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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 34   24 ottobre 2009


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vai al calendario: novembre 2009


- INDICE -

Don Gnocchi beato è un dono per tutti

Lettera ai cercatori di Dio - 7

Ottava dei defunti

48° anniversario di fondazione della parrocchia

La Chiesa dell'Africa all'Occidente: basta imperialismo culturale

Don Gnocchi, esempio per tutti i sacerodti

Adulti di Azione Cattolica, persone in relazione

Notizie Caritas

Dal decreto conciliare sull'attività missionaria


DON GNOCCHI BEATO È UN DONO PER TUTTI

Domenica in piazza Duomo a Milano l’attesa cerimonia che porta sugli altari un grande della carità.

«Amis, ve raccomandi la mia baracca»… L’accorato appello di don Carlo agli amici che attorniavano il letto di morte tradisce la speranzosa preoccupazione per il futuro dell’Opera di carità, sognata nei momenti più drammatici della guerra, lucidamente voluta e tenacemente realizzata, oltre mezzo secolo fa, accogliendo e restituendo alla vita orfani, mutilatini, mulattini e poliomielitici. Quel monito, in rigoroso dialetto milanese, interpella oggi ciascun operatore ed estimatore della Fondazione, ieri insediata sulla trincea dell’infanzia abbandonata e dolente, oggi impegnata in una grande impresa di carità, che ha esteso i suoi paletti sulle estreme frontiere della vita fragile e allargato il suo raggio d’azione in molte zone povere del mondo. Uomini e donne impegnati ai più diversi livelli e con differenti responsabilità nella «baracca» di don Gnocchi; collaboratori, sostenitori e simpatizzanti, ma tutti «amis», chiamati ad essere degni eredi e custodi gelosi della sua Opera.

Nei mesi di preparazione al grande evento di domenica prossima, come presidente, ho raggiunto tutti i Centri della Fondazione, ho stretto la mano a ogni operatore, ho visitato i malati più fragili e alcuni loro familiari, memore del fatto che «condividere la sofferenza è il primo passo terapeutico». La «baracca» di don Carlo ha il volto degli «amis» che la animano giorno dopo giorno, cammina sulle loro gambe, vive nei loro entusiasmi, cresce con le loro fatiche, respira con i loro polmoni, pulsa con i loro cuori, rispondendo così adeguatamente alle quasi diecimila persone che ogni giorno accedono ai servizi della Fondazione. La Fondazione e la società tutta, ecclesiale e civile, sono pronte a celebrare, con entusiastico slancio e con profonda umiltà, questo grande dono della beatificazione di don Carlo, che la Chiesa riconosce con la sua autorevolezza.

La Chiesa celebra e propone all’emulazione il don Gnocchi-uomo, definitosi «pellegrino malato di infinito, incamminato verso l’eternità». Il don Carlo cristiano, che ha sempre «cercato con avida e insistente speranza il Dio che è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono e hanno bisogno di un aiuto materiale o morale», fornendo così la ricetta della felicità: «Molti si preoccupano di stare bene, assai più che di vivere bene, per questo finiscono per stare molto male; cerca di fare tanto bene nella vita e finirai per stare tanto bene». Il don Gnocchi formidabile educatore di giovani degli oratori e delle scuole cristiane, con la convinzione che l’educazione è «arte delle arti e scienza delle scienze». Il don Carlo sacerdote alpino, che tra gli orrori visti e patiti nella tragedia della guerra, di fronte a un soldato morente afferma: «Ho veduto il Cristo sotto la maschera essenziale e profonda di ogni uomo percosso e denudato dal dolore». Il don Gnocchi padre dei mutilatini e apostolo dell’infanzia sofferente. Il don Carlo precursore della riabilitazione intesa come «terapia dell’anima e del corpo, del lavoro e del gioco, dell’individuo e dell’ambiente… nella prodigiosa impresa di ricostruire quello che l’uomo o la natura hanno distrutto». Il don Gnocchi imprenditore della carità, che nel tentativo di promuovere e servire di più e meglio la vita, invoca e impegna «l’amoroso e inesausto travaglio della scienza; le opere multiformi dell’umana solidarietà; i prodigi della carità soprannaturale». Il don Carlo profeta e antesignano del trapianto di organi, che regala le sue cornee a due ragazzi non vedenti . Sì, «amis, ve raccomandi la mia baracca», dopo la beatificazione, dilata il suo originario significato e assume una nuova vocazione.


