vai al calendario: febbraio 2010
Visita pastorale: tre attenzioni proposte dal Cardinale
Le catechesi del cardinale Tettamanzi
Superiamo il "rumore" per comunicare all'uomo
Giornata della solidarietà/ Convegno della vigilia
Famiglie che si prendono cura: una rete in parrocchia
Itinerario di ascolto della Parola 2010
Nell’incontro con i preti, in occasione della visita pastorale, il Cardinale ha proposto tre attenzioni sulla quali comunicare nella fede. Sono dimensioni significative per la vita da discepoli del Signore che riguardano tutti i battezzati, non solo i cristiani preti. Per questo desidero condividerle con voi.
Siamo invitati a rivolgere la nostra prima attenzione alla “fraternità” che pone in comunione gli uni con gli altri. Una comunione a cerchi concentrici, che parte da vicino e che, attraverso la concreta esperienza della fraternità con persone che hanno un nome, tende ad abbracciare ogni realtà umana personale e comunitaria. Una comunione che trova un suo compimento nella corresponsabilità, cioè nell’assunzione da parte di ciascuno in prima persona, della responsabilità del comune progetto di crescita del Regno di Dio, congiuntamente e in armonia con altri.
Una seconda attenzione siamo invitati a rivolgere alla “missionarietà” che esprime il desiderio che la gioia del Vangelo possa essere condivisa sempre più ampiamente. Una missionarietà che spinge anzitutto a vivere intensamente la propria relazione di ascolto, di fede e di amore con il Signore e a renderne partecipi le persone che egli pone sul nostro cammino. Alla diffusione della gioia del Vangelo non basta la proclamazione della buona notizia o la convocazione delle persone alla mensa del Signore: essa passa attraverso dimensioni esperienziali come l’attrazione, l’irradiazione, il contagio, la diffusione dal di dentro, come fa il lievito nell’impasto…
Solo se si è dentro l’esperienza gioiosa del Vangelo, lo si può condividere con altri. E’ questo il motivo della terza attenzione, quella che potremmo chiamare “spiritualità”, l’attenzione cioè a coltivare la qualità della nostra accoglienza del dono del Vangelo, accompagnando la nostra libertà verso un’adesione sempre più profonda al dono ricevuto. E’ un cammino che passa attraverso l’ascolto dello Spirito che parla nei nostri cuori, attraverso l’assimilazione della Parola, il gesto dello spezzare il pane, il rimanere nel Signore… e giunge a permeare ogni gesto e ogni relazione del vissuto quotidiano, unificando fede ed esperienze di vita.
C’è qualcuno di noi che vuole comunicare nella fede su qualcuna di queste
attenzioni? Sarebbe bello, forse è un sogno, ma può diventare realtà.
![]()
Si rinnova l’appuntamento del martedì sera: trasmissioni su Radio Marconi e Telenova (con replica su Telenova 2), on line sul Portale
Con la Quaresima, riprende anche il tradizionale appuntamento con le catechesi dell’Arcivescovo, ogni martedì sera per tutto il tempo di preparazione alla Pasqua.
I temi della Quaresima 2010 riprendono la lettera Pietre vive indirizzata alla Diocesi all’inizio dell’anno pastorale. Ogni incontro inizierà con la preghiera guidata dai monaci del monastero della SS. Trinità di Dumenza. Il cardinale Tettamanzi proporrà poi la sua catechesi dialogando con un intervistatore.
Saranno evidenziati i temi della centralità di Cristo, della conversione, della sobrietà (di vita e pastorale) del ruolo dei fedeli e della figura del sacerdote oggi (recuperando così anche il tema dell’Anno sacerdotale).
Il filo logico proposto è quello del cammino verso la Pasqua, evento di salvezza che consegna Cristo Risorto come centro e redentore del mondo storia (prima catechesi). È possibile avvicinarsi a questo centro convertendosi ogni giorno (seconda catechesi); conversioni possibili grazie a un giusto rapporto con le cose e le occupazioni della vita, ovvero con la sobrietà (terza catechesi). Attratti dal centro – Cristo -, in atteggiamento perenne di conversione, con cuore libero perché sobri, tutti i cristiani - perché battezzati - possono essere protagonisti nella storia e nella Chiesa (quarta catechesi), camminando guidati dai sacerdoti, la cui presenza nella società e nella storia “cambia nella fedeltà” (quinta catechesi).
