vai al calendario: gennaio 2009
Quattro giornate per la famiglia
Comunicato al termine dell'incontro tenutosi negli uffici del Duomo di Milano
Preghiera per l'unità dei cristiani
La città rinnovata dal dialogo
Gli stranieri tra immagine e realtà
Da via Padova alla Terrasanta, diario di scout in cammino
Festa della famiglia - 25 gennaio 2009
Gita sulla neve - 1 febbraio 2009
Ufficio Comunicazione Diocesi di Milano
9 gennaio 2009
L’architetto Mahmoud Asfa, Presidente della Casa della Cultura Islamica, il suo collaboratore Benaissa Bonunegab, Abdel Hamid Shaari, Presidente dell’Istituto Culturale Islamico di viale Jenner, e gli organizzatori della manifestazione di sabato 3 gennaio nelle persone dell’architetto Hannoun Mohammad, Joe Fallisi e Susanne Scheidt, sono stati ricevuti da mons. Luigi Manganini, Vicario episcopale e Arciprete del Duomo, don Gianfranco Bottoni, Responsabile diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo, e il suo collaboratore per i rapporti con l’Islam don Giampiero Alberti.
Essi hanno chiarito, a proposito della preghiera islamica di sabato 3 gennaio in piazza Duomo, come si sono svolti i fatti e hanno precisato che non era intenzione degli organizzatori compiere una provocazione o mancare di rispetto. Qualora questo gesto avesse ferito la sensibilità cristiana, di comune accordo esprimono il loro sincero rammarico.
Il colloquio si è svolto nel clima franco e cordiale che caratterizza da anni le relazioni tra l’Arcidiocesi e le Comunità islamiche a Milano.
Mons. Manganini, don Bottoni e don Alberti hanno ribadito la posizione dell’Arcidiocesi già espressa dall’Arciprete del Duomo e dal Comunicato pubblicato sul Portale internet Chiesa di Milano.
L’incontro si è concluso con la comune volontà di proseguire il cammino
sulle vie del dialogo. ![]()
4. Dalla contrapposizione all'incontro
Una precisa ferita al volto della nostra Città è quella forte sensazione di contrapposizione che spesso percepisco. Il clima che si respira, nel quale siamo immersi, dal quale siamo condizionati è, appunto, quello dello scontro, non invece dell’incontro, del desiderio e della ricerca di un dialogo libero e attento. Pare di dover dire che siamo gli uni contro gli altri e tutti contro tutti.
Ascoltare e comprendere
Sembra smarrita la capacità di ascoltare e di comprendere.
Si diffonde sempre più un clima scandalistico che promuove denigrazione e disprezzo: chi vive con sobrietà, viene irriso e additato come portatore di recondite intenzioni di avarizia; se un professionista commette un grave reato, quell’intera categoria di professionisti verrà considerata ugualmente colpevole; se un dipendente pubblico è fannullone, tutti i dipendenti pubblici lo saranno. Un politico è disonesto? Tutti i politici quindi sono disonesti.
E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Sembra quasi che le singole
persone, con le rispettive responsabilità, non esistano più.
Questo clima si è ormai insinuato in tutti i rapporti, anche in quelli più
delicati, persino tra medici e pazienti, tra insegnanti e studenti, tra
amministratori e cittadini, tra sacerdoti e fedeli… Senza fiducia, dentro lo
scontro generalizzato e totale, in questa litigiosità rissosa e permanente,
tutti ci scopriamo più soli, in un isolamento che preclude ogni possibile
incontro, che impedisce ogni possibile dialogo. Ma a chi giova questa
contrapposizione permanente?
Seguiamo ancora l’insegnamento di Ambrogio:
«Nessuno parli al suo prossimo in modo ingannevole. Sulle nostre labbra c’è un laccio, e spesso ciascuno con i propri discorsi non si spiega, ma si nasconde. La bocca del malevolo è una profonda fossa: grave è la caduta dell’innocenza, ma più grave quella del malvolere. L’innocente, poiché presta fede facilmente, cade presto, ma, una volta caduto, si rialza; il maledico, invece, per le proprie arti precipita là donde non potrà balzar fuori ed uscire. Ponderi dunque ciascuno i propri discorsi senza frode ed inganno.
Non dobbiamo lasciare che la divisione, il sospetto, la disistima dell’altro, il disprezzo di lui, ci sovrastino e ci travolgano: non serve a noi, non serve all’altro, non serve alla Città, non serve al futuro dei nostri figli. Non solo non serve, ma ci proietta verso la disgregazione e il vuoto.
Non dobbiamo per forza avere tutti le medesime opinioni. Il frutto maturo del dialogo non è necessariamente la coincidenza delle idee. Il buon dialogo non è infatti mettersi l’uno di fronte all’altro e misurarsi per vedere chi ha ragione e chi ha torto; è piuttosto un mettersi l’uno accanto all’altro, dichiarandosi reciprocamente la volontà di guardare avanti, l’impegno di fare ciascuno la propria parte per il bene comune, la disponibilità anche a modificare il proprio punto di vista. Il dialogo domanda la coerenza del cammino fatto insieme, più che la stabilità della propria posizione.
di Franco Pittau
La Giornata delle Migrazioni, domenica 18
gennaio, offre l’occasione per riflettere
sull’infondatezza e sul pregiudizio su cui si basano molti stereotipi
relativi agli immigrati
“San Paolo migrante apostolo delle genti. Non più stranieri né ospiti, ma della famiglia di Dio” è il tema della Giornata delle Migrazioni (o meglio, Giornata mondiale del migrante e del rifugiato) che si celebra domenica 18 gennaio. Le parole della seconda parte del titolo, tratta da una lettera di San Paolo, rischiano di sembrare irreali a fronte di un diffuso atteggiamento di chiusura. Stranieri e anche ospiti sgraditi vengono spesso considerati gli immigrati.
