foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 3   23 gennaio 2010


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vai al calendario: gennaio 2010


- INDICE -

Anno sacerdotale

Caritas

Prepariamo la festa in famiglia

31 gennaio, Festa della Famiglia

Lettera ai cercatori di Dio

Pietre vive per un mondo nuovo

Visita pastorale

Il Papa all'Angelus di domenica 10 gennaio: "Il problema è anzitutto umano!"


ANNO SACERDOTALE

L’anno sacerdotale proclamato dal Papa costituisce una bella occasione per riappropriarci di alcuni temi che il Concilio Vaticano II ha riportato in luce e che appartengono alla struttura portante del Concilio stesso nel suo riproporre la fede cattolica e interpretarla in modo positivo per offrirla all’attenzione dell’uomo contemporaneo.

Il disegno libero e misterioso, nascosto da sempre nel cuore di Dio, che Gesù è venuto a rivelare, tende a radunare tutti gli uomini in una unica umanità chiamata alla piena intimità con il Dio Amore, attraverso l’uomo Gesù Cristo, uomo vero e vero Figlio di Dio.

Questa umanità unificata e redenta trova il suo riferimento in Gesù che è “capo”, cioè “riferimento portante”, dell’umanità nuova perchè realizza in se stesso l’uomo nuovo secondo il progetto di Dio. Lo stesso Gesù rende capaci coloro che aderiscono a lui, che cioè credono in lui, di essere come lui uomini nuovi.

Nella sua persona Gesù diventa tramite, mediatore tra Dio e l’umanità e tra gli uomini e Dio e coinvolge con sé tutti nel dare onore e gloria a Dio in spirito e verità, con un culto di tutta la persona umana che entra in rapporto con Dio e risponde al suo amore.
In questo disegno di Dio, trasmesso a noi dalle Scritture e dalla Chiesa, l’unico sacerdote è Gesù, il Verbo di Dio che si è fatto uomo e ha offerto se stesso per noi una volta per tutte a gloria di Dio Padre.

Ogni altro essere umano fa confluire in Gesù le esperienze che vive e in Gesù le dona a Dio Padre.

Ogni battezzato forma un solo corpo con Gesù partecipa a un unico Popolo di sacerdoti, re e profeti. Siamo quindi sacerdoti nel senso che riconduciamo il nostro vissuto a Dio e lo glorifichiamo nel creato e nella storia.

In questa prospettiva ogni condizione umana esprime qualche aspetto del sacerdozio di Cristo, dalle reciproca dedizione degli sposi suscitata e sostenuta dalla grazia del sacramento del matrimonio, al servizio e alla cura e per la vita, dalle vicinanza e dal servizio a chi soffre, al lavoro vissuto a gloria di Dio e a vantaggio delle persone, dall’impegno per il bene comune nella società civile, alla cura e al ministero a servizio della comunità ecclesiale esercitato dal vescovo e dai preti e diaconi suoi collaboratori.

Questo viene espresso molto bene nella celebrazione della Messa nella quale ciascuno, in modi diversi a lui propri, riceve doni da parte di Dio e diventa protagonista, con Gesù e la Chiesa, del culto che sale a Dio dall’umanità.

 

Visita pastorale: Ci prepariamo nella preghiera e nella fede ad accogliere il Vescovo
attraverso il quale il Signore Gesù ci parla, ci conduce e ci conferma
nelle scelte di vita quotidiane in armonia con il Vangelo


CARITAS

 Grazie sempre a tutti per il generoso sostegno tanto più prezioso in questo periodo di freddo intenso e di crescente povertà.

Questo mese ci mancano riso e olio. Grazie!

 

PREGHIERA DI SANT’ IGNAZIO DI LOYOLA

Prendi, Signore, e ricevi
tutta la mia libertà,
la mia memoria,
la mia intelligenza
e tutta la mia volontà…
tutto ciò che ho e possiedo,
tu me lo hai dato
a te, Signore, lo ridono
tutto è tuo
di tutto disposini
secondo ogni tua volontà…
dammi il tuo amore
e la tua grazia
questo mi basta…


PREPARIAMO LA FESTA IN FAMIGLIA

Festa della Famiglia 31 gennaio 2010

Cara famiglia,

chissà se sei in salute, se i legami sono forti, stabili e sicuri, se vivi una tranquillità economica, se hai amicizie, se appartieni alla comunità cristiana in modo attivo e responsabile, se vivi con gioia la dimensione religiosa...

