foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

  Via Cambini, 10 - 20132 - Milano
logo telefono 02 45481410 - logo busta segreteria@sangiovannicrisostomo.org
  Codice fiscale e Partita IVA 80054150158

| home page |               | mappa del sito | cerca nel sito |

Foglio settimanale: n. 27   5 settembre 2009


> > > QUESTA SETTIMANA IN PARROCCHIA < < <

vai al calendario: settembre 2009


- INDICE -

Un nuovo anno

Festa di San Giovanni Crisostomo

Lettera ai cercatori di Dio - 5

Lettera ai genitori dei ragazzi del catechismo

Proposta anno oratoriano 2009/10

3000 anni fa... come accade anche oggi... (dal salmo 73)


UN NUOVO ANNO

Carissimi,

stiamo iniziando il percorso di un nuovo anno.

Penso sia bello e utile sognare: il desiderio è una energia che illumina il cammino e pone nella disponibilità di cogliere tutte le occasioni positive che ci verranno offerte lungo il percorso.

Il mio sogno per la nostra comunità è un sogno ambizioso: dire Gesù alle persone con linguaggi accessibili, perché possano incontrare Lui che è persona viva, capace di offrire risposte alle nostre inquietudini inappagate.

In particolare due situazioni di vita, che riscontro anche nel nostro quartiere, mi interpellano e alimentano i miei desideri.

E’ sotto gli occhi di tutti la crescente disaffezione e l’allontanamento dalla “istituzione” Chiesa da parte di adulti e di giovani, che pure credono sostanzialmente in Gesù e nel suo Vangelo. Questo dipende da molteplici fattori, non ultimo una certa involuzione presente in non pochi ambienti ecclesiali, che finisce per divenire scostante e scoraggiare. Questo fatto ci chiede di impegnarci per rivedere coraggiosamente i nostri linguaggi, le nostre priorità e le nostre iniziative pastorali, perché scopo e fine di ogni azione ecclesiale è condurre ogni essere umano all’incontro con Gesù e introdurlo a vivere in comunione con Lui e con il Padre.

In secondo luogo la nuova condizione di multietnicità, di pluralità culturale e di compresenza con il cristianesimo di religioni diverse, particolarmente diffusa nel nostro quartiere, non può lasciarci spettatori passivi. Da una parte avverto la urgenza di riconquistare chiara consapevolezza della nostra identità cristiana, nella linea del Vangelo accolto nella sua interezza. Dall’altra , colgo la necessità di coltivare una nuova consapevolezza attenta, grata e rispettosa nei confronti dei valori che lo Spirito del Signore suscita, nelle differenti espressioni di umanità. Accorgerci con riconoscenza dell’azione dello Spirito che distribuisce doni diversi, come egli vuole, ci offre opportunità preziosi e ci arricchisce. Un dialogo che operi carità nel rispetto della verità trova le sue premesse in queste due dimensioni.

Ho voluto condividere con voi questi desideri che tengo sullo sfondo durante l’anno che sta iniziando e li affido al Signore nella preghiera che gli elevo insieme con voi.

don Piero

 


FESTA DI SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

 

Esprimiamo riconoscenza a don Renzo Marzorati, prete da 50 anni.

Quest’anno la festa del nostro Santo Patrono il 13 settembre ricorre di domenica: lo festeggeremo alla Messa delle 10.00, come la liturgia ambrosiana ci consente, celebrando una Messa solenne con il popolo in suo onore.

Abbiamo invitato a presiedere la celebrazione il secondo parroco della nostra comunità, don Renzo Marzorati, che ricorda il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione presbiterale, per esprimergli la nostra cordiale riconoscenza.

Don Renzo, nato a Cantù il 15 febbraio 1935 e ordinato prete il 28 giugno 1959, per venti anni ha svolto il suo servizio presbiterale nella parrocchia di santa Francesca Romana a Milano.

Nel 1979 è stato nominato parroco nella nostra parrocchia, dove è rimasto undici anni, e nel 1990 ci ha lasciati per divenire parroco a Melzo.

Cinque anni fa, lasciato Melzo è tornato a Milano come Canonico del Duomo, ed è stato nominato Assistente diocesano del Movimento Terza Età e Rettore dell’Università della Terza Età .

Nella nostra Parrocchia è succeduto a don Enrico Molteni e ha raccolto la sua variegata eredità di fondatore della nostra parrocchia con generosità e competenza, mettendo a disposizione la sua ricca cultura biblica e vivendo il suo servizio con grande entusiasmo e vivacità. Così ha contribuito a consolidare la nostra comunità cristiana.

Accanto alla costruzione spirituale per il Regno, che Dio solo può misurare, rimangono come segno della sua presenza tra noi le artistiche vetrate della scuola Beato Angelico che ornano la nostra chiesa e il pregevole organo Balbiani che accompagna le nostre celebrazioni.

