vai al calendario: ottobre 2009
Giornate Eucaristiche - 48° di fondazione della parrocchia
Don Gnocchi, esempio per tutti i sacerodti
Adulti di Azione Cattolica, persone in relazione
Dal decreto conciliare sull'attività missionaria
Con la Chiesa in questi giorni e domenica prossima preghiamo:
Vieni Santo Spirito,
manda a noi dal Cielo un raggio della Tua Luce.
Vieni, Padre dei poveri,
vieni Datore dei doni,
vieni Luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
Ospite dolce dell'anima,
dolcissimo Sollievo.
Nella fatica riposo,
nella calura riparo,
nel pianto conforto.
O Luce beatissima,
invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la Tua Forza,
nulla è nell'uomo, nulla senza colpa
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.
Dona ai tuoi fedeli, che solo in Te confidano, i Tuoi santi Doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna”.
venerdì 23 ottobre 2009 - ore 21.00
THE MILLIONAIRE
GB/USA 2008 - regia di Danny Boyle
con: Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irfan Khan, Azharuddin Mohammed Ismail, Ayush Mahesh Khedekar
Jamal Malik è orfano, ha passato l’infanzia e l’adolescenza vivendo di espedienti, insieme al fratello, sopravvivendo come poteva nella miseria e nella violenza delle baraccopoli.
Oggi ha 18 anni, un modesto impiego come ‘ragazzo del tè’ in un call center di Mumbai e una possibilità per realizzare un sogno: è il concorrente di “Chi vuol essere Milionario”.
Contro ogni previsione, Jamal riesce a rispondere correttamente a tutte le domande. Gli manca solo l’ultima per vincere l’intero montepremi di 20 milioni di rupie.
Accusato di aver imbrogliato, viene arrestato e malmenato dalla polizia.
All’agente che lo interroga, Jamal racconta - in una serie di flash-back - la propria incredibile storia, i drammi e le disavventure, l’amore per Latika, conosciuta da bambino e poi persa…
Ora Jamal dovrà riuscire a convincere la polizia della propria innocenza, rispondere all’ultima domanda e ritrovare la ragazza dei suoi sogni.
Ma come è arrivato fino a questo punto uno straccione come lui, che non ha mai avuto la possibilità di studiare? Ha barato? Ha avuto solo fortuna? E’ un genio? O forse…era scritto.
Vincitore di 8 Premi Oscar 2009, tra cui miglior Film e miglior Regia.
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La condanna a morte di Gesù
I capi, responsabili delle comunità che gravitano attorno alle sinagoghe, vedono con sospetto l’attività terapeutica di Gesù e il suo comportamento poco rispettoso del sabato e delle norme di purità rituale. Essi sono preoccupati del favore della gente. Gli abitanti dei villaggi della Galilea orientale, impressionati dai gesti di guarigione compiuti da Gesù, lo ascoltano volentieri anche quando mette sotto accusa il formalismo religioso degli osservanti. Tra i magistrati, che hanno i loro rappresentanti nel consiglio supremo di Gerusalemme - il Sinedrio - matura la convinzione che l’attività di Gesù sia pericolosa perché tocca l’identità religiosa del popolo di Israele e mette a rischio il difficile equilibrio con il sistema di potere controllato da Roma.
Da qui la decisione di approfittare di un viaggio di Gesù a Gerusalemme in occasione della festa di Pasqua per farlo arrestare e consegnarlo al rappresentante dell’Impero, affinché gli sia comminata una condanna esemplare che scoraggi i suoi sostenitori e i simpatizzanti. Gesù si rende conto del complotto che lo minaccia e che trova qualche connivenza anche tra i suoi discepoli. In occasione del pellegrinaggio di Pasqua a Gerusalemme, nel contesto della cena con il gruppo dei discepoli, egli dà un nuovo significato alle parole e ai gesti della mensa. Il gesto di spezzare e condividere il pane durante il pasto è il dono supremo della sua persona che va incontro alla morte. Allo stesso modo la coppa di vino, che si beve dopo il pasto, è il suo sangue versato per fondare la comunità dell’alleanza definitiva con Dio attesa dai profeti.
