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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 1   9 gennaio 2010


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vai al calendario: gennaio 2010


- INDICE -

Un anno di benedizione

Discorso alla città per la vigilia di Sant'Ambrogio/ Milano torni grande con la sobrietà e la solidarietà - 3

Omelia del Cardinale alla messa dell'Epifania

Precisazione


UN ANNO DI BENEDIZIONE

Iniziamo un nuovo anno con nel cuore gioia e speranza, e benediciamo il Signore perché, come dice il Vangelo di Luca, ha visitato e redento il suo popolo e ha suscitato per noi un Salvatore potente… nell’amore…

Si, che bello! Dio è venuto tra noi si è fatto vicino in Gesù, Dio Figlio. Egli per testimoniare l’Amore, nasce come uno di noi, nostro fratello, percorre una vita comune come noi e si dona liberamente per i suoi amici, perchè facciamo così anche noi.

Le esperienze intense che abbiamo rivissuto nel Natale di Gesù ci hanno permesso di affacciarci al mistero affascinante di un Dio totalmente imprevedibile che ci dischiude orizzonti e significati impensabili al puro buon senso umano, ma capaci di farci sentire bene, realizzati nel profondo.

Davanti a questo Salvatore potente nell’amore, iniziamo l’anno ponendogli una domanda: “che cosa di buono hai preparato per noi in questo anno?”… e ancora: “cosa fare per accorgerci delle occasioni di comunione con te, nascoste negli avvenimenti pur contradditori che la vita ci offrirà?”…

Ciascuno di noi ascolterà il mistero e darà le sue risposte.

Un avvenimento particolarmente ricco di doni e di opportunità per tutti sarà nei primi mesi dell’anno la Visita Pastorale del Cardinale al nostro Decanato.

Da alcuni mesi il Consiglio Pastorale e il Consiglio per gli Affari Economici stanno preparando una relazione sintetica sul cammino passato e presente e sulle prospettive future della nostra Comunità cristiana. La relazione sarà presentata al Decano che parteciperà ai nostri Consigli, la sera del 13 gennaio. Egli a sua volta presenterà la situazione al Cardinale.

Lunedì 1 febbraio il Cardinale riceverà, prima insieme e poi personalmente, i preti, i diaconi, i religiosi e le religiose del Decanato. Giovedì 4 sera incontrerà i Consigli Pastorali ed Economici delle Parrocchie. Infine celebrerà la Messa alle 16.30 di domenica 7 nella chiesa di san Giuseppe per tutto i fedeli.

In seguito, dopo aver pregato e riflettuto scriverà una lettera di sintesi nella quale ci confermerà nella fede e nella carità e ci indicherà le linee guida per continuare il cammino.

Molte altre occasioni, comunitarie e personali ci verranno offerte: le scopriremo a mano a mano che procederemo nel cammino e cercheremo di coglierne con onestà intellettuale i risvolti positivi, e di viverle con pace e coraggio, anche quando risulteranno occasioni di sofferenza, nella convinzione che tutto coopera al bene di quanti amano Dio.

Ci mettiamo dunque in cammino, con trepidazione di fronte all’ignoto, ma senza paura, perché il Signore è con noie ci custodisce nel suo amore.

Buon anno!

don Piero

 

la Visita Pastorale è un evento di fede: il Signore ci parla nel Vescovo…

ci disponiamo ad ascoltarlo e accoglierlo nella fede e nella preghiera…

Lui ci conferma nel nostro cammino…


Discorso alla città per la vigilia di Sant'Ambrogio 2009
MILANO TORNI GRANDE CON LA SOBRIETÀ E LA SOLIDARIETÀ

