tratta di un dono gratuito che si esprime un percorso graduale di affrancamento che trova i suoi primi strumenti nell’ascolto silenzioso e senza pregiudizi della Parola e nel compimento dei gesti che il Signore ha affidato alla Comunità dei suoi discepoli.
Questa appropriazione personale, pone nella disponibilità a seguire Gesù nelle sue proposte imprevedibili e rende vera ogni appartenenza che altrimenti resterebbe una semplice facciata, come nel caso dei Giudei che abbiamo incontrato oggi.
Per noi la Chiesa è un grande dono: la parola che abbiamo ascoltato ci
invita a incontrare Gesù nella Chiesa e attraverso ad essa e a credere in
Lui. Il cammino quaresimale costituisce per noi una occasione favorevole.
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Lunedì 1 marzo è tornato alla casa del Padre dopo lunga malattia
don LUIGI MARIA BAROLO
Nato a Boffalora sopra Ticino il 16 marzo 1956, era stato ordinato dal Cardinale Carlo Maria Martini il 14 giugno 1980.
È stato Insegnante nel Seminario di Masnago. In seguito dal 1987 al 1994 è stato Vicario parrocchiale nella nostra Parrocchia.
Divenuto uditore e poi giudice del Tribunale Ecclesiastico, risiedette nella Parrocchiadi san Remigio a Vimodrone.
Dal 2004 era Vicario giudiziale aggiunto del Tribunale Ecclesiastico Regionale e Giudice del Tribunale Diocesano.
Lo ricordiamo con riconoscenza
pensando ai doni del Signore
che ha trasmesso
a tante persone della nostra Comunità e lo affidiamo alla tenerezza
del Signore risorto.![]()
Port-au-Prince, 17 gennaio 2010
La Port-au-Prince che avevo conosciuto non esiste più.
La città che mi aveva accolto e che avevo imparato ad amate, vivendo i momenti tragici degli ultimi anni a fianco della gente, è ridotta al dolore dei sopravvissuti, alle sofferenze indicibili dei feriti e dei loro famigliari e ad un mucchio di macerie.
Martedì 12 gennaio sembrava una giornata normale, senza grandi novità, tranquilla, come quelle a cui mi stavo piano piano abituando, tornando in capitale dalla provincia per le normali attività.
Questa volta ero venuta con due piccoli e le loro madri, due bimbi con problemi di salute tali che avevamo optato per meglio aiutarli ai medici e agli ospedali della capitale.
Mi stavo preparando a dare da mangiare a due dei più piccoli: un maschietto, Emmanuel, di circa cinque anni, ed una femminuccia, Micheberline, fra i tre e i quattro anni, entrambi immobilizzati da una tetraparesi dalla nascita: simpaticissimi e intelligenti, affettuosi come non mai, è soprattutto a loro che mi dedico quando sono presente all’ora dei pasti.
Avevo sistemato le due carrozzine davanti a me, seduta su di una panca , all’interno del refettorio, con tutti gli altri bimbi e quattro adulti.
All'improvviso, in circa un minuto, è successo il finimondo.
Inizialmente si è sentito un brontolio, cupo, sordo, pauroso, proveniente dalla terra e contemporaneamente Ia terra ha iniziato a tremare. Poi una pausa, il tempo di cercare gli sguardi degli altri, e subito il sussulto ha ripreso, molto più forte e tutti quelli che. potevano sono scappati all'aperto urlando e pregando. Poi il peggio: delle scosse laterali fortissime, nelle quali il terreno si spostava sotto i piedi e tutto e tutti erano scaraventati via, a terra.
Tutto è volato via, brutalmente . Tutto si frantumava. Tutto cadeva e rotolava. Si sono scoperchiati i tombini esterni per la violenza delle acque che volevano uscire, in casa l'acqua dei bagni ha inondato il pavimento, i tubi si sono rotti, così come la cisterna sul tetto della casa, che ha iniziato a rovesciare acqua a frotte tutt'intorno. Rumore di vetri infranti, scricchiolii e urla.
Cinque anni fa, nei momenti più caldi della guerra civile, proprio qui a Port-au-Prince, delle "chjmè" incontrate per strada mi hanno puntato in faccia una pistola, guardandomi, indecise se spararmi o no.