Ma, a dire il vero, esiste poi una famiglia così?

Lo sappiamo bene infatti che nelle nostre famiglie, anche le più 'riuscite' ci sono sempre motivi di fragilità e di fatica, qua o là qualcosa scricchiola e non ci sentiamo poi così all'altezza.

Sappiamo però anche che in tutte le famiglie, nessuna esclusa, c'è del bene, la vita procede, i figli crescono e hanno voglia di diventare grandi, la mamma e il papà si spendono e fanno quello che possono per loro in forme diverse, tra fratelli e sorelle c'è anche intesa e aiuto reciproco...

Ecco perché, cara famiglia, in qualunque situazione ti trovi, desideriamo rivolgerti questo invito alla festa per gustare la bellezza del tuo esistere e, insieme alla comunità, ringraziare e lodare il Signore.

Se ne hai la forza o riesci a vincere le mille resistenze, puoi offrire il tuo contributo alla riuscita dell'iniziativa, se invece ti senti distante dal clima festoso per ragioni tue, tutte serie e vere, ci sentiamo di insistere perché può essere cosa bella lasciarsi un po' trascinare e contagiare da chi vive in modo più leggero, puoi scoprire nuove vie e possibilità di incontro che tanto fanno bene.

Certo festeggiare ti richiede un po' di energia, quella che occorre per avere occhi per il bene, per avere un cuore che rischi l'ascolto, per avere un gesto di tenerezza, uno sguardo d'intesa e comprensione.

Per prepararti alla festa prova allora a fare la gara a chi vede più bene in famiglia, nelle piccole cose: un complimento, un aiuto domestico, un confronto costruttivo, una domanda di interesse, un abbraccio, una carezza, qualcuno che raccoglie il cappello non suo, o la sciarpa, o lo zaino, o le scarpe... qualcuno che si siede in fondo al letto mentre l'altro/a prende sonno, una colazione preparata, una cucina riordinata (anche se non proprio come si dovrebbe), i miei biscotti preferiti che chissà chi ha deciso di infilare nel carrello della spesa...

E sono tutti piccoli barlumi di festa, sprazzi di eternità, briciole di santità, se sappiamo vedere, e ci fanno pietre vive, non sparse, sole e inutili.

Perché non c'è cemento più forte e tenace della tenerezza, quella che in modo dolce ma solido, silenzioso ma efficace, costruisce la casa dell'umano modo di stare al mondo, quella che vivifica le nostre famiglie e le rende sante, cioè capaci di trasmettere la qualità umana e divina della vita.

Anche in te, cara famiglia, c'è questa risorsa preziosa, grande, bella e promettente, è di una forza straordinaria e sorprendente. L'abbiamo tutti da sempre, il battesimo l'ha elevata e rafforzata.

Falla crescere ora con i tanti gesti di affetto di cui sei capace, coltivala, nutrila con la preghiera e l'ascolto della Parola, che puoi fare con semplicità, a tua misura, nei tempi a te più congeniali, per conto tuo o con altre famiglie. In questo modo, quasi con naturalezza, tutti in famiglia siamo come 'sacerdoti', rendiamo presente l'amore di Dio fra noi e in comunità.

E così anche il giorno della festa, quello del riposo, bella invenzione di Dio per gustare gli affetti più cari, i frutti del lavoro e la bellezza del creato, diventi occasione di incontro e di lode.

Insieme alle altre famiglie della comunità puoi far sì che l'edificio del bene si faccia più solido, capace di accogliere anche chi è stremato e non ce la fa.

È questa la nostra forza: il cuore vissuto della Divina Tenerezza.

Buona festa!

Francesca e Alfonso
Responsabili del Servizio diocesano per la famiglia

 


31 GENNAIO, FESTA DELLA FAMIGLIA

ore 11.30 Messa con gli anniversari di Matrimonio 5°, 10°, 20°, 25°, 30°, 40°, 45 °, 50°... segue aperitivo… iscriversi in segreteria parrocchiale (giorni feriali 9.00 – 12.00) 0245481410

ore 12.30 Pranzo di condivisione, in salone del teatro (entrando sia dal sagrato, accesso oratorio, che da via Cambini). La parrocchia offre un primo piatto: ognuno porta un secondo piatto da condividere con le altre famiglie.

