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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 26   29 agosto 2009


- INDICE -

Intervista al Cardinale/ L'obiettivo del nuovo anno: "Insieme, verso la santità"

Consiglio pastorale e Azione Cattolica

Alle soglie di una ripresa

Mancano chiese in tre quartieri di Milano e luoghi di preghiera per i musulmani


INTERVISTA AL CARDINALE/ L'OBIETTIVO DEL NUOVO ANNO: "INSIEME, VERSO LA SANTITÀ"

Il cardinale Tettamanzi anticipa i temi al centro dell’impegno della diocesi nel prossimo anno pastorale: «Il motivo ispiratore è nell’Anno sacerdotale che il Papa ha proposto a tutta la Chiesa. Il sacerdozio battesimale è il fondamento comune nella vita di tutti i cristiani. Vorrei rilanciare con forza il termine “vocazione” per la quale siamo tutti chiamati a pregare e ribadire l'appello a una vita più sobria»

intervista di Davide Milani al Cardinale

Cardinale Tettamanzi, sta per iniziare un nuovo anno pastorale: quale intuizione lo guiderà?

Sarà un anno pastorale che trova il suo motivo ispiratore nell’Anno sacerdotale che il Papa ha proposto a tutta la Chiesa. Una proposta, questa, che, come ambrosiani, ci vede particolarmente sensibili. Infatti, uno degli ultimi e più rilevanti avvenimenti dell’anno pastorale appena concluso è stata l’Assemblea sinodale del clero di Milano, un percorso giunto al suo vertice con la celebrazione del 20 maggio in Duomo. Questo momento di dialogo e di confronto mi ha permesso, insieme ai più diretti collaboratori, di mettermi ancora una volta in ascolto dei preti, dei loro problemi, delle loro difficoltà, ma anche di apprezzare la loro grande generosità e il loro impegno per annunciare il Vangelo di Gesù e per servire il popolo di Dio. Segno visibile del percorso compiuto è il testo La Chiesa di Antiochia, “regola pastorale” della Chiesa di Milano, che raccoglie la riflessione rivolta ai sacerdoti al termine dell’Assemblea sinodale: un rilancio, più che una conclusione. Una riflessione preziosa che vuole aiutare me, il presbiterio e il popolo di Dio a metterci tutti quanti in ascolto di ciò che lo Spirito vuole dirci in questa stagione della vita della nostra Chiesa e che, quindi, costituisce una “porta” per accedere al cammino del prossimo anno pastorale.
 

Il Percorso pastorale per il nuovo anno si pone, quindi, in continuità con l’anno appena chiuso...

Ancor più che in continuità, perché il nuovo anno pastorale è addirittura già iniziato. Faccio risalire il suo avvio al 14 luglio. In un luogo preciso: ad Ars, nella chiesa parrocchiale, dove ha operato il Santo “curato” Giovanni Maria Vianney. Con un centinaio di pellegrini celebravo l’Eucaristia e pensavo: «È proprio questo l’ingresso nel nuovo anno pastorale». Erano con me confratelli preti, persone di vita consacrata, famiglie, fedeli laici: in loro sentivo presente la nostra Chiesa ambrosiana.

Il legame con la famiglia

Oltre all’Assemblea sinodale del clero, l’ultimo anno - addirittura l’ultimo triennio - ha messo al centro il tema della famiglia. Quale continuità con l’Anno sacerdotale? Si tratta di vocazioni profondamente differenti...

Torno ancora al pellegrinaggio in Francia da poco concluso. La giornata di Ars era stata preceduta dalla visita ad Alençon, la città nella quale vivevano i coniugi Louis e Zélie Martin, genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino, recentemente beatificati, e dalla solenne giornata a Lisieux, dove, nella grande basilica, ho celebrato la prima ricorrenza liturgica in onore dei due sposi santi. A Lisieux, inoltre, ho potuto visitare il Carmelo, dove ha vissuto Santa Teresa. E, al termine di questi incontri spirituali, mi sono chiesto: «Se non ci fossero stati questi due coniugi beati, la Chiesa avrebbe avuto la testimonianza e l’esempio di Santa Teresa?». Importantissima è la vocazione del sacerdote: Gesù l’ha costituito ministro dell’Eucaristia (ricordo il grido di Santa Teresa: «Potessi essere per un solo giorno prete, per poter celebrare almeno una volta l’Eucaristia!»), ministro della riconciliazione, presidente e servo della comunità cristiana. Ma il dono primo e più grande che il Signore ha fatto all’umanità è il sacerdozio battesimale, il sacerdozio dell’intero popolo di Dio, un sacerdozio che è il segreto, il fondamento, l’anima, lo stile di vita di ogni cristiano.

