vai al calendario: ottobre 2009
Festa della Parrocchia domenica 27 settembre
Lettera ai cercatori di Dio - II
L'oratorio "casa" delle vocazioni e "strada" verso la santità
Don Carlo Gnocchi - Lettera del Cardinale alla Diocesi
Proposta anno oratoriano 2009/10
Venite in disparte e riposatevi un poco...
ore 10.00 S. Messa
ore 11.00 C'è di + ! Allora... caccia al Tesoro!
ore 12.30 Pranzo di condivisione con ciò che ognuno può portare. Un primo piatto è offerto dalla Parrocchia.
ore 14.00 GIOCHI IN FAMIGLIA
in contemporanea... TORNEO DI CALCIO A SETTE
(maschile e femminile, iscrizioni in oratorio entro venerdì 25)
e poi la festa continua…! domenica 4 ottobre
ore 10.00 S. Messa
e a seguire biciclettata sul Naviglio Martesana! (pranzo al sacco)![]()
Oggi ci siamo incontrati per iniziare un nuovo anno come Consiglio Pastorale.
Un incontro bello. Sono veramente tante le cose che meriterebbero una riflessione più ampia.
In questo nuovo anno pastorale il nostro Cardinale ci chiede di "riposare in Dio".
Ci chiede di andare controcorrente, in una società dove vince la politica del fare ci chiede di rallentare, di pensare a un rinnovamento interiore.
Riscoprire la gioia del "sacerdozio comune" aprendoci alla chiamata di Dio e non solo a quella dei nostri desideri.
Riscoprire insieme il nostro sacerdozio battesimale, consapevoli che Dio ha in mano un suo percorso per noi, magari diverso da quello che noi avevamo pensato.
Ma ancora una volta ci chiede di camminare insieme....rallentando...guardando indietro per portare in questo viaggio la nostra esperienza passata con uno sguardo al futuro e alla gloria di Dio che è l' uomo vivente .."
Buon anno pastorale!!
Rita
II - La speranza che è in noi
Nella prima parte di questa lettera abbiamo tentato di comprendere le attese e le speranze delle donne e degli uomini, nostri compagni di strada, riconoscendo come “filo rosso” la domanda sul senso della vita e della storia. Abbiamo cercato di interpretare quello che spesso ci capita di vivere spontaneamente o con eccessiva fretta. Abbiamo scoperto che tutti siamo in attesa di qualcuno che ci accolga e dia ragione alla nostra speranza.
Chi ha fatto l’esperienza della fede, riconosce che questo qualcuno capace di comprendere, accogliere e sostenere c’è. Ha un nome e un volto: è il Dio che in Gesù Cristo si fa vicino a ogni essere umano. Il rapporto con Dio dà senso alla nostra vita nel mondo. Come avviene per ogni esperienza veramente bella e positiva, sentiamo il bisogno di comunicarla agli altri in nome della fratellanza umana, perché la possibilità di incontrare Dio per mezzo di Gesù Cristo sia una speranza per tutti.
Gesù invita quanti lo hanno riconosciuto come Cristo e Signore ad ascoltare con attenzione e rispetto le domande che salgono dal cuore degli uomini e delle donne: “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?” (Luca 11,11-12). Se non abbiamo ascoltato o ben interpretato le attese di quanti sono alla ricerca di Dio, forse ciò è avvenuto per la nostra eccessiva sicurezza o per la fretta di comunicare quanto ci sta a cuore.
A tanti uomini e donne che sono alla ricerca di una speranza per il loro cammino vorremmo raccontare ora l’esperienza che abbiamo fatto e facciamo di Gesù, l’unico “nome” che a noi dà speranza e vita. Le parole che proponiamo sono il frutto – oltre che del nostro incontro con lui – della storia di tante persone che hanno incontrato Dio in Gesù Cristo prima di noi. Sono persone note e ignote, che costituiscono la lunga catena dei testimoni di Gesù. Per tutti i suoi testimoni Gesù è una persona che ha vissuto, nella carne della sua umanità, le incertezze e le inquietudini che scopriamo in noi, prendendosi cura con coraggio della gente che ha incontrato.
Non abbiamo la pretesa di comunicare tutto quello che si può dire della fede cristiana. Per intraprendere un possibile percorso di fede la comunità ecclesiale possiede testi autorevoli, ben elaborati e sperimentati. Sarebbe inutile ripetere qui quello che si può trovare in essi. Desideriamo invece suscitare interesse, o almeno curiosità, in ogni persona che è alla ricerca di Dio, perché possa ripensare la figura e il messaggio di Gesù e approfondirli nell’ascolto delle testimonianze che ne parlano.
L’anno pastorale che stiamo iniziando, in sintonia con l’Anno Sacerdotale indetto dal Papa Benedetto XVI, costituisce per i nostri oratori un’occasione preziosa per aiutare ciascuno a cercare con coraggio e a vivere con entusiasmo la propria vocazione.