Il futuro della Città: Expo 2015 e vita quotidiana

In questa prospettiva Milano deve considerare le opportunità legate a Expo 2015. Lo stesso tema prescelto “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” offre un ambito dove la sobrietà, rettamente intesa, può essere un fattore determinante. La sfida di “nutrire il pianeta” – meglio dire, tutte le persone che vivono e vivranno sulla Terra – esige infatti un profondo ripensamento dell’uso delle risorse. Richiede intelligenza per escogitare forme nuove di uso e valorizzazione dei beni; pretende un salto di qualità nell’intendere in modo nuovo e solidale i legami tra le nazioni e l’interconnessione tra i diversi attori pubblici e privati della produzione e del mercato; spinge a impiegare energie per la ricerca agro-alimentare; comporta impegno per cercare modalità di dialogo e di scambio, di conoscenza e di risorse, per una crescita equilibrata e solidale del pianeta.

Ovviamente la realtà di Milano non può esaurirsi nell’avventura dell’Expo. La speranza è che questo evento possa far da traino per un ripensamento globale di Milano in termini innovativi, economicamente solidi e promettenti, aperti a una visione profondamente etica e responsabile.

Diventa inevitabile a questo punto interrogarci sulle concrete applicazioni quotidiane della sobrietà come via alla solidarietà nell’ambito della nostra Città, in riferimento, ad esempio, alle risorse pubbliche e al loro impiego.

Milano è spesso etichettata come città “del fare”. La sobrietà può rinverdire questo nobile appellativo: un “fare” che non deve riguardare solo la dimensione produttiva ma che vuole mirare ai risultati concreti a beneficio di tutti gli abitanti; un risultato che si raggiungerà eliminando tutto ciò che è superficiale, vuota apparenza, perdita di tempo e spreco di risorse. Non abbiamo forse la sensazione che si punti alla costruzione di campagne di comunicazione e di immagine, nascondendo la consistenza reale dei problemi, più che alla soluzione dei problemi stessi e all’offerta di servizi efficienti e per tutti? Sono convinto che chi per vocazione, per lavoro, per servizio, per mandato pubblico, per elezione è chiamato a operare per gli altri debba essere sobrio per incontrare realmente le donne e gli uomini nelle loro esigenze, per mettere al centro delle proprie attenzioni i problemi delle persone e delle famiglie e, quindi, per risolverli.

La festa di sant’Ambrogio può suonare come appello a un sussulto di moralità e spiritualità nei nostri stili di vita. La nostra Città è interessata – e lo sarà sempre più – da progetti di realizzazione di grandi opere che esigono ingenti quantità di denaro e per le quali sono possibili interferenze e infiltrazioni di criminalità organizzata. Divengono quindi ancora più urgenti da parte di tutti – e specialmente di chi ha maggiori responsabilità – il rispetto di norme semplici, chiare ed efficaci, il confronto con la coscienza morale, la rettitudine nell’agire, la gestione corretta del denaro pubblico.

In ambito ancor più personale, vivere secondo sobrietà aiuta a verificarsi su quale sia la vera sorgente della felicità. Con uno stile di vita sobrio è facile smascherare l’illusione che la felicità provenga dal possesso delle cose, da un’esistenza condotta sempre “oltre il limite”. Troppe persone – e non solo i giovani – sembrano alla ricerca di uno “stato di ebbrezza permanente” da perseguire con eccessi (di sostanze stupefacenti, di alcool, di sensazioni ed emozioni forti) quasi per dimenticare quanto sia seria e impegnativa la vita, quasi per sfuggire alle proprie responsabilità, quasi per volersi sottrarre al compito di ricercare quella felicità duratura e profonda che deriva dalla piena e autentica realizzazione di sé. Questi stili di vita esaltano l’individualismo, corrono il rischio di 4. distruggere i soggetti, allentano i legami sociali, indeboliscono la Città. Persone autenticamente felici, invece, portano un grande contributo alla costruzione di una Città migliore: la vera gioia, infatti, non presenta mai i tratti dell’egoismo bensì del dono di sé, scaturisce dalla ricerca del bene dell’altro. Se anzitutto i fedeli di questa Città – ed è il pastore, il Vescovo ad esprimersi così – vivranno con sempre maggiore coerenza il loro essere cristiani, la ricerca del bene dell’altro genererà un intreccio virtuoso che renderà Milano coesa, capace di curare e guarire le ferite dei suoi abitanti. Stili di vita personali virtuosi sprigionano la forza per rinnovare la Città.

