vai al calendario: febbraio 2010
Visita pastorale nel decanato di Turro/ "Carta di comunione per la missione"
Itinerario di ascolto della Parola a S. Giovanni Crisostomo
La visita pastorale ha avuto il suo momento culminante nella Messa per tutti i fedeli del Decanato presieduta dal Cardinale domenica scorsa.
E stato bello vivere questa esperienza insieme, laici, religiosi e preti delle diverse Parrocchie che con i loro differenti carismi compiono il medesimo cammino per rendere presente il Vangelo nel nostro Quartiere.
Nell’omelia il Cardinale ha rivolto una particolare attenzione alle famiglie che sono il tessuto fondamentale delle nostre Comunità e ha espresso la sua vicinanza a tutte le famiglie, per incoraggiarle nella loro testimonianza all’amore, per confortarle nelle loro difficoltà materiali e morali, per sostenerne la speranza nelle situazione di crisi.
Questa attenzione vogliamo tenere viva anche nella nostra Parrocchia, accompagnando e facendo sentire a loro agio nella Comunità tutte le famiglie, cercando di offrire cordiale accoglienza nella Eucaristia domenicale e nelle occasioni di incontro e di formazione, sostenendo quelle che attraversano necessità materiali, incoraggiando quelle che incontrano momenti di crisi e di sofferenza.
Ora attendiamo la lettera che il Cardinale invierà agli operatori pastorali, ai religiosi e ai preti del Decanato e quella che scriverà a tutti i fedeli delle nostre Comunità, per prendere in considerazione con attenzione quanto ci dirà, sia riconoscendo il bene già ora presente, sia indicandoci ulteriori mete di crescita.
Per il momento pubblichiamo nelle pagine centrali di questo Foglio la
“Carta di comunione per la missione” che abbiamo presentato al Cardinale che
merita di essere riletta e assimilata. Il tempo quaresimale, che coincide
con l’aprirsi della primavera, sarà l’occasione favorevole per questo
cammino.
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Presentata al Cardinale dai Consigli parrocchiali, giovedì 4 febbraio scorso
Il nostro decanato presenta parrocchie con storie e situazioni molto differenti tra loro. E’ un dato, questo, più volte emerso nelle occasioni di confronto e di scambio tra le parrocchie, e va tenuto in considerazione nel momento in cui ci accingiamo a redigere questa "Carta di comunione per la missione" che consegniamo all'Arcivescovo in occasione della Visita Pastorale. Da una parte sappiamo che la diversità e la varietà dei cammini rappresentano una ricchezza e un bene reciproco per le nostre parrocchie: ciascuno può attingere con frutto all'esperienza dell'altro e fame tesoro. Dall'altra parte occorre dire che non sempre è facile o possibile delineare linee-guida o iniziative comuni in un territorio tanto vasto e articolato com' è quello del nostro decanato. In questa "Carta per la missione" proviamo solo ad esprimere - senza pretesa alcuna di completezza - alcune riflessioni comuni e qualche prospettiva per il futuro.
+ Riconoscere il bene che c'è E’ la cosa che talvolta diamo per scontata, il "mare di Grazia" in cui siamo. Che testimonianze di fede e di missione ci sono in atto nelle nostre comunità! Basta guardare anche solo le persone impegnate in Parrocchia con varie mansioni. Constatiamo con commossa gratitudine, ad esempio, che anche oggi sono ancora molti gli operatori pastorali attivi e operanti nelle nostre parrocchie. La loro presenza è spesso qualificata, costante, generosa. Ci pare anche di poter dire "affezionata", nel senso più ricco del termine. Uomini e donne che "ci tengono" alla loro comunità, che non vivono passivamente o per puro senso del dovere il loro spendersi per Gesù e la sua Chiesa.
Avvertiamo la necessità di riconoscere, apprezzare maggiormente e valorizzare il bene presente nelle nostre Parrocchie. Una comunità dove circola la stima per il lavoro dell'altro e un clima di fiducia, che tenga conto anche del bene nascosto diffuso, che non indulga al rischio di "contare" e "misurare" ogni volta l'efficienza o la rilevanza delle nostre azioni, si pone di per se stessa come luogo attrattivo, significativo, efficace.
+ La missione nella vita quotidiana A fronte di un' accelerazione di scadenze, iniziative, impegni, percorsi e cantieri che ci vengono posti con insistenza davanti agli occhi, avvertiamo anzitutto il bisogno di una normalità di azione che possa favorire le relazioni umane semplici e feriali all'interno delle nostre parrocchie e delle diverse comunità tra di loro. La missione che vorremmo privilegiare è quella di una cura quotidiana delle relazioni "normali". I ritmi troppo sostenuti delle nostre attività, e l'ansia del "fare", tanto più nervosa quanto più misura i propri fallimenti, rischiano di trasformare le nostre comunità in laboratori dove manca lo spazio vuoto e ospitale nel quale uno si possa fermare per conoscere ed incontrare l'altro. In una città segnata da grandi solitudini e da un anonimato crescente, avvertiamo il bisogno di non puntare tutto sull' organizzazione o sulle iniziative, ma di lasciarci accompagnare ed educare dalla Chiesa nella liturgia, riconoscendo e coltivando un autentico rapporto di comunione con il Signore e coi fratelli. Non ci serve pensare a "cosa fare di più": è meglio lavorare con pazienza per curare le relazioni, affrontando insieme quello che la realtà ci indica.