 

invito alla festa

anniversari

Cari Amici,

la nostra Comunità cristiana festeggia, in occasione della festa della santa Famiglia di Nazaret, gli anniversari di Matrimonio più significativi.

Quest’anno voi ricordate con riconoscenza a Dio un vostro anniversario significativo e io desidero invitarvi a partecipare alla festa di domenica 31 gennaio, per ringraziare insieme, nella Chiesa, per i doni ricevuti e affidare all’amore del Signore il vostro cammino futuro.

Ci ritroveremo verso le 11.15 in chiesa dove prenderemo posto per la Messa nella quale riceveremo anche un segno augurale. Seguirà un aperitivo insieme e sarà possibile, se lo vorrete, fermarvi al pranzo in Oratorio.

Mi auguro che possiate partecipare a questo momento gioioso con tutta la Comunità e con i fidanzati in cammino verso il Matrimonio. In ogni caso in quella Messa io avrò un particolare ricordo per voi e per la vostra famiglia per la quale chiedo le benedizioni del Signore.

Con viva amicizia

don Piero


famiglie doposcuola

Gentile famiglia!

Come ogni anno, l’ultima domenica di gennaio festeggiamo in parrocchia e in diocesi la festa della Famiglia. È un momento in cui condividiamo la speranza e la bellezza di essere stati generati in una famiglia e nella grazia di Dio e di poterne generare delle altre per il bene dei più piccoli e della società.

Quest’anno abbiamo pensato di invitare in particolar modo anche voi, i cui figli frequentano il nostro doposcuola parrocchiale. Per non lasciare che il nostro rapporto sia solo di aiuto ma anche di condivisione della gioia e della festa ci piacerebbe trascorrere con voi questi momenti della festa (anche solo per il pranzo). Vi aspettiamo!

don Nicola e gli operatori del doposcuola (per info 3336850604)

 


LETTERA AI CERCATORI DI DIO

In occasione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, proponiamo questo brano della lettera ai cercatori di Dio, nel quale viene espressa sinteticamente la consapevolezza che la Chiesa cattolica ha di se stessa. Si tratta di uno spunto interessante per la riflessione e per una verifica serena e liberante.

9. La Chiesa di Dio

La vita del Dio Trinità, che è amore, si partecipa agli uomini radunandoli in una comunità, che è la Chiesa. L’espressione “Chiesa di Dio” viene dalla tradizione biblica, dove designa l’assemblea di Israele convocata da Dio ai piedi del monte Sinai per ricevere lo statuto dell’alleanza.

Nella tradizione paolina la “Chiesa di Dio” è l’insieme dei credenti battezzati, dispersi nelle piccole comunità del mondo greco-romano.

Gli autori dei Vangeli partono dall’esperienza della Chiesa nata nella prima missione cristiana per cercarne le radici e le ragioni nelle parole e nelle azioni di Gesù.

Nella tradizione evangelica il gruppo dei dodici e dei discepoli è presentato come il prototipo della comunità cristiana o Chiesa, alla quale sono destinati i quattro Vangeli.

La comunità dei fratelli

Nel Vangelo di Matteo, Gesù parla esplicitamente della sua “Chiesa”, che egli fonderà sulla fede di Pietro. La Chiesa è la comunità dei credenti che riconoscono Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente.

In essa Chiesa l’autorità è esercitata nel nome di Gesù per la salvezza dei credenti, che sono tutti fratelli, perché figli del Padre che è nei cieli. L’accoglienza dei piccoli, la correzione fraterna e il perdono stanno alla base dei rapporti nella comunità ecclesiale.

Alla Chiesa Dio affida il suo regno e chiede l’attuazione della sua volontà come l’ha rivelata Gesù, il Figlio. Essa è aperta a tutti i popoli della terra, chiamati a diventare discepoli di Gesù.

Secondo Luca, autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli, la Chiesa è una comunità “apostolica”, perché fondata sui dodici apostoli, rappresentanti di tutto Israele: nella sua vita e nella sua storia trovano compimento le promesse di salvezza fatte da Dio al popolo eletto. Con la forza dello Spirito Santo i discepoli sono inviati a rendere testimonianza a Gesù sino agli estremi confini della terra.

