foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

  Via Cambini, 10 - 20132 - Milano
logo telefono 02 45481410 - logo busta segreteria@sangiovannicrisostomo.org
  Codice fiscale e Partita IVA 80054150158

| home page |               | mappa del sito | cerca nel sito |

Foglio settimanale: n. 22   4 luglio 2009


- INDICE -

Messaggio per il G8

Anniversario don Enrico Molteni

Polisportiva San Giovanni Crisostomo

Lettera ai cercatori di Dio - 2

Lettera ai fedeli della Diocesi ambrosiana per l'inizio dell'anno sacerdotale

Credere che...

Orario estivo


MESSAGGIO PER IL G8

In vista del summit all’Aquila, l’associazionismo cattolico italiano si mobilita con un documento che sarà presentato a Milano il 4 luglio, al termine di una messa presieduta dall'Arcivescovo

Sabato 4 luglio alle 17.30: celebrazione eucaristica nel Duomo di Milano presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi. Concelebrano i Vescovi provenienti da Africa, Asia e America latina partecipanti alla Delegazione in occasione del G8.

Alle 19: Veglia “Per un’agenda di speranza” nella Basilica di S. Stefano Maggiore (P.za S. Stefano), presieduta da monsignor Arrigo Miglio (vescovo di Ivrea e presidente della Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e del lavoro, la giustizia e la pace), con testimonianze di monsignor Emmanuel Badejo (vescovo do Oyo - Nigeria), monsignor Néstor Rafael Herrera (vescovo di Machala - Ecuador e presidente della Conferenza Episcopale Ecuadoregna) e monsignor Alvaro Ramazzini (vescovo di San Marcos - Guatemala).

Il consesso dei rappresentanti dei Paesi maggiormente industrializzati non può limitarsi a politiche difensive, ma rendersi conto che la maggior minaccia alla pace e alla sicurezza viene oggi dall’accentuarsi del divario economico fra i popoli e che è quindi urgente operare per una equità di accesso alle risorse naturali, economiche e tecnologiche». È quanto si sostiene nell’appello “Per un’agenda di speranza” elaborato in occasione del prossimo G8 de L’Aquila.

È la mobilitazione dell’associazionismo cattolico italiano con un documento sottoscritto da Focsiv, Retinopera, Azione cattolica italiana, Centro turistico giovanile, Agesci, Mcl, Unione nazionale istituti e iniziative di assistenza sociale, Acli, Rinnovamento nello Spirito, Movimento Umanità Nuova/Focolarini, Coldiretti.

L’appello mette in evidenza come ormai sia chiaro «il forte legame tra povertà, cambiamenti climatici, immigrazione, guerra per l’accaparramento delle risorse». In particolare ciò che le associazioni cattoliche chiedono ai leader che si riuniranno all’Aquila è di «adottare un’agenda di speranza che consenta di stanziare 50 miliardi di dollari per i Paesi del Sud del mondo, dei quali 25 miliardi per l’Africa; contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici con l’adozione, a Copenaghen, di un accordo Kyoto post-2012 che preveda la riduzione dell’emissione dei gas serra di almeno il 30% entro il 2020 e almeno l’80% entro il 2050 rispetto ai valori del 1990 e lo stanziamento addizionale dello 0,2% del Pil per l’adattamento dei Paesi poveri; completare la cancellazione del debito dei Paesi poveri, compreso il debito illegittimo; investire sui meccanismi multilaterali esistenti nel sistema delle Nazioni Unite affinché nelle dinamiche di governance globale sia ascoltata la voce di tutti i Paesi del mondo e della società civile; sostenere i piccoli produttori del Sud e del Nord del mondo e in generale la produzione a dimensione familiare».

 


ANNIVERSARIO DON ENRICO MOLTENI

Mercoledì 8 luglio ricorre il trentesimo anniversario della morte di Don Enrico Molteni.

