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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 4   30 gennaio 2010


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vai al calendario: febbraio 2010


- INDICE -

Visita pastorale del Cardinale al Decanato di Turro

Anniversari di matrimonio

7 febbraio/ Giornata nazionale per la vita

"Un popolo sacerdotale si prende cura della vita"

Lettera ai cercatori di Dio

Cineforum/ L'ospite inatteso

Preghiere per la famiglia

Comunità di Sant'Egidio/ Le alternative agli sgomberi esistono


VISITA PASTORALE DEL CARDINALE AL DECANATO DI TURRO

Domenica 7 ore 16.00 santa messa nella chiesa di san Giuseppe dei morenti.

Giovedì 4 alle ore 21.00 il Cardinale incontra i Consigli parrocchiali a Gorla.


ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

È una bella tradizione quella di festeggiare con particolare rilievo gli anniversari di Matrimonio, in occasione della Festa della Famiglia.

È vero che quando la famiglia viene vissuta come un dono, ogni nuovo giorno segna una occasione di ringraziamento e di risposta riconoscente alla chiamata ad amare a immagine e somiglianza di Dio e secondo la misura di Gesù Cristo.

Tuttavia è bello e utile sottolineare qualche ricorrenza particolare, sia per gli sposi, sia per i loro figli, sia per la comunità intera.

Anni di scelte di fedeltà e di amore “nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia” sono una testimonianza preziosa della possibilità concreta di vivere nel tempo, per grazia di Dio in modo positivo e fedele, il Matrimonio.

Ringraziamo con viva riconoscenza tutti gli sposi che ci offrono questa testimonianza e preghiamo per tutte le famiglie della nostra comunità, pensando con affetto anche a quelle che stanno vivendo una stagione di difficoltà!
 


7 FEBBRAIO/ GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA

Messaggio dei vescovi: “La forza della vita una sfida nella povertà”

Chi guarda al benessere economico alla luce del Vangelo sa che esso non è tutto, ma non per questo è indifferente. Infatti, può servire la vita, rendendola più bella e apprezzabile e perciò più umana.

Fedele al messaggio di Gesù, venuto a salvare l’uomo nella sua interezza, la Chiesa si impegna per lo sviluppo umano integrale, che richiede anche il superamento dell’indigenza e del bisogno. La disponibilità di mezzi materiali, arginando la precarietà che è spesso fonte di ansia e paura, può concorrere a rendere ogni esistenza più serena e distesa. Consente, infatti, di provvedere a sé e ai propri cari una casa, il necessario sostentamento, cure mediche, istruzione. Una certa sicurezza economica costituisce un’opportunità per realizzare pienamente molte potenzialità di ordine culturale, lavorativo e artistico.

Avvertiamo perciò tutta la drammaticità della crisi finanziaria che ha investito molte aree del pianeta: la povertà e la mancanza del lavoro che ne derivano possono avere effetti disumanizzanti. La povertà, infatti, può abbrutire e l’assenza di un lavoro sicuro può far perdere fiducia in se stessi e nella propria dignità. Si tratta, in ogni caso, di motivi di inquietudine per tante famiglie. Molti genitori sono umiliati dall’impossibilità di provvedere, con il proprio lavoro, al benessere dei loro figli e molti giovani sono tentati di guardare al futuro con crescente rassegnazione e sfiducia.

Proprio perché conosciamo Cristo, la Vita vera, sappiamo riconoscere il valore della vita umana e quale minaccia sia insita in una crescente povertà di mezzi e risorse. Proprio perché ci sentiamo a servizio della vita donata da Cristo, abbiamo il dovere di denunciare quei meccanismi economici che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più deboli e indifesi.

Il benessere economico, però, non è un fine ma un mezzo, il cui valore è determinato dall’uso che se ne fa: è a servizio della vita, ma non è la vita. Quando, anzi, pretende di sostituirsi alla vita e di diventarne la motivazione, si snatura e si perverte. Anche per questo Gesù ha proclamato beati i poveri e ci ha messo in guardia dal pericolo delle ricchezze.

