foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

  Via Cambini, 10 - 20132 - Milano
logo telefono 02 45481410 - logo busta segreteria@sangiovannicrisostomo.org
  Codice fiscale e Partita IVA 80054150158

| home page |               | mappa del sito | cerca nel sito |

Foglio settimanale: n. 38   21 novembre 2009


> > > QUESTA SETTIMANA IN PARROCCHIA < < <

vai al calendario: novembre 2009


- INDICE -

Avvento, un tempo della compassione di Dio...

Cineforum/ Giù al nord

Sgomberati 250 rom di via Rubattino

"Rom, lo sgombero vanifica l'integrazione"

Quando la campanella suona anche per i bimbi rom

Lettera ai cercatori di Dio

Uno che non ha avuto compassione...

Mostra del presepe... con te!

Giornata di sensibilizzazione per il sostegno economico dei sacerdoti


AVVENTO, UN TEMPO DELLA COMPASSIONE DI DIO...

 Come ci dice l’evangelista Giovanni, Dio nel suo grande amore ci dona il suo Figlio che diviene vero uomo e nostro fratello e lo manda non a giudicare il mondo con un giudizio di condanna, ma a salvare il mondo.

Questo è il segreto nascosto nel cuore di Dio: il desiderio efficace di salvezza,di perdono e di bene per tutti gli esseri umani.

Gesù è venuto per rendere visibile questo desiderio di bene del Padre suo e il Vangelo ce lo dice e ce lo mostra nei fatti, come quello citato al nono capitolo del Vangelo secondo Matteo.

35Gesù percorreva tutte le città e i villaggi,
insegnando nelle loro sinagoghe,
annunciando il vangelo del Regno
e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
36Vedendo le folle,
ne sentì compassione,
perché erano stanche e sfinite
come pecore che non hanno pastore.
37Allora disse ai suoi discepoli:
"La messe è abbondante,
ma sono pochi gli operai!
38Pregate dunque il signore della messe,
perché mandi operai nella sua messe!".

Gesù, con la sua compassione, ci mostra il cuore di Dio che si commuove di fronte alle nostre stanchezze e povertà. Ci offre la sua guida. Ci annuncia la speranza di un nuovo ordine, basato sull’amore e sul dono gratuito di sé. Ci risana delle nostre debolezze e infermità.

Per questo compassione nei confronti dell’uomo, vista la sproporzione tra le risorse umane e le necessità, Gesù ci invita a pregare il Padre perché possiamo essere inviati gli uni e agli altri come operai nella sua messe.

Avvento è questo renderci disponibili a farci carico gli uni degli altri, con la tenerezza di colui che si commuove perché siamo disorientati e peccatori, non ci giudica, ma ci accoglie, ci risolleva e ci incoraggia ...


CINEFORUM/ GIÙ AL NORD

venerdì 27 novembre 2009 - ore 21.00

GIÙ AL NORD

FRANCIA 2008 - regia di Dany Boon

con: Alexandre Charlot, Franck Magnier, Anne Marivin, Dany Boon, Kad Merad, Zoè Felix

Philippe è direttore di un ufficio postale in Provenza. Obbligato al trasferimento tenta di farsi mandare in Costa Azzurra e, per ottenere l'assegnazione, inscena un trucco che viene scoperto.

A questo punto potrebbe temere il licenziamento. Invece gli accade…di peggio. Viene destinato all'ufficio postale di Bergues nel Nord-Pas de Calais.

Non c'è nessuno che non lo compatisca, perfino un agente della polizia stradale lo commisera quando viene a conoscenza della sua meta. La moglie, caduta praticamente in depressione alla notizia, non lo segue.

Giunto a destinazione tutto sembra così come era stato narrato. I locali parlano un dialetto pressoché incomprensibile, il cibo non è allettante e l'appartamento dove dovrebbe andare a vivere è privo di mobilio.

Ma ben presto le cose cambiano. Philippe, grazie all'umanità del postino Antoine e dei colleghi dell'ufficio scoprirà che si può vivere (e vivere bene) anche al Nord ma come farlo capire a sua moglie?