L’oratorio, attraverso l’insieme delle sue proposte e attività, è davvero una casa delle vocazioni, perché è il luogo nel quale ciascuno viene educato a fare della sua vita un dono per gli altri, secondo il progetto d’amore di Dio.
Tutto questo avviene anzitutto con lo stile semplice e concreto della testimonianza di quanti – genitori, educatori, catechisti, animatori, allenatori – mettono a disposizione con intelligenza e generosità il loro tempo e i loro carismi per aiutare i ragazzi, gli adolescenti e i giovani a riconoscere la presenza dell’amore di Dio nella loro vita e insieme per accompagnarli nella scoperta dei doni – sempre numerosi e grandi – che il Signore fa a ciascuno di noi per il bene di tutti.
L’oratorio è casa della vocazione perché casa delle vocazioni.
Nelle molteplici attività dell’oratorio le diverse vocazioni si confrontano e si arricchiscono reciprocamente, così come avviene in una sinfonia nella quale ciascun suono esalta la bellezza e ’importanza dei suoni che vengono dagli altri strumenti.
+ Dionigi Tettamanzi
Carissimi fedeli,
con profonda gioia comunico la “buona notizia” che il santo Padre Benedetto
XVI ha stabilito che il venerabile servo di Dio don Carlo Gnocchi,
compiutosi il processo canonico, venga proclamato Beato qui a Milano il
prossimo 25 ottobre, anniversario della sua nascita avvenuta a San Colombano
al Lambro nel 1902. Così un altro figlio della nostra Diocesi, un nostro
sacerdote, con la sua beatificazione renderà ancora più ricca la già
numerosa schiera di Beati e di Santi ambrosiani che veneriamo come
intercessori presso il Signore e luminosi esempi di vita.
Ordinato sacerdote nel 1925, don Carlo fu assistente di oratorio prima a Cernusco sul Naviglio, poi nella parrocchia di san Pietro in Sala a Milano e nel 1936 venne nominato direttore spirituale all’Istituto Gonzaga dei “Fratelli delle Scuole Cristiane”.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, arruolato come cappellano degli alpini, partecipò alla campagna di Albania e di Russia. Il suo animo rimase profondamente segnato dalla tragica ritirata di Russia, durante la quale ebbe modo di prodigarsi con eroica dedizione ad assistere gli alpini feriti e morenti, raccogliendone le ultime volontà e accompagnandoli all’incontro con Dio.
Questa esperienza di dolore fece maturare in lui il progetto di dedicarsi pienamente ai sofferenti. Nacque così la “Fondazione Pro Juventute”, ora “Fondazione don Carlo Gnocchi”, nella quale furono accolti tantissimi ragazzi provati dal dolore e da lui curati con amore paterno, delicato e forte. Erano ragazzi vittime innocenti della devastazione della Seconda guerra mondiale: bimbi mutilati, orfani di quegli alpini che aveva accompagnato e assistito nel gelo della steppa russa, bambini abbandonati, ragazzi sofferenti a causa della poliomielite, esplosa drammaticamente proprio in quegli anni. Di tutto questo “dolore innocente” don Carlo volle essere custode e ministro, perché non fosse disperso, ma raccolto e trasfigurato dall’amore di Cristo crocifisso e risorto.
Consumato dalla fatica e dalla malattia, don Carlo morì la sera del 28 febbraio 1956. L’ultimo suo gesto profetico, quando in Italia il trapianto di organi non era ancora diffuso, fu la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti. I più anziani fra noi potranno ricordare i suoi funerali, celebrati in Duomo dall’Arcivescovo Giovanni Battista Montini e seguiti da una folla quanto mai imponente di fedeli. Toccanti furono le parole di un bambino, uno dei suoi ragazzi, portato al microfono per un ultimo saluto: “ Prima ti dicevo ciao don Carlo, adesso ti dico ciao san Carlo”.
In tutta la sua vita, don Gnocchi fu “seminatore di speranza” – così lo definì Giovanni Paolo II -, tracciando così un luminoso sentiero di amore nel buio del dolore innocente. Fu un prete che in anni assai tormentati seppe con convinzione ed entusiasmo dare fiducia ai giovani e credere fermamente nel valore “santo” del dolore, soprattutto di quello innocente dei bambini. Fu un vero uomo di Dio, totalmente affidato al Signore Gesù, “roveto ardente” della sua vita, del suo ministero e del suo slancio apostolico.
Maria Santissima, la Vergine Madre alla quale don Carlo dedicò tutti i suoi centri e affidò i suoi ragazzi, ci doni ora di seguire con umile coraggio il suo esempio, diventando noi pure - con rinnovato e più generoso amore verso i fratelli bisognosi, soli e disagiati, malati e sofferenti - autentici “seminatori di speranza”.
6. C'è di più perché c'è una strada
Dire “C’è di più” significa indicare a ciascun ragazzo e adolescente una strada in cui ci si è già incamminati, anche se è ancora quasi tutta da percorrere.
È la strada tracciata da Dio per noi, in cui si gioca completamente la nostra libertà.
