vai al calendario: dicembre 2009
Avvento/ Gesù viene per salvare...
Caritas/ Vendita straordinaria 12 e 13 dicembre
"Rom, occorre pianificarne la presenza sul territorio"
Associazione Leonard Bernstein cultura e musica Milano
Il futuro della città: Expo 2015 e vita quotidiana
Nel cammino verso il Natale, incontriamo oggi la lettera agli Ebrei. Il Gesù che entra nel mondo ci viene presentato come un salvatore capace di comprenderci dal di dentro e di provare compassione per noi, perché Lui ha preso su di sé e ha sperimentato nella sua carne le nostre gioie e le nostre sofferenze e ha compiuto fino in fondo la volontà del Padre e così ci ha salvati...
…Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì
…e divenne causa di salvezza eterna
per tutti coloro che gli obbediscono… ( Eb. 5, 8-9)
…entrando nel mondo, Cristo dice:
"Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà".
…Mediante quella volontà siamo stati santificati
per mezzo dell'offerta del corpo di Gesù Cristo … ( Eb. 10, 5-10)
Proprio perché crediamo in Lui, unico e vero nostro Salvatore, noi leviamo lo sguardo verso Gesù e da Lui impariamo a superare con gioia gli ostacoli che incontriamo… poiché è Lui il nostro bene…
…Anche noi dunque,
avendo deposto tutto ciò che è di peso
e il peccato che ci assedia,
corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti,
tenendo fisso lo sguardo su Gesù,
che dà origine alla fede e la porta a compimento… ( Eb. 12, 1-3)
E’ così che il Natale di Gesù accende in noi un fremito di vita e ci rimette gioiosamente in corsa sulle strade della sequela del Signore. Ci proponiamo di prendere su di noi con umanità i pesi gli uni degli altri e di fare nostre le sue scelte di essenzialità e sobrietà, per poter condividere i doni che abbiamo ricevuto con coloro che hanno doni diversi dai nostri…
Questo siamo invitati a fare come singoli, ma anche come famiglie,
gruppi sociali e comunità… Anche noi veniamo, Padre per fare la tua volontà…
e questo è Natale…
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sabato 12 e domenica 13
VENDITA STRAORDINARIA: Stelle di Natale e Oggetti natalizi
Stiamo attraversando un periodo veramente difficile, la perdita del lavoro costringe sempre di più nuclei familiari a rivolgersi al Centro di ascolto per chiedere aiuto. Il disagio è forte, abbiamo bisogno della collaborazione di tutti. Vi aspettiamo numerosi nella speranza di non dover mandare indietro nessuno a mani vuote.
GRAZIE DI CUORE in anticipo per la vostra generosità!
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Dopo gli ultimi sgomberi (misura non risolutiva), don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, chiede l’intervento congiunto di Comune, Provincia e Regione.
«Siamo assolutamente d’accordo che non si debba gravare esclusivamente sul Comune di Milano, però a questo punto chiediamo che intervenga un livello di governo di pianificazione più ampio, della Provincia e della Regione». Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana, avanza questa proposta per cercare di dare una risposta seria alla questione rom, che ormai da tempo crea non pochi disagi ai cittadini, alle famiglie e ai bambini rom.
La politica degli sgomberi dunque non può essere risolutiva, perché si sposta il problema da una via all’altra, creando disagi umani fortissimi a chi tenta anche di integrarsi e invece viene sballottato. Milano e la Lombardia non possono cedere alla demagogia o addossare sulle spalle generose della comunità cristiana la responsabilità di dare una soluzione.
La nuova parola è «alleggerimenti»: continuano infatti gli sgomberi di insediamenti abusivi. Si parla anche di altri tre-quattro campi. Come è possibile andare avanti solo in questo modo?
Occorre distinguere. Un conto sono i campi regolari di via Novara, via Triboniano, via Negretto, via Bonfadini, per i quali c’è un piano di chiusura. Si afferma il principio che l’abitare dei rom non debba essere per forza segregato in campi “etnici” esclusivamente per loro. Ci sono le risorse messe a disposizione dal ministro Maroni ingenti per Milano (oltre 13 milioni di euro). Su questo si tratta di capire dove vengono reperiti gli spazi abitativi alternativi rispetto ai campi attuali e attraverso quali meccanismi si favorisce l’inserimento lavorativo per chi ancora non ha un lavoro o ce l’ha precario. Insomma, c’è da definire bene la progettualità che ha come obiettivo la chiusura dei campi attualmente del Comune di Milano, autorizzati e presidiati socialmente. Su questo c’è la nostra disponibilità a collaborare.