Una conversione è possibile?

In questo senso ripropongo la chiamata alla conversione, esattamente nella linea proposta da Benedetto XVI il 1° gennaio 2009 e – in termini ampi e dal valore profetico – nell’enciclica Caritas in veritate. Il Papa invita a vedere la crisi “come un banco di prova”, ponendo questi interrogativi:

«Siamo pronti a leggerla, nella sua complessità, quale sfida per il futuro e non solo come un’emergenza a cui dare risposte di corto respiro? Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante?».

Si esige un cambiamento radicale, lungimirante e teso al bene comune globale. Si esige una progettazione di ampio respiro, capace di andare oltre le risposte immediate ed effimere, capace di dare un volto nuovo alla nostra Città. Una progettazione che riguardi tutti i grandi capitoli della vita sociale.

La direzione tracciata è precisa: si tratta di favorire, diffondere e condividere modelli e stili di vita insieme profetici e praticabili, capaci di far crescere le virtù e le opere della sobrietà e della solidarietà: nell’ambito personale e interpersonale, in quello comunitario e istituzionale.

Guardiamo a Cristo

È richiesto un grande investimento educativo da parte di tutti. All’Angelus del 1° gennaio di quest’anno il Papa conclude con un’annotazione di particolare importanza: «Gesù Cristo non ha organizzato campagne contro la povertà, ma ha annunciato ai poveri il Vangelo, per un riscatto integrale dalla miseria morale e materiale. Lo stesso fa la Chiesa, con la sua opera incessante di evangelizzazione e promozione umana…».

È dunque a Cristo che dobbiamo guardare, come singole persone, come città di Milano, a lui che è il “buon samaritano” e che vuole continuare a essere presente e operante nella storia dell’umanità ferita e bisognosa di “cura” tramite la nostra mediazione.
Quella di Cristo è una presenza che ha i segni del Crocifisso, che sa attraversare le situazioni umane di fatica e di sofferenza assumendole, facendosene carico. Conserviamo la presenza del crocifisso, simbolo cristiano ma anche simbolo profondamente umano. Di fronte ad esso siamo tutti richiamati a interrogarci sul significato che hanno il soffrire e il morire, così come possiamo ritrovare la speranza per superare le situazioni di dolore e di morte. Ma il Crocifisso è risorto! Non limitiamoci a considerare il crocifisso come segno di un’identità. Dobbiamo passare dal simbolo alla realtà, alla realtà di Gesù Cristo morto e risorto e veniente, persona viva, concreta, incontrabile, sperimentabile. Conserviamolo questo simbolo, ma soprattutto viviamolo con umile, forte e gioiosa coerenza.

Concludiamo con una riflessione che sant’Ambrogio pone al termine del suo commento alla parabola del buon samaritano.

«Siccome nessuno è maggiormente prossimo di Colui che guarì le nostre ferite, amiamolo come Signore, ma amiamolo anche come prossimo; nulla è tanto prossimo quanto il Capo alle membra. Amiamo anche chi è imitatore di Cristo, amiamo chi ha compassione dell’altrui indigenza secondo l’unità che vige nel corpo. Non è la parentela che fa il prossimo, ma la misericordia» (Esposizione del Vangelo secondo Luca, VII,84).

+ Dionigi card. Tettamanzi

 


OMELIA DEL CARDINALE ALLA MESSA DELL'EPIFANIA

Carissimi mamme e papà, carissimi bambini, ragazzi, adolescenti e giovani! Siate tutti benvenuti in questo nostro Duomo per la Santa Messa solenne dell’Epifania del Signore! Davanti al Signore, che nei magi si è manifestato al mondo intero, vogliamo riflettere insieme su di un aspetto importante della nostra vita di migranti qui a Milano. Lasciamo da parte le solite polemiche, vere o false che siano, e che spesso ci infastidiscono, per parlare delle nostre famiglie, dei nostri ragazzi. In questo veniamo aiutati dalla bellissima pagina di Vangelo che abbiamo ascoltato (Matteo 2,1-12).

E’ l’evangelista san Matteo a presentarci dei personaggi a tutti noi tanto cari: i magi, i sapienti, questi re misteriosi. Vengono dall’Oriente. E dov’è l’Oriente? Mah! Un posto che il Vangelo lascia misterioso!

I magi seguono una stella. Le stelle: quando le guardiamo in cielo, siamo sempre colpiti dalla loro bellezza luminosa, ma ci sfuggono nella loro realtà: sprigionano un’aura di mistero. Proprio così: sempre l’uomo ha pensato alle stelle come a qualcosa di misterioso!

E sono in cammino, viaggiano su cavalli o cammelli o dromedari. Quanti sono? Tre o di più? Certo portavano tre doni: oro, incenso e mirra…

Carissimi ragazzi che mi ascoltate: io ho sempre letto questo brano di Vangelo rimanendo… a bocca aperta! Ponendomi sempre mille domande. Una in particolare: tutto questo trambusto per che cosa? Per incontrare alla fine … una donna con un bambino! Non c’è dubbio, anche se il Vangelo non lo dice: c’era anche san Giuseppe. E allora: una famiglia!

I nostri bambini: un grande “mistero” che Dio ci affida

Certo il sentimento che prima di tutto colpisce nel leggere questo brano di Vangelo è la meraviglia, lo stupore, il senso di mistero. Sono tante le domande che si pongono al vedere tre antichi sapienti inginocchiarsi e baciare il piedino di un bambino. Qui sta la meta di tutto il loro grande viaggio! Davvero un mistero!

Forse anche noi, carissimi papà e mamme migranti - ma anche noi sacerdoti ed educatori - dovremmo imparare dai magi ad avere di dentro questo “rispetto”, questa “meraviglia”, questa “gioia” davanti ai nostri bambini. I nostri bambini sono, prima di tutto, un grande “mistero” che Dio ci affida. Loro sono un mistero, già dall’inizio, pieno di autonomia e di personalità proprie, un mistero che chiede di essere accolto, riconosciuto, formato nella sua vera pienezza. Questo è l’atteggiamento di base dell’adulto di fronte a un bambino, un adolescente, un giovane che ha il dovere di educare. Dobbiamo chiederci: qual è il messaggio misterioso che Dio ci manda con questa sua creatura? Da qui possiamo comprendere il modo giusto di comportarci verso di loro attraverso le nostre scelte, le nostre parole, le nostre azioni.

Il bambino: “sacramento”, segno visibile della presenza di Dio

Continuiamo, dunque, nel nostro tentativo di capire che cosa hanno visto e che cosa hanno pensato i magi al loro arrivo a Betlemme. Si sono trovati di fronte ad una famiglia con il Bambino da loro stessi descritto ad Erode come “il re dei Giudei che è nato”. Questo Bambino sarà re, lo attende un destino particolare, avrà un compito altissimo o meglio un servizio (come dirà poi lui stesso!), dovrà prendere delle decisioni… guardando a Lui vediamo ogni bambino e ciò che lo attende: la sua formazione, la scuola dove imparare, la società nella quale crescere e che potrà contribuire a migliorare, in cui sarà protagonista, il lavoro, la sua famiglia: quanti progetti ed opportunità davanti a un bambino! Quel piccolo bambino e ogni bambino sono un dono. Davanti ad ogni bimbo dovremmo commuoverci e riconoscere in lui il grande dono che Dio ci fa! Dovremmo imparare il senso religioso profondo della vita!