Alla sua sequela e testimoniando la libertà del Vangelo, tutti siamo chiamati a uno stile di vita sobrio, che non confonde la ricchezza economica con la ricchezza di vita. Ogni vita, infatti, è degna di essere vissuta anche in situazioni di grande povertà.

L’uso distorto dei beni e un dissennato consumismo possono, anzi, sfociare in una vita povera di senso e di ideali elevati, ignorando i bisogni di milioni di uomini e di donne e danneggiando irreparabilmente la terra, di cui siamo custodi e non padroni. Del resto, tutti conosciamo persone povere di mezzi, ma ricche di umanità e in grado di gustare la vita, perché capaci di disponibilità e di dono.

Anche la crisi economica che stiamo attraversando può costituire un’occasione di crescita. Essa, infatti, ci spinge a riscoprire la bellezza della condivisione e della capacità di prenderci cura gli uni degli altri. Ci fa capire che non è la ricchezza economica a costituire la dignità della vita, perché la vita stessa è la prima radicale ricchezza, e perciò va strenuamente difesa in ogni suo stadio,denunciando ancora una volta, senza cedimenti sul piano del giudizio etico, il delitto dell’aborto.

Sarebbe assai povera ed egoista una società che, sedotta dal benessere, dimenticasse che la vita è il bene più grande. Del resto, come insegna il Papa Benedetto XVI nella recente Enciclica Caritas in veritate, “rispondere alle esigenze morali più profonde della persona ha anche importanti e benefiche ricadute sul piano economico”, in quanto “l’apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica”. Proprio il momento che attraversiamo ci spinge a essere ancora più solidali con quelle madri che, spaventate dallo spettro della recessione economica, possono essere tentate di rinunciare o interrompere la gravidanza, e ci impegna a manifestare concretamente loro aiuto e vicinanza. Ci fa ricordare che, nella ricchezza o nella povertà, nessuno è padrone della propria vita e tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla come un tesoro prezioso dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale.

 


"UN POPOLO SACERDOTALE SI PRENDE CURA DELLA VITA"

La nostra Diocesi ha scelto il tema del sacerdozio comune di tutti battezzati come filo conduttore unificante per l’approfondimento e la preghiera per gli appuntamenti tradizionalmente collocati in questo periodo dell’anno.

Le quattro giornate dedicate alla famiglia, alla vita, alla sofferenza e al lavoro diventano così occasioni per riscoprire le dimensioni sacerdotali , che caratterizzano il servizio dell’amore nella famiglia, la cura della vita nel popolo dei credenti in Cristo, il servizio a chi soffre in particolare nella cura ai malati, e la vocazione alla promozione del lavoro vissuto con dignità di figli di Dio.

Ogni battezzato, nessuno escluso, è chiamato a offrire a Dio un culto vero, secondo lo Spirito, cioè a riferire a Dio e a mettere in connessione con Lui le proprie diverse esperienze della vita quotidiana,

La preghiera, l’ascolto della parola e i riti sacramentali vengono vissuti dal credente allo scopo di avere l’ispirazione e la energia interiore per realizzare questo culto della vita.

Del resto il momento più significativo della ritualità cattolica, l’Eucaristia domenicale, prevede che si venga alla celebrazione portando il vissuto della propria settimana, per unirlo al gesto di amore di Gesù che offre se stesso. E dall’Eucaristia domenicale si riparte per vivere con autenticità di figli una nuova settimana.

Il sacerdozio battesimale conduce a vivere la vocazione alla famiglia come servizio dell’amore tra sposi, tra genitori e figli e come testimonianza dell’amore nella comunità ecclesiale e civile, così ogni settimana abbiamo qualcosa di concreto da mettere dentro l’Eucaristia di Gesù e della Comunità dei fratelli.

Ugualmente la cura della vita, in ogni suo aspetto e con ogni mezzo, e il servizio amorevole prestato a chi soffre, vengono alimentati dalla consapevolezza che così si offre in prestito se stessi al Signore che nelle persone dei suoi discepoli può continuare a commuoversi per ogni essere umano e ad amarlo, facendosi a lui prossimo.