Nella festa di Pentecoste, il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua di Risurrezione, mediante il dono dello Spirito Santo, che era stato promesso da Gesù risorto, si manifesta la Chiesa. L’autore degli Atti degli Apostoli ne traccia un quadro ideale. Tutti quelli che accolgono la Parola di Dio, proclamata dagli apostoli, e si fanno battezzare nel nome del Signore Gesù formano la comunità dei credenti, che sono “perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” (2,42), e realizzano una comunità di amici e fratelli, che forma “un cuore solo e un’anima sola” (4,32).

La comunità inviata in missione

L’autore degli Atti degli Apostoli ricostruisce la tappe della prima missione della Chiesa nel mondo ebraico, presentandone i protagonisti e il metodo.

Dio sta all’origine della missione cristiana. Per mezzo di Gesù Cristo, il Figlio “inviato” dal Padre, il dono dello Spirito Santo abilita tutti i credenti a proclamare il Vangelo della salvezza a ogni creatura umana, senza distinzione di religione, etnia e cultura. Destinatari della missione sono tutti gli esseri umani, da Israele ai popoli pagani.

La missione si attua mediante l’annuncio e la testimonianza resa con la parola e con la vita. Essa corrisponde alla volontà di Dio, che è stata profeticamente annunciata nella storia di Israele - testimoniata nei libri dell’Antico Testamento - e si compie per mezzo di Gesù Cristo e il dono dello Spirito Santo.

Il contenuto dell’annuncio è Gesù di Nazaret, condannato a morte dagli uomini, ma risuscitato da Dio: in lui si compiono le promesse divine, presenti nelle Sacre Scritture, e si apre l’accesso alla salvezza a tutti i possibili cercatori di Dio. L’annuncio sfocia nell’invito alla conversione per ricevere il perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo, garanzia della salvezza definitiva, cioè di una vita piena e felice nel tempo e per l’eternità.

La comunità dei credenti in Gesù Cristo

La Chiesa di Dio è la “santa convocazione” di quanti hanno accolto il Vangelo di Gesù Cristo e vivono, grazie all’azione interiore dello Spirito Santo, nella fede, nella carità e nella speranza, in attesa della manifestazione gloriosa del Signore. Partendo dall’esperienza della “cena del Signore”, dove i cristiani fanno memoria di Gesù morto e risorto, san Paolo presenta la comunità dei cristiani come “corpo di Cristo”. Tutti i credenti che mangiano l’unico pane che è Cristo, formano, nella comunione con lui, un solo corpo. Essi sono stati battezzati in un solo Spirito per formare l’unico corpo di Cristo.

Lo Spirito donato da Dio per mezzo di Gesù risorto è la fonte dei diversi carismi e compiti, che esprimono e realizzano la vitalità dell’unica Chiesa, corpo di Cristo. L’amore comunicato dallo Spirito Santo tiene uniti tutti i membri della Chiesa. Per la nascita e la crescita della Chiesa, Dio ha stabilito il ministero degli apostoli, dei profeti e dei maestri. Nella tradizione di san Paolo questa varietà di ministeri al servizio della Parola e della guida della Chiesa è donata dal Signore risorto perché tutti i credenti partecipino alla crescita del suo corpo nell’unità e nell’amore.

Nella vita della Chiesa la fede dei suoi membri assume diverse forme, legate agli stati di vita e ai doni ricevuti da Dio. Queste forme manifestano la ricchezza e la varietà dell’esperienza cristiana, radicata nella partecipazione alla vita dell’unico Signore Gesù, il Cristo, capo della Chiesa edificata sulla parola degli “apostoli e profeti”. Mediante la proclamazione del Vangelo tutti i popoli sono chiamati a far parte di questa Chiesa, corpo di Cristo.

Nella stessa tradizione di san Paolo si vive l’esperienza della Chiesa come famiglia di Dio, guidata dai pastori che rendono viva e attuale la tradizione dell’apostolo. Essi esercitano un ruolo di sorveglianza (“episcopé”) e saranno chiamati vescovi, con caratteristiche che si preciseranno sempre di più sul fondamento di ciò che è già presente nelle comunità apostoliche delle origini.