Prima catechesi (23 febbraio): “Cristo al centro della vita” (Aldo Maria Valli, giornalista, vaticanista Tg1)
Seconda catechesi (2 marzo): “Convertirsi ogni giorno” (Alessandro Zaccuri, giornalista, conduttore, autore Tv 2000)
Terza catechesi (9 marzo): “La sobrietà” (Paola Rivetta, giornalista, conduttrice Tg5)
Quarta catechesi (16 marzo): “Tutti protagonisti nella Chiesa?” (Lorena Bianchetti, giornalista, conduttrice RaiDue)
Quinta catechesi (23 marzo): “Il prete nel mondo che cambia” (Gad
Lerner, giornalista, conduttore de L’Infedele).
![]()
Società mediatizzata, credenti, comunità cristiana: parla Fausto Colombo dell’Università Cattolica
«Quanto più ci sarà circolazione di opinione pubblica dentro la Chiesa, tanto più essa agirà con sempre maggior forza nell’opinione pubblica più ampia. Non bisogna avere paura del dibattito, di dirsi le cose in faccia, di discutere le grandi scelte, salvato il cuore del messaggio evangelico naturalmente di cui la Chiesa nella sua totalità - e quindi soprattutto il suo magistero - è depositaria. Talvolta invece c’è poca circolazione di dibattito». A una dieci giorni dall’incontro del cardinale Tettamanzi con i giornalisti, Fausto Colombo, direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione e docente di Teoria e tecnica dei media e di Media e politica alla Cattolica di Milano, riflette su Chiesa e comunicazione, sul ruolo della stampa cattolica. E sottolinea l’efficacia anche dei blog.
Come comunica la Chiesa e come viene invece comunicata? C’è il rischio che la si consideri come un partito o una lobby?
C’è una forte differenza tra il mandato comunicativo della Chiesa, che fa parte della sua natura (la buona novella), e come viene raccontata nella sua missione, nei suoi uomini, negli effetti delle sue azioni.
Innanzitutto, il problema della Chiesa è come comunicare nel rumore. La prima sfida è di essere dovunque la comunicazione c’è, ben sapendo però che nella proliferazione di mezzi e contenuti farsi ascoltare diventa più difficile.
Dunque, occorre attraversare questo rumore e raggiungere un luogo in cui l’uomo ha ancora il silenzio per ascoltare.
Da questo punto di vista la via maestra è ancora la comunicazione personale. Intanto perché è quello che è all’origine del messaggio: se c’è una religione che ha fatto della testimonianza personale, dell’essere corpo e presenza, è il cristianesimo sino alle estreme conseguenze. C’è un’altra ragione in più, direi tattica: là dove il rumore comunicativo è forte, parlare direttamente all’altra persona diventa uno strumento migliore.
La Chiesa fa benissimo a essere presente sulla Rete, in televisione, nei giornali. Quello è un terreno importante, ma in cui spendi tanto per avere poco. Mentre si spende anche molto nella comunicazione personale e apparentemente si guadagna meno, perché non raggiungi le masse, però ogni singola persona che hai raggiunto, lo è per davvero.
Quando i media parlano della Chiesa in genere si limitano al Papa o ai vescovi, quasi sempre in una logica di contrapposizione, mentre il vissuto ecclesiale emerge ben poco...
Dobbiamo essere molto attenti come cristiani a discernere fra il finto atteggiamento di copertura dei fatti della Chiesa con quello che poi realmente si fa.
Nella Chiesa ci sono “oggetti” più notiziabili e altri meno, che fanno comodo e altri che non lo fanno. Allora cosa fa comodo? Tutto quello che è utilizzabile: quindi il Papa perché è a Roma; le dichiarazioni perché sono ottime da spendere, sono semplificatrici; ciò che può essere riportato a un già noto come la politica; quello che provoca, non perché ti interroga ma perché ti rafforza nelle tue opinioni.