+ Accogliere le sfide Leggendo la realtà avvertiamo l'importanza e l'urgenza di affrontare più responsabilmente questi quattro ambiti.
1. La formazione degli adulti Dialogando sulle varie situazioni parrocchiali è emersa con forza la necessità di continuare ad offrire significativi percorsi di formazione per gli adulti diversamente impegnati nella vita delle 4. nostre comunità. E’ evidente che in questa"Carta" non possiamo delineare con precisione gli itinerari e i cammini proposti o previsti; rimane il fatto che ciascuna parrocchia deve tener sempre presente che contenuto e obiettivo di questa formazione è educare la coscienza del cristiano a vivere da testimone di Cristo in tutti gli ambiti ecclesiali e civili, e non semplicemente a servizio della Parrocchia (la Chiesa è più grande delle nostre comunità, e il regno di Dio più grande della nostra chiesa). Da qui la valorizzazione di percorsi che formino questa coscienza e l'interscambio delle esperienze in atto (un circolo virtuoso di "scambio di iniziative" tra le parrocchie. Non tutti devono fare tutto: perché non tener conto di quanto di buono sta facendo il "vicino di casa"?)
In questa formazione notiamo, in maniera del tutto sintetica, alcune
attenzioni:
- un sostegno alla realtà delle famiglie
- la valorizzazione, la maturazione e la crescita dei ministeri e dei
carismi nella chiesa
- la volontà di sostenere e far crescere quanto già si fa nelle commissioni
decanali in un rinnovato spirito di creativa collaborazione.
2. La trasmissione della fede alle nuove generazioni Al di là di ogni possibile retorica sul mondo giovanile, avvertiamo l'urgenza di trasmettere la fede alle generazioni future. E’ un compito che deve essere sentito come proprio da parte dell'intera comunità cristiana, non da essa delegabile, ma da svolgere con migliore correlazione a chi è più direttamente vicino al mondo giovanile (coadiutore, religiose, catechiste, insegnanti, educatori "del settore")… Il quadro d'insieme della realtà dei giovani è problematico, ma non privo di segni promettenti e esperienze già in atto. Ci impegniamo a lavorare, senza pretendere di misurare subito i risultati, preoccupati di seminare bene, valorizzando la coscienza credente delle famiglie e riconoscendo la testimonianza di chi sta con i giovani.
3. La carità Nella babele contemporanea, un linguaggio intellegibile a tutti è quello dei segni di carità. E’ lo stesso linguaggio usato da Gesù nella sua vita terrena, insegnato e consegnato ai suoi discepoli. Una comunità che non condivide ciò che riceve è una comunità sterile e non amabile. La possibilità di creare maggiori legami anche con la realtà civile e sociale dei nostri quartieri passa attraverso i segni di bene che sappiamo compiere a favore dei più disagiati e dei più poveri. Ricordandoci che ciò che realizza la carità cristiana non è giudicabile in base ai parametri del mondo, ma consiste nel condividere ciò che abbiamo di più caro, facendoci prossimi all'altro nel suo bisogno concreto.
4. Il fenomeno dell'immigrazione E’ una realtà che tocca da vicino tutte le nostre parrocchie, e in alcune assume una consistenza enorme. Ci pare di poter dire che quella dell'immigrazione è anzitutto una realtà di cui prendere atto. Occorre riconoscere che siamo ancora poco attrezzati per affrontare questo cambiamento: abbiamo bisogno di studiarlo insieme, di conoscerlo, di trovare linee di riflessione comuni in grado di sostenere ii cammini di fede di chi si affaccia alle nostre parrocchie e di offerta di relazione autentica a chi non condivide i nostri percorsi. Quanto stiamo già facendo - sia in termini di accoglienza che di assistenza e di formazione - è sicuramente ammirevole, ma è un’ esperienza che deve crescere in un giudizio più chiaro e condiviso. Molti degli stranieri di religione cattolica frequentano ormai stabilmente le nostre assemblee, battezzano i loro figli nelle nostre parrocchie e li iscrivono al catechismo; qualcuno di loro frequenta i corsi in preparazione al matrimonio. Non possiamo considerare questa realtà come un'eccezione alla regola, ma un percorso normale di formazione delle nostre comunità. A fianco di questa cura, si pone anche l'attenzione per i numerosi stranieri di altre confessioni cristiane o di altre religioni.