Entrare nella Chiesa mediante la fede in Gesù e la conversione del proprio cuore, testimoniate nel battesimo, acquisendo atteggiamenti di amore verso tutti; accettare la guida dei pastori che annunciano la Parola di Dio e offrono il dono dei sacramenti, in cui scorre per noi la vita divina offerta in Gesù Cristo, ci garantisce una vita salvata, cioè libera dalle idolatrie di questo mondo e partecipe nella fede e nella speranza della gioia dell’eternità divina.

 


PIETRE VIVE PER UN MONDO NUOVO
Celebrare l'amore di Dio nella vita quotidiana

In che senso i cristiani sono sacerdoti?

Essere sacerdoti significa dare spazio al mistero di luce e di grazia che già abita in noi…

31 gennaio: FESTA DELLA FAMIGLIA
“Il sacerdozio coniugale, una vocazione a servizio dell’amore”

7 febbraio: GIORNATA PER LA VITA
“Un popolo sacerdotale si prende cura della vita”

11 febbraio: GIORNATA DELL’AMMALATO
“Una comunità sacerdotale serve con amore chi soffre”

14 febbraio: GIORNATA DELLA SOLIDARIETÀ
“Il lavoro: vocazione di ogni persona nel mondo”
 

Noi abbiamo indubbiamente nella Chiesa dei dottori in teologia.
Ma manchiamo di persone che annuncino la Parola con forza, con convinzione,
direi con quella brutalità e quell’amore che fa colpo e risveglia.
E’ una convinzione che vedo crescere sempre più in me.
Una parola di Dio che interpella deve per lo più scaturire da una persona
che è diventata “Parola” e che cerca di viverla nel suo mistero.
Non si può proclamare questa Parola in modo convincente
se essa non è il motore e la passione della nostra vita. (Y. Aubry)


VISITA PASTORALE

- giovedì 4 febbraio ore 21.00: Incontro del Cardinale con i consigli pastorali ed economici a Precotto

- domenica 7 febbraio ore 16.30: Messa del Cardinale a san Giuseppe dei Morenti

 


IL PAPA ALL'ANGELUS DI DOMENICA 10 GENNAIO: "IL PROBLEMA È ANZITUTTO UMANO!"

Domenica scorsa Benedetto XVI è tornato a levare la sua voce in difesa dei diritti degli immigrati, vittime spesso di violenza e sfruttamento.

L'occasione è stata offerta dalla preghiera mariana dell'Angelus in piazza San Pietro, dove il Papa ha parlato della condizione dei migranti, “che cercano una vita migliore in Paesi che hanno bisogno, per diversi motivi, della loro presenza”.

Senza menzionarlo, il Papa è intervenuto in questo modo nel dibattito suscitato dalle proteste e dagli scontri verificatisi negli ultimi giorni a Rosarno, in Calabria.

Secondo la questura di Reggio Calabria, delle 53 persone rimaste ferite nella guerriglia urbana scatenatasi nella località, 21 sono immigrati.

Le proteste dei numerosi africani residenti a Rosarno è stata originata dalle condizioni precarie di alloggio e dallo sfruttamento cui sono sottoposti nei lavori agricoli.

Ha detto il Papa:

“Due fatti hanno attirato, in modo particolare, la mia attenzione in questi ultimi giorni:

- il caso della condizione dei migranti, che cercano una vita migliore in Paesi che hanno bisogno, per diversi motivi, della loro presenza,

- e le situazioni conflittuali, in varie parti del mondo, in cui i cristiani sono oggetto di attacchi, anche violenti.

Bisogna ripartire dal cuore del problema! Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita.

La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell’altro e a scoprire che egli ha un’anima, una storia e una vita e che Dio lo ama come ama me.

Vorrei fare simili considerazioni per ciò che riguarda l’uomo nella sua diversità religiosa. La violenza verso i cristiani in alcuni Paesi ha suscitato lo sdegno di molti, anche perché si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana. Occorre che le Istituzioni sia politiche, sia religiose non vengano meno – lo ribadisco – alle proprie responsabilità. Non può esserci violenza nel nome di Dio, né si può pensare di onorarlo offendendo la dignità e la libertà dei propri simili".
 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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