 


LETTERA AI CERCATORI DI DIO

Proseguiamo la pubblicazione della lettera dei Vescovi ai “cercatori di Dio“ perché la consideriamo una interessante occasione di riflessione, almeno per coloro – pochi o tanti che siano - che si pongono degli interrogativi e desiderano costruire risposte non imparaticcie.

5. La sfida di Dio

La nostra esistenza è attraversata da domande inquietanti, personali e collettive. Ci siamo soffermati su alcune di esse: alla radice di questi interrogativi, quelli che aprono verso la luce e quelli che ci lasciano al buio, possiamo immaginare la presenza di un punto unificante, una specie di orizzonte, capace di fare unità nel groviglio di ogni avventura umana?

Ci sembra che alla radice di ogni esistenza ci sia una domanda di senso e di speranza, particolarmente drammatica oggi, perché si sono infranti quei processi attraverso cui il contesto culturale e sociale suggeriva piuttosto facilmente il significato dell’esistenza. Siamo diventati più maturi e insieme più soli. Resta il bisogno di organizzare i frammenti, come le tessere di un mosaico.

Molti sembrano rassegnati e vivono alla giornata come se la questione del senso della vita e di un orizzonte unificante fosse ormai irrilevante. Altri riscoprono la domanda in situazioni estreme e poi la lasciano cadere senza troppe preoccupazioni. I discepoli di Gesù, che credono alla vita e la amano, si sentono interpellati a questo livello proprio sulla loro identità. Evadere la ricerca di senso o rassegnarsi a una mancanza di speranza vuol dire impoverire la qualità della vita per sé e per gli altri.

Oltre la domanda di senso e di speranza

Nel profondo della domanda di senso e di speranza, qualcosa ci orienta verso il mistero: Dio, chi sei? Dove sei? Come possiamo vedere il tuo volto? Il problema non è se Dio esista o non esista. Non ci serve constatare la presenza o l’assenza di qualcuno che sta lontano, a contemplare le cose fuori dalla mischia, impassibile.

Ci chiediamo chi è Dio quando veniamo a sapere di eventi terribili, che non dipendono da una cattiva volontà. Ci diciamo allora: chi sei? Dov’è finito il tuo amore, se tanti innocenti piangono e non sanno nemmeno contro chi imprecare? Ce lo chiediamo quando decidiamo di prendere tra le mani la nostra esistenza, trascinati come siamo tra sogno e realtà. Chi sono io, che mi scopro sempre più indecifrabile? C’è un nesso tra l’uomo che sono e Dio?

La domanda risuona inquietante quando ci interroghiamo sul futuro della nostra vita e della nostra storia, quando guardiamo sgomenti gli uomini spariti nel nulla, sotto il piede ingiusto di altri uomini. Abbiamo scoperto quanto la domanda su Dio abbia il sapore dell’attesa. Ci interroghiamo sul mistero ultimo, perché ci sembra onestamente di non poter bastare a noi stessi e guardiamo al futuro con trepidazione.

Una constatazione però è consolante e va evidenziata a sostegno della speranza: anche moltissimi di coloro che non sono ancora riusciti a maturare una risposta alla domanda sul senso della vita accolgono la propria vita e la amano. Hanno fiducia nella vita e si affidano alle sue trame misteriose, perché ritengono che la vita sia bella. In realtà, quelli che si rassegnano al dubbio o alla rinuncia totale sono forse meno di quanto si possa pensare. Per lo più continuiamo a cercare sapendo, magari inconsapevolmente, di essere già afferrati: la risposta che cerchiamo è nella vita che viviamo. Vivere con consapevolezza e responsabilità richiede già un grande atto di fede. Aumentare questa fede, spingerla oltre se stessa vuol dire aprirsi a Colui che ci chiama dal profondo di ciò che siamo e che ha fatto risuonare la sua voce nel tempo per ognuno di noi. (continua)


LETTERA AI GENITORI DEI RAGAZZI DEL CATECHISMO

Milano, 18 agosto 2009

Cari Genitori,

vi penso con simpatia e vivo desiderio di bene e prego con voi per la vostra famiglia e per i vostri figli.

Tra qualche settimana comincerà il nuovo anno scolastico e riprenderà l’insieme delle attività educative a sevizio della crescita dei vostri figli, tra queste anche il catechismo.

Desidero dirvi ancora la piena disponibilità della Parrocchia nell’essere al vostro fianco per offrirvi sostegno e accompagnarvi nella educazione cristiana dei vostri figli.

Senza dubbio i primi ad essere chiamati a trasmettere la loro fede ai figli siete voi e il vostro compito in questo è insostituibile. La Chiesa, in quanto famiglia di famiglie, sostiene, incoraggia, accompagna e aiuta lo svolgimento di questa missione, in particolare con il ritrovarsi insieme la domenica per l’Eucaristia, con le attività ricreative e sportive dell’Oratorio e della Polisportiva, e con il catechismo.