Ricordo bene quel momento: credevo che mi avrebbero sparato e ho ancora coscienza del fatto che in quel momento, guardando Ia pistola che avevo davanti agli occhi, non sono riuscita a pensare a niente, se non al fatto che mi avrebbero sparato e che stavo per morire.
Invece mi hanno lasciata vivere.
Martedì sera ho creduto di nuovo di stare per morire, ma ho avuto Ia grazia dr una lucidità diversa: non sono corsa fuori, ho voluto rimanere con i bambini che non potevano cercare scampo, e ho protetto con il mio corpo Emmanuel e Micheberline e se avessi potuto li avrei protetti tutti.
Quando tutto è finito mi sono trovata in piedi, abbracciata ai due piccoli in carrozzella, e sentivo la mia voce dire "Gesu"' e i bambini piangere. Tutto intorno il caos, che piano piano ha preso la forma di voci, di pianti di urla che venivano da lì, dal foyer, dagli altri bambini, dagli adulti, ma anche da tutte le case intorno, da tutta la città.. Tutto era sottosopra. Scaraventato via da una forza immane, distrutto.
Nonostante nella camera accanto i letti di ferro siano volati via, nonostante tutto quello che abbiamo visto intorno a noi, nessuno dei bambini del foyer si è fatto nulla.
Io credo sia stato un miracolo.
Così come credo sia stata una grazia "preparata" e voluta la mia presenza qui con i bambini in questi giorni.
Subito dopo le scosse non volevano lasciarmi: i cinque che camminano mi seguivano ovunque, dovevano toccarmi fisicamente, anche solo tenete un lembo della camicia.
Da quando tutto è successo hanno bisogno di vedermi e sapere dove sono, dormo con loro all'aperto, nel giardino, dove ci siamo dovuti rifugiare; mi aspettano durante la giornata.
Credo che la mia presenza accanto a loro, assolutamente non prevista né prevedibile nei giorni precedenti sia "traccia" dell'amore di Dio per loro. E' Lui che li ha salvati, è lui che non ha voluto attraversassero questo momento da soli.
Affermo tutto questo cosciente di poter essere fraintesa, ma chi mi conosce sa che non mi interessa parlare di me, ma di Lui e del Suo Amore per gli uomini, da proclamare soprattutto in questo momento. Con tutto il mio essere proclamo il suo Amore per ogni uomo, soprattutto per coloro che sono nella sofferenza. Non è Lui che desidera la sofferenza dell'uomo, Lui le dà un senso, Lui dà all'uomo la forza dr portarla; Lui non la spiega, la attraversa e la trasforma in Sua Gloria e permette a noi di fare altrettanto. Lui è qui, al nostro franco, Lui è in noi, in tutti questi feriti, in questi padri e madri che piangono, in questi bambini piagati; Lui è in noi, che cerchiamo di lenire le sofferenze e i dolori dei fratelli, lasciando la sofferenza e il dolore e l’impotenza colpire anche noi;
Lui è qui, Uomo dei dolori che ben conosce il soffrire.
Non ci lascia soli con il nostro dolore, lo ha già preso su di sé.
Ecce Homo: ecco l'Uomo.
Tutti noi viviamo all’aperto da quando il disastro è successo, dormiamo e
mangiamo fuori, restando all'interno solo se necessario.
I muri, tutti di cemento armato, sono in piedi, con crepe di cui non
sappiamo ancora valutare l’importanza.
Vi abbraccio tutti e vi ricordo al Signore.
Vi chiedo di pregare per questi bimbi, per i feriti e i sofferenti, i morti, per questo popolo e per tutti noi che il Signore ha chiamato a dire il Suo Nome condividendo la vita di questa gente.
La massima sventura è la solitudine,
tant’è vero che il supremo conforto, la religione,
consiste nel trovare una compagnia che non inganna, Dio.
La preghiera è uno sfogo come con un amico.
Tutto il problema della vita è dunque questo:
come rompere la propria solitudine,
come comunicare con gli altri. (Cesare Pavese)
«La vita cristiana è partecipazione
all'incontro di Cristo con il mondo». (Dietrich Bonhoeffer)
III° COME INCONTRARE IL DIO DI GESÙ CRISTO
Abbiamo cercato di testimoniare la speranza che è in noi. Abbiamo presentato Gesù, la sua vita, morte e risurrezione. Abbiamo parlato del volto del Padre suo e del dono del suo Spirito. Per noi cristiani, Gesù non è una dottrina astratta. È via, è vita, è verità che illumina il nostro cuore, anticipo e promessa della vita eterna. Seguendo Lui, il più umano degli uomini, il Figlio eterno venuto in mezzo a noi, ci sentiamo aiutati ad affrontare la vita e le sue sfide come figli di Dio, fratelli e sorelle tra di noi.