L'importanza della vocazione

Un dono che tra i fedeli non è conosciuto. Come fare per risvegliare questa coscienza nei laici?

Vorrei che questo fosse il primo impegno del nuovo anno: i preti, anzitutto e proprio per vivere il loro sacerdozio “ministeriale”, siano appassionati nel far riscoprire a tutti i fedeli la straordinaria grazia che abbiamo ricevuto, la fortuna immensa che ci è dato di sperimentare ogni giorno. Siamo tutti “sacerdoti”, chiamati a offrire il sacrificio della nostra vita quotidiana come espressione di amore per Dio e per i fratelli. Con un’attenzione costante che ci deve affascinare e inquietare per il prossimo anno: la comune tensione verso la santità, la perfezione dell’amore di cui devono vibrare sia il sacerdozio ordinato sia quello battesimale. Lo scopo che Papa Benedetto ha voluto assegnare ai preti per l’Anno sacerdotale è il rinnovamento interiore, il cammino di perfezione che conduce alla santità. Questa meta è la fondamentale e comune vocazione di tutti i cristiani. Come non ricordare l’appello giubilare di Giovanni Paolo II: «È ora di riproporre a tutti con convinzione questa “misura alta” della vita cristiana ordinaria» (Novo millennio ineunte, 31)?

Quanto mai appropriato parlare di vocazione in un anno caratterizzato dal tema del sacerdozio...

Vorrei proprio rilanciare con forza il termine “vocazione”. Anzitutto perché di fronte alla scarsità delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata siamo chiamati ad assicurare a queste vocazioni la nostra preghiera corale, convinta e costante, umile e generosa. Chiedo, inoltre, un impegno educativo rinnovato e fiducioso nei confronti dei ragazzi e dei giovani. Non dobbiamo aver timore nel proporre un impegno che non teme affatto di proporre il valore essenziale della vocazione. In questo nuovo anno pastorale, così legato all’Anno sacerdotale, dovremo saper mostrare - e testimoniare - nelle nostre comunità quanto sia bella la vita: una bellezza che si sperimenta non seguendo semplicemente la “chiamata” dei propri piccoli desideri, ma aprendosi e affidandosi alla grande “Chiamata” di Dio e del suo progetto d’amore. La libertà, così, non è persa, ma è affermata ed esaltata. La sua “verità” consiste nella capacità di rispondere con il nostro “sì” a Dio che chiama e manda. Ciò è possibile, è bello, è fonte di gioia, è segno di serietà: introduce in una vita piena di senso!

La scelta della sobrietà

Nello scorso anno pastorale grande attenzione - anche dal mondo laico - alla sua scelta di istituire il Fondo Famiglia-Lavoro a beneficio delle persone colpite dalla crisi economica. Continuerà questo impegno?

Certamente. La soluzione della crisi economica - a detta degli esperti - appare ancora molto lontana. E le persone in difficoltà sono sempre in aumento. Gli oltre 5 milioni di euro raccolti dal Fondo sono ormai quasi tutti distribuiti ai bisognosi. Occorre quindi fare ancora, fare di più. Ma non vorrei ci si limitasse solo alla dimensione del fare. Spiegando le motivazioni di questa iniziativa parlavo della necessità di intraprendere con decisione la via della sobrietà. Una sobrietà che è necessaria non solo a proposito delle cose, ma in tutte le scelte: anche nelle scelte pastorali. E qui si apre un capitolo complesso, ma necessario, sia per i sacerdoti sia per i fedeli impegnati nelle più varie attività pastorali. Dobbiamo puntare più alla dimensione dell’essere che a quella del fare. Dobbiamo anzitutto riscoprire la singolare grazia del sacerdozio comune, per vivere, nonostante le fatiche, a grande gioia che proviene dal donare ogni giorno la vita a servizio dei fratelli. Per impostare bene il nuovo anno pastorale, per dare realmente spazio a questa dimensione fondante e qualificante la vita cristiana, occorrono coraggiose scelte di sobrietà. Non preoccupiamoci di fare tutto, anche nell’impegno sacerdotale e pastorale, ma puntiamo all’essenziale: «Di una cosa sola c’è bisogno» (Luca 10, 42). Possiamo essere “strumenti” di salvezza, non “salvatori”!

I "cantieri" aperti

E circa i cosiddetti “cantieri” aperti, come l’Iniziazione cristiana e le Comunità pastorali, quale influsso può avere l’Anno sacerdotale?