“Giù al Nord”, con i suoi ventuno milioni di spettatori, è il più grande successo del cinema francese. Si ride molto, ma la commedia, contrapponendo l’ospitalità e la solidarietà degli umili all’aridità degli “urbani”, riesce a trasmettere un messaggio importante, ossia come spesso il pregiudizio, lo stereotipo non reggano alla prova dei fatti. 


SGOMBERATI 250 ROM DI VIA RUBATTINO

All’alba l’intervento di vigili e poliziotti. «Per loro nessuna alternativa», denunciano le associazioni impegnate nel lavoro di integrazione, preoccupate anche per il futuro dei bambini.

Questa mattina, in via Rubattino a Milano, è stato effettuato lo sgombero del caseggiato abbandonato in cui abitavano circa 250 rom. Vigili e poliziotti sono arrivati all’alba per procedere all’operazione, dopodiché, dietro consenso dei genitori, i bambini che già frequentavano la scuola elementare di via Pini sono stati accompagnati in aula dalle maestre. Sono le stesse insegnanti a ricordare che più volte, nei mesi scorsi, era stato richiesto al Comune di trovare una soluzione rispettosa dei bambini: «Poco più di un mese fa ci avevano assicurato che lo sgombero non ci sarebbe stato fino al giugno 2010... Ora non sappiamo cosa succederà da domani».

Una preoccupazione condivisa dalla Comunità di Sant’Egidio, altra realtà che da tempo lavora al processo di integrazione di queste famiglie: «Il Comune non ha offerto alcuna alternativa, eccezion fatta per l’ospitalità in comunità solo alle mamme con bambini sotto i 6 anni - spiega la volontaria Elisabetta Cimoli -. A questo punto, come garantire il diritto allo studio ai 36 bambini che frequentano le scuole dalla zona? Se i genitori saranno costretti a trovare qualche riparo di fortuna in altre zone di Milano si vanificherà il lavoro di integrazione svolto finora».

«Probabilmente c’era un problema di posti - continua la volontaria - e allora il Comune ha scelto di aprire le porte delle comunità solo a quelle con i bambini più piccoli. È la dimostrazione che si tratta di uno sgombero effettuato senza dare reali alternative ai rom». Anche il Naga, altra associazione che sta seguendo il caso, conferma che Palazzo Marino ha dato la disponibilità delle strutture d’accoglienza solo per donne e minori di 6 anni. (d.p.)

 


"ROM, LO SGOMBERO VANIFICA L'INTEGRAZIONE"

Il commento del direttore della Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo all’operazione di stamane in via Rubattino: «Siamo i primi a sostenere che non è umano vivere nei campi, ma la chiusura deve prevedere soluzioni alternative»

«Siamo senza parole, o meglio dovremmo ripetere quanto già detto in molte altre occasioni». Il tono del direttore della Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo, nel commentare l’odierno sgombero dei rom di via Rubattino, è tra il rassegnato e il mortificato. «Premesso che lo sgombero è avvenuto alle porte dell’inverno - sottolinea -, questa modalità di procedere produce conseguenze inevitabili: i bambini che avevano cominciato ad andare a scuola non potranno più farlo; gli adulti certamente non faranno ritorno al loro Paese, ma si limiteranno a spostarsi in altre zone della città o nei dintorni, creando probabilmente disagio ad altre fasce di popolazione; il lavoro svolto in questi mesi da diverse realtà del volontariato e del privato sociale per favorire l’inserimento di queste persone - penso in particolare alla Comunità di Sant’Egidio e ai Padri Somaschi - andrà in fumo».

Proprio da queste realtà è stata denunciata l’assenza di una reale alternativa offerta ai rom...

I primi a sostenere che non è possibile, né umano vivere nei campi - non solo quelli abusivi, ma anche quelli autorizzatissimi - siamo noi. Il campo va superato perché non è concepibile che un segmento di popolazione venga identificato come “quelli che stanno nei campi”, in una logica di “ghettizzazione etnica”. Detto questo, però, la chiusura del campo va inquadrata in una progettazione più ampia, che preveda vie d’uscita e soluzioni alternative. Altrimenti è come lanciare un sasso in un alveare e lasciare che le vespe si disperdano, provocando ancor più danno.

