foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 5   7 febbraio 2009


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vai al calendario: febbraio 2009


- INDICE -

11 febbraio: Messa per gli ammalati

Solidarietà/ Un milione di motivi per dare una mano a chi perde il lavoro

La città rinnovata dal dialogo

Scout/ Jericho: incontro con un popolo e la sua terra

Tre domeniche con catechesi adulti

Eluana non morirà nemmeno se l'ammazzano


11 FEBBRAIO: MESSA PER GLI AMMALATI

11 febbraio ore 15: Messa per gli ammalati con la possibilità di partecipare all'unzione degli infermi.

È il sacramento che ci permette di unirci in modo particolarmente intenso a Cristo quando soffriamo per la malattia o le infermità:
possiamo così partecipare in modo nuovo e più vivo al sacrificio eucaristico.

“Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati…
Subito dopo costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla…
Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati, e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti”.
Matteo 14,13-14.22.


Per la Messa degli ammalati di mercoledì 11, festa della Madonna di Lourdes, vorremmo offrire un bel rinfresco a tutti gli anziani e ammalati presenti.

Ci appelliamo alla generosità di coloro che vorranno offrire torte o pasticcini, che si potranno consegnare in parrocchia le mattine di martedì 10 e mercoledì 11 febbraio. Grazie di cuore a tutti!

il Gruppo Caritas



SOLIDARIETÀ/ UN MILIONE DI MOTIVI PER DARE UNA MANO A CHI PERDE IL LAVORO

CONTO CORRENTE POSTALE Numero 312272
Intestato a: Arcidiocesi di Milano
Causale: Fondo Famiglia-Lavoro

www.chiesadimilano.it

CONTO CORRENTE BANCARIO Agenzia 1 di Milano del Credito Artigiano
Iban IT 03Z0351201602000000002405
Intestato a: Arcidiocesi di Milano
Causale: Fondo Famiglia-Lavoro


LA CITTÀ RINNOVATA DAL DIALOGO

4. Dalla contrapposizione all'incontro (continuazione)

Laddove l'invocazione è urgente

Un dialogo tra le diverse Istituzioni è necessario, per udire e riconoscere le voci che già, nella nostra Città, lo invocano, a volte sommessamente, in modo non sempre esplicito.

Domandano dialogo anzitutto i giovani. Il loro sogno più grande è l’incontro e il dialogo. E noi dobbiamo accompagnarli sulle strade della speranza e della fiducia, non possiamo tradirli.

Non credo ai luoghi comuni sui giovani di oggi. L’impressione è che spesso vengano accusati e condannati, come categoria, perché – oltre i deprecabili errori commessi da alcuni - non si perdona ai giovani, dentro una società che diventa di giorno in giorno sempre più vecchia, la loro età e dunque la loro diversità e il loro sguardo aperto sul futuro.

Nessuno di noi assolve bullismo, sfrenatezza di vita, alcoolismo, assunzione di droghe. Ma il nostro atto di fiducia, il nostro desiderio di dialogo con le giovani generazioni non può essere offuscato da una condanna aprioristica di tutti i giovani. Tanti di loro studiano, lavorano, si dedicano agli altri, si preparano con serietà al futuro, si divertono in modo sano: e tra loro tanti giovani immigrati. Ascoltiamoli con speranza e fiducia, dialoghiamo con loro. Guardiamo a loro con gioia.

Una parola vorrei dirla poi a proposito della politica e delle Istituzioni: non tanto sul versante interno dei rapporti tra gli addetti ai lavori, quanto sulla frattura che si è aperta tra i cittadini e la politica, tra i cittadini e le Istituzioni. Sinteticamente sembrerebbe di poter dire che i cittadini non comprendano più i politici e le Istituzioni che dovrebbero rappresentarli; e che i politici non comprendano più i cittadini che dovrebbero rappresentare.

I politici sono definiti spesso una casta, termine usato in modo dispregiativo. Certo, non sono ammissibili né i privilegi eccessivi, né le disonestà. Tuttavia è bene non generalizzare: ci sono politici così e politici perbene che lavorano senza ostentazione, con onestà e serietà. Impariamo a distinguere: non è questione di schieramenti, sono chiamate in causa le responsabilità personali!

La politica merita attenzione e fiducia. Ma richiede partecipazione. Essa ha oggi bisogno di “un di più” di presenza. Se è compito della classe politica riavvicinare i cittadini, è compito anche dei cittadini non abbandonare il campo, riaprire una linea di credito alla politica, tornare al dialogo, intenso e appassionato. È difficile, ma necessario. Anche la Chiesa sta facendo la sua parte: ne è testimonianza la presenza qui questa sera dei giovani che stanno frequentando la “Scuola di Formazione sociale e politica” avviata nei mesi scorsi.

Questo ritrovato dialogo riaprirà anche un rapporto di maggior fiducia nelle e per le Istituzioni. La Città non esiste senza le sue Istituzioni. Il Paese intero non esisterebbe, non avrebbe identità e volto senza le sue Istituzioni. Ce lo hanno insegnato i padri costituenti. Mi piace ricordarlo in questo anno sessantesimo della Costituzione Italiana. Il volto della Città è anche il volto delle sue Istituzioni, capaci di instaurare e mantenere un dialogo con i cittadini, al cui servizio sono poste.

Infine, parlando di dialogo, come dimenticare i nuovi venuti, i nuovi cittadini, gli immigrati? Impariamo la virtù della comprensione, consentiamo all’altro di essere se stesso. Non possiamo certo giustificare comportamenti contro la legge, ma non possiamo credere che tutti i comportamenti degli immigrati siano contro la legge o che tutti gli immigrati commettano illegalità.

Dobbiamo chiederci: c’è desiderio di conoscere davvero l’altro senza temere la sua diversità? Conosciamo quale contributo insostituibile gli immigrati, spesso anche i clandestini, offrono quotidianamente alla vita della nostra Città? Senza il loro lavoro Milano si fermerebbe. Abbiamo bisogno di loro! E non solo della loro fatica, ma sopratutto di quella ricchezza che nasce dall’incontro e dal dialogo. La paura non vinca. Il timore è umano, comprensibile, ma per sperimentare il dialogo occorre superare il timore e vivere la prossimità.

 


SCOUT/ JERICHO: INCONTRO CON UN POPOLO E LA SUA TERRA (seconda parte)

(> prima parte)

Domenica andiamo a messa tutti insieme, e nonostante quello che accade a Gaza, qui si respira un momentaneo clima di gioia e serenità. La messa è concelebrata dai due Abuna, i due don, arabo e italiano, i canti in entrambe le lingue, il crearsi di una comunione vera. A mezzogiorno un attimo di silenzio: la realtà torna a irrompere violenta, con le campane a lutto per le vittime innocenti di Gaza che ogni giorno aumentano… Dopo qualche foto con Paolo, simpatico vecchietto che ci ha preso in simpatia, e con altri ragazzi, andiamo a visitare le rovine di un palazzo musulmano. Poi ciascuno nella sua famiglia per il pranzo tutti insieme, in un clima di festa vero. Sulla tavola riso, pollo speziato, agnello, humus... di tutto e di più!

Nel pomeriggio saliamo sul monte delle Tentazioni, dove si erge il monastero della Quarantena: qui Gesù trascorse i quaranta giorni e le quaranta notti nel deserto. Arrivati in cima, don Nicola legge la parola di Dio. Ciascuno di noi trova ancora il tempo di fermarsi e riflettere, cosa che a Milano accade molto raramente. Abbiamo avuto modo di riflettere sulla nostra fede, sul percorso da intraprendere, su obiettivi e mete per la nostra vita.

In oratorio giochiamo ancora partite su partite, ogni giorno, ogni momento che possiamo. Piove! Qui piove poco, e queste poche gocce cadute vengono accolte con gioia, ci spiegano. E ci sentiamo anche noi partecipi di questa gioia.

A casa si impara così a lavarsi sprecando meno acqua possibile. Perché qui l'acqua è poca. Un buon té caldo e profumato bevuto tutti insieme, non manca mai. Qui tutto sembra avere un altro sapore. Ogni gesto, ogni silenzio e ogni parola. Intanto sullo sfondo le immagini che si susseguono sulla televisione sono di dolore e rabbia. I bombardamenti continuano.