+ Conclusione Consegniamo volentieri nelle mani del vescovo
queste nostre riflessioni. Il primo impegno che vorremmo prenderci - al
proposito - è quello di una verifica semplice e serena, di qui a qualche
tempo, che veda laici, religiose e preti a confronto per un bilancio e un
rilancio fiducioso.
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10. La vita secondo lo Spirito
Dopo aver ascoltato le domande di fondo del cuore umano che credenti e non credenti si pongono di fronte al Mistero, la Lettera ha cominciato a presentare ciò in cui i cristiani sperano. Si tratta di una persona: Gesù di Nazaret che, condannato alla morte di croce, è stato risuscitato da Dio ed è riconosciuto. come il Cristonel quale la comunità dei discepoli trova il suo riferimento, Questo Gesù è uno con il Padre, Dio, e col Padre suo dona lo Spirito che anima con lo stile di Gesù la vita della Chiesa.
Nella tradizione biblica lo “spirito” è la forza vivificante di Dio, che ispira i profeti e anima la vita dei fedeli che aderiscono all’alleanza. Se ne attende un’effusione abbondante per gli ultimi tempi. I primi credenti in Gesù Cristo sono convinti che la sua risurrezione inaugura i tempi ultimi con l’effusione dello Spirito. San Paolo parla dello “Spirito di Dio”, considerandolo al contempo dono di Gesù risorto ai credenti.
Lo Spirito di Cristo
Il dono dello Spirito da parte di Dio fa comprendere e accogliere ai credenti il suo progetto salvifico, che si manifesta in Gesù, il Cristo crocifisso. Lo Spirito plasma l’identità e l’agire dei discepoli, che proprio in quanto segnati dalla sua opera sono chiamati a vivere in modo “spirituale”, nella sequela di Cristo.
Lo Spirito suscita e alimenta quelle disposizioni profonde che sono conformi al progetto di Dio, in antitesi con quelle della “carne”, ossia con un’esistenza chiusa in se stessa ed estranea al progetto di Dio. È lo Spirito a far penetrare nel cuore dei credenti l’amore di Dio, che diventa fonte dell’amore fraterno. Lo Spirito di Dio suscita in chi crede l’atteggiamento di confidenza filiale di Gesù, che si esprime nell’invocazione Abbà, “Padre”. Anche nelle situazioni di sofferenza lo Spirito ispira e alimenta la preghiera dei credenti in sintonia con il disegno salvifico di Dio.
Lo Spirito di Cristo Signore è garanzia della libertà dei discepoli nei confronti della vecchia esistenza ed è fonte di un nuovo dinamismo di vita caratterizzato dall’amore. Effuso nel battesimo, costituisce i credenti in una comunità di persone di pari dignità, facendo superare ogni discriminazione etnica o sociale. La comunità animata dallo Spirito per mezzo di doni (o “carismi”) cresce in modo armonico e unitario con la partecipazione di tutti.
È lo Spirito comunicato dal Risorto la fonte interiore e permanente della libertà del cristiano. Essa è prima di tutto liberazione dalla schiavitù del peccato e della morte per l’iniziativa gratuita di Dio attuata in Cristo: è “libertà da” tale schiavitù e “libertà per” donarsi a Dio e agli altri, perché lo Spirito comunica all’intimo dei cuori la capacità di amare secondo la volontà del Padre, rivelata in Gesù.
La “legge”, sintesi delle esigenze etiche e relazionali, cessa di essere una norma esterna perché viene a coincidere con la “legge dello Spirito”, donata da Dio. Si stabilisce così una sintonia tra le aspirazioni profonde dell’essere umano, che cerca la propria realizzazione nelle relazioni giuste e felici con le persone, e le esigenze etiche concentrate nell’amore.
I doni dello Spirito
Lo Spirito Santo, dato ai credenti nel battesimo e negli altri sacramenti, fa di essi l’unico corpo di Cristo e comunica loro i vari doni o carismi. Si può parlare di doni dello Spirito solo in un contesto di fede, in cui si riconosce che Gesù è il Signore. Poiché tutti i 6. credenti, in forza dello Spirito, riconoscono Gesù Cristo come il Signore, si deve poi riconoscere che all’origine dei vari e molteplici doni spirituali c’è sempre un solo Dio e Signore che opera per mezzo dell’unico Spirito. Le differenti manifestazioni dello Spirito si impiantano su una base condivisa, e quindi su un’eguale dignità.
Perciò non hanno senso concorrenze o contrapposizioni nella manifestazione e nell’esercizio dei vari carismi. Nella prima lettera ai Corinzi, san Paolo paragona la comunità dei credenti al corpo, che “pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra pur essendo molte, sono un corpo solo” (12,12). Egli conclude il confronto tra la comunità cristiana e il corpo con la dichiarazione: “Voi siete corpo di Cristo” (12,27). Tutti i cristiani infatti sono stati immersi in un solo Spirito per formare un solo corpo.