La scelta di essere dono per gli altri, imparare a servire gratuitamente, imparare ad amare in semplicità donare senza pretendere un contraccambio o un tornaconto sono i presupposti necessari per orientarsi dentro il cammino della vita da discepoli del Signore, senza precludersi nessuna delle possibilità infinite che Dio ha riservato per tutti.
Per questo, un altro presupposto essenziale, anzi il primo, è la scelta di far c’entrare Dio con la propria vita, di imparare a mettersi in dialogo con lui attraverso la preghiera semplice e costante, i sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione, l’ascolto della sua Parola, la vita di gruppo nella comunità, il servizio e il senso di responsabilità che gli educatori potranno richiedere ai ragazzi.
Occorre fare i giusti passi per far in modo che Dio abbia voce in capitolo nella propria vita, per passare poi “da grandi” all’ascolto nel silenzio e nell’affidamento.
C’è di più perché c’è una strada, c’è una speranza che dobbiamo annunciare come l’elemento in più che apre ad ogni vocazione.
La strada tracciata da Dio ci apre ad una felicità che nemmeno possiamo
immaginare, una felicità che, nonostante le inevitabili sofferenze o
sconfitte, non è una cosa astratta ma è la vita stessa, vissuta ogni giorno
secondo i sogni di Dio.![]()
Questa settimana il gruppo oratorio si è incontrato per la prima volta dopo la pausa estiva per riflettere sul nuovo anno che ci aspetta, e per iniziare a programmare una serie di iniziative partendo dallo slogan di questo nuovo anno pastorale oratoriano... C'E' DI PIU'...
Ma al di là delle cose pratiche, mi sento di dire che in questo anno C' E' DI PIU' perchè ci siamo noi, perchè ci sono i nostri ragazzi, ci sono gli altri e ancora… C' E' DI PIU' perchè c è DIO con noi.
Ci deve essere attenzione e condivisione: aprirsi all' altro, avere momenti di incontro, che se in alcuni momenti sono una fatica ci permettono di conoscerci meglio e di aiutarci a vicenda.
Tanti di noi all' interno della Parrocchia sono infaticabili, ma quest' anno, forse ci viene chiesto qualcosa in più... di camminare insieme e valorizzare il dono che oguno di noi ha.
Ma nello stesso tempo ci viene anche chiesto di rallentare... di RIPOSARE IN DIO... di puntare alla dimensione dell' essere e non a quella del fare.
Non preoccupandoci di fare tutto,ma puntando all' essenziale... credo che in questo anno ci venga chiesto veramente qualcosa di "GRANDE".
Per questo sento il bisogno anche di condividere dei momenti di preghiera comune, per riuscire a non perdere di vista questo "essenziale", ma nello stesso tempo sento anche il bisogno di testimoniare la gioia del mio incontro con il Signore attraverso una testimonianza attiva.
Rita
Domenica 4 ottobre: GRANDE BANCARELLA D’ AUTUNNO
Troverete vere occasioni. Vi aspettiamo numerosi come sempre. Grazie!
Raccolta viveri 1° domenica del mese
OCCORRONO: OLIO e TONNO
Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: "Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'". Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: "Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare".
Ma egli rispose loro: "Voi stessi date loro da mangiare".
E’ bello e interessante veder i ritmi di vita di Gesù e dei suoi amici.
Loro sono capaci di armonizzare la loro intensa dedizione alle persone al rimanere uniti tra di loro in relazioni umane profonde e distese sotto lo sguardo del Padre che amano e che desiderano di compiacere.
La loro esperienza si esprime in un clima di grande e vera libertà e scioltezza: la loro risposta generosa al Padre accade per il desiderio bello di rallegrarlo con comportamenti da figli che amano. Così il loro stare insieme animato da un desiderio amicale che li porta a volersi ritrovare, con Gesù e tra loro, in un reciproco scambio vitale di esperienze, ogni volta che è loro possibile. E quando qualcuno fa irruzione nel loro vissuto in modo imprevisto, sanno con libertà vederlo come dono, provano compassione per le povertà che percepiscono, e si impegnano in risposte appropriate con piena dedizione.
Il loro riposo in Dio è la pace e la libertà con le quali si pongono di fronte allo snodarsi della vita, sapendo che c’è un Padre sotto il cui sguardo amorevole accadono, pur nella loro misteriosità, gli avvenimenti della vita, così che - come dice Paolo – tutto coopera la bene di coloro che amano Dio.
E’ lo stile di Abramo che partì senza saper dove sarebbe andato, perché gli bastava che lo sapesse il Dio nel quale aveva creduto.
E’ lo stile di Maria che con la sua fede incondizionata ha permesso a Dio di entrare nella storia umana e di farsi uomo e nostro fratello.
E’ lo stile di Massimiliano Kolbe, Charles de Foucauld, Madre Teresa di Calcutta, san Pio, don Carlo Gnocchi e di tanti altri uomini liberi di vivere e di donarsi con pienezza e con gioia.
E’ lo stile che il Vescovo ci chiede e che noi domandiamo alla bontà del Signore in quest’anno che sta iniziando.
don Piero