Mamme, papà: non l’avete creato voi quel bambino. Dio ve lo ha dato in dono! Credo che ogni figlio sia, prima di tutto per i genitori e poi per tutti noi, qualcosa di molto simile a un sacramento: un segno visibile della presenza di Dio. Sì, carissimi: ogni figlio ripresenta accanto a noi il Signore Gesù! E’ uomo, perché nato sulla nostra terra, nato da papà e mamma; ed è, allo stesso tempo, figlio di Dio, perché in Gesù, vero uomo e vero Dio, ogni bambino con il Battesimo diviene partecipe della stessa vita di Dio.

Carissimi genitori, avviciniamoci ai nostri figli come ci avviciniamo a un sacramento, ad una realtà sacra che ci rimanda immediatamente a Dio. Riscopriamo la dimensione educativa e religiosa nella quale vogliamo e dobbiamo crescerli. Credo che questi due termini – educazione e religione - non possano essere separati. Certamente questo è vero per noi credenti. Non possiamo educare senza Dio, non possiamo pensare alla nostra missione educativa senza una profonda religiosità,senza un’autentica fede in Dio. Così come non potremo mai dire 6. di credere veramente in Dio se per prima cosa non ci preoccuperemo di un’educazione seria dei nostri figli.

Il “miracolo” della fede: una vita nuova e rinnovatrice

C’è ancora un aspetto che sempre mi meraviglia in questo racconto evangelico. Alla fine del viaggio i nostri magi non incontrano una reggia, ma una povera casa. Non incontrano un re con abiti lussuosi, ma un bambino povero. Non incontrano una regina superba, ma una giovane mamma con un papà tanto premuroso, persone semplici interamente dedite al loro bambino. Gesù, Giuseppe e Maria uniti in un amore profondissimo, umile, buono, “normale”: così era anche la loro vita di tutti i giorni scandita dal lavoro e dalla preghiera, dall’ impegno e dal riposo. Cari migranti, sentite vicina questa famiglia, che ha dovuto fuggire dal proprio paese mettendosi sulle vie dell’Egitto. Succede anche oggi a profughi e migranti, proprio come è successo a voi. Il dono della famiglia e il vincolo del profondo amore che la caratterizza vi permette, però, di affrontare con maggiore forza le difficoltà. E’ stato così per Giuseppe e Maria ed è così anche per voi.

I magi, dunque, giunti davanti a Gesù, “prostratisi lo adorarono”. Niente li ha fermati. Non hanno avuto dubbi. Nel lungo cammino verso questo incontro sicuramente hanno incontrato difficoltà e ostacoli che avrebbero potuto rendere difficile il riconoscimento di Gesù come “Dio fatto uomo”. Ma la loro fede è stata grande, questa fede è un miracolo: “e prostratisi lo adorarono”!

Qualcosa di simile è richiesto anche a noi. Oggi, in questa società e cultura, la famiglia tante volte non è rispettata nei suoi diritti, anzi viene derisa nei suoi valori. I valori autentici dei quali la famiglia è portatrice sono spesso rifiutati. Purtroppo la perdita di consapevolezza verso la famiglia coinvolge soprattutto i giovani. E specialmente questo accade per i vostri figli, carissimi migranti. Sì, i figli dei migranti, una delle speranze del nostro futuro, si trovano a dover fare i conti con questo improvviso e profondo cambiamento di mentalità. A contatto con la nuova cultura con cui si devono confrontare, avvertono come l’insieme dei valori dei padri possa risultare superato e così rischiano di non vedere più in loro un punto di orientamento efficace per la loro crescita. Succede che li giudichino di mentalità “poco moderna” - come dicono - ma cos’ì non si accorgono che proprio la caduta di questi valori renderà la loro vita difficile.

Oggi, in questa società e cultura, accogliere un bambino viene ritenuto una vera e propria disgrazia. E ancora: la non conoscenza o comunque la leggerezza di comportamento di diversi giovani produce conseguenze disastrose e porta a gesti persino disumani pur di liberarsi di un bambino tramite l’aborto. E ciò a volte accade nell’indifferenza generale o peggio laddove le madri subiscono forme di intollerabile sfruttamento.

Le famiglie dei migranti diventano oggetto di proposte dal sapore nascostamente discriminatorio, fatte passare, invece, come forme di saggezza culturale e di necessità politica. A pagarne le conseguenze sono per lo più i giovani. Così come accade quando, con gesti sociali e politici gravemente diseducativi, si negano diritti propri dei ragazzi e dei giovani. Senza il rispetto per i diritti umani elementari non ci può essere “bene comune.

Carissimi genitori migranti: abbiamo bisogno di una maggiore unità tra noi e di una volontà più decisa ed energica nel portare avanti progetti educativi nuovi per questa nuova società in cui avete scelto di vivere. In questa società italiana sempre più composta a buon diritto da cittadini di altre nazionalità, abbiamo bisogno di far emergere il meglio che è in ciascuno di noi. Abbiamo bisogno di una riflessione profonda e condivisa sui valori della persona, della cittadinanza e dell’appartenenza religiosa.
In questo nostro Paese, in questa nuova Milano, formata da tutti noi, milanesi di vecchia e di nuova data, abbiamo bisogno di un miracolo. Questo miracolo è già qui, sta dentro ciascuno di noi. Come i Magi, noi che crediamo in Cristo Gesù dobbiamo risvegliare la nostra fede, metterci in ginocchio e adorare Gesù, l’unico, universale e necessario Salvatore. E poi, con la forza di questa fede, dobbiamo uscire fuori nei diversi ambienti dell’esistenza quotidiana e con il nostro umile e convinto buon esempio proporre quella novità di vita che ci viene da Gesù e dal suo Vangelo.

Gesù, nato a Betlemme, è il Salvatore del mondo. Ancora oggi egli si propone a tutti noi come mistero, sacramento e miracolo. Tocca a noi accoglierlo nei nostri cuori; a noi portarlo prima di tutto ai nostri figli, ai nostri ragazzi e giovani. Tocca a noi presentare al mondo in cui viviamo quei valori e quei progetti di vita che hanno la forza di strappare le radici dell’odio e della discriminazione seminando a piene mani amore vero, solidarietà operosa, impegno serio per una società nuova a misura d’uomo, ossia secondo il disegno di Dio e le attese più profonde del cuore umano. Ci aiuti l’immenso amore di Dio, che contempliamo, insieme ai magi, nella casa di Betlemme, dove sta “il bambino con Maria sua madre”.

+ Dionigi card. Tettamanzi

 


PRECISAZIONE

In seguito ad interventi di televisione e stampa, riguardanti il Condominio di via Cavezzali 11 nei quali si parlava di una somma di denaro che la Parrocchia avrebbe messo a disposizione del Condominio per far fronte all’emergenza riscaldamento

DICHIARO

che dalla cassa della Parrocchia non è uscito neppure un centesimo di euro in favore del detto condominio, sia per motivi di principio, sia perché la cassa parrocchiale ha un saldo passivo di oltre trentamila euro che stiamo affannosa mente cercando di colmare.

in fede

don Piero

N.B. La Parrocchia rimane sensibile nel tempo ai problemi del Quartiere ed è cordialmente vicina a tutto ciò che può migliorarne le condizioni di vita, essa offre il proprio sostegno morale in ogni situazione problematica, consapevole che non è suo compito offrire soluzioni materiali. Con la sua autorevolezza può all’occorrenza essere vicina alle diverse parti e compiere delle mediazioni. Nel caso in considerazione si è fatta intermediaria perché venisse donato un limitato quantitativo di gasolio per tamponare una prima emergenza.

 

 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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