Alla fine Gesù, davanti ai suoi discepoli, prende l’impegno di non bere più il vino, segno di gioia e libertà, fino a quando non potrà bere il vino nuovo nel regno di Dio. Con queste parole di speranza, che chiudono la sua ultima cena nel clima della Pasqua ebraica di liberazione, Gesù si ricollega all’annuncio fatto nei villaggi della Galilea. Con la sua morte egli vuole dare la garanzia della fedeltà di Dio che realizza la sua sovranità a favore di tutti gli esseri umani. La novità e l’originalità dei gesti e delle parole di Gesù alla fine convergono nel dono che egli fa della sua vita per essere fedele a Dio come “il Figlio”, restando solidale con tutti i suoi fratelli.
Ancora oggi il suo messaggio e il suo comportamento correggono le nostre immagini distorte di Dio, sovvertono le nostre manie superstiziose, riempiono i nostri legami di accoglienza e di amore.
nel riposo di Dio… davanti all’uomo Gesù Cristo, Figlio di Dio e
fratello mio:
per le famiglie… per il quartiere… per la chiesa e per l’umanità …
lunedì 26 ore 8.00 – 13.00 casalinghe, pensionati, turnisti, familiari di ammalati…
mercoledì 28 ore 18.00 – 22.30 adulti dopo il lavoro… ore 20.30 mini–ritiro per adulti…
giovedì 29 ore 15.30 - 19.00 bambini, ragazzi, adolescenti,
giovani
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(1902 – 1956)
Precursore della riabilitazione
Centrale, nel pensiero di don Carlo e nell’organizzazione dei collegi della Fondazione, è il concetto di “restaurazione della persona umana”. Il progetto di rieducazione integrale dell’individuo, in un percorso che pone l’uomo al centro del processo terapeutico, costituisce la novità esclusiva e la straordinaria modernità dell’Opera di don Gnocchi, tanto più se si considera che si colloca in anni in cui le discipline riabilitative stavano muovendo i primi passi.
“Terapia dell’anima e del corpo, del lavoro e del gioco, dell’individuo e dell’ambiente: psicoterapia, fisioterapia, il tutto armonicamente convergente alla rieducazione della personalità vulnerata; medici, fisioterapisti, maestri, capi d’arte ed educatori, concordemente uniti nella prodigiosa impresa di ricostruire quello che l’uomo o la natura hanno distrutto, o almeno, quando questo è impossibile, di compensare con la maggior validità nei campi inesauribili dello spirito, quello che è irreparabilmente perduto nei piani limitati e inferiori della materia”.
Imprenditore della carità
Nel ’55 don Carlo lancia la sua ultima, grande sfida: il progetto di un Centro pilota che costituisce la sintesi della sua metodologia riabilitativa. L’11 settembre, a Milano, alla presenza del Capo dello Stato Giovanni Gronchi, viene posata la prima pietra della nuova struttura che don Gnocchi, minato da una grave malattia, non riuscirà a vedere completata.
“Vorremmo fare una casa tipica per questi ragazzi; cioè una casa pensata al servizio di bambini non sufficienti, non autosufficienti; quindi, dove tutto, dalla sedia, al banco, al letto, al servizio, al servizio, al campo da gioco, ai pavimenti, alle pareti, alle porte che devono essere larghe per il passaggio di carrozzine, sia pensato in funzione di una comunità non deambulante con propri mezzi, non autosufficiente”.
Profeta del dono d’organi
Minato da un male incurabile, don Carlo muore prematuramente a Milano, il 28 febbraio 1956. L’ultimo suo gesto profetico è la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti, quando ancora in Italia il trapianto non era regolato dalla legge.
"Mi affido alla bontà del Signore,
che non lascia mai incomplete le sue opere. Altri potrà servirli meglio che
io non abbia saputo e potuto fare; nessun altro, forse, amarli più che io
non abbia fatto”.