Il criterio ultimo per valutare i carismi suscitati dallo Spirito nella comunità è l’amore. Ce lo fa capire san Paolo nell’elogio dell’amore contenuto nel capitolo 13 della prima lettera ai Corinzi, quando dice che anche le esperienze mistiche più prestigiose e perfino gli atti di eroismo più grandi sono privi di valore senza l’amore (che in greco è detto “agàpe” ed è per lo più tradotto col termine “carità”):
“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la
carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi
tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma
non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per
averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta,
non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio
interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode
dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine...
Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma
la più grande di tutte è la carità!” (13,1-7. 13).
Il dono dello Spirito Santo, che Gesù risorto fa ai credenti, diventa in
essi la fonte dell’amore di Dio e li rende capaci di attuare la loro fede in
un atteggiamento di donazione reciproca. Lo Spirito di Dio fa nascere da un
lato la fede in lui e dall’altro l’amore verso il prossimo. La maturità
spirituale dei cristiani si misurerà, allora, sulla qualità delle loro
relazioni d’amore, rese possibili dai frutti dello Spirito: “amore,
gioia, pace, magnanità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”
(Galati 5,22). La libertà cristiana trova nella carità la sua verifica: essa
mette in moto decisioni e comportamenti responsabili e si orienta alla
realizzazione di un progetto in cui l’essere umano si gioca personalmente in
una costante disponibilità al servizio.
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una bella opportunità di apertura e di condivisione con amici vecchi e nuovi…
come? partecipando ai gruppi di meditazione dei martedì di quaresima
dove? nelle case di chi darà la propria disponibilità segnandosi in chiesa... o in casa parrocchiale… (tel. 0245481410)
quando? al martedì sera dalle 20,45 puntuali per l'ascolto insieme; seguirà un momento di condivisione...
partecipa anche tu, con la tua presenza e, se puoi, accogliendo gli amici in casa tua! comunica la tua disponibilità in parrocchia!
Invito al primo incontro
Domenica 21 febbraio – ore 15.30: “La creazione del cielo e della terra”(Gen 1,1-2,4a)
Gli incontri si terranno in chiesa, sono organizzati con una preghiera introduttiva, l’ascolto della parola, un spazio di silenzio, la possibilità di comunicare nella fede quanto emerso ed una preghiera conclusiva.
Prima dell’incontro si consiglia di leggere il libro di Genesi (dal primo capitolo fino al secondo capitolo - versetto 4a incluso).Vi alleghiamo inoltre alcuni stimoli e domande per facilitare la riflessione personale sul testo.
Contemplazione e custodia del creato
• Il mondo esiste perchè creato dalla parola di Dio. Possiamo dire, alla luce di quanto letto in Genesi 1, di aver compreso che cosa questo significa? Abbiamo rispetto e affetto per tutto ciò che esiste intorno a noi? Cerchiamo di contrastare una logica puramente utilitaristica nei confronti della natura? Preghiamo volentieri con la preghiera di lode, benedicendo Dio per la sua creazione?
Uomo-Donna in relazione a Dio
• L’uomo è stato creato “a immagine di Dio”. Che senso davamo a questa
frase? Che cosa invece abbiamo ricavato dalla lettura di questo testo?
L’uomo e la donna esistono, diversi tra loro, per accogliersi nell’amore
reciproco e donare la vita: proprio da questo si comprende che sono stati
creati “a immagine di Dio”. Parliamo di questa straordinaria verità. Che
cosa mi suscita nel cuore? Quali riflessioni mi induce a fare?
Desiderio di armonia fin dalle origini
• La creazione di Dio è contrassegnata dalla mitezza e dalla mansuetudine: in origine la violenza non esiste nel creato. Tutto è riflesso dell’armonia e della tenerezza di Dio. Non sorge forse da qui il desiderio di custodire la mansuetudine e contrastare ogni forma di violenza nel mondo, sentendo che essa è contraria al disegno della creazione?
Riposo di Dio e riposo dell’uomo
• La santificazione della festa settimanale (per noi la domenica) trova la sua giustificazione in ciò che il nostro testo ha detto circa il settimo giorno. E’ l’occasione per riflettere sul senso che diamo alla domenica e sul modo in cui la viviamo. E’ per noi davvero il giorno del riposo nel senso pieno della parola? E’ per noi giorno di quiete spirituale e di incontro con l’eterno? E’ il giorno anche delle opere di misericordia?
PS: questo invito è per tutti, non serve una preparazione specifica
ma solo la voglia di passare un po’ del nostro tempo a confrontarci con la
Parola del Signore....Vi aspettiamo!
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