Invece altro discorso sono gli sgomberi degli insediamenti abusivi?
Certo. Le occupazioni abusive di ex aree industriali e capannoni abbandonati sono stati oggetto in questi ultimi mesi di un pressing molto forte da parte del Comune. Si sono susseguiti innumerevoli sgomberi: i più eclatanti sono stati quello sotto il ponte Bacula e l’ultimo che ha riguardato un gruppo significativo di rom romeni (circa 300 persone) in zona Rubattino, che ha suscitato molto scalpore perché i bambini dell’insediamento abusivo in questi mesi avevano sempre frequentato con grande diligenza le scuole della zona. Molte famiglie rom mandavano i figli, le insegnanti si erano affezionate a loro, avevano fatto amicizia con i coetanei italiani e le loro famiglie avevano cominciato a guardare con “occhio benevolo” queste persone. Quindi lo sgombero ha interrotto un processo di integrazione che si stava avviando.
È emerso con evidenza però che il Comune fa sgomberare queste aree, però poi le conseguenze ricadono sulle spalle della Chiesa, del volontariato...
Esatto, chi ha tolto le castagne dal fuoco è stato il mondo del privato sociale, in particolare la comunità cristiana. Questo non può diventare la norma di fronte alle emergenze sociali. Ancora una volta ci siamo trovati a rimboccarci le maniche per risolvere la vicenda, però insieme a richiamare la pubblica amministrazione alle proprie responsabilità che non possono esaurirsi semplicemente con lo sgombero, con l’intervento della forza pubblica, con le ruspe. Queste persone non perché vengono 4. sgomberate da un campo allora fanno i loro fagotti e ritornano in Romania. Questo è un mondo complesso, siamo noi i primi a dirlo, ma non funziona così.
L’altro aspetto è che sono stati accompagnati in una chiesa: non c’è il rischio di una strumentalità?
Non abbiamo perso l’occasione di esprimere tutta la nostra contrarietà, per non dire irritazione, rispetto alla scelta che alcune forze sociali hanno ritenuto di fare nel suggerire a queste famiglie di rifugiarsi all’interno di una parrocchia, consapevoli che una struttura della comunità cristiana non sarebbe mai arrivata a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per uno sgombero violento. Ma questo non significa che tutte le volte che si verifica un’emergenza sociale per porla al centro dell’attenzione possa essere di buon senso la scelta di andare a occupare chiese, trovandosi poi a dover gestire all’interno delle proprie strutture un’emergenza che non le compete.
Almeno in una parte della popolazione si respira un clima diverso rispetto ai rom, come le famiglie che li ospitano...
Questo è stato un elemento di novità: l’atteggiamento benevolo è scaturito dal verificare nei mesi passati che a fronte di condizioni di vita subumane, perché così si vive nei campi - oltretutto era stata tagliata anche l’erogazione dell’acqua -, ciononostante i bambini frequentavano con entusiasmo la scuola. L’impegno dei genitori a mandarli sui banchi piuttosto che a mendicare è stato un granellino di polvere che ha inceppato l’ingranaggio del pregiudizio.
Quindi se si vuole l’integrazione la strada è coniugare la solidarietà con la legalità...
Chi si permetterebbe mai di immaginare che la legalità e il rispetto della legge non debbano essere affermati in tutti i modi? Da qui quasi l’imbarazzo a dovere ripetere, per l’ennesima volta, dell’accoglienza nella legalità. Il problema lo vedo più complesso, perché al di là del binomio assolutamente scontato, si deve passare attraverso scelte politiche, investimenti economici, che siano capaci di guardare al futuro, di fare i conti con l’effettiva problematicità di queste presenze. Un governo del problema che non può essere affidato solo al Comune di Milano. Potrebbe avere senso dire che la metropoli può accogliere un certo numero di presenze, ma nel momento in cui qualcuno al di sopra del Comune riesca a pianificare una loro equa distribuzione nei territori limitrofi.
