foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 42   19 dicembre 2009


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vai al calendario: dicembre 2009


- INDICE -

Natale 2009

Notizie Caritas

Gruppo missionario

"Becu, becu..." Luce, luce, luce...

Discorso alla città per la vigilia di Sant'Ambrogio/ Milano torni grande con la sobrietà e la solidarietà - 2

"La mia bussola è la parola del Vangelo"

"Guardiamo in alto, cerchiamo il bene di tutti"


NATALE 2009

 

Gesù, sei nato a Betlemme…

ora abiti a Milano insieme con noi…



NOTIZIE CARITAS

La vendita straordinaria di stelle di Natale e oggetti natalizi ha avuto come ricavo netto un ammontare di €. 1.650,00.

Ringraziamo tutti di cuore per la generosa partecipazione.

Il nostro guardaroba, con il freddo di questi giorni e le numerosissime richieste si è svuotato. Abbiamo bisogno di COPERTE, MAGLIONI, GIACCONI PESANTI, INDUMENTI CALDI

Grazie!  


GRUPPO MISSIONARIO

Quest’anno la nostra iniziativa per l’Avvento di Carità ha riguardato un progetto in Tanzania e precisamente la costruzione di un asilo per lo Slum.

Abbiamo raccoltola somma di €.340,00.

Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno contribuito a organizzare l’iniziativa e tutti coloro che hanno fatto una donazione.

Il prossimo appuntamento sarà per la Quaresima

 


"BEU, BEU..." LUCE, LUCE, LUCE...

Emil, che oggi compie due anni. Emil che non aveva mai avuto prima d'ora un giocattolo tra le mani, lui che è in questa Milano così ospitale da 4 mesi.

Prima viveva in Romania, etnia rom, zingaro romeno con gli occhi di brace in una casina più disastrata della "barachina" nella quale, senza riscaldamento, vive ora, a - 5 gradi, nei campi incolti vicino alla città.

Ho incontrato la sua tenera mamma, una bambina di 19 anni, seduta intirizzita, a fare la "mosina" (l'elemosina) in Casoretto, dalle parti di Santa Maria Bianca della Misericordia. Non la nostra.

Andavo alla ricerca di doni natalizi, e il mio me lo sono trovato lì, sul marciapiede, mezzo morto di freddo, con le scarpe rotte, in Gabriela.

<< Voglio tornare Romania >>. Il piccolo sta male.

Decido di aiutarla, andiamo insieme alla barachina. Lungo, difficile il cammino, riesco a raccontare solo il sentiero tra i campi, il ghiaccio, la neve, qualche casupola persa, molti, troppi bimbi piccoli che <<ci-i-ao, ci-i-ao>>, come gattini arruffati che pure ti sorridono.

Disumano.

Per lei e il figlioletto, che sono tra quelli cacciati da Rubattino, riesco con l'aiuto di amici buoni (non solo buoni amici) a trovare un ricovero ospitale, almeno per un po' di tempo.

Becu, becu, caro piccolo Emil. Io vedo ancora tanto buio.

E.P.

 


Discorso alla città per la vigilia di Sant'Ambrogio 2009
MILANO TORNI GRANDE CON LA SOBRIETÀ E LA SOLIDARIETÀ

Non c’è solidarietà senza sobrietà

Ed ora, proprio nel contesto di Milano chiamata a un supplemento di solidarietà, giungo a un’affermazione forse inattesa: quella riguardante la sobrietà. Sì, la nostra Milano, come tutte le città e forse ancor più delle altre, ha bisogno di sobrietà. Vorrei ricordare quanto dissi nell’omelia della S. Messa della notte dell’ultimo Natale in Duomo quando rivolsi un invito alla conversione: «C’è uno stile di vita costruito sul consumismo che tutti siamo invitati a cambiare per tornare a una santa sobrietà, segno di giustizia prima ancora che di virtù».

A distanza di quasi un anno, sento di dover ripetere queste parole, invitando a recuperare la fatica e la gioia della sobrietà. La sobrietà è possibile, in essa c’è il segreto della vita buona e bella, anche se il cammino per arrivarvi è difficile e chiede che si cambi lo stile di vita. Con la sobrietà è in questione un “ritornare”, come se si fosse smarrita la strada. Ci siamo lasciati andare a una cultura dell’eccesso, dell’esagerazione.

Soprattutto la sobrietà è questione di “giustizia”. Siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco, e anche nella nostra Città c’è chi sta molto bene, mentre sempre più aumenta il numero di chi fa più fatica. La sobrietà ci aiuta a costruire la giustizia, perché decide, sceglie e agisce secondo la giusta misura, e dunque sempre con l’attenzione vigilante ai diritti e doveri che si hanno nei riguardi sia di se stessi che degli altri, superando sempre eccessi e sprechi. In particolare la “giusta misura” nell’uso dei beni rende la sobrietà, da un lato nemica dell’avarizia, dall’altro amica della liberalità, ossia di una pronta disponibilità alla condivisione dei beni.

Questa stretta connessione tra la sobrietà e la giustizia ci aiuta a comprendere come la sobrietà sia una via privilegiata che ci conduce alla solidarietà. Solo chi è sobrio può essere veramente solidale. Infatti la sobrietà crea gli spazi: nella mente, nel cuore, nella vita, nella nostra casa… La sobrietà apre agli altri e ridimensiona l’importanza eccessiva che diamo a noi stessi; ci apre agli altri e in ogni cosa ci interpella a partire dal bisogno altrui.

La sobrietà favorisce lo sviluppo

La sobrietà non è solo un valore personale e individuale, è anche un valore sociale, comunitario: coinvolge la Città come tale.

Una delle più frequenti obiezioni alla sobrietà va al cuore della questione: l’industria e il terziario tengono solo se ci sono consumi, il cui calo comporta il calo della produzione. Ora la sobrietà pare esigere una riduzione dei consumi e, se attuata, andrebbe contro lo sviluppo, divenendo fonte di gravi problemi a cominciare dalla disoccupazione. Dunque la sobrietà potrebbe apparire un valore estraneo per Milano! Sobrietà, però, non significa non consumare e non produrre. È piuttosto “utilizzare” non in un’ottica di spreco, bensì di saggio impiego, finalizzando così la produzione e i servizi ai veri bisogni dei singoli, per crescere nel benessere condiviso.

La sobrietà muove dalla consapevolezza che le risorse sono limitate e che vanno quindi ben utilizzate. Essa stimola l’intelligenza e la capacità di ciascuno perché sappia usare al meglio le opportunità che vengono offerte per il singolo e per gli altri, per l’intera umanità. La sobrietà non danneggia l’economia ma è a favore di una sua realizzazione sapiente perché mette al centro la persona e le sue esigenze più vere.

È questo l’insegnamento della Chiesa riproposto nell’enciclica sociale Caritas in veritate.


"LA MIA BUSSOLA È LA PAROLA DEL VANGELO"

Violento e volgare attacco della Lega Nord all’Arcivescovo di Milano bollato come “onorevole”, “imam”, “clericale di sinistra”. Il Cardinale: «Sono sereno, in questo momento riscopro il dono della libertà che trova radice e forza nella responsabilità. Se assalito continuo a fare il buon pastore»

di Pino Nardi

«Sono sereno, in questo momento riscopro il dono della libertà che trova radice e forza nella responsabilità». E’ il giorno di S. Ambrogio: con parole chiare, ferme, ma “serene”, il cardinale Tettamanzi risponde così ai violenti attacchi della Lega Nord, attraverso le pagine de La Padania e le dichiarazioni dei ministri Calderoli e Castelli. Il Carroccio non è nuovo a queste prese di posizione strumentali, demagogiche e volgari all’indirizzo di un pastore della Chiesa che è mosso esclusivamente dal Vangelo e dal bene dell’uomo. Ma basta questo per scatenare reazioni di chi evidentemente poco sa.

«La mia bussola è la parola del Vangelo e le esigenze profonde stampate in ogni persona. Se assalito continuo a fare il buon pastore», sottolinea l’Arcivescovo, senza per nulla farsi intimidire. E a chi lo accusa di fare politica, risponde: «Se politica vuol dire amare la polis, allora tutti dovrebbero fare politica».

L’aggressione leghista nasce dopo il Discorso alla città, tradizionale intervento del Cardinale rivolto alle istituzioni pubbliche e alla cittadinanza. E’ il momento per eccellenza in cui il pastore della Chiesa si rivolge a tutti, in pieno spirito ambrosiano. Un discorso a 360 gradi, nel quale l’Arcivescovo sollecita Milano a tornare grande recuperando la propria storia di solidarietà e integrazione, di accoglienza nella legalità di chi arriva in città; di attenzione alle fasce più deboli, dai più piccoli – con la mancanza di asili nido – ai ragazzi, ai giovani senza un futuro davanti, alla solitudine degli anziani. Ricorda per esempio l’istituzione del Fondo rivolto a chi ha perso il posto di lavoro, sottolinea che vanno rispettati tutti i diritti umani anche quelli dei rom, che vanno sollecitati a una integrazione fatta di diritti e doveri, da parte di tutti. Insomma un appello a una nuova alleanza tra istituzioni pubbliche e la società civile, fatta di tante generosità da valorizzare. Il tutto con una nuova sobrietà, via privilegiata della solidarietà.

Un Discorso di ampio respiro, che nella “lettura” fatta dalla Lega diventa un attacco all’"Onorevole Tettamanzi", come titolava a tutta pagina La Padania del 6 dicembre. Nell'articolo, un affondo ancora più pesante: «Cardinale o imam? Se lo chiedono in molti. Tettamanzi la città la vive poco».