A questo punto c’è la preoccupazione per il diritto allo studio dei bambini, elemento fondamentale del lavoro di integrazione...

Un processo integrativo richiede anni. Se per questi bambini desideriamo realmente un futuro migliore di quello dei loro genitori, la prima cosa che dobbiamo assicurare loro è la stabilità. Operazioni come quella di stamattina vanno nella direzione opposta.



QUANDO LA CAMPANELLA SUONA ANCHE PER I BIMBI ROM

Primo giorno di scuola dei ragazzini degli insediamenti nelle aree dimesse di via Rubattino

La campanella è suonata anche per loro. Come tutti i bambini, entrano per mano con i genitori e varcano la porta della scuola elementare, con l’emozione del primo giorno. Mercoledì 16 settembre, via Pini, zona Lambrate. Qui 8 ragazzini rom romeni dei campi insediati nella zona di via Rubattino sono stati accolti con il sorriso da dirigenti scolastici e insegnanti. Un gesto che dice della necessità di tessere rapporti umani, al di là di passaporto o storia personale. Un «ben arrivati e buon anno» sui banchi per potere anche loro avere una chance di futuro, di conoscenza, di cultura, per essere cittadini fino in fondo. E i genitori che, con un semplice «grazie tante», esprimono la loro riconoscenza. Anche così si fa integrazione.

Quest’anno nel circolo di scuole che comprende anche quelle di via Feltre e via Cima in tutto saranno 36 i bambini rom distribuiti nelle diverse classi, insieme anche agli altri minori stranieri, evitando di creare ghetti. In tutto 198 su 911 iscritti, circa il 18%.

Un’esperienza già al secondo anno, visto che dal dicembre scorso erano già stati inseriti 6 ragazzini rom. «Un’esperienza certo faticosa: quando arrivano bambini nuovi di origine straniera ci sono tutte le difficoltà del caso - sottolinea Barbara Bernini, insegnante di religione e funzione strumentale area inserimento alunni stranieri. L’anno scorso siamo stati aiutati molto dalle associazioni che operano sul territorio: quando i bambini hanno bussato alla porta eravamo anche un po’ spaventati, perché non avevamo esperienza in questo campo. Un’esperienza, però, sicuramente positiva, per i minori inseriti, ma anche per gli altri, che sono stati educati non solo a conoscere un popolo diverso, ma anche al significato di solidarietà, stare insieme, aiutarsi».

«La difficoltà è data dal fatto che i bambini sono tanti, le classi numerose e alcuni di loro non parlano l’italiano, c’è chi è già andato a scuola e chi no - continua Barbara -. Quindi inizialmente hanno fatto fatica a stare seduti ai banchi. Però ci si attrezza. E poi sono venuti tutti volentieri a scuola. I genitori sono contenti, anche perché il primo passo per l’integrazione è venire a scuola, per potersi inserire nella società».

Il doblò bianco che accompagna tutte le mattine i bambini a scuola è guidato dai volontari dei Padri Somaschi e della Comunità di Sant’Egidio. Li vanno a prendere nelle quattro aree dismesse di via Rubattino, zona di “storico” insediamento rom: già tre anni fa c’era un campo malmesso, poi sgomberato. Da lì molti sono andati alla Bovisasca due anni e mezzo fa, in un campo molto grande. Dopo l’ennesimo sgombero sono tornati qui, non più all’aperto, ma al chiuso. Poi, a seguito degli sgomberi al cavalcavia di Bacula, il campo si è riempito. Oggi sono circa 150 persone, con i 36 minori, tutti a scuola regolarmente.

Vivono in cantine di palazzi e fabbriche abbandonati, tra pareti ammuffite e poca aria. Ci sono anche neonati con i biberon in stanze che, nonostante una situazione così precaria, hanno una parvenza di dignità, anche di “normalità”. Le biciclette dei ragazzini devono fare lo slalom nel fango tra i topi che qui scorazzano.