Un influsso decisivo, se si pensa che la pastorale dell’Iniziazione cristiana è destinata a far sperimentare la bellezza e la forza del sacerdozio battesimale nel cammino di educazione alla fede, come graduale incontro con Dio nella preghiera e nei sacramenti e come inserimento attivo nella vita e nell’avventura missionaria del popolo di Dio. Il sorgere poi e il crescere delle Comunità pastorali possono trovare una migliore comprensione e una più serena e coraggiosa realizzazione grazie al rapporto di collaborazione e di corresponsabilità tra preti e fedeli laici in forza dell’intimo legame tra il sacerdozio ministeriale e quello battesimale: una comune grazia e una comune responsabilità al servizio del Vangelo oggi.

 


EVENTI ALL'ORIZZONTE...

Percorsi di catechismo

Con ottobre inizierà un nuovo anno di cammino in vista della iniziazione cristiana e del suo successivo approfondimento. Domenica 20 settembre tutti coloro che parteciperanno alla iniziazione cristiana sono invitati alla Messa delle 10.00 alla quale seguirà l’assemblea dei Genitori. Per quanti vivranno le esperienze di approfondimento vi saranno convocazioni successive

Cammino fidanzati

Il cammino per fidanzati, che vedrà i suoi momenti più significativi a partire dal 14 gennaio, prenderà avvio con tre incontri che si terranno in via cambini 10 alle ore 21.00 nei giovedì 22 ottobre, 12 novembre e 3 dicembre. Chi è intenzionato a partecipare è pregato di segnalarsi grazie.

Consiglio pastorale

Il Consiglio pastorale parrocchiale, in seguito alla importante sessione sulle comunità pastorali e alla verifica dell’anno, con particolare riguardo allo stile dello svolgimento della sua attività, si radunerà per l’inizio d’anno sabato 19 settembre dalle 8.30 alle 13.00, con possibilità di fermarsi a pranzare insieme.

Azione Cattolica

Nella più matura consapevolezza della insostituibile importanza che la vocazione laicale al servizio della Chiesa nell’Azione Cattolica, la nostra giovane associazione riprenderà il suo cammino il mercoledì 23 settembre alle ore 21.00 è una occasione per allargare la partecipazione, invitando persone che potrebbero essere interessate a valorizzare i propri doni in vista dell’utilità comune.

San Giovanni Crisostomo

La festa del nostro santo Patrono (13 settembre) ricorre quest’anno di domenica: pertanto celebreremo una messa solenne in onore di san Giovanni Crisostomo domenica alle 10.00, mentre la concelebrazione con i preti che hanno donato il loro servizio alla nostra parrocchia si svolgerà lunedì 14 settembre alle ore 21.00.

Visita pastorale

Ci è stata annunciata la Visita pastorale del Cardinale alle Parrocchie nostro Decanato nella prima settimana del prossimo febbraio: gli adempimenti preparatori si svolgeranno in gennaio e verranno comunicati in seguito.

 


ALLE SOGLIE DI UNA RIPRESA

Il mese di agosto volge al termine e noi ci disponiamo a vivere un nuovo anno pastorale con lo sguardo rivolto in avanti verso quel bene che il Signore ci prepara.

Noi ci sentiamo fortunati perché pure con le nostre incertezze, fatiche e povertà, abbiamo il grande bene di essere con il Signore Gesù che è la nostra pace, il nostro coraggio e la nostra speranza.

Gesù è una persona bella, un amico che ci conosce e ci rispetta, che ci tende la mano se la vogliamo, ci accoglie sempre…

Con Lui, come dice san Paolo, troviamo le energie per affrontare ogni situazione e nulla ci può travolgere.

Io non potrei fare a meno di Gesù a continuare a vivere.

don Piero


MANCANO CHIESE IN TRE QUARTIERI DI MILANO E LUOGHI DI PREGHIERA PER I MUSULMANI

Non è più dilazionabile l’urgenza di trovare anche per la comunità islamica di Milano luoghi di preghiera. Esiste anche una carenza di luoghi di culto e di aggregazione cattolici in alcuni quartieri della periferia milanese.

intervista di Filippo Magni a monsignor Erminio De Scalzi,vicario episcopale per la città di Milano

Nel discorso alla città dello scorso dicembre, il cardinale Tettamanzi parlava della necessità di creare luoghi per il dialogo e l’incontro, con se stessi e con gli altri. Tettamanzi precisava che “in tante zone della Città mancano anche gli spazi fisici e le occasioni concrete per fermarsi a riflettere e a pregare. Abbiamo bisogno di luoghi di preghiera in tutti i quartieri della Città”.