Ciascuno nella sua famiglia gioca con i fratelli più piccoli, parla con i più grandi, si gioca a carte, si impara l'arabo e si insegna l'italiano. Queste famiglie ci stanno donando veramente tutto, con gioia e generosità. Questa terra e la sua gente ci stupiscono ogni giorno di più.

Infine andiamo a Masada, ultima roccaforte degli Ebrei ad aver ostacolato i Romani. Percorriamo lo snake path, il lungo sentiero che porta fino alla cima. Caldo. Fatica. Ma dall’alto la vista è stupenda.

Dopo la visita andiamo a Qumran, altro sito archeologico dove si pensa sia vissuta un’antica comunità di ebrei esseni distaccatasi da Gerusalemme.

A casa la messa. Alex, uno dei bambini di Jericho, viene con noi, canta con noi seguendo la melodia. Fa il chierichetto, e guarda attento e curioso la mia Bibbia in italiano e i disegni che ci sono sopra. E’ bello che sia con noi!

Fuori sul campo delle bambine si allenano a basket seguendo le istruzioni di un allenatore.

Giochiamo per l’ennesima volta a pallavolo, ma sempre con la gioia di essere lì, insieme ai ragazzi e ai bimbi di Jericho. Parliamo, conosciamo nuovi ragazzi e scherziamo con loro. Ceniamo tutti insieme in oratorio in un clima di festa. E poi gli ultimi sfidoni a pallavolo: Italy-Jericho, e poi ci mescoliamo.

Le urla di incitamento. I nostri cuori sono pieni di gioia. Tra una partita e l’altra chiaccheriamo. In inglese ovviamente! I bambini ci insegnano qualche parola in arabo.

Chiudiamo la serata in oratorio con la consegna da parte dei ragazzi palestinesi del loro stemma scout ad ognuno di noi. Una preghiera insieme e poi ciascuno va nella sua famiglia per stare un po’ insieme e per dare anche noi i nostri doni. Si canta, in italiano e in arabo e spontaneamente le mani tengono il ritmo. Si respira gioia pura nelle voci, nei ritmi… Si balla felici di essersi conosciuti, di essere diventati fratelli e amici. Di aver condiviso un pezzo della nostra vita. Forse ci sentiamo un po’ più tutti palestinesi dopo questi quattro giorni. Per le poche parole in arabo imparate con fatica, suscitando il divertimento nei nostri “insegnanti“, per il cibo, per la terra che abbiamo calpestato, per la musica sulla quale abbiamo ballato…

Una pazza e sana gioia. Ultimo giorno qui con le nostre famiglie e con i nostri fratelli e sorelle.

La mattina ci colpisce all’improvviso la tristezza di dover partire e dover lasciare le oramai nostre famiglie. L’ultima colazione con loro. Ultima si spera solo per ora. Nel cuore il desiderio di tornare. “You are always welcome!”. Abbiamo trascorso quattro giorni che ricorderemo per sempre. Ci abbracciamo, ci salutiamo e ci baciamo con i tre baci degli arabi. Si va. Nel cuore tanti pensieri e una gioia mista a tristezza. Scukran, Jericho!

Benedetta, Clan dello Strafalari – Milano 68


TRE DOMENICHE CON CATECHESI ADULTI

18. 01. 2009 - 15. 02. 2009 – 15. 03. 2009

Quest’anno il Consiglio Pastorale propone, accanto ai tre lunedì del mese di maggio, una catechesi parrocchiale per gli adulti, su temi legati alla esperienza cristiana di san Paolo, nei pomeriggi di tre domeniche.

Utilizzeremo come base la lettera agli Efesini, di cui abbiamo già accolto il terzo capitolo nel breve ritiro in preparazione al Natale.
Il secondo incontro, dal titolo “Sulle orme di san Paolo - La testimonianza della comunione nel quarto capitolo delle lettera agli Efesini” (versetti 1-16), si svolgerà in chiesa parrocchiale domenica 15 febbraio prossimo alle 15.30.

Dopo una breve preghiera introduttiva,

Anticipiamo qui le domande che saranno proposte per essere aiutati a riflettere e a prepararci.

1. Leggo e rileggo con calma il testo di Paolo, cercando di coglierne i punti chiave. Che cosa dice la parola dell’apostolo ?