Il padre di famiglia, romeno, grandi baffi neri, da 7 anni a Milano, qualche lavoretto nei cantieri, racconta la difficoltà di trovare lavoro: oltretutto perché non ha la patente. Oppure il 18enne con il sorriso contagioso, grande giocatore in attacco nelle partite organizzate con i volontari, «anche se con pochi gol segnati», dice. Schegge di storie di vita, di chi nonostante tutto vuole rimanere in città, integrarsi, vivere un’esistenza se possibile “normale”. A partire dai banchi di scuola.


LETTERA AI CERCATORI DI DIO

8. Dio Padre, Figlio e Spirito

Nella tradizione evangelica è riportato il modo di pregare di Gesù, che si rivolge a Dio chiamandolo con l’appellativo familiare aramaico Abbà, cioè Padre. Sullo stile dei Salmi, egli loda e benedice il Padre, creatore del mondo e Signore della storia, perché sceglie come destinatari della sua rivelazione i “piccoli”, quelli che non possono rivendicare diritti e privilegi. A questi Gesù si presenta come il “Figlio”, l’unico che rende possibile l’incontro e la piena comunione con il Padre. Di fronte alla prospettiva della morte imminente Gesù trova la radice della sua libertà di Figlio nell’abbandono fiducioso al Padre.

Secondo la tradizione raccolta nel Vangelo di Luca la preghiera di Gesù, che benedice il Padre per la scelta dei piccoli, avviene sotto l’impulso dello Spirito Santo. In occasione del suo battesimo nel fiume Giordano, lo Spirito di Dio scende su Gesù e lo accompagna nella sua missione, che sarà caratterizzata dal “battesimo” nello Spirito Santo. Giovanni il Battista proclama: “Colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: ‘Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo’. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio” (Giovanni 1,33-34).

La tradizione del quarto Vangelo mostra Gesù che, alla sera di Pasqua, si presenta ai discepoli come il Signore risorto, incaricandoli di continuare la missione che egli ha ricevuto dal Padre. Con un gesto, che evoca la creazione dell’essere umano reso vivente dal soffio di Dio, Gesù comunica ai discepoli lo Spirito Santo per la remissione dei peccati. Così, il Risorto dà compimento alla promessa fatta ai discepoli prima della sua morte di inviare un altro Paraclito - “Consolatore” e “Difensore” -, lo Spirito Santo, Spirito di verità, per portare a compimento la sua rivelazione e testimonianza nel mondo. Secondo la tradizione dei primi tre Vangeli, ai discepoli che condividono il suo progetto e lo seguono nella persecuzione, Gesù promette il dono dello Spirito Santo che darà loro forza e sapienza per rendergli testimonianza davanti ai magistrati e alle autorità.

Dalle parole di Gesù, conservate e trasmesse nei Vangeli, si intuisce che egli vive un rapporto profondo e unico con Dio, il Padre, al punto che può presentarsi come “il Figlio”. Quando parla dello Spirito Santo, Gesù riconosce che viene da Dio, il Padre, come lui stesso è stato mandato dal Padre. Su questa esperienza di Gesù si innesta la fede in Dio Padre, Figlio e Spirito dei primi discepoli e delle comunità cristiane, fondate da san Paolo e dagli altri apostoli nelle città dell’impero romano.

 


UNO CHE NON HA AVUTO COMPASSIONE...

(Luca 9,19-31)

19C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

22Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.

23Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24Allora gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma".

25Ma Abramo rispose: "Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi".

27E quello replicò: "Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento". 29Ma Abramo rispose: "Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro". 30E lui replicò: "No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno".

31Abramo rispose: "Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti"".


MOSTRA DEL PRESEPE... CON TE!

«Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme e in qualche modo <<VEDERE CON GLI OCCHI DEL CORPO>> i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello». Così diceva San Francesco che nel 1223 diede vita al primo presepe vivente.