Il “papà dei mutilatini”: «Ha sempre e solo fatto il prete: è la sua grandezza»
«Don Carlo Gnocchi era un prete entusiasta, questo secondo me è il suo vero segreto. Don Carlo era una persona realizzata, era convinto che non avrebbe potuto vivere una vita più bella della sua. Non soffriva il servizio cui era chiamato come sacerdote, anzi comunicava agli altri la gioia di essere ciò che era». È questo il profilo sacerdotale di don Gnocchi secondo monsignor Ennio Apeciti, responsabile del Servizio diocesano per le cause dei Santi e postulatore diocesano per la causa di beatificazione del “papà dei mutilatini”.
Nato nel 1902 e tornato al Padre nel 1956, don Gnocchi è figura esemplare ancora oggi per tutti i fedeli e per i sacerdoti, in particolare nell’ottica dell’Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI per il 2009-2010. Spesso ci si lamenta della difficoltà di essere cristiani e preti nella società odierna, spiega monsignor Apeciti. «Su questo argomento - aggiunge - don Gnocchi ci dà una grande lezione, dettata dall’ottimismo che ha sempre caratterizzato le sue azioni». Il messaggio, in particolare, può raggiungere i preti giovani: «Don Carlo parlava del suo secolo, il Novecento, definendolo “così grande e così avvilito, così ricco e così disperato, così dinamico e così dolorante”. E subito aggiungeva che, se fosse rinato, l’avrebbe scelto “senza un istante di esitazione”, nutrendo per esso “un amore geloso”».
L’ottimismo, la gioia di vivere, il servizio inteso come realizzazione personale: tratti forti della figura di don Gnocchi. «Non erano solo atteggiamenti caratteriali - spiega monsignor Apeciti - , non possiamo semplicemente dire “è stato fortunato a nascere così”: il suo spirito è maturato nel tempo e nelle sofferenze, a seguito di esperienze forti e anche tragiche, come la guerra». Se don Gnocchi fosse qui oggi, aggiunge, «a chi si lamenta risponderebbe: “A cosa serve essere pessimisti?”. Lui stesso scriveva: coloro i quali - per dirla col Dickens - “come gli uccelli notturni, hanno occhi migliori per le tenebre che per la luce” sono negati per definizione alla guida di anime giovanili».
La base di questo percorso di maturazione, secondo monsignor Apeciti, «è stata la preghiera. I testimoni del processo di beatificazione raccontano che don Gnocchi non ha mai trascorso un giorno senza celebrare la Messa. Se sapeva che avrebbe dovuto affrontare un lungo viaggio, don Carlo la celebrava al mattino presto, prima di mettersi in moto». Anche nei periodi più difficili, sul fronte russo, «il cappellano degli alpini non ha mai smesso di essere un sacerdote, nonostante le difficoltà e la disperazione della condizione in cui si trovava». Testimoni raccontano che i soldati non hanno abbandonato l’altare da campo di don Gnocchi, lo portavano sempre con loro nonostante il peso, affinché il sacerdote potesse celebrare la Messa. «È bellissima l’immagine che ci tramandano le biografie - ricorda monsignor Apeciti -. Gli alpini nello sconforto chiedevano a don Carlo: “Hai il Signore?”. Lui, aprendo il cappotto, mostrava la piccola teca contenente il Corpo di Cristo, rinfrancando i soldati. Don Gnocchi ha sempre e solo fatto il prete, questa è la sua grandezza: nelle lettere al cardinale Schuster si definiva “affascinato dall’Eucaristia”, e “un inquieto cercatore di Dio”». Il rapporto con il suo Arcivescovo è stato particolare. «Don Carlo - spiega il sacerdote - non ha mai disobbedito al cardinale Schuster, ma gli si è sempre rivolto con franchezza, senza nascondere i propri sentimenti anche quando contrastavano le indicazioni dell’Arcivescovo. E Schuster ha cercato di capirlo, aprendosi a lui».
Da due anni tutto era pronto perché don Gnocchi potesse essere dichiarato Beato. «Mi chiedevo - confessa il sacerdote - perché la procedura andasse così per le lunghe, pareva trovarsi in una situazione di stallo. Sembra quasi - conclude sorridendo - che la causa di beatificazione abbia atteso, secondo uno strano disegno, perché è questo il momento giusto per proclamare beato don Carlo Gnocchi. Così oggi, nell’Anno Sacerdotale, abbiamo un modello di prete da presentare a tutti i sacerdoti».
Filippo Magni
Tra i prossimi appuntamenti del nuovo anno associativo, gli incontri con l'ex presidente nazionale Luigi Alici (17 ottobre) e padre Bartolomeo Sorge (31 ottobre)
Il nuovo anno associativo per gli Adulti dell’Azione Cattolica ambrosiana ha due parole-chiave, come ci racconta Paola Cova: «Quest’anno le parole importanti nel nostro settore sono Relazioni e Persone. L’invito a cui vogliamo aderire è infatti quello di mettere al centro “le persone”, costruendo con esse relazioni e rapporti vivi, ricchi, empatici, di qualità. Una qualità che nasce dallo scoprire che Gesù è il centro di tutte le nostre relazioni e del nostro essere in cammino con gli altri. È Lui il “filo rosso” che ci lega e ci rende fratelli nell’umanità e nella fede».
L’itinerario formativo di qualche anno fa invitava a essere uomini e donne «stra-ordinari» offrendo alle persone vicine un supplemento d’amore capace di dimostrare che è sempre possibile andare oltre; perdersi, senza riserve, perché è così che si guadagna la «vita vera».
«Quest’anno - dice Paola Cova - vogliamo scoprire come la capacità di rendere “stra-ordinario” ogni incontro, è in grado di dare un senso profondo alle relazioni che viviamo ogni giorno, senza mai darle per scontate. Ci siamo chiesti come può avvenire tutto questo. Crediamo sia importante vincere le paure, abbattere gli steccati, superare le chiusure, per costruire percorsi nuovi di accoglienza reciproca e di fraternità. In tutto questo Gesù resta il nostro compagno di viaggio».
A seguito di tali premesse, il programma dell’anno si sviluppa secondo tre direttrici: la relazione con Dio, le relazioni associative e le relazioni di corresponsabilità con tutti i soci.
Infine, scorriamo le proposte forti, autunnali, degli adulti di Azione Cattolica. Il 17 ottobre, alle 15.00, presso l’auditorium del santuario di Rho, ci sarà un incontro con Luigi Alici, già presidente nazionale, che approfondirà il tema “Il ruolo degli adulti di Azione Cattolica nei confronti della sfida educativa: in che modo ci è di aiuto il progetto formativo dell’Azione Cattolica. Il 31 ottobre, presso il teatro di Cesano Maderno, ci sarà modo di dibattere con padre Bartolomeo Sorge circa “Il laico oggi di fronte al mondo: le modalità per entrare in relazione con la cultura e le dinamiche sociali del nostro tempo”. La tematica, che sta occupando da tempo il dibattito intra ed extra ecclesiale, si presta a un confronto soprattutto con chi sta sulla soglia della comunità ecclesiale.
- CORSO DI FORMAZIONE per le Caritas parrocchiali organizzato dalla CARITAS DECANALE “La fraternità per un nuovo sviluppo”. sabato 17 ottobre, ore 9.30-11.30 don Mario Maggioni, Oratorio Sacro Cuore del Bambin Gesù – via Aristotele 2
- Il ricavato della bancarella d’autunno della scorsa settimana ammonta a €. 1950,00. E’ un buon risultato, ringraziamo di cuore quanti hanno generosamente contribuito, sia acquistando capi d’abbigliamento sia offrendo viveri per la confezione dei pacchi da distribuire ai bisognosi. Sono in forte aumento le richieste di sostegno viveri e ogni mese, nonostante il grande aiuto offerto dal Banco Alimentare, per completare le borse si spendono oltre €. 800,00. Confidiamo, come sempre, nella tangibile solidarietà dei parrocchiani. Grazie di cuore.
La Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine.
Questo piano scaturisce dall'amore nella sua fonte, cioè dalla carità di Dio Padre. Questi essendo il principio senza principio da cui il Figlio è generato e lo Spirito Santo attraverso il Figlio procede, per la sua immensa e misericordiosa benevolenza liberatrice ci crea ed inoltre per grazia ci chiama a partecipa re alla sua vita e alla sua gloria… per la sua gloria e la nostra felicità.
Piacque a Dio chiamare gli uomini a questa partecipazione della sua stessa vita non tanto in modo individuale e quasi senza alcun legame gli uni con gli altri, ma di riunirli in un popolo, nel quale i suoi figli dispersi si raccogliessero nell'unità.
Questo piano universale di Dio per la salvezza del genere umano non si attua soltanto in una maniera per così dire segreta nell'animo degli uomini, o mediante quelle iniziative anche religiose, con cui essi variamente cercano Dio, nello sforzo di raggiungerlo magari a tastoni e di trovarlo, quantunque egli non sia lontano da ciascuno di noi… Ma Dio, al fine di stabilire la pace, cioè la comunione con sé, e di realizzare tra gli uomini stessi - che sono peccatori - una unione fraterna, decise di entrare in maniera nuova e definitiva nella storia umana, inviando il suo Figlio a noi con un corpo simile al nostro, per sottrarre a suo mezzo gli uomini dal potere delle tenebre e del demonio ed in lui riconciliare a sé il mondo…
Ed in effetti Cristo Gesù fu inviato nel mondo quale autentico mediatore tra Dio e gli uomini. Poiché è Dio, in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità; nella natura umana, invece, egli è il nuovo Adamo, è riempito di grazia e di verità ed è costituito capo dell'umanità nuova. Pertanto il Figlio di Dio ha percorso la via di una reale incarnazione per rendere gli uomini partecipi della natura divina; per noi egli si è fatto povero, pur essendo ricco, per arricchire noi con la sua povertà...
Ora tutto quanto il Signore ha una volta predicato o in lui si è compiuto per la salvezza del genere umano, deve essere annunziato e diffuso fino all'estremità della terra… In tal modo quanto una volta è stato operato per la salvezza di tutti, si realizza compiutamente in tutti nel corso dei secoli.
Per il raggiungimento di questo scopo, Cristo inviò da parte del Padre lo Spirito Santo, perché compisse dal di dentro la sua opera di salvezza e stimolasse la Chiesa a estendersi. Indubbiamente lo Spirito Santo operava nel mondo prima ancora che Cristo fosse glorificato.
Ma fu nel giorno della Pentecoste che esso si effuse sui discepoli, per rimanere con loro in eterno; la Chiesa apparve ufficialmente di fronte alla moltitudine ed ebbe inizio attraverso la predicazione la diffusione del Vangelo in mezzo ai pagani; infine fu prefigurata l'unione dei popoli nell'universalità della fede attraverso la Chiesa della Nuova Alleanza, che in tutte le lingue si esprime e tutte le lingue nell'amore intende e abbraccia, vincendo così la dispersione babelica…
E’ lo Spirito Santo che in tutti i tempi « unifica la Chiesa tutta intera nella comunione e nel ministero e la fornisce dei diversi doni gerarchici e carismatici» vivificando - come loro anima - le istituzioni ecclesiastiche ed infondendo nel cuore dei fedeli quello spirito missionario da cui era stato spinto Gesù stesso. Talvolta anzi previene visibilmente l'azione apostolica (26), come incessantemente, sebbene in varia maniera, l'accompagna e la dirige.
Il Signore Gesù, fin dall'iniziO… come egli a sua volta era stato inviato dal Padre, comandò ai suoi discepoli: «Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho comandato»… Da qui deriva alla Chiesa l'impegno di diffondere la fede e la salvezza del Cristo…