Risponde l’Arcivescovo: «Non so se ce n’è un altro in così alto loco che stia così in mezzo alla gente». E’ proprio la cifra pastorale del suo episcopato e sua personale: stare tra la gente, stringere tante mani, sentire le angosce e le speranze di tutti quello che caratterizza il ministero del Cardinale. Eppure c’è chi ritiene di avere il monopolio del sentire comune, di essere portavoce esclusivo degli umori della gente. Rincara la dose il ministro Roberto Calderoli: «Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla, sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia». Parole che si qualificano da sé. Detto poi a un brianzolo doc e prete ambrosiano…

E perché non parlerebbe ai milanesi? «Perché, per esempio Tettamanzi non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei rom?», risponde Calderoli. Evidentemente è disinformato. Più volte l’Arcivescovo è intervenuto nei giorni scorsi sulla vicenda del crocifisso. L’ultima proprio nel Discorso alla città: «E non dimentichiamo che quella di Cristo è una presenza che ha i segni del crocifisso – ha detto in S. Ambrogio – che sa attraversare le situazioni umane di fatica e di sofferenza assumendole, facendosene carico. Conserviamo la presenza del crocifisso, simbolo cristiano ma anche simbolo profondamente umano. Di fronte ad esso siamo tutti richiamati a interrogarci sul 6. significato che hanno il soffrire e il morire, così come possiamo ritrovare la speranza per superare le situazioni di dolore e di morte. Ma il crocifisso è risorto! Non limitiamoci a considerare il crocifisso come segno di un’identità. Dobbiamo passare dal simbolo alla realtà, alla realtà di Gesù Cristo morto e risorto e veniente, persona viva, concreta, incontrabile, sperimentabile. Conserviamolo questo simbolo, ma soprattutto viviamolo con umile, forte, gioiosa coerenza». Tra gli attacchi leghisti non è mancato anche quello del viceministro Roberto Castelli, bollando il Cardinale come «un classico esempio di clericale di sinistra di cui non condividiamo le idee». L’Arcivescovo nel Pontificale di S. Ambrogio ha ricordato che i vescovi hanno il compito di «vigilare sul gregge e così difenderlo dagli assalti delle bestie spirituali, ossia dagli errori di quei lupi rapaci che sono gli eretici».


"GUARDIAMO IN ALTO, CERCHIAMO IL BENE DI TUTTI"

«Ogni forma di violenza è da condannare»; «usare con responsabilità le parole»: le riflessioni dell’Arcivescovo di Milano alla luce dei gravi fatti di piazza Duomo e «dell’irrespirabile clima di tensione di cui tutti siamo vittime»

Quello subìto dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi “non solo è un atto da condannare, così come sono da evitare tutte le forme di violenza, ma un gesto grave per il suo valore espressivo. In esso si rende evidente lo sgretolamento di immagine cui le nostre istituzioni repubblicane sono recentemente sottoposte” spiega l’Arcivescovo di Milano cardinale Dionigi Tettamanzi al giornale on line della Diocesi di Milano incrocinews.it.

“E’ quanto mai urgente superare questo clima di tensione, ma soprattutto recuperare responsabilmente il senso delle istituzioni, il rispetto delle autorità civili, la correttezza del dibattito partitico, il senso “alto” della politica: un passo che può essere fatto solamente tutti insieme. La strada di chi si limita ad accusare le presunte responsabilità degli altri non conduce a nessuna meta, né buona, né sicura. In questo modo non si fa altro che innalzare i toni e surriscaldare gli animi, provocando in sempre più persone risentimento e rancore.

Si rischia così di spaccare la città, dividere il Paese, indebolire la coscienza civile. Le conseguenze ricadono inevitabilmente su tutti: le reazioni dei più deboli sono il segno più evidente della crisi morale del paese. Torniamo ad usare le parole con sapienza e responsabilità, attenti al loro significato, ai toni con cui vengono pronunciate, agli effetti che potranno produrre in chi le ascolta. Guardando piazza Duomo, scenario in questi giorni di diversi episodi di violenza - differenti per gravità e modalità, nell’insieme assai preoccupanti -, ricevo l’ispirazione per proporre una via utile a superare questo irrespirabile clima di tensione di cui tutti siamo vittime.

Dobbiamo tornare a comprendere il significato più vero e più profondo della Cattedrale che domina piazza Duomo. E’ una presenza che unisce perché è cara a tutti i milanesi, a quelli di antica data e a tanti tra i nuovi venuti. E’ un simbolo spirituale non solo per i cristiani, un vero punto di riferimento per l’intera Città. Invita il credente ad entrarvi per celebrare la propria fede, a pregare per comprendere il senso più vero delle vicende umane. Obbliga tutti, fedeli o meno, a lasciarsi rapire dall’incanto della Madonnina e delle alte guglie, e soprattutto a guardare in alto, a trovare un punto di vista nuovo sulla realtà, staccato da terra, dalle contingenze storiche, dalle reazioni emotive e non meditate.

In questi giorni occorre che tutti i cittadini, giovani e adulti, espressione di ogni linea culturale e parte politica, componenti di ogni ambito sociale, tornino a guardare in alto per cercare, scrutare, identificare e seguire la stella polare del bene comune della Città e del Paese, vincendo il male della contrapposizione e delle conseguenti lacerazioni. Milano, l’Italia torni a pensare in grande alla propria identità, al proprio futuro, al proprio insostituibile compito nel panorama internazionale”.


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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