LETTERA AI CERCATORI DI DIO

7. Il Cristo

Secondo la testimonianza dei Vangeli e di san Paolo nella prima lettera ai Corinzi (5,7), la condanna di Gesù alla morte di croce è avvenuta in prossimità della festa ebraica della Pasqua, in una primavera degli anni trenta dell’era cristiana.

A partire dalla morte di Gesù i suoi discepoli danno un nuovo significato alla celebrazione pasquale: non più la festa in cui si rivive la liberazione dei figli di Israele dall’Egitto, ma è la celebrazione della sua vittoria sulla morte. Essi proclamano apertamente che Gesù di Nazaret, condannato alla morte di croce dal prefetto romano Ponzio Pilato, è stato risuscitato da Dio. Grazie a questo intervento potente dall’alto, essi riconoscono apertamente che Gesù è il Cristo, colui che Dio ha “consacrato” e scelto per liberare il suo popolo, il Signore di tutti gli esseri umani.

Sul piano storico la missione di Gesù è un fallimento, perché egli è messo a morte dal rappresentante dell’imperatore di Roma, che occupa militarmente la terra di Israele. Il motivo della condanna di Gesù, scritta nel titulus della croce, dice: “Gesù Nazareno re dei Giudei”. Le autorità ebraiche avvertono questa iscrizione, voluta da Pilato, come un insulto alla propria identità di popolo libero consacrato a Dio, unico loro re. I fondatori del movimento di resistenza antiromana, che sfocerà nella guerra del 66-70, si rifiutavano di pagare le tasse agli occupanti romani, appunto perché sostenevano di non avere altro re se non Dio solo. Per i discepoli la crocifissione di Gesù è una prova terribile, uno scandalo di fronte a cui la reazione naturale è la fuga.

 

Giovanni 3

Dio, nel suo cuore ci vuole felici e salvi

16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

1^ Giovanni 4

in Dio l’amore è un fatto… non solo un sentimento…

8… Dio è amore.

9In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. 10In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

il fatto di amare permette di fare esperienza di Dio…

11Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. 12Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi. 13In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. 14E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo.

gli amici di Gesù, amando, fanno conoscere il Signore…

15Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. 16E noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.

… e questa è la missione…


OTTAVA DEI DEFUNTI

Messa delle ore 18.00

2 lunedì Per tutti i nostri Defunti.

3 martedì Per tutti i nostri Defunti e in particolare per i Defunti delle famiglie di via Cambini, di via Cesana, di via Mamiani.

4 mercoledì Per tutti i nostri Defunti e in particolare per i Defunti delle famiglie di via Cavezzali, di via Esterle, di via Marinetti.

5 giovedì Per tutti i nostri Defunti e in particolare per i Defunti delle famiglie di via Palmanova e di via Padova [numeri pari].

6 venerdì Per tutti i nostri Defunti e in particolare per i Defunti delle famiglie di via Padova [numeri dispari] e di piazza Sesia.

7 sabato Per tutti i nostri Defunti e in particolare per i Defunti delle famiglie di via Anacreonte, di via Atene, di via Bengasi e di via Tarabella.

8 domenica Per tutti i nostri Defunti e in particolare per i Defunti delle famiglie di via Clitumno, di via Oropa, di via Piattoli, di via Prinetti, di via Scutari, di via Toselli, di piazza Sire Raul e largo Tel Aviv.

9 lunedì Per tutti i Defunti dell’ultimo anno e in particolare per coloro che sono morti nello scorso mese di ottobre.

 

INDULGENZE SUFFRAGIO DEI DEFUNTI:

1 - 8 novembre: visitando il Cimitero e pregando per i Defunti;

2 novembre: visitando la chiesa e pregando il Credo e il Padre Nostro.

 

PER IL DONO DELLA “INDULGENZA”:

+ Riconciliarsi con Dio e con la Chiesa nel sacramento della CONFESSIONE.

+ Unirsi a Cristo nel sacramento della COMUNIONE.

+ PREGARE secondo le intenzioni del PAPA per la Chiesa e per il mondo.

 

CON L’ANIMO DISTACCATO DA QUALSIASI AFFETTO AL PECCATO E IL PROPOSITO DI VIVERE IN GRAZIA DI DIO

 


48° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE DELLA PARROCCHIA

Mercoledì 28 ottobre ricorre il quarantottesimo anniversario di fondazione della Parrocchia.

E’ una occasione per poter esprimere a Dio la nostra viva riconoscenza per questo dono prezioso che ci è stato dato.

La scelta di costruire una Parrocchia in mezzo alle nostre case ha voluto attivare un luogo dinamico e polivalente di incontro

+ incontro con il mistero di Dio che la presenza di un luogo di culto evoca, pure in contesti di distrazione e di attività affannata;

+ incontro con il volto amico del Dio di Gesù Cristo che pianta la sua tenda in mezzo alle nostre abitazioni per condividere con noi gioie, fatiche, sofferenze e speranze;

+ incontro con l’uomo Gesù Cristo, Figlio di Dio, che ci guarda con commozione e ci dona la sua parola e suoi gesti di amore in una comunità di fratelli;

+ incontro con una realtà umana fraterna e aperta, che ha scelto , non senza fatiche, di accogliere ogni essere umano come il Signore accoglie noi e di condividere con ciascuno valori interiori e beni materiali;

+ incontro con una misericordia e un perdono che ci guardano negli occhi, ci fanno sentire a casa e ci donano la gioia del Vangelo.

Grazie, Signore per questa Parrocchia che ci hai donato!


LA CHIESA DELL'AFRICA ALL'OCCIDENTE: BASTA IMPERIALISMO CULTURALE

I padri sinodali hanno presentato la «Relatio post disceptationem» nella quale sono sintetizzati i contenuti dei duecento interventi pronunciati finora.

«Rispetto per la vita la nostra bussola». No alle imposizioni da parte dei Paesi ricchi sui temi eticamente sensibili come l’aborto o la lotta all’Aids, magari come condizione per inviare aiuti.

E’ il messaggio lanciato dai cardinali Napier, Njue e Sarr e dal vescovo Mendes dos Santos nell’incontro di ieri con i giornalisti.

 

L’«imperialismo culturale» di quella parte del mondo occidentale che vuole imporre una propria agenda su temi eticamente sensibili come l’aborto – magari come condizione per inviare aiuti – non piace alla Chiesa in Africa. Lo hanno affermato, a chiare lettere, gli ecclesiastici che ieri hanno fatto il punto sul secondo Sinodo continentale che si è aperto lo scorso 4 ottobre. All’incontro coi giornalisti, moderato dal direttore della Sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, hanno partecipato i cardinali Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban (Sud Africa), Théodore-Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar (Senegal), John Njue, arcivescovo di Nairobi (Kenya) e monsignor Manuel Antonio Mendes dos Santos, vescovo di Sao Tomé e Principe.

«Bisogna che i popoli occidentali smettano di pensare che le loro convinzioni possono essere esportate in tutto il mondo», una «specie di imperialismo culturale», ha detto il cardinale Sarr, interpellato per commentare i dati sulla moralità delle donne in Africa, in particolare quella dovuta agli aborti clandestini. «Noi, come Chiesa cattolica e come africani – ha aggiunto l’arcivescovo di Dakar – abbiamo un grande rispetto per la vita proprio per questo riteniamo che l’aborto non sia una pratica da incentivarsi in alcun modo. Sappiamo – ha aggiunto – che ci sono donne che hanno difficoltà ad assumere la responsabilità della maternità, ma vanno aiutate a superare i loro problemi e le loro paure, perché c’è sempre una via d’uscita che non è l’aborto».

Il cardinale Napier da parte sua ha spiegato che i vescovi dell’Africa chiedono un nuovo rapporto con le organizzazioni e le società internazionali, un «partenariato su un piano di parità», e non più aiuti unilaterali che spesso portano con sé forme di «imperialismo culturale». Il Sinodo – ha aggiunto Napier – si sta interrogando sui rapporti con gli organismi internazionali, ai quali, alla fine delle assise, rivolgerà precise richieste, sulle quali, tuttavia, sono già emersi alcuni orientamenti, come ad esempio circa le sovvenzioni per i prodotti agricoli.

Per il cardinale Njue, insomma, «non va bene dare aiuti condizionati al cambiamento dei valori della persona su temi come l’aborto e la concezione della famiglia».

Un altro tema toccato nel corso della conferenza stampa è stato quello dell’Aids. Napier ha manifestato la propria sorpresa perché «alcuni media dipingono la Chiesa come un problema» per la cura di questa malattia «e non come la soluzione». Il porporato sudafricano ha ribadito l’impegno concreto delle comunità ecclesiali per contrastare la diffusone del virus. «L’importante per la Chiesa – ha aggiunto – è guardare attentamente alla vera causa della diffusione dell’Aids, che sono atteggiamenti e comportamenti sessuali irresponsabili. Se questa è la causa – ha proseguito – la soluzione è adottare comportamenti più responsabili: per le persone sposate, la fedeltà, per quelle non sposate, l’astinenza».

Il vescovo Mendes dos Santos ha poi condannato il tribalismo ancora presente nel Continente auspicando, nella Chiesa, un esame di coscienza e una purificazione per dire no a questa piaga sociale.

Il punto della situazione del Sinodo tracciato ieri cade a metà lavori, la cerimonia finale è infatti prevista per il 25 ottobre, dopo che martedì sera il relatore generale dell’assise, il cardinale ghanese Peter Turkson, arcivescovo di Cape Coast, ha letto la cosiddetta “Relatio post disceptationem”, con cui ha sintetizzato i contenuti di circa duecento interventi pronunciati dai padri sinodali. La relazione, molto ampia, ha evidenziato temi riguardanti la vita interna della Chiesa – con l’auspicio di una maggiore collaborazione tra i vescovi africani e quelli degli altri continenti, la necessità di un’evangelizzazione più profonda anche per contrastare sia il permanere di pratiche ataviche come la stregoneria sia l’espansione delle sette, la segnalazione delle persistenti divisioni etniche interne alle comunità cristiane, la questione delle novizie inviate in Europa che non vogliono tornare in patria… – e anche temi attinenti la realtà politica e sociale del Continente, tra cui il già citato «imperialismo culturale» dell’Occidente su temi delicati come la famiglia, i conflitti etnici, la corruzione politica, la questione femminile, il traffico delle armi, l’atteggiamento predatorio delle multinazionali, il dialogo con l’islam. Tutti questi temi verranno trattati nei cosiddetti circoli minori in cui sono stati divisi i padri sinodali secondo criteri linguistici, da cui verranno le «proposizioni» finali del Sinodo. Queste ultime verranno consegnate al Papa per la stesura dell’esortazione post-sinodale.


GIORNATE EUCARISTICHE - 48° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE DELLA PARROCCHIA

nel riposo di Dio… davanti all’uomo Gesù Cristo, Figlio di Dio e fratello mio, vivo nell’Eucaristia …
per le famiglie… per il quartiere… per la Chiesa e per l’Umanità…

lunedì 26 pensionati, casalinghe, nonni
8.00 preghiera delle lodi e celebrazione della messa
12.45 preghiera di metà giornata e benedizione

mercoledì 28 giovani, adulti, lavoratori, famiglie, sposi giovani, e altri…
18.00 preghiera dei vespri e celebrazione della messa
20.00 rosario
22.30 preghiera di compieta e benedizione
20.30 mini – ritiro per adulti

giovedì 29 anziani, ragazzi/e del catechismo, adulti e altri…
15.30 esposizione del Pane consacrato
16.30 preghiera biblica
18.00 preghiera dei vespri e benedizione
18.15 celebrazione della messa di conclusione

nella messa sperimentiamo l’amore di Gesù e siamo spinti ad amare insieme con lui

1 Corinzi

Alla radice della missione

9 …16annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! 1718… annunciare gratuitamente il Vangelo …

19Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: 20mi sono fatto come Giudeo per i Giudei, per guadagnare i Giudei. Per coloro che sono sotto la Legge - pur non essendo io sotto la Legge - mi sono fatto come uno che è sotto la Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la Legge. 21Per coloro che non hanno Legge - pur non essendo io senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo - mi sono fatto come uno che è senza Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono senza Legge.

22Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. 23Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch'io.
 

 


 


 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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