Cosa non è notiziabile e viene espunto? È l’alterità del cristiano, crescente nel mondo d’oggi: è veramente un alieno. A fronte di tante persone che dicono i valori cristiani («ma non chi dice Signore Signore...», dice il Vangelo): bisogna difendere la famiglia e rispettare il parere della Chiesa... Ma poi vengono proposti i modelli di vita rispetto ai quali il cristiano può solo dire: scusate, vivo altrove, davvero sono nel mondo, ma mai come adesso non sono del mondo...
Nonostante c’è chi appunto accampa difese di tradizioni cristiane...
Anzi proprio per quello dobbiamo essere cristianamente sospettosi. Negli ultimi 20 anni nel mondo - ma nel nostro Paese in particolare - è stata sdoganata una cultura assolutamente acristiana: del successo, della bellezza esteriore, della sessualità come oggetto comprabile o acquisibile; dell’emancipazione non emancipata dei giovani che diventano adulti molto presto, ma nei comportamenti esteriori non dentro; il valore non del lavoro, ma del successo economico.
Non c’è niente di cristiano in tutto ciò. Allora questa alterità è difficile da dire. Forse non è nemmeno colpa dei media, ma l’importante è non sentirsi appagati quando i mezzi di comunicazione parlano della Chiesa, dei cardinali, del Papa. Non è niente, rispetto all’essenziale.
In questo contesto quale ruolo svolgono i media cattolici?
Di recente abbiamo vissuto una fase particolarmente drammatica dei rapporti fra i media cattolici e il potere. Forse è un buon momento per parlarne: quando il potere ti dice che sei bravo e ti appoggiano bisogna essere sospettosi.
Dopo le mazzate prese, possiamo dire serenamente che il mondo cattolico produce un gran lavoro. Parlo dei media grandi, ma anche e soprattutto di quelli piccoli (settimanali diocesani, piccoli giornali di provincia di ispirazione cristiana, i tanti forum sulla Rete a cui la Cei ha dedicato così tanta attenzione). Ci spendiamo anche generosamente, i risultati vanno e vengono, ma non dipendono soltanto da noi.
Dopodiché, non possiamo dimenticare che i giornali cattolici sono stati inventati quando l’élite parlavano fra di loro, svolgendo un ruolo formativo nei confronti della gente comune. Cosa che non avviene più. Noi ci proviamo, mettiamo semi dentro la comunicazione, ma deve essere tutto finalizzato poi all’incontro personale.
Anche per la sproporzione delle forze nel sistema dei media...
Esatto. Vorrei dare un giudizio totalmente personale, non da studioso.
Per mia natura preferisco i mezzi piccoli a quelli grandi, il piccolo blog alla grande televisione, perché secondo me paga di più in termini di qualità interiore.
Anche se non vuol dire rinunciare agli altri media.
Anche i lettori in qualche modo dovrebbero riscoprire e apprezzare le testate cattoliche...
Naturalmente bisogna interrogarsi dalle due parti: lo deve fare il lettore, ma anche il giornale.
Pino Nardi
"Il lavoro tra precarietà, qualità della vita e spiritualità" - sabato 13 febbraio dalle ore 9.30 alle ore 12.30 a Milano presso l'Auditorium San Carlo (Corso G. Matteotti, 14 - MM1 San Babila)
Buona parte degli aumenti di occupazione registrati in Italia, prima della recente crisi, sono avvenuti sotto forma di lavoro precario. ! due maggiori provvedimenti legislativi
in materia di lavoro degli ultimi 25 anni (il "pacchetto Treu" e la "Legge Biagi"), hanno favorito la proliferazione dei cosiddetti contratti di lavoro "atipici" (contratti a termine, lavoro interinale, contratti di somministrazione e "a chiamata", co.co.co., contratti a progetto, varie forme di contratti misti di formazione e lavoro e di lavoro occasionale) che hanno incoraggiato il lavoro precario, creando qualche problema in tema di sicurezza del lavoro, orario di lavoro, retribuzione attuale e differita (trattamento di fine rapporto di lavoro e pensionistico), valorizzazione della professionalità, ambiente di lavoro, tutela normativa e contrattuale.