Per presentarvi il cammino di quest’anno vi invito a partecipare con i vostri figli domenica 20 settembre alla Messa delle ore 10.00, alla quale seguirà una assemblea dei Genitori.

Insieme con don Nicola e i catechisti, vi attendo con grande cordialità

don Piero


PROPOSTA ANNO ORATORIANO 2009/10
C'è di più perché c’è… Gesù, la Chiesa, noi, gli altri e una strada!

La Diocesi offre degli interessanti orientamenti educativi per gli Oratori per l’anno 2009/2010: ne presentiamo una prima parte su questo foglio e continueremo a farlo nei prossimi numeri

1. C’è di più perché c’è Gesù

Ogni vocazione implica il dono di sé e la scelta di affidarsi al Signore.

Questi atteggiamenti prevedono maturità di fede e di amore, ma anche il coraggio e la spregiudicatezza che sono propri di chi sta crescendo.

In Oratorio, quest’anno, l’invito ripetuto a donare e ad affidarsi saranno la spinta decisiva che inviterà tutti a dire che “c’è di più”.

Diremo che c’è di più se non si perde mai l’occasione di fare il bene.

Diremo che c’è di più se si sceglie di amare come Gesù, anche se si è ancora dei ragazzi: proprio per questo l’invito che faremo consiste nel richiedere loro di esercitarsi ogni giorno ad essere più generosi, più impegnati, più allegri, sempre pronti a farsi dei nuovi amici e a perdonare chi ci fa un torto, più capaci di capire ciò che è giusto per giudicare bene le situazioni e intervenire a difesa dei deboli e dei sofferenti, anche se c’è da rimetterci del proprio.

Diremo, in definitiva, che c’è di più se si vive ogni giorno secondo il Vangelo e se ci si esercita a farlo insieme, dentro un gruppo, in una comunità che condivide lo stesso Dono che è la presenza del Signore.

C’è di più perché c’è Gesù che ci prende con sé e ci trasforma nel meglio che possiamo essere e soprattutto rende abbondante ciò che possiamo offrirgli, sorprendendo per la gioia che è capace di procurare.

La sua chiamata prevede:

- da un lato la nostra disponibilità a dare quel che abbiamo ponendolo nelle sue mani

- dall’altro la certezza che tutto ciò che gli viene affidato prende una forma che tende alla perfezione.

Seguire Gesù è dunque porre le basi per una vita più felice, perché realizzata secondo i desideri più profondi che ciascuno impara a costruire e custodire nel suo cuore, proprio perché ci si esercita ad essere discepoli del Signore sin da piccoli e sin da ragazzi.

Occorrerà per questo da parte degli educatori dare dei segnali precisi (sacramenti, liturgia, vangelo, carità) che parlino della presenza del Signore, del suo sogno di farci felici, di renderci “perfetti” secondo il Vangelo comunicandoci la sua gioia.

È questo il motivo di ogni vocazione. (continua sul prossimo numero)


3000 ANNI FA... COME ACCADE ANCHE OGGI... (dal salmo 73)

… per poco non deviavano i miei piedi
e quasi vacillavano i miei passi
perché invidiavo gli arroganti
vedendo il successo dei malvagi.

Fino alla morte non trovano intralci
sempre integra la loro forza
non conoscono la fatica dell’uomo
non sono colpiti come gli altri mortali.

L’orgoglio li cinge come collana
La violenza li avvolge come un vestito
Il loro occhio brilla di benessere
dal loro cuore traboccano le voglie.

Scherniscono e progettano il male
Minacciano dall’alto con arroganza
la loro bocca si accaparra il cielo
la loro lingua seduce la terra.
Per questo il popolo li segue
per bere alla fonte dell’opulenza
essi pensano: “Ma Dio può saperlo?
c’è forse conoscenza nell’Altissimo?”
ecco, questi sono i malvagi
sempre incolumi aumentano il successo.

Invano ho custodito il cuore puro
lavato nell’innocenza le mie mani?
perché tutto il giorno mi esorto
mi correggo fin dal mattino?
ecco se dicessi: “Mi comporto come loro!”
tradirei la generazione dei tuoi figli.

Allora ho meditato per comprendere:
li hai messi in luoghi scivolosi
per meglio trascinarli alla rovina.

Eccoli atterriti in un istante
finiti, consumati dal terrore
come un sogno al risveglio, Signore al mattino dissolvi la loro immagine.
Il mio cuore si era inasprito
ed ero tormentato nel profondo
veramente ero stolto e non capivo
davanti a te ero come un animale…


 

 

 


 


 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Valid XHTML 1.0!