Lo ricordiamo con affettuosa riconoscenza come fondatore di questa nostra comunità cristiana e preghiamo per Lui mentre confidiamo nella sua intercessione per la nostra parrocchia che egli tanto ha amato e alle quale si è donato con totale dedizione… la sua preghiera ci ottenga rinnovata capacità di annunciare il Vangelo agli uomini e alle donne che oggi vivono nel nostro quartiere con fatti e parole vicini alla vita quotidiana e comprensibili.

 


POLISPORTIVA SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

Martedì 30 giugno si è tenuta la Assemblea dei soci della Polisportiva per verificare alcuni aspetti dell’anno trascorso, per prevedere gli impegni futuri e per il rinnovo delle cariche associative.

Si sono considerati i numerosi aspetti positivi dell’anno sia nel calcio che nella pallavolo, esprimendo riconoscenza a coloro che hanno in diversi modi promosso, coordinato e posto in essere l’attività educativa mediante lo sport.

L’Assemblea ha esaminato il rendiconto economico, constatando i notevoli sforzi fatti per pareggiare i conti, senza sacrificare la qualità delle attività. Si è comunque rilevata la persistente scarsezza di mezzi economici.

Guardando al nuovo anno sociale sono state prospettate le attività che verranno svolte e sono state riproposte alcune regole significative, volte a far maturare in tutti il senso della responsabilità.

L’Assemblea ha poi proceduto al rinnovo delle cariche sociali con i seguenti risultati:

L’assemblea ha espresso la sua riconoscenza a Giuseppe Spedicato e a Roberto Frongillo per l’impegno di questi anni nei quali hanno contribuito dapprima nel 2000 ad assicurare la continuità di questo importante settore educativo di San Giovanni Crisostomo e successivamente a mantenerla viva e a farla crescere.

E’ prezioso poter continuare a contare sul la loro esperienza e sul loro fattivo apporto e siamo loro molto grati.

 


LETTERA AI CERCATORI DI DIO

2. Amore e fallimenti

Siamo fatti per amare. L’amore dà la vita e vince la morte: “Se c’è in me una certezza incrollabile, essa è quella che un mondo che viene abbandonato dall’amore deve sprofondare nella morte, ma che là dove l’amore perdura, dove trionfa su tutto ciò che vorrebbe avvilire, la morte è definitivamente vinta” (Gabriel Marcel). Ne siamo consapevoli, anche quando le parole che pronunciamo e i fatti di cui è intessuta la nostra esistenza non sono in grado di esprimere quello che abbiamo intuito e che desideriamo. Ci fanno paura le persone aride, spente nella voglia di amare e di essere amate.

L’amore è irradiante, contagioso, origine prima e sempre nuova della vita. Per amore siamo nati. Per amore viviamo. Essere amati è gioia. Senza amore la vita resta triste e vuota. L’amore è uscita coraggiosa da sé, per andare verso gli altri e accogliere il dono della loro diversità dal nostro io, superando nell’incontro l’incertezza della nostra identità e la solitudine delle nostre sicurezze.

 

Imparare ad amare

Quella dell’amore è la storia più personale della nostra esistenza. Riconosciamo i percorsi e proclamiamo gli eventi che la punteggiano. Ma ci troviamo spesso affaticati, stanchi, sollecitati a fermarci al bordo della strada a causa di delusioni e incertezze.
Riconosciamo che nella via dell’amore c’è sempre una provenienza, un’accoglienza e un avvenire. La provenienza è l’uscire da sé nella generosità del dono, per la sola gioia di amare: l’amore nasce dalla gratuità o non è. L’accoglienza è il riconoscimento grato dell’altro, la gioia e l’umiltà del lasciarsi amare. L’avvenire è il dono che si fa accoglienza e l’accoglienza che si fa dono, l’essere liberi da sé per essere uno con l’altro e nell’altro, in una comunione reciproca e aperta agli altri, che è libertà.