Ne hanno sofferto in particolare i giovani, le donne, i lavoratori meno istruiti e/o qualificati, i lavoratori residenti in mercati del lavoro locali con una presenza rilevante e prevalente di posti di lavoro "cattivi", cioè con qualità del lavoro insoddisfacente per i lavoratori. La recente crisi economica e occupazionale, tuttora in corso, ha aumentato il peso del lavoro precario sull'occupazione complessiva in tutta Italia, anche nell'area metropolitana milanese.
La precarietà del lavoro, rispondente in parte alle esigenze di flessibilità dal punto di vista dei datori di lavoro, ha significato occupazione in posti di lavoro a condizioni "cattive", quindi non rispondenti alle esigenze di flessibilità e "ben-essere" dei lavoratori e dei loro familiari.
Come ha insegnato una recente ricerca comparativa promossa dalla Commissione Europea, a cui il Ceres di Roma (presieduto da Luigi Frey) ha partecipato per l’Italia, la precarietà dell'occupazione deve e può essere superata attraverso adeguate politiche dell'occupazione e del lavoro da adottarsi, specialmente in questi anni, in tutti i Paesi europei.
Tali politiche, che per l'Italia appaiono particolarmente urgenti, richiedono innovazioni normative e contrattuali incisive sia a livello nazionale che locale, in una prospettiva di solidarietà e coesione sociale.
Sulla base della recente Enciclica "Caritas in veritate" di Papa Benedetto XVI, tali politiche appaiono particolarmente importanti e urgenti, in una prospettiva di "solidarietà universale", per salvaguardare e valorizzare l'uomo nella sua integrità:"L'uomo è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economica e sociale".
martedì 9 febbraio
ore 8.00 Messa insieme
ore 16.00 Incontro formativo
giovedì 11 febbraio GIORNATA DEL MALATO Festa della Madonna di
Lourdes
ore 15.00 Messa Unzione Infermi
ore 16.00 momento conviviale di festa insieme
Per accogliere in un clima gioioso le persone anziane e ammalate che interverranno alla Messa, offriremo un rinfresco. Chiediamo a tutte le persone di buona volontà di preparare TORTE per il tè. Si potranno consegnare alla CARITAS mercoledì 10 mattina o pomeriggio.
La proposta della Caritas per tradurre in concreto questa attenzione.
«La solidarietà tra famiglie è ciò che si auspica da tempo l’Arcivescovo, lo scriveva già nel percorso pastorale dell’anno scorso chiedendo anche «di tradurre in concreto questo tipo di attenzione - dice Matteo Zappa, responsabile dell’Area minori di Caritas Ambrosiana -.
Parlava di famiglie “tutor”, noi ora diciamo “famiglie che si prendono cura” con l’idea che c’è un momento della vita in cui una famiglia ha bisogno di sostegno, ma poi nasce una reciprocità ed entrambe diventano risorsa». Dalle esperienze già avviate in diocesi «risulta che alla fine tutte e due le famiglie beneficiano di questa nuova relazione».
La Caritas si rivolge quindi alle parrocchie per sollecitarle a un impegno a due livelli, seppure strettamente legati tra loro. Da una parte, spiega Zappa, l’invito è rivolto alle famiglie e agli adulti più sensibili «che abbiano voglia di creare una rete e diventare punto di contatto tra le situazioni di bisogno e le famiglie che si renderanno disponibili per diverse forme di sostegno». Questi «tessitori di rete» dovranno sensibilizzare la comunità parrocchiale e allo stesso tempo cogliere le «situazioni di fragilità e vulnerabilità», come si dice oggi.
«Ci sembra importante che qualche famiglia, all’interno della comunità, garantisca la bontà di queste relazioni soprattutto all’inizio». Questo significa che soggetti terzi accompagneranno e sosterranno questi nuovi rapporti tra famiglie, da cui non è escluso potranno nascere anche belle amicizie.