2. Sono capace di riconoscere ed accogliere i doni e la grazia che mi è stata data come singolo ? Sono consapevole che il Signore ha chiamato tutti, con doni diversi e per il bene della mia comunità riesco, se necessario, a mettermi da parte ?

3. La mia fede è così forte da non cadere negli inganni degli uomini? Cosa mi aiuta? Quanto la carità è presente nella mia vita e mi avvicina a Lui?

4. Riesco a ricollegare tutto questo “nell’unità della fede” citata da Paolo ? Quali sono gli ostacoli principali che mi impediscono di giungere alla comunione perfetta ?... nella mia mente provo ad elencarne qualcuno.

5. Mi sento membro della chiesa, inserito nel suo corpo vivente ? Sono parte attiva della vita parrocchiale ? Quale testimonianza porto nel mio quartiere e nella mia vita ?

Azione Cattolica SGC

 


 

ELUANA NON MORIRÀ NEPPURE SE L'AMMAZZANO

Alcuni amici mi hanno confidato che sarebbe bello se il Signore facesse il miracolo di risvegliare Eluana. Così tutti saprebbero che si sta per commettere un gesto orribile di offesa alla vita.

Il desiderio del risveglio di questa donna silenziosa è molto umano e comprensibile. Le coscienze vive non possono assistere senza soffrire alla sua eliminazione. Proprio come Fiodor Dostoijevskij soffriva e si lamentava con Dio per il dolore dei bambini innocenti, anche oggi gli uomini e le donne amanti della vita e della giustizia soffrono per quanto sta accadendo, per la fredda determinazione con cui un manipolo di medici e di magistrati si arrogano il diritto di declassare l’uomo a oggetto inutile.

E Dio che fa di fronte alla nostra sofferenza impotente? Sta zitto come un certo giorno al Calvario? Sta zitto come in mille altre occasioni, in cui la vita è stata calpestata? Dovrebbe oggi farci il miracolo che gli chiediamo?

Anche al Calvario qualcuno ha detto a Gesù di scendere dalla croce. Solo a questa condizione gli avrebbero creduto. Era una condizione vile e impietosa, che perfino il centurione pagano rifiutò, comprendendo che chi moriva sulla croce era il Giusto per eccellenza, il Figlio di Dio.

Perciò anche noi non abbiamo bisogno del risveglio di Eluana. Non c’è bisogno di questo per capire e amare la vita.

C’è l’ha insegnato ancora una volta una semplice suora. Si chiama Albina Corti. È lei che in questi anni ha accudito Eluana, ed è stata per lei madre, padre, sorella e fratello.

Trattenendo a stento le lacrime ci ha ricordato, in una intervista televisiva tra le più toccanti, che al termine della vita di Eluana e al termine della vita di tutti ci sono le braccia amorose e benevole di un Dio che soffre con noi e che, Lui si, è Padre di tutti.

È una promessa contenuta nella Bibbia: “se anche tua madre ti abbandonasse, io non ti abbandonerò… dice il Signore”. Suor Albina ha detto semplicemente un arrivederci a Eluana.

Sono profondamente grato a questa suora perché ha ricordato a tutti che la questione non si chiude con le determinazioni rigide della volontà del signor Englaro e nei cavilli del diritto, ma ha un contesto di luce e di speranza ineliminabili.

Anche noi, che stiamo lavorando con tutto il nostro impegno e la nostra umana partecipazione perché non accada l’irreparabile e per perché la nostra società non si disumanizzi più di quanto non abbia già fatto, dobbiamo mantenere viva la coscienza che c’è qualcuno più grande di noi, che è il vero Padre, il solo datore di vita. Egli non rimase in silenzio al Calvario e comunicò la vita risorta al suo Figlio beneamato e comunica la vita a ogni uomo che appare sulla faccia della Terra. Insieme a lui possiamo vivere quell’amore che ci fa uomini autentici e riparare per quanto sta a noi le ingiustizie di questo mondo. Siamo chiamati anche in questo caso all’umiltà e alla fiducia: E non abbiate paura di coloro che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l’anima.

Per questo siamo certi che Eluana non morirà neppure se l’ammazzano.

Alberto Marsiglio


 

 

 


 


 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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