vai al calendario: ottobre 2009
Gruppo missionario/ Originale iniziativa! Ricordi la vecchia lira?
25 ottobre/ Messa di Confermazione
Il futuro è nella solidarietà, antidoto a ogni crisi
La Giornata Missionaria in Diocesi
Nel mese di ottobre la Chiesa invita i discepoli di Cristo ad una particolare attenzione all’annuncio del vangelo ad ogni uomo e donna: rileggiamo alcuni parole di Giovanni Paolo II dalla lettera “Redemptoris missio”…
Popoli tutti, aprite le porte a Cristo!
Il suo vangelo nulla toglie alla libertà dell'uomo, al dovuto rispetto delle culture, a quanto c'è di buono in ogni religione.
Accogliendo Cristo, voi vi aprite alla parola definitiva di Dio, a colui nel quale Dio si è fatto pienamente conoscere e ci ha indicato la via per arrivare a lui.
Il numero di coloro che ignorano Cristo e non fanno parte della chiesa è in continuo aumento, anzi dalla fine del concilio è quasi raddoppiato.
Per questa umanità immensa, amata dal Padre che per essa ha inviato il suo Figlio, è evidente l'urgenza della missione.
D'altra parte, in questo campo il nostro tempo offre nuove occasioni alla chiesa: il crollo di ideologie e di sistemi politici oppressivi; l'apertura delle frontiere e il formarsi di un mondo più unito grazie all'incremento delle comunicazioni, l'affermassi tra i popoli di quei valori evangelici, che Gesù ha incarnato nella sua vita (pace, giustizia, fraternità, dedizione ai più piccoli); un tipo di sviluppo economico e tecnico senz'anima, che pur sollecita a ricercare la verità su Dio, sull'uomo, sul significato della vita.
Dio apre alla chiesa gli orizzonti di un'umanità più preparata alla semina evangelica.
Sento venuto il momento di impegnare tutte le forze ecclesiali per la nuova evangelizzazione e per la missione ad gentes.
Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo: annunziare Cristo a tutti i popoli.
GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE - MILANO 25 OTTOBRE
Sì, che la ricordo!…
Ma rarità anche allora …
La “LIRETTA”, pur in vigore, già non la trovavi!
Se ne avessi dimenticate alcune nel fondo di qualche cassetto, potresti “convertirle” in EURO…
BRILLANTE IDEA Il gruppo missionario parrocchiale “Missio ad gentes” il 25 ottobre 2009 in occasione della Giornata Missionaria Mondiale raccoglie le monete ripescate, che potrai introdurre in un apposito contenitore insieme ad eventuale cartamoneta di maggiore valore ritrovata in qualche angolo recondito della casa.
Cerca, è ancora tempo per convertirle in Euro, non aspettare che scadano … il termine ultimo è febbraio 2012.
Il tuo gesto servirà ad aiutare i missionari che nel mondo si prodigano per alleviare le sofferenze di tanti fratelli bisognosi.
AFFRETTATI, collaborerai alla diffusione del VANGELO!
Nell’attesa ti ringraziamo.
Martedì 14 ottobre la messa delle ore 8.00 è sospesa. Rimane la celebrazione delle 18.00
La novità di Gesù
La raccolta di scritti che formano il Nuovo Testamento porta all’inizio i quattro Vangeli, in cui si narra la vicenda di Gesù, che giunge al suo culmine negli eventi della condanna a morte e nella risurrezione. L’attività e l’insegnamento di Gesù sarebbero stati confinati nel ricordo di una piccola cerchia di parenti e amici, se un evento non avesse spezzato la trama normale di una biografia umana, fatta di vita, morte e sepoltura. E’ proprio secondo questa trama che si racconta, ad esempio, la storia di Giovanni soprannominato il Battista, messo a morte da Erode Antipa, uno dei figli di Erode il Grande (37-4 a.C.). La novità di Gesù, prima di essere un messaggio o una serie di azioni che suscitano curiosità e stupore, è il superamento della morte. Questo evento negli scritti cristiani è chiamato con vari termini: risurrezione, glorificazione, esaltazione.
Ovviamente non si spiegherebbe la condanna di Gesù da parte della suprema autorità religiosa e politica - il sommo sacerdote Caifa e il governatore romano Ponzio Pilato - senza la sua attività e il suo insegnamento dirompenti. Essi suscitano prima il sospetto, poi le accuse a suo carico, fino alla pena capitale. È pertanto legittimo chiedersi in che cosa consista la novità dell’azione di Gesù, l’originalità del suo insegnamento, fino al punto da provocarne la condanna alla morte di croce.
Gesù inizia la sua attività pubblica in Galilea, dopo aver lasciato il villaggio di Nazaret, dove ha trascorso gran parte della sua vita. Dai suoi compaesani è conosciuto come l’artigiano e il “figlio di Maria”. Quando, dopo la prima attività pubblica, rientra nel suo paese, la gente resta meravigliata della saggezza delle sue parole e dei gesti straordinari che si raccontano di lui. Essi infatti, conoscendone la famiglia e la formazione, non riescono a spiegarsi il suo successo come maestro e guaritore itinerante.
Gesù non ha frequentato corsi regolari presso qualche maestro di Sefforis o di Tiberiade, le due cittadine più importanti della Galilea. Quando parla in pubblico negli incontri della sinagoga non fa riferimento a nessun maestro autorevole o conosciuto, come gli altri predicatori. D’altra parte, neppure commenta i testi della Bibbia, come avveniva nelle scuole giudaiche. Gesù va a incontrare Giovanni il Battista, che molti consideravano un profeta riformatore, in quanto proponeva come segno di cambiamento in attesa del Messia l’immersione nel fiume Giordano. Nei villaggi della Galilea che percorre in lungo e in largo, proclama che il “regno di Dio” è arrivato e invita tutti ad accoglierlo cambiando modo di pensare e di vivere.
A conferma di questo annuncio, che segna una svolta nella storia dell’attesa biblica, Gesù accoglie la gente semplice dei villaggi, guarisce le persone malate e accetta di mangiare anche con quanti sono inadempienti o trasgressori delle norme tradizionali. Sullo sfondo del suo annuncio del regno di Dio, che irrompe nella storia umana con i suoi gesti e le sue prese di posizione, Gesù rilegge la tradizione biblica dell’alleanza concentrando il contenuto delle “dieci parole” - il “Decalogo” - nell’amore che abbraccia Dio e il prossimo. Dio, creatore del mondo e Signore della storia, per Gesù ha il volto di un Padre che si prende cura dei piccoli e benefica tutti i suoi figli, buoni e cattivi. Gesù dilata la categoria del prossimo fino ad abbracciare il nemico personale e sociale.
Per giustificare le sue scelte e il suo stile di vita, Gesù fa riferimento all’agire libero e gratuito del Padre. Egli parla di Dio e del suo modo di agire per mezzo delle “parabole”, brevi racconti che utilizzano in modo originale le immagini bibliche e le metafore popolari della semina e della mietitura, del vino e dei banchetti, del pastore e del gregge. La gente dei villaggi della Galilea accoglie con lieta sorpresa il modo di fare e l’insegnamento di Gesù.
(1902 – 1956)
Eroe della solidarietà
E’ nei giorni drammatici della ritirata di Russia, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, che matura in don Carlo il sogno di realizzare una grande opera di carità, che troverà poi il compimento, a guerra finita, nell’impegno per l’infanzia sofferente.
Padre dei mutilatini
Rientrato in Italia, don Carlo inizia il suo pietoso pellegrinaggio attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti, per dare loro conforto materiale e morale: accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati, avviando così l’Opera che lo porterà a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di “apostolo dell’infanzia mutilata”.
Angelo dei bimbi
Nel ’49 l’Opera di don Gnocchi ottiene il primo, importante riconoscimento: nasce la Federazione Pro Infanzia Mutilata. Uno dopo l’altro, aprono nuovi collegi: Parma, Pessano con Bornago, Torino, Inverigo (dove vengono accolti anche alcuni mulattini), Roma, Salerno, Firenze… L’11 febbraio 1952 nasce ufficialmente la Fondazione Pro Juventute.
“Caro e buon Mario, a te lo posso dire come ad un grande amico (e sei la prima persona a cui lo confesso così esplicitamente): sogno, dopo la guerra, di potermi dedicare per sempre ad un’opera di Carità, quale che sia, o meglio quale Dio me la vorrà indicare. Desidero e prego dal Signore una sola cosa: servire per tutta la vita i suoi poveri. Ecco la mia “carriera”. Purtroppo non so se di questa grande grazia sono degno; perché si tratta di un privilegio.”
“Mi sono dato e mi do tuttora alla carità verso i reduci di guerra, i mutilati, gli orfani ed ora i bambini mutilati della guerra sempre per un superiore ed obbligante vincolo contratto con quelli che hanno fatto la guerra e ne portano duramente le conseguenze. Perché, eminenza, era molto facile e qualche volta brillante dire ai soldati: “Fate il vostro dovere, in nome di Dio e la divina Provvidenza non vi abbandonerà”. Ma ora quelle promesse mi impegnano, come una cambiale firmata dinanzi a Dio. Ed io cerco di pagarla come posso: con i miei invalidi, con gli orfani dei miei soldati e con i mutilatini di guerra”.
“Nella misteriosa economia del cristianesimo, il dolore degli
innocenti è dunque permesso perché siano manifeste le opere di Dio e quelle
degli uomini: l’amoroso e inesausto travaglio della scienza; le opere
multiformi dell’umana solidarietà; i prodigi della carità soprannaturale”.![]()
Domenica 25 ottobre nella nostra comunità potremo rivivere il dono della Pentecoste che si renderà presente e verrà effuso nella Messa di Confermazione sui nostri preadolescenti.
Che cosa avvenne il giorno di Pentecoste ? Ce lo narra questo piccolo brano degli Atti degli Apostoli, con la semplicità delle grandi opere di Dio:
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, stavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro e FURONO PIENI DI SPIRITO SANTO; e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro di potere esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei, osservanti di ogni nazione, che è sotto il cielo. Venuto quel fragore la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: 'Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E come è che li sentiamo ciascuno parlare con la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia„ stranieri di Roma, Ebrei e proseliti, Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio" (At 2, 1-11).
Si rimane quasi increduli nel leggere questo brano, che narra ciò che lo Spirito ha operato, su quanti erano in preghiera nel Cenacolo. In un attimo cambia letteralmente la nostra storia e, da poveri uomini, ci rende capaci di grandi cose, fino al martirio.
Tutto questo cambiamento, operato dallo Spirito Santo in noi, lo vediamo moltissime volte in fratelli, sorelle, che non nascondono la debolezza della propria natura, ma poi, quando lasciano operare lo Spirito in loro, vediamo le grandi opere che riescono a compiere.
Sono tanti i fatti che hanno 'la loro origine nell'ispirazione e forza dello Spirito Santo e, noi stessi, nella nostra stessa vita, se siamo. attenti e abbiamo occhi soprannaturali, li possiamo osservare e provarne stupore, lo stesso della gente di Gerusalemme, nel giorno della Pentecoste.
Forse non diamo o non abbiamo dato abbastanza peso, nella vita, alla trasformazione dell'umanità nella Pentecoste, che iniziò e ha guidato nei secoli la vita della Chiesa, a cui noi abbiamo il dono e il privilegio di appartenere.
Se allunghiamo lo sguardo da quella Pentecoste, inizio della Chiesa, ai 20 secoli del suo cammino, sono tante, ma tante, le opere pentecostali che mostrano come la venuta dello Spirito 'è il giorno di chi veramente, come gli apostoli, può compiere opere da suscitare lo stupore di chi vede'. È lo Spirito Santo che continua a manifestare la Sua gioia di darci una mano là dove la nostra povertà non riesce.
Il primo incontro, in cui riceviamo direttamente lo Spirito, è quando il sacerdote, dopo averci battezzati, unge la fronte con il sacro Crisma. Nel Sacramento della Cresima o Confermazione. Il Vescovo invoca lo Spirito Santo su di noi e inizia il nostro cammino di cristiani consapevoli, che dovrebbero testimoniare la Presenza dello Spirito in loro, con i suoi sette doni.
Lo Spirito Santo dà ad ogni cristiano, a ciascuno di noi, quelle capacità Sue o 'carismi', che ci rendono idonei a esprimersi là dove Dio ci manda.
Così S. Paolo scrive ai Corinti: “Fratelli, nessuno può dire 'Gesù è il Signore' se non sotto l'azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore. Vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione dello Spirito per l'utilità comune.
Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un solo corpo, così anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi, e tutti ci siamo abbeverati in un solo Spirito” (I Cor 12, 3-13).
Si rimane davvero stupiti di fronte a questa incredibile varietà di carismi, donati dallo Spirito, che sono Sua manifestazione là dove è ed opera nei credenti. Ne siamo convinti? Siamo in sintonia con lo Spirito 'che abita in noi'?
Le parole dell'Arcivescovo a Danzica, nella celebrazione della messa che ha aperto le Prime giornate sociali cattoliche per l'Europa: «Nel cammino verso l’unità occorre una robusta opera educativa ai valori morali e spirituali, anzi ai valori propriamente religiosi»
La solidarietà «che impegna tutti a un protagonismo attivo e responsabile verso gli altri» è «la miglior cura alla crisi economico-finanziaria che l’Europa e il mondo stanno subendo, è l’antidoto a ogni futura crisi». Lo ha detto ieri sera il cardinale Dionigi Tettamanzi, nell’omelia della messa che ha aperto le Giornate sociali cattoliche per l'Europa su “Solidarietà, la sfida per l'Europa”, promosse fino all’11 ottobre a Danzica dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea.
La «solidarietà di fatto»
«Un compito grandioso sta oggi davanti a noi, ai 27 Paesi dell'Unione Europea e ai loro 500 milioni di cittadini: riprendere e proseguire il cammino verso un’Europa solidale, all’interno e a favore di un mondo solidale; un’Europa capace di sognare, progettare e costruire una solidarietà sempre più ampia» ha affermato l’Arcivescovo. «Nel cammino europeo verso l’unità e la solidarietà - ha avvertito - è richiesto l’impiego generoso di tutte le forze umane, sociali, economiche, politiche, culturali. Ma non basta: occorre una robusta opera educativa ai valori morali e spirituali, anzi ai valori propriamente religiosi». In questo percorso, «siamo tutti convinti che al profetismo delle parole deve corrispondere il profetismo dei fatti».
Di qui il valore della «solidarietà di fatto» auspicata nel 1950 da Robert Schuman. Richiamando la sua Dichiarazione del 9 maggio 1950 («l'Europa non potrà farsi in una sola volta né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto»), considerata una pietra miliare del processo di unificazione europea, il cardinale Tettamanzi ha definito «davvero significativa e stimolante l’espressione “solidarietà di fatto”, perché rimanda a una solidarietà che non può esaurirsi nelle intenzioni e nei sentimenti, ma deve esprimersi nella concretezza del vissuto quotidiano». «Non basta qualche gesto magari generoso, ma isolato - è il monito dell’Arcivescovo -; occorre piuttosto uno stile complessivo di vita plasmato dalla logica dell'apertura e dell'accoglienza».
Una forza «propriamente politica»
«La vera solidarietà - ha proseguito il cardinale Tettamanzi - non è un ideale astratto», ma «un appello personale e ineludibile ad “alzarsi” in prima persona, a farsi carico del bisogno altrui, a dare del proprio in termini materiali e ancor più di operosità e partecipazione umane». Secondo l’Arcivescovo, «nel perseguire e diffondersi della prassi della solidarietà si sprigiona una forza tipicamente sociale, anzi propriamente politica, che impegna tutti a un protagonismo attivo e responsabile verso gli altri per uno sviluppo umano integrale».
«Solidarietà ed etica sono imprescindibili l'una dall’altra. La
solidarietà deve sapersi muovere nella complessità dei cambiamenti e dalle
difficoltà d’oggi. E l’etica è lo strumento per questo discernimento». Per
il Cardinale, dunque, «solidarietà e etica insieme» ci condurranno
«all’uscita dalla crisi» perché «non c’è futuro senza solidarietà». Questa è
la sfida «che attende l’Europa dell’immediato futuro, alla quale vogliamo
guardare nel segno della speranza cristiana».![]()
Secondo le indicazioni del Nuovo Lezionario Ambrosiano, sarà celebrata domenica 25 ottobre. Le Veglie nelle sette Zone saranno invece sabato 17 ottobre, per non sovrapporsi a quella in preparazione alla beatificazione di don Gnocchi
Da alcuni anni la Sacra Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli propone di dedicare le domeniche del mese di ottobre all’idea missionaria e, secondo il calendario della Chiesa universale, la Giornata missionaria in senso stretto si celebra la penultima domenica. Nella Diocesi di Milano questa scelta spesso comporta la sovrapposizione della Giornata missionaria mondiale con la festa della Dedicazione della Chiesa cattedrale, che si celebra ogni anno la III domenica di ottobre in tutte le parrocchie, sia di Rito ambrosiano, sia di Rito romano.
Il nuovo Lezionario Ambrosiano ha ribadito l’importanza della festa della Dedicazione della Chiesa madre, connotando in rapporto alla stessa l’ultimo tratto dell’anno liturgico (Settimane dopo la Dedicazione). Per tale motivo questa celebrazione ha mutato la propria titolazione in “Dedicazione del Duomo di Milano Chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani”, è stata elevata al grado di Solennità del Signore ed è celebrata anche nelle parrocchie che, al di fuori della Diocesi di Milano, per tradizione seguono il Rito ambrosiano.
Ne è scaturito un particolare itinerario domenicale di ascolto della Parola di Dio. Alla domenica della Dedicazione seguono la domenica del mandato missionario (I dopo la Dedicazione), la domenica della partecipazione universale delle genti alla salvezza (II dopo la Dedicazione) e la domenica di Cristo Re. Il senso dell’itinerario è immediato: dalla celebrazione della Chiesa locale, nel simbolo della Chiesa madre, scaturisce l’urgenza della missione ad gentes per rendere disponibile a tutti la salvezza operata da Cristo e condurre l’intera umanità a riconoscere l’universale regalità di Cristo. In tal modo la data liturgica appropriata per la Giornata missionaria mondiale viene a essere la I domenica dopo la Dedicazione, che ricorre sempre la IV domenica di ottobre.
Di conseguenza, la Congregazione del Rito Ambrosiano ha indicato che, in Diocesi di Milano, sia per le comunità di Rito ambrosiano, sia - per omogeneità pastorale - per le comunità diocesane e le chiese aperte al pubblico che legittimamente celebrano in Rito romano, la Giornata missionaria mondiale venga celebrata sempre la IV domenica di ottobre (quest’anno il 25 ottobre), a decorrere dal presente anno liturgico, come ricordato nel Calendario diocesano (pag. 17), nonostante l’indicazione della Guida pastorale per le celebrazioni liturgiche.
Solo per quest’anno, la Veglia nelle diverse zone pastorali verrà invece celebrata sabato 17 ottobre, per evitare la sovrapposizione con la Veglia in preparazione alla Beatificazione del sacerdote ambrosiano don Carlo Gnocchi, prevista nella serata di sabato 24 ottobre presso la chiesa di Santo Stefano a Milano.