Nel desiderio di Francesco non c’era il voler rappresentare il Natale ma, piuttosto, il voler RI-PRESENTARE il Natale. Il desiderio dell’incontro con Gesù vivo e non la nostalgia di un solo ricordo. Non un Dio dell’abitudine, ma un Dio che ci sorprende sempre. L’attesa è finita, il figlio primogenito che Maria dà alla luce a Betlemme, “Casa del Pane”, diventa pane di salvezza per tutti. Vogliamo viverlo con il cuore traboccante di gioia…

E se insieme organizzassimo una piccola “mostra del presepe”? Io ho quattro piccoli presepi che vengono da paesi diversi, ne avete qualcuno anche voi da condividere con tutti? (Che poi vi restituiremo) Per rendere più colorato l’oratorio, tanti disegni sul S. Natale fatti dai vostri figli o nipotini potrebbero ravvivare le nostre vetrate… Tutte le domeniche pomeriggio vi aspettiamo per disegnare, colorare, incollare e dare “Forma” al Natale…

Agnese e gli amici dell’Oratorio.

 
 


GIORNATA DI SENSIBILIZZAZIONE PER IL SOSTEGNO ECONOMICO DEI SACERDOTI

«Un segno dell’attenzione al clero, del rapporto tra i fedeli laici e i sacerdoti». Un simbolo, insomma, di quella Chiesa-comunione di cui parla il Concilio Vaticano II. È questo il valore del sostegno economico ai presbiteri. Lo ricordiamo in occasione della Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero, che ricorre domenica.

Il 22 novembre, dunque, nelle parrocchie verranno affisse locandine e distribuiti pieghevoli informativi su come effettuare offerte libere deducibili dalle tasse. È possibile, infatti, dare il proprio contributo ogni giorno dell’anno, attraverso quattro canali: tramite carta di credito, grazie alla collaborazione con Cartasì, chiamando il numero 800-825000; attraverso il conto corrente postale 57803009, intestato a Istituto centrale sostentamento clero - Erogazioni liberali, via Aurelia, 796 - 00165 Roma; su uno dei conti correnti aperti presso numerosi istituti di credito (per conoscere l’elenco completo consultare il sito internet www.offertesacerdoti.it); mediante donazione diretta all’Istituto interdiocesano (al secondo piano del Palazzo del Vicariato), che rilascia ricevuta per le detrazioni.

Tutte le offerte arrivano poi all’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc), con sede a Roma. La struttura ripartisce quanto raccolto «in forma di remunerazione come stipendio mensile - spiegano dal Servizio nazionale per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica - ai 38mila sacerdoti italiani: 35mila preti in attività nelle 26mila parrocchie italiane; circa 3mila presbiteri anziani o malati; e circa 600 fidei donum, sacerdoti diocesani in missione nei Paesi del Terzo Mondo». La distribuzione viene effettuata secondo un criterio di «perequazione - sottolineano dalla Cei -: i fondi, cioè, si distribuiscono in base al bisogno, ad esempio si viene in soccorso dei sacerdoti che non hanno nemmeno un reddito di partenza come gli stipendi o le pensioni da insegnante».

Un prete appena ordinato riceve «826 euro netti - informano ancora dal Servizio nazionale - e un vescovo di 75 anni, ai limiti della pensione, 1.341 euro netti». Parte dello stipendio viene utilizzata per il vitto e l’alloggio, anche se interno alla parrocchia. Spesso, inoltre, i sacerdoti coprono diverse spese parrocchiali (bollette di luce, gas, ecc.), nonostante le comunità dispongano di propri fondi che spesso, però, risultano insufficienti. Eppure quanto ricavato dalle offerte deducibili non basta nemmeno per pagare questi stipendi, tanto che è necessario ricorrere ai fondi dell’8 per mille. «Per questo dovrebbero aumentare le offerte per il sostentamento del clero, in modo da far diminuire la quota dell’8 per mille».

L’invito, allora, è a partecipare nel segno della corresponsabilità. «Cosa sarebbero le nostre città senza i sacerdoti?» «Educare la comunità a sostenerli significa educare al senso di comunione fraterna, di partecipazione attiva e di corresponsabilità ecclesiale» Ma com’è nato questo sistema di remunerazione? «L’idea delle offerte ai sacerdoti è nata con la revisione del Concordato del 1984, ed è contenuta nell’art. 46 della legge 222 del 1985. Prima i presbiteri vivevano soltanto di elemosina, non ricevevano nessun contributo ufficiale». Il nuovo sistema è entrato poi in vigore nel 1989, anno in cui sono iniziate le offerte deducibili.


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Valid XHTML 1.0!