Il vicario episcopale della città di Milano, mons. Erminio De Scalzi, ci spiega qual è oggi la situazione nel capoluogo lombardo.

Quali sono i quartieri in cui questa carenza è più evidente?

A Milano attualmente sono tre le situazioni più urgenti che richiedono un luogo di culto, tutte in quartieri periferici. A Quarto Oggiaro, dove l’attuale chiesa di Pentecoste ha raddoppiato i suoi abitanti ed è ancora ospitata in una costruzione prefabbricata (una ex scuola materna) risalente agli anni ’60, di proprietà del Comune e concessa in uso precario alla parrocchia, con regolare convenzione e canone d’affitto. L’altra è nel quartiere Gratosoglio, dove è sorto il complesso “dei Missaglia”. È stata già posta la prima pietra della nuova chiesa, che vorremmo fosse dedicata a madre Teresa di Calcutta. La terza situazione che preoccupa è alla Barona, dove la chiesa di San Gregorio Barbarigo vede sorgere nel suo territorio un quartiere ricco di nuove abitazioni.

La mancanza di luoghi di preghiera spesso si traduce anche in carenza di servizi che le parrocchie, tramite il volontariato, riescono a garantire. È così anche nelle periferie di Milano?

Sì, la mancanza di luoghi di culto – nella tradizione ambrosiana – finisce per diventare mancanza anche di luoghi di aggregazione per ragazzi, giovani, famiglie. Ogni parrocchia ha un suo centro Caritas, un ritrovo per il gruppo terza età, luoghi dove praticare lo sport. Evangelizzazione e promozione umana camminano insieme, soprattutto in una città che spesso è sinonimo di solitudine, anonimia, disgregazione. Una chiesa aiuta a tessere legami sociali e a coltivare la dimensione comunitaria.

La Chiesa di Milano cosa può fare e cosa sta facendo per far sì che ogni cittadino abbia la possibilità di accedere a un luogo di preghiera, ma ancor di più abbia una parrocchia cui far riferimento?

Quanto detto vale per la città di Milano, ma anche nell’hinterland sono presenti le stesse preoccupazioni. La Diocesi – attraverso i suoi uffici e in particolare a seguito delle visite pastorali dell’arcivescovo – tiene sotto monitoraggio anche il problema dei luoghi di culto e delle strutture parrocchiali.

Tettamanzi proseguiva il discorso alla città aggiungendo che “ne hanno un bisogno ancora più urgente (di luoghi di preghiera) le persone che appartengono a religioni diverse da quella cristiana, in modo particolare all’Islam”. È cambiata, da dicembre a oggi, la condizione di preghiera degli islamici a Milano?

Anche gli islamici, a Milano, hanno diritto ad avere un luogo di culto. È un diritto che la nostra Costituzione riconosce a tutte le religioni. Le grandi città europee hanno una o più moschee. Sento che è giunto il momento – non più dilazionabile – di trovare, anche per la comunità islamica di Milano, una soluzione a questo problema. Questo creerebbe una possibilità di dialogo più disteso tra le religioni, eviterebbe l’illegittima e fastidiosa occupazione di suolo pubblico – come ora avviene in viale Jenner – e, ogni anno, non saremmo sempre daccapo a cercare soluzioni per la preghiera del Ramadan. Purché sia “un vero luogo di culto” e non altro. All’autorità civile spetterà il compito di vigilare e ottenere garanzie in tale senso. Agli islamici l’onere di assumersi i costi – come fa ogni nostra parrocchia – di tale costruzione.

Il cardinale concludeva poi dicendo: “Una Città amica sa offrire questi tempi, questi spazi, queste opportunità”. Milano è “città amica”? Qual è il ruolo della città nella gestione degli spazi di preghiera?

A quest’ultima domanda vorrei rispondere così: la gente vive con apprensione il passaggio di Milano da città monoreligiosa a multireligiosa. Mentre da un lato i fedeli allentano i propri legami con i dettami della fede di appartenenza, quella cattolica, noto che essi si mostrano molto guardinghi e a volte impauriti di fronte all’eventualità di doversi misurare e confrontare con un’altra religione. Come vescovo, sento la responsabilità che ha la Chiesa di Milano di costruire un clima di maturazione e confronto reciproco, dentro il quale, senza svendere le nostre rispettive identità, si possa però imparare a riconoscersi e a stimare i rispettivi cammini di fede e di preghiera. Ma questo richiederebbe a noi cristiani, per primi, uno slancio un pochino più convinto nel modo di vivere e praticare la nostra fede.

 


 


 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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