Il secondo livello tocca invece le famiglie che «daranno la loro disponibilità di appoggio, sostegno, mutuo aiuto e accoglienza». Anche a loro sarà importante offrire occasioni «di riflessione e formazione sul significato di questo impegno per imparare a costruire un rapporto solidale nel rispetto dell’autonomia e della libertà dell’altro».
Per Zappa la lettura dei bisogni non deve essere affidata solo al Centro di ascolto della parrocchia o del decanato e parla di «educazione allo “sguardo”, all’attenzione» perché tutti (sacerdoti, catechisti, allenatori, insegnanti...) devono saper cogliere le difficoltà anche inespresse. Qualche volta è la famiglia stessa a chiedere aiuto, ma se c’è già una conoscenza allora si può anche «osare» chiedendo alla persona «se per gestire quel momento di fatica le farebbe piacere avere accanto qualcuno che le dia una mano».
Certo occorre sempre muoversi con estrema «delicatezza e sensibilità» anche nell’offrire un aiuto concreto. «In questo momento di crisi economica, di fronte alla perdita del lavoro o alla necessità di riprogettarsi - continua Zappa -, è importante per una famiglia essere sostenuta da qualche presenza amica, vicina, solidale». Per esempio una mamma che lavora a part-time e il pomeriggio dedica qualche ora ai suoi figli, potrebbe allo stesso tempo andare a prendere a scuola e portare a casa propria anche il figlio di una coppia che è al lavoro fino a tardi.
Un’altra potrebbe aiutare una famiglia straniera a integrarsi vivendo insieme alcuni momenti della giornata, come può essere la spesa, specie se manca una rete parentale e amicale».
Pensiamo anche alle famiglie che hanno carichi gravosi di cura, magari perché hanno anziani in casa ai quali dedicano molto tempo. Potrebbero essere “sollevate” per qualche ora grazie al sostegno di altre persone». «Le possibilità di aiuto - conclude Zappa - sono davvero molte e partono da gesti semplici anche nei confronti di chi ci vive accanto, come i vicini di casa o di pianerottolo».
Luisa Bove
Dopo aver recitato la preghiera mariana dell'Angelus, il Papa ha constatato che "la crisi economica sta provocando la perdita di molti posti di lavoro, e questa situazione richiede un grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti".
In particolare, il Papa ha fatto riferimento ad alcune realtà difficili che si stanno vivendo in Italia. In concreto, si è riferito allo stabilimento FIAT di Termini Imerese, in Sicilia, dove lavorano circa 3.000 persone, che attualmente sta subendo chiusure temporanee e la cui chiusura definitiva è stata annunciata per il 2012.
Ha menzionato anche la situazione dello stabilimento della fabbrica statunitense di alluminio Alcoa a Portovesme, in Sardegna, anch'essa in questi giorni in chiusura temporanea.
I lavoratori erano in Piazza San Pietro per pregare con il Vescovo di Roma.
Associandosi all'appello della Conferenza Episcopale Italiana, il Papa ha
esortato a "fare tutto il possibile per tutelare e promuovere l'impiego,
assicurando un lavoro degno e adeguato per il sostentamento delle famiglie". ![]()
Dio vide che era buono...
l’uomo, la donna e la famiglia umana
Per aiutarci a vivere in pienezza il prossimo tempo di Quaresima, proponiamo quest’anno tre incontri di ascolto della Parola a partire dal testo biblico di Genesi. In questo primo libro della Bibbia si ritrova la chiave di lettura della relazione tra Dio e l’umanità nel contesto della realtà del creato, così come il fondamento della relazione uomo/donna con Dio e all’interno della coppia umana.
Questo il calendario degli incontri:
Gli incontri si terranno in chiesa alle ore 15.30.
Sono organizzati con una preghiera introduttiva, l’ascolto della parola, un spazio di silenzio, la possibilità di comunicare nella fede quanto emerso ed una preghiera conclusiva.