La terza parte della nostra “Lettera” cerca di aiutare il “cercatore di Dio” a pensare, progettare e vivere esperienze concrete per giungere all’incontro con il Dio vivente, così come Gesù lo ha reso a noi possibile. In quest’impresa, siamo rassicurati dalla presenza di tanti testimoni nella storia della Chiesa. Essi, condotti dallo Spirito di Gesù e dalla mano sapiente dei pastori, i fratelli a cui lo Spirito stesso ha affidato la responsabilità di governare il cammino verso la verità, ci aiutano a cogliere e interpretare la verità nella vita quotidiana e ad aprirci al dono di Dio.
Tra le righe del discorso, vorremmo che ciascuno vedesse affiorare il volto della comunità, il volto della Chiesa, madre dei credenti, che sostiene e incoraggia il cammino di tutti. È lei che ci ha trasmesso la buona notizia di Gesù il Signore e ci aiuta a interpretare le inquietudini che attraversano il nostro cuore.
Cerchiamo allora di ripensare il cammino quotidiano del cristiano, lasciandoci condurre per mano da chi l’ha sperimentato prima di noi. Anche il ricordo delle esigenze a cui essere fedeli, per una qualità di vita secondo il progetto di Dio, risponde a quell’interrogativo profondo che affiora quando ci lasciamo interpellare da impegni alti.
In quest’ultima parte, dunque, tentiamo di proporre la “mappa” di un’esistenza vissuta secondo lo Spirito di Gesù, per restituire fiducia alla vita quotidiana e ricordare le condizioni per la sua autenticità. Chi sosterrà il nostro sforzo? Proprio dal vissuto dei nostri fratelli e sorelle nella fede affiora la risposta: la preghiera, la parola di Dio, i sacramenti, il servizio, l’attesa della casa futura, sono le esperienze concrete in cui è possibile incontrare il Dio di Gesù Cristo.
Certo, siamo costretti a trascrivere “parole”. Sappiamo però che dietro di esse ci sono persone e fatti: i tanti discepoli di Gesù, testimoni di santità, le tante donne e uomini che hanno dato speranza ad altri nella storia. Ci sono anche i nostri volti, che le parole interpretano e forse… abbelliscono. Ci sei anche tu che stai leggendo, sollecitato a rivisitare più intensamente la tua vita per diventare un “volto” che si fa “parola”, proposta per tutti.
“è arrivata la notte,
sbucano ladri,assassini, vagabondi e fuori di testa…
tutti guardano la luna: non è notte per uccidere o crepare…
è una notte qualunque, misteriosa e pittrice,
che col suo nero imbratta la stanza silenziosa dell’edificio;
una notte distratta che nel suo quadro oscuro
dimentica un quadratino di bianco acceso…
è la stanza numero 2 del Manicomio di Como,
una scatola ermetica
dove Aldo Orma racchiude i suoi sogni e i suoi ricordi,
tutto sembra tranquillo… ma la calma precede sempre la tempesta
sabato 13 marzo ore 21.00
spettacolo musicale presentato da un gruppo di ragazzi di Osnago
con musiche di Davide Van De Sfroos
con Marco Ripamonti, Marco Giani , Andrea Magni, Nicola Colombo, Simone Ripamonti, Fabio Consonni, Francesco Ripamonti, Marta Brivio, Sara Bettegazzi,Valentina Pagnin, Alberto Giani
Aspettando de Sfroos è uno spettacolo che vuole tratteggiare in maniera ironica i suoni, i modi di pensare, di essere e di vestire tipici del piccolo paese.
I personaggi, fedelmente estrapolati dalla realtà, descrivono in modo genuino le verità paesane: il prete di parrocchia che si ingegna per non perdere i parrocchiani, la vecchietta che vive al limite tra religione e pregiudizio…
Tutti questi atomi di vita nostrana vengono “rivisti” da Aldo Orma, il vero protagonista dello spettacolo.
Aldo da tanti anni tira avanti in una stanza di un manicomio.
Aspetta la notte con ansia perché è nella oscurità che tutto prende vita.
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