Tutto questo è difficile. Mille ostacoli attraversano il cammino e spesso lo bloccano. Basta uno sguardo al mondo dei rapporti umani, per constatare l’evidenza di tanti fallimenti dell’amore, un’evidenza che appare perfino chiassosa e inquietante. Siamo fatti per amare e scopriamo quasi di non esserne capaci. Originati dall’amore, ci sembra tanto spesso di non saper suscitare amore.

Perché? Ce lo chiediamo quando la nostalgia di esperienze di amore intense e limpide attraversa la nostra esistenza e colora i nostri sogni. Qualcuno, raccogliendo le parole dalla sua esperienza, suggerisce ragioni e prospettive di questa fatica di amare, tutte, comunque, da verificare in prima persona. Sono la possessività, l’ingratitudine e la tentazione di catturare l’altro le forme che più comunemente paralizzano il cammino dell’amore.

La possessività paralizza l’amore perché impedisce il dono, bloccando il cuore in un avido e illusorio accumulo di ricchezza per sé. L’ingratitudine è l’opposto della riconoscenza gioiosa. Impedisce l’accoglienza dell’altro e impoverisce l’anima, perché dove non c’è gratitudine, il dono stesso è perduto. La cattura è frutto della gelosia, e insieme della paura di perdere l’istante posseduto: in una sorta di sazietà illusoria essa chiude lo sguardo verso gli altri e verso l’avvenire. Come superare queste resistenze? Come divenire capaci di amare oltre ogni possessività, ingratitudine e prigione del cuore? Chi ci renderà capaci di amare?

 

Rinascere sempre di nuovo nell’amore

Abbiamo cercato parole per dire il nostro amore, quello che ci fa nascere, vivere e sperare. Abbiamo dovuto usare parole amare, come delusione, fallimento, tradimento, incertezza, chiusura, egoismo. Non tutto è così, per fortuna. La nostra esperienza di amore sa rinascere. Parliamo di fallimento proprio perché sogniamo esperienze diverse. Sogniamo esperienze nuove perché altri, amici vicini o sconosciuti, ci restituiscono fiducia nell’amore e sicurezza nella sua vittoria, nonostante tutto.

Davvero lo scontro tra amore e tradimento mette la nostra esistenza in una condizione di inquietudine, che scopriamo sempre presente e nuova, anche quando ci sembra d’averla superata e risolta. Nel silenzio del nostro cuore inquieto troviamo una domanda che avvolge tutto il mistero del nostro esistere e che si proietta in avanti, anche quando sperimentiamo risposte che sembrano soddisfacenti.

Soprattutto deve diventare veramente nostra la risposta che ognuno di noi darà a questa domanda. Ciascuno è chiamato a esprimerla nella sua storia personale e a dire a se stesso le sue buone ragioni per amare e superare le resistenze ad amare a partire dal proprio vissuto. La solidarietà che ci lega ci spinge però a rompere il silenzio per farci ciascuno proposta agli altri.

Sì: c’è in noi un immenso bisogno di amare e di essere amati. Davvero, “è l’amore che fa esistere” (Maurice Blondel). È l’amore che vince la morte: “Amare qualcuno significa dirgli: tu non morirai!” (Gabriel Marcel). Eugenio Montale esprime intensamente questo bisogno, che è insieme nostalgia, desiderio e attesa, nei versi scritti dopo la morte della moglie, dove è proprio l’assenza della persona amata a far percepire l’importanza dell’amore, che vive al di là di ogni fragilità e interruzione:

Ho sceso, dandoti il braccio,
almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.

In questo bisogno di rinascere sempre di nuovo nell’amore ci sembra riconoscibile una nostalgia: quella di un amore infinito…

«Oggi è il tempo giusto per scelte forti: il tempo di riconoscere la mutua dipendenza e trarne le conseguenze scegliendo il dialogo rispetto all’egemonia, la via della condivisione rispetto a quella della concentrazione di risorse e dei saperi - si legge nell’appello -. È possibile oggi chiedere ai responsabili delle Nazioni un cambiamento profondo e coraggioso. L’attuale crisi ci offre una formidabile occasione per crescere insieme - Paesi sviluppati e Paesi in grave difficoltà - verso un mondo più giusto e fraterno. Mancano forse le risorse per realizzare questi obiettivi? La risposta è: no. C’è un problema di volontà politica di utilizzare le risorse disponibili e orientarle agli obiettivi stabiliti».


LETTERA AI FEDELI DELLA DIOCESI AMBROSIANA PER L'INIZIO DELL'ANNO SACERDOTALE

Carissimi,

vi confido che all’inizio dell’Anno sacerdotale sono animato da grandi speranze. L’esempio e l’intercessione del santo Curato d’Ars, di tanti santi preti che hanno segnato la storia della nostra Chiesa, dei nostri santi Vescovi, le indicazioni del Santo Padre Benedetto XVI, le parole ascoltate e i sentimenti espressi durante le Assemblee sinodali del clero mi incoraggiano a sperare la grazia della santificazione per il presbiterio della nostra Diocesi.

 

La santità, finalmente!

La missione che ci è stata affidata è molto più grande delle nostre risorse. La sfida del mondo contemporaneo è molto più complicata della nostra capacità di comprendere, di rispondere, di elaborare strategie e di programmare iniziative. Lo smarrimento e la suscettibilità di tanta gente sono molto più inquietanti della nostra possibilità di dire una parola buona e vera, che sappia di Vangelo. Ci lasceremo cadere le braccia? Ci chiuderemo in contesti rassicuranti, ben conosciuti, elettivi? No! Noi ci affideremo alla grazia, alla forza, alla gioia dello Spirito Santo per diventare preti santi!

 

La santità dei sacerdoti è bellezza e fierezza della santa madre Chiesa

Non si diventa preti da soli. È la Chiesa che li genera, è la comunità cristiana che li sostiene, sono altri sacerdoti, i genitori, le suore, la nostra gente, che con le preghiere, con le attese, con la generosità li incoraggia a fare della vita un dono. Potranno i preti accontentarsi della mediocrità, quando considerano quale alta idea si sia fatta di loro la comunità cristiana, il Vescovo che li ha ritenuti collaboratori desiderati per il suo ministero, le gente che tanto spesso prega per i sacerdoti, i loro genitori che sulla terra o in paradiso continuano a sentirsi fieri di aver dato un figlio per il servizio della Chiesa?

Sono animato da grande speranza: sono certo che durante questo Anno sacerdotale la preghiera per la santificazione dei sacerdoti sarà insistente da parte di ogni presbitero, diffusa in ogni comunità, proposta a tutti con frequenza e fiducia e praticata da molti con simpatia e riconoscenza.

 

La santificazione dei sacerdoti è nel presbiterio

La santità sacerdotale risplende oggi di alcuni tratti che sono caratteristici del nostro tempo.

I sacerdoti si santificano perché edificano con il Vescovo il presbiterio: il dono di ciascuno è per la collaborazione all’unica missione. Nessuno diventa santo da solo: la santità dei preti ha i tratti della condivisione, della fraternità, della partecipazione al discernimento comune, dell’accoglienza, della stima e dell’affetto intensi per i confratelli, della disponibilità intelligente al Magistero e alle decisioni del Vescovo.

Sono animato da grande speranza: ho raccolto nelle Assemblee sinodali il desiderio diffuso di una formazione e di un accompagnamento spirituale più intensi: ho raccomandato di dare seguito a questi desideri con proposte concrete. Gli esercizi spirituali, i momenti residenziali di discernimento per interpretare i tratti della comunione per la missione, gli incontri abituali nei decanati e le altre iniziative sono occasioni di grazia: lo Spirito del Signore non lascerà mancare la sua presenza per donarci la gioia di camminare insieme verso la santità.