Pino Nardi
Un solo Dio
Nel dialogo con le sue comunità san Paolo esprime la fede in Dio, Padre, Figlio e Spirito, che egli ha ricevuto dalla prima Chiesa e ha loro trasmesso. Nell’ambiente religioso greco-romano, dove a livello popolare si crede in una pluralità di dèi, san Paolo afferma la fede tradizionale cristiana: “Per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui” (1Corinzi 8,6). In questa dichiarazione, che si ispira al linguaggio della cultura greca, confluiscono sia la fede tradizionale ebraica sia quella cristiana: l’unico Dio è il Padre che si fa conoscere e opera per mezzo del Signore Gesù Cristo.
Alla fede in Dio, Padre, Figlio e Spirito, si richiama san Paolo quando parla dell’esperienza battesimale e dei doni spirituali, detti “carismi”. Per mezzo della fede battesimale i cristiani partecipano della vita di Gesù Cristo, il Figlio che il Padre ha inviato per liberare tutti i credenti. La fonte e la garanzia della condizione di libertà è il dono dello Spirito che ispira la preghiera filiale dei cristiani.
Nella prima lettera indirizzata ai cristiani di Corinto, che provengono
da un’esperienza di vita moralmente disordinata, san Paolo ricorda che sono
stati purificati, resi santi e giusti, grazie al bagno battesimale nel nome
del Signore Gesù Cristo e nello Spirito di Dio. Di fronte al rischio di
servirsi dei carismi per contrapporsi gli uni agli altri, Paolo ricorda ai
cristiani che i doni di Dio sono diversi e molteplici e provengono dallo
stesso Spirito, dallo stesso Signore e da un solo Dio, “che opera tutto in
tutti” (12,6).
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Sala-teatro Oratorio san Giovanni Crisostomo - via Cambini 10 (angolo via Padova)
Incontri mensili di GUIDA ALL'ASCOLTO DELLA MUSICA a cura di Pietro Bonario
Primo Ciclo "DALL'ILLUMINISMO AL ROMANTICISMO" con riferimenti ad altri periodi
Tutti gli incontri avranno inizio alle ore 20.15 - Ingresso Libero
Al termine di ogni incontro è previsto uno spazio per le domande del pubblico
Eccomi qui, un bastone fra le ruote di un ingranaggio.
Un bastone che ogni tanto " toc ..toc " si fa sentire ed è pure fastidioso perchè quel rumore ci distoglie dai nostri pensieri.
E' Natale.
E' cominciato l' avvento… ce lo ricordano i nostri Preti alla Messa, ce lo ricorda una bella bacheca fuori dall' oratorio... l' attesa...
Ma cosa e chi attendiamo?
Quest' anno ancora di più c' è la necessità di capire cosa sia "Natale" oggi…
Leggiamo continuamente che si è perso il senso del Natale, che non è tutto regali, luci, cibo.
Non è neppure quel sentimento che ci spinge a volerci più bene e che poi sfuma di fronte all' ennesima lite in ufficio o con il nostro vicino.
Non è neppure crescere i nostri figli con l' idea che la vita sia tutto un "grande fratello " o un "isola dei famosi"… che sia tutto apparire...
Sarebbe facile dire in questo Natale "case per tutti… lavoro per tutti…" ci sarebbe anche qualche sorriso e qualche grazie in più e le nostre coscienze di persone "perbene" si sentirebbero in pace fino al prossimo anno.
Ma allora cosa è il Natale?
Come pensare di trascorrere un Natale diverso?
Mi verrebbe da dire semplicemente vivendolo in modo diverso e proporlo i modo diverso ,ai nostri ragazzi... niente auguri con spumante e panettone, niente luci, nè presepio…
Sobrietà.
Ma le persone hanno bisogno di questi segni di speranza...
....è il bambino che viene e ci porta una vita nuova.....
E forse proprio qui ho trovato il senso del mio Natale.
Non tanto l 'attesa del cambiamento ma il cambiamento.
Il riconoscere le proprie fragilità e offrirle,il riconoscere le proprie incapacità e offrirle.