Per contrastare i pregiudizi e ristabilire gli esatti termini della
questione conviene prendere in mano il Dossier Caritas/Migrantes e
riflettere. La Fondazione Migrantes, insieme alla Caritas, cura da 18 anni
il Dossier Statistico Immigrazione per aiutare i cittadini a inquadrare in
maniera equilibrata gli immigrati, specialmente in questa fase di crisi che
è una pessima consigliera, e di fronte a un fenomeno che sta crescendo e
continuerà a crescere in misura notevole per temperare i danni del nostro
andamento demografico.
Gli immigrati sono troppi solo per chi non li può sopportare per avversione
preconcetta. Tra il 2005 e il 2020, secondo le previsioni dell’Istat, nella
nostra popolazione i giovani tra i 18 e i 44 anni diminuiranno di 4,5
milioni: facendo la media, una perdita di 300 mila all’anno. Sussiste il
bisogno di rimpiazzarli per soddisfare le esigenze del sistema produttivo.
La popolazione anziana è un quinto del totale, le cure mediche sono sempre più impegnative, le pensioni sono costose: come mantenerle senza l’apporto degli immigrati, che assicurano 5 miliardi di euro all’anno di contributi previdenziali? Non senza ragione, per questo e per altri motivi, essi sono stati definitivi una risorsa.
Gli immigrati costano troppo solo per chi non vuole riflettere sui dati reali. L’ultimo Dossier è entrato nel merito della questione e ha ipotizzato che al massimo, in termini di servizi sociali, sfiorano senza neppure raggiungere il livello di 1 miliardo di euro, mentre il loro gettito fiscale è dell’ordine di 4 miliardi di euro all’anno. Le tasse servono per pagare i servizi e loro pagano quattro volte di più di quello che costano.
Gli immigrati sono un aggravio per i nostri uffici: quando si dice questo non si tiene conto della macchinosità giuridico-amministrativa che riguarda le loro pratiche. È’ faticoso (e anche costoso) ottenere la pratica di soggiorno, come lo è ottenere la residenza, il ricongiungimento familiare, il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero o la cittadinanza.
Il Dossier ha stimato che tra gli immigrati residenti e quelli soggiornanti vi sia una differenza di circa mezzo milione di persone proprio a causa di questi ritardi burocratici. Proporre un’ulteriore tassa di 50 euro sarebbe un premio all’inefficienza, mentre bisogna arrivare a semplificare leggi e disposizioni applicative.
Sono di pregiudizio al livello occupazionale, specialmente in questo periodo di crisi: chi dice così non si rende conto che in molti settori (assistenza familiare, edilizia, agricoltura, servizi di pulizia) la mancanza degli immigrati sarebbe un grave problema anche nella fase attuale, che senz’altro sta peggiorando il quadro, ma non è destinata a durare in eterno.
Inoltre, è da tempo che gli immigrati creano essi stessi lavoro e, al ritmo di 20 mila nuove aziende l’anno nell’ultimo quinquennio, sono arrivati ad avere 165 mila imprenditori, il che, tenendo conto anche dei soci e dei dipendenti e di altre figure occupate, equivale a una movimentazione occupazionale di circa mezzo milione di persone. Così come hanno preso da noi, ora stanno restituendo.
Non vogliono integrarsi e ci stanno invadendo dal punto di vista religioso. Tenuto conto che metà degli immigrati sono cristiani (anche se non tutti cattolici), ne conseguirebbe che noi paradossalmente ci sentiamo invasi da fratelli nella fede. La paura di fronte a un terzo di musulmani tra i 4 milioni di immigrati non si vince con l’avversione e la mancanza di rispetto, bensì con un maggior radicamento nel Vangelo di Cristo.
Quanto alla indisponibilità degli immigrati a integrarsi, tutte le ricerche dicono il contrario: sono come noi, vogliono vivere con noi, si vogliono far apprezzare da noi. Non costruiamo la loro immagine sulla base dei reati commessi da alcune loro frange, così come noi non vogliamo essere equiparati ai delinquenti e ai mafiosi.
E allora? Lo slogan della Giornata delle Migrazioni ci ricorda che
possiamo considerarli fratelli, aiutandoli a inserirsi nella nostra società,
apprezzandoli per il bene che fanno e prevenendo eventuali comportamenti
devianti: come se fossero italiani, come membri della famiglia di Dio.![]()
Terrasanta,
luogo di preghiera e di vita, di scontri e di incomprensioni.
Per noi è stata una grande sfida: impegnarci per realizzare il progetto di una route sui sentieri di quelle terre. Ogni anno gli scout più grandi scelgono un tema su cui lavorare, un argomento da approfondire, un progetto da realizzare. Noi ci siamo messi in mente che avremmo voluto andare a camminare in Terrasanta: un luogo conteso da tanto tempo, una terra e due popoli in lotta, una Storia complessa, le storie di tante persone. Ma non solo. Pian piano si è fatta strada in noi la consapevolezza che questa, per noi, sarebbe stata l’occasione per camminare sulle strade e sui sentieri che videro Gesù in mezzo alla sua gente, dove far risuonare le parole delle Scritture, rileggere l’Antico e il Nuovo Testamento in un contesto non più solo metaforico, ma reale.
E’ stata un’esperienza intensa, per la quale abbiamo lavorato un anno intero: per raccogliere soldi per pagare il viaggio, ma anche per leggere, meditare, incontrare persone, cercare di prