Vivere in città, ma vivere bene
Festa di Pasqua nella Domenica delle Palme
Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: “Che cosa significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore, nostro Dio, vi ha dato?” tu risponderai a tuo figlio: “Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente.
Il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l’Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa. Ci fece uscire di là per condurci nella terra che aveva giurato ai nostri padri di darci.
Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo il Signore, nostro Dio, così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi, davanti al Signore, nostro Dio, come ci ha ordinato”.
(Deuteronomio 6, 20-25)
Via Crucis per le vie del quartiere,
per contemplare Gesù che ancora oggi vive la sua passione in mezzo a noi
nelle persone povere di affetti, di lavoro, di casa, di istruzione, di
salute, di mezzi, di stima, di dignità…
E ci invita a farci vicini di tutti, per essere vicini a lui.
Percorso:
1. Sagrato della chiesa
2. via Cavezzali
3. piazza Sesia
4. via Prinetti
5. via Padova
6. via Bengasi
7. largo Tel Aviv![]()
Partecipazione della cittadinanza alle politiche sociali urbane Ciessevi, Caritas Ambrosiana, Ufficio per la vita sociale e il lavoro e Associazione Volontari Caritas in un incontro pubblico il 26 marzo nel teatro San Lorenzo alle Colonne.
L’interrogativo di fondo ha ruotato attorno alla domanda di quali siano le strade percorribili per migliorare la vita della città. Per poter rispondere si è tracciato uno scenario complessivo del cambiamento dove la città di Milano è al centro delle trasformazioni. Un «luogo difficile da leggere e da approcciare ma che, al contempo, resta luogo privilegiato» dove realizzare, cercare, le risposte possibili.
Nel testo “La città scomposta” di Caritas Ambrosiana del 2001 prevaleva una lettura della frammentazione, delle distanze: «Tra le persone e le istituzioni, tra le persone e i diversi gruppi sociali». La città mostra due lati diversi della stessa medaglia «da un lato luogo di nuove forme “reticolari” di relazione, dall’altro lato luogo delle relazioni “corte”, quelle intrafamiliari dove la famiglia, quando c’è, e comunque con tratti diversi rispetto al passato, resta il primo ambito di cura e di significato per gli individui. Tra questi due livelli finisce spesso per esserci il vuoto».
Nel tempo si sono indebolite quelle formazioni sociali dove, come recita l’articolo 2 della Costituzione «si svolge la personalità dell’uomo, quei corpi intermedi cruciali che danno forma e colore alla vita sociale della città». Il volto di Milano mostra la sua complessità che, per essere riconosciuta, affrontata e governata, non può che essere collocata in una prospettiva etica: la costruzione «di una città “buona e giusta”, capace non solo di far vivere i suoi abitanti, ma di farli vivere bene».
Tre le possibili proposte: una prossimità che incontra, una che aggrega e la questione abitativa. La prossimità che incontra, ricorda da dove viene la società civile che si rappresenta, cioè la capacità e la scelta di “farsi prossimi” gli uni agli altri. In concreto significa pensare a «figure e funzioni nuove, da ideare e formare rispetto a competenze specifiche e necessarie. Significa lavorare sulla prossimità e l’ascolto, quindi su figure, luoghi e funzioni che riscrivano la capacità di esserci accanto alle persone, andare verso le persone. Significa pensare a figure stabili sui territori, dai portieri sociali ai custodi sociali».
Con la prossimità che aggrega si intende «la capacità di raccordo, e integrazione, cioè pensare a spazi fisici integrati sia rispetto alle competenze espresse sia per titolarità, multifunzionali, riconoscibili nel loro essere una risorsa condivisa, comunitaria».
La questione abitativa oggi è un elemento determinante per la politica complessiva della città. Da questo deriva la convinzione che le politiche abitative «debbano procedere strettamente legate alle politiche di inclusione e di coesione sociale. La casa per tutti è una scelta per dare risposta a un bisogno, ma anche una scelta culturale e politica per la città nel suo complesso».
La proposta finale degli organizzatori è quella di iniziare a collaborare per una stesura di una “Lettera aperta alla città” quale manifesto delle idee, il primo «prodotto comune da diffondere alle istituzioni locali e alla cittadinanza, attraverso i canali che ciascuno di noi saprà e potrà attivare». Come dice Aristotele: «la città sorge per rendere possibile la vita e sussiste per produrre le condizioni di una buona esistenza».
Silvio Mengotto
sabato 4 aprile ore 21.00 nella chiesa
di san Giovanni Crisostomo via Cambini 10
autobus 56 da Loreto, via Andrea Doria
ASSOCIAZIONE CULTURALE ARCHE’ di Bollate
Cos’è la “Passione di Cristo”?
È una forma di teatro musicale: gli interpreti, cantando dal vivo e recitando in modo semplice, ma efficace, rendono immediata l’umanità autentica dei personaggi che conquista lo spettatore in un coinvolgimento personale.
La rappresentazione ha una durata di 75 minuti e si articola, senza
interruzioni, in nove quadri:
1. L’Ultima cena (lavanda dei piedi ed istituzione dell’Eucarestia)
2. Nel Getzemani (preghiera nell’orto degli ulivi e arresto)
3. Da Caifa (la sentenza di morte)
4. Pietro (pentimento ed invocazione dell’apostolo)
5. Il Processo (interrogatorio – flagellazione - condanna)
6. Giuda (disperazione e suicidio)
7. Golgota (morte – deposizione – pianto di Maria)
8. Resurrezione (Maddalena – Tommaso – Emmaus)
9. Nel Cenacolo (pace)
L’associazione Culturale Arche’ di Bollate raccoglie numerose persone, diverse per età ed esperienza, che con perseveranza e meticolosa cura allestiscono a livello professionale spettacoli e concerti, con il proposito di raggiungere i seguenti obiettivi:
promuovere eventi con il coinvolgimento degli Enti locali e di qualificate istituzioni pubbliche e private, che consentano la riscoperta in chiave moderna delle radici della tradizione cristiana e del patrimonio artistico che il territorio racchiude all’interno delle chiese e basiliche.
recuperare e valorizzare la tradizione delle sacre rappresentazioni in contesti metropolitani quale elemento originale per rivisitare il nostro patrimonio storico-artistico-etnografico e musicale, in special modo quello dei luoghi di culto, delle chiese e delle basiliche cristiano-cattoliche, quali spazi per vivere anche col favore dell’arte esperienze profonde di raccoglimento e riflessione, con iniziative tese a raggiungere varie fasce di utenza che fanno riferimento alla parrocchia indicata.
promuovere ed attivare sinergie tra Enti ed Associazioni operanti nel territorio per favorire la divulgazione di iniziative culturali di pregio.
Il convegno “Strade liberate”, promosso dalla Casa della Carità, ha rilevato la necessità di conoscere realmente chi vive nel disagio, al di là delle “etichette” create dalla società, perché sia davvero artefice del suo futuro.
Nelle società capitalistiche il pensiero dominante ritiene che i comportamenti degli individui siano il risultato di una deliberazione coerente che li porta a massimizzare una funzione-obiettivo. Ne consegue che chi vive in strada è considerato un agente non razionale e fragile, che agisce sotto l’effetto di droga, alcool e malattie mentali. Questo scoraggia dallo studiare il fenomeno e soprattutto disincentiva i responsabili politici dall’attuare politiche di re-inserimento perché ritenute, spesso a priori, inefficaci e fonti di sprechi
Il convegno “Strade Liberate” - tenutosi oggi presso la Triennale di Milano - ha provato a stravolgere questo punto di vista, affermando che studio e ricerca sui temi della marginalità sono necessari per accompagnare azioni concrete di solidarietà Organizzato dalla Casa della Carità, che da anni ospita e si prende cura di persone che vivono una condizione di disagio a Milano, il convegno ha avuto come relatori principali Benedetto Saraceno, direttore del Dipartimento salute mentale e abuso di sostanze dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e Benito Baranda, membro della Commisione nazionale per il superamento della povertà in Cile.
Saraceno ha ripercorso i passaggi fondamentali che oggi portano a ritenere urgente ripensare alla città e alle sue strade come «istituzione totale». Controllo, violenza, isolamento sociale, abuso e assenza di intimità permeano le relazioni che si instaurano fra i più deboli e la città. Conseguenza di queste dinamiche è la «catalogazione sociale» che oggi identifica alcuni gruppi di persone fin troppo “etichettati” dai mass media: drogati, malati, rom, clandestini, homeless. Secondo Saraceno, esiste una cecità sociale diffusa che non permette di andare oltre l’evidenza per incontrare le altre identità, interpretate da chi oggi vive in condizioni di disagio. Dietro colui che noi chiamiamo “clandestino” o “drogato” si nasconde una persona che è padre, lavoratore (quasi sempre precario o “in nero”), che ha comunque una storia personale fatta di esperienze significative. Saraceno ha sottolineato che è proprio attraverso un processo di “ristoricizzazione” della persona che questa può riprendersi le proprie identità, liberandosi da quelle socialmente “appiccicate” dalla società. Per promuovere attività realmente capaci di risollevare la persona dalla propria condizione di difficoltà, occorre perciò promuovere «l’empowerment del sofferente», cioè rendere la persona protagonista del proprio cambiamento.
L’esempio del Cile
Un esempio vivo ed efficace di questa strategia è venuto dalla testimonianza di Benito Baranda, da anni impegnato in Cile per migliorare la condizione di chi è senza dimora e vive nei quartieri più poveri delle grandi città. La fondazione “Hogar de Cristo”, di cui è presidente, si adopera perché i primi centri di accoglienza per bambini e famiglie disagiate siano proprio le case in cui vivono. In questo modo essi diventano protagonisti e artefici del proprio futuro. Baranda ha concluso il suo intervento sottolineando che, per cambiare le persone e la loro condizione di vita, è necessario, innanzitutto, cambiare lo «sguardo» delle persone che vivono intorno a loro, nonché dei media e delle istituzioni politiche e sociali.
Il convegno ha poi offerto interessanti spunti di riflessione sulle strade percorribili in città per migliorare le condizione di solitudine, abbandono e discriminazione di chi vive ai margini delle strade. Al termine don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, ha sottolineato che il disagio della strada è un problema che incide notevolmente sulla vivibilità di Milano. Una sfida, ha ricordato,da cui «nessuno può tirarsi fuori. Non abbiamo soluzioni infallibili, ma siamo in continua ricerca».
Marco Quattrone
Domenica 5 aprile 2009 ci troviamo tutti insieme alla messa delle 10.00
seguiranno alle 11.30 diverse attività:
per i grandi nel Bar dell'Oratorio un incontro per conoscere cos'è, come funziona e cosa propone il Movimento Scout ai bambini e ai giovani
per i ragazzi e i bambini gioco e animazione con i Lupetti del Branco di Seonee
per i più piccoli giochi insieme in Sala Piccoli (vicino al Bar)
alle 13.00 circa pranzeremo insieme con un primo offerto dal Gruppo Scout e portando da casa e condividendo secondi, pane, dolci e bevande .....
alle 15.00 poi ci sposteremo nel Teatro Parrocchiale per assistere alla prima del musical The Blues Brothers interpretato dal Reparto Tatanka
vi aspettiamo numerosi!!!
Il Gruppo Scout Agesci Milano 68