Il riconoscere che, nonostante tutte le nostre imperfezioni e i nostri peccati, Lui si è fatto uomo lo stesso.
E' il riconoscere questo "mistero "e farlo nostro.
Il desiderio che per ognuno di noi nasca un uomo nuovo… Un uomo diverso…
E... poi semplicemente pregando... è difficile farlo anche oggi, come allora.
Rita
dal discorso di sant’Ambrogio 2009 del Cardinale
In questa prospettiva Milano deve considerare le opportunità legate a Expo 2015. Lo stesso tema prescelto “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” offre un ambito dove la sobrietà, rettamente intesa, può essere un fattore determinante. La sfida di “nutrire il pianeta” – meglio dire, tutte le persone che vivono e vivranno sulla Terra – esige infatti un profondo ripensamento dell’uso delle risorse. Richiede intelligenza per escogitare forme nuove di uso e valorizzazione dei beni; pretende un salto di qualità nell’intendere in modo nuovo e solidale i legami tra le nazioni e l’interconnessione tra i diversi attori pubblici e privati della produzione e del mercato; spinge a impiegare energie per la ricerca agro-alimentare; comporta impegno per cercare modalità di dialogo e di scambio, di conoscenza e di risorse, per una crescita equilibrata e solidale del pianeta.
Ovviamente la realtà di Milano non può esaurirsi nell’avventura dell’Expo. La speranza è che questo evento possa far da traino per un ripensamento globale di Milano in termini innovativi, economicamente solidi e promettenti, aperti a una visione profondamente etica e responsabile.
Diventa inevitabile a questo punto interrogarci sulle concrete applicazioni quotidiane della sobrietà come via alla solidarietà nell’ambito della nostra Città, in riferimento, ad esempio, alle risorse pubbliche e al loro impiego.
Milano è spesso etichettata come città “del fare”. La sobrietà può rinverdire questo nobile appellativo: un “fare” che non deve riguardare solo la dimensione produttiva ma che vuole mirare ai risultati concreti a beneficio di tutti gli abitanti; un risultato che si raggiungerà eliminando tutto ciò che è superficiale, vuota apparenza, perdita di tempo e spreco di risorse. Non abbiamo forse la sensazione che si punti alla costruzione di campagne di comunicazione e di immagine, nascondendo la consistenza reale dei problemi, più che alla soluzione dei problemi stessi e all’offerta di servizi efficienti e per tutti? Sono convinto che chi per vocazione, per lavoro, per servizio, per mandato pubblico, per elezione è chiamato a operare per gli altri debba essere sobrio per incontrare realmente le donne e gli uomini nelle loro esigenze, per mettere al centro delle proprie attenzioni i problemi delle persone e delle famiglie e, quindi, per risolverli.
La festa di sant’Ambrogio può suonare come appello a un sussulto di moralità e spiritualità nei nostri stili di vita. La nostra Città è interessata – e lo sarà sempre più – da progetti di realizzazione di grandi opere che esigono ingenti quantità di denaro e per le quali sono possibili interferenze e infiltrazioni di criminalità organizzata. Divengono quindi ancora più urgenti da parte di tutti – e specialmente di chi ha maggiori responsabilità – il rispetto di norme semplici, chiare ed efficaci, il confronto con la coscienza morale, la rettitudine nell’agire, la gestione corretta del denaro pubblico.
In ambito ancor più personale, vivere secondo sobrietà aiuta a
verificarsi su quale sia la vera sorgente della felicità. Con uno stile di
vita sobrio è facile smascherare l’illusione che la felicità provenga dal
possesso delle cose, da un’esistenza condotta sempre “oltre il limite”.
Troppe persone – e non solo i giovani – sembrano alla ricerca di uno “stato
di ebbrezza permanente” da perseguire con eccessi (di sostanze stupefacenti,
di alcool, di sensazioni ed emozioni forti) quasi per dimenticare quanto sia
seria e impegnativa la vita, quasi per sfuggire alle proprie responsabilità,
quasi per volersi sottrarre al compito di ricercare quella felicità duratura
e profonda che deriva dalla piena e autentica realizzazione di sé. Questi
stili di vita esaltano l’individualismo, corrono il rischio di distruggere i
soggetti, allentano i legami sociali, indeboliscono la Città.
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