Così anche il lavoro vissuto con la dignità di figli di Dio, difeso come possibilità da offrire ad ogni essere umano, prestato come servizio condiviso con altri e per altri, diviene occasione di relazione con il Padre e rende vera la Messa della domenica.

Queste dimensioni del sacerdozio battesimale toccano la nostra vita.

 


LETTERA AI CERCATORI DI DIO

La comunità di amici e la “sposa dell’Agnello”

Secondo il Vangelo di Giovanni i credenti in Gesù Cristo, Figlio di Dio, formano una comunità di amici, tenuti insieme, come tralci nella vite, dal comandamento nuovo dell’amore, che ha la fonte e il modello nel dono che Gesù fa della sua vita. Come Gesù i discepoli sono consacrati mediante l’amore e lo Spirito Santo, per essere inviati nel mondo. L’unità di tutti i credenti si fonda sulla preghiera di Gesù, che chiede al Padre che essi siano una cosa sola, partecipando allo stesso dinamismo di amore che costituisce la comunione tra lui e il Padre.

Per l’autore dell’Apocalisse la comunità dei fedeli segue Gesù, l’Agnello ucciso ma ora vivo, senza compromessi con il potere idolatrico, fino al martirio. Sullo sfondo della nuova creazione, il profeta di Patmos immagina la Chiesa come una sposa pronta per le nozze dell’Agnello. Essa è paragonata alla nuova Gerusalemme che scende dal cielo, per essere la dimora di Dio tra gli uomini.

Proprio in quanto è la sposa dell’Agnello, la Chiesa è necessaria per incontrare e accogliere Cristo nel cuore e nella vita. Nella comunità che ascolta e proclama la sua parola, che celebra i sacramenti della salvezza, che vive e testimonia la carità, è lui a rendersi presente, nonostante i peccati e le contro-testimonianze dei figli della Chiesa.

Una comunità dal volto umano, accogliente, viva nella fede e tale da irradiare la gioia del Vangelo è veramente, in rapporto al Signore Gesù, come la luna nei confronti del sole: essa raccoglie da Cristo, vero Sole, i raggi della luce che illumina il mondo e li offre generosamente nella notte del tempo. Così la percepiva e la rappresentava la fede dei più antichi scrittori cristiani:

Questa è la vera luna.
Dall’intramontabile luce dell’astro fraterno ottiene la luce dell’immortalità e della grazia.
Infatti la Chiesa non rifulge di luce propria, ma della luce di Cristo.
Trae il suo splendore dal sole della giustizia, per poter poi dire:
Io vivo, però non son più io che vivo, ma vive in me Cristo!

(Sant’Ambrogio).

 


CINEFORUM/ L'OSPITE INATTESO

venerdì 5 febbraio

L'OSPITE INATTESO

USA 2007 - regia: Thomas McCarthy

con: Richard Jenkins, Haaz Sleiman, Danai Jekesai Gurira

Connecticut, tra Walter Vale è un vedovo professore universitario d’economia che vive nella monotonia della sua casa nel lezioni sempre uguali e vani tentativi di imparare a suonare il pianoforte, vista la sua passione per la musica classica. Suo malgrado, è costretto a andare a New York per presiedere a una conferenza: quando arriva nella sua vecchia dimora di NY, il professore entra in contatto con il siriano Tarek e la senegalese Zainab, due immigrati clandestini cui era stata affittata la casa in modo irregolare da un impostore. Dopo le difficoltà iniziali i tre inizieranno a conoscersi, scoprendo interessi comuni e costruendo una singolare amicizia: i due immigrati finiscono per far riscoprire a Walter i rapporti umani, portandolo a un nuovo interesse per la vita. Ma poi Tarek viene fermato in metropolitana dalla polizia e, in quanto clandestino, trattenuto in un centro di detenzione. Vale non si arrende, ingaggia un avvocato ed entra in contatto con Mouna, la madre premurosa di Tarek, ma la strada verso un trattamento degno nei confronti immigrati è ancora lontana.

Il regista è capace di imprimere pause drammatiche e riflessive alternate a accelerazioni decisamente comiche: ed è proprio questa la caratteristica principale del film, che non sceglie mai un solo registro, ma altalena tra la storia d’amicizia (a tratti d’amore quasi) e l’elemento di denuncia politica, tra i momenti divertenti a quelli tragici, lasciando spazio anche a quelli di semplice quotidianità.


PREGHIERA PER LA FAMIGLIA

Signore noi ti ringraziamo
perché ci hai donato questa famiglia:
grazie per il tuo amore
che ci accompagna,
per l’affetto che sostiene
le nostre relazioni
nel cammino di ogni giorno;
grazie perché ci chiami
ad essere dono e ricchezza
nella nostra comunità cristiana
e nella società.
Rendici perseveranti nell'amore,
liberi dal denaro
e dalla bramosia di possesso,
umili e miti nel rapporto con tutti.
Rendici lieti nella speranza,
forti nella tribolazione,
perseveranti nella preghiera,
solleciti per le necessità dei fratelli,
premurosi nell'ospitalità.
Rendi il nostro amore
seme del tuo Regno.
Custodisci in noi
una profonda nostalgia di te
fino al giorno in cui potremo,
insieme con i nostri cari,
lodare in eterno il tuo nome.

Amen.
 

 

La vita non è un problema da risolvere ma un’esperienza da vivere. (Buddha)


COMUNITÀ DI SANT'EGIDIO/ LE ALTERNATIVE AGLI SGOMBERI ESISTONO

 COMUNICATO STAMPA

Dopo l’ennesimo sgombero senza soluzioni alternative, la Comunità di Sant’Egidio lancia una proposta per superare la presenza degli insediamenti abusivi

All’alba di oggi, venerdì 29 gennaio 2010, è stato sgomberato un insediamento abusivo in fondo a via Lorenteggio, Milano, al confine con il territorio del Comune di Corsico. Oltre 100 persone, tutti rom di origine rumena, sono stati costretti ad abbandonare l’area.

Tra gli sgomberati, molti bambini e alcune donne incinta. Per i minori, residenti in quel campo, erano già stati avviati contatti con le scuole della zona per attuare il trasferimento dei bambini dalle scuole di provenienza dove frequentavano regolarmente (zona Rubattino e Chiaravalle) alla zona Lorenteggio ma il susseguirsi così rapido degli sgomberi impedisce perfino la possibilità di concludere le pratiche di iscrizione scolastica.

Nonostante le rigide temperature invernali dunque gli sgomberi non si fermano. Queste stesse persone infatti sono reduci da numerosi altri sgomberi precedenti e, in particolare, provenivano dai recenti sgomberi di via Rubattino e di via Sant’Arialdo (Chiaravalle). Gli sgomberi costano molto e continuano a spostare le persone da una parte all’altra della città.

La Comunità di Sant’Egidio vuole ribadire che solo investendo nell’inserimento dei rom che dimostrano la volontà di integrarsi si crea sicurezza per tutti. Per questo, propone un utilizzo diverso del denaro pubblico: non per sgomberare alla cieca ma per inserire le persone con percorsi mirati dal punto di vista abitativo e lavorativo.

In collaborazione con alcune realtà (Segnavia-Padri Somaschi, La Strada società cooperativa sociale, Auprema società cooperativa, La Cordata, Consorzio Acli-Cisl, Agesci Zona Milano) la Comunità di Sant’Egidio, a Milano, ha già progettato e sperimentato con successo inserimenti abitativi di nuclei famigliari rom che raggiungono in questo modo una piena autonomia abitativa ed economica nella legalità. Solo così è veramente possibile smantellare i campi abusivi.

Comunità di Sant’Egidio rinnova quindi l’appello a investire in percorsi positivi di housing sociale e rinnova la sua disponibilità a lavorare e a mettere in azione nuove energie per realizzare soluzioni di accoglienza e integrazione.

Per informazioni: Elisa Giunipero cell 349.1617035 tel/fax 02.86451309  elisagiunipero@hotmail.com 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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