 

La santificazione dei sacerdoti è nel servizio al sacerdozio comune dei fedeli

I sacerdoti si santificano perché vivono il loro ministero a servizio del popolo di Dio, secondo la destinazione ricevuta.
Si dice sacerdoti, ma si dovrebbe intendere servi: noi infatti siamo stati ordinati per spendere vita e amore nell’edificazione del popolo santo di Dio nella varietà di tutte le vocazioni. Il sacerdozio ministeriale è a servizio del sacerdozio battesimale per edificare tra le genti il segno della Chiesa: “per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici e far conoscere i prodigi di colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce” (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 10).

Sono animato da grande speranza: conosco la generosità e lo zelo del clero ambrosiano. Proprio nel ministero cerchiamo la nostra santificazione, proprio a servizio del cammino di santità del popolo di Dio diventiamo santi.

In questo Anno sacerdotale, tutti insieme, con pazienza e coraggio, vogliamo raccogliere e lasciarci provocare dagli interrogativi che sorgono in molti ambiti della pastorale ordinaria e dalle nuove sfide che l’evoluzione della società ci propone. Nei nostri cantieri aperti continueremo a tendere l’orecchio: per ascoltare ciò che lo Spirito dice alla Chiesa; per attuare - con un animo sempre più fiducioso, con un confronto sempre più franco, una corresponsabilità con i fedeli sempre più cordiale - quanto riconosceremo necessario alla missione di annunciare il Vangelo a tutti coloro che aspettano una parola di verità e di speranza.

 

La santità dei sacerdoti è attraente

La santità autentica, che porta le ferite della croce ed è avvolta della gloria del Risorto, partecipa dell’attrattiva del Signore: la sua intimità con il Padre, la sua gioia crocifissa, il dono del Consolatore.

Sono animato da grande speranza: un presbiterio santificato sarà attraente anche per i giovani di oggi. Così potranno ancora nascere vocazioni al ministero nelle nostre comunità.

In questo Anno sacerdotale le iniziative di pastorale vocazionale e le proposte di pastorale giovanile siano intense di preghiera, di fiducia e di verità: che nessuno si senta inutile, che nessuno viva gli anni della giovinezza senza la gioia di intuire che la sua vita è una vocazione grande e santa.

Cari sacerdoti, proponiamo con decisione la via cristiana della gioia. Non vogliamo persuadere nessuno con argomenti di sapienza mondana, ma solo annunciare l’unica nostra sapienza: Cristo crocifisso e risorto.

+ Dionigi card. Tettamanzi
Milano, 19 giugno 2009 Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù
 


CREDERE CHE...

Sono un figlio del secolo, un figlio della mancanza di fede e del dubbio quotidiani e lo sono fino al midollo.

Quanti crudeli tormenti mi è costato e mi costa tuttora quel desiderio della fede che nell’anima mi è tanto più forte quanto sono presenti in me motivazioni contrarie!

Tuttavia Dio talvolta mi manda momenti nei quali mi sento assolutamente in pace.

In tali momenti, io ho dato forma in me ad un simbolo di fede nel quale tutto è per me chiaro e santo.

Questo simbolo è molto semplice, eccolo:

“credere che non c’è nulla di più bello,
di più profondo, di più ragionevole,
di più coraggioso e di più perfetto di Cristo
e con fervido amore ripetermi che non solo non c’è,
ma non può esserci nulla di più bello”.

Di più: se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori della verità, mi dimostrasse che veramente la verità non è in Cristo, beh, io preferirei lo stesso restare con Cristo piuttosto che con la verità.

(Fedor Dostoevskij)
 

 


ORARIO ESTIVO

dal 12 luglio

celebrazioni nei giorni festivi: ore 8.00, 10.00, 18.00 (e’ sospesa la messa delle ore 11.30)

vigilie e giorni feriali: ore 18.00.

ufficio parrocchiale: da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 12.00

N.B. telefono 02 4548 1410 (con segreteria e numero per urgenze)

 

 


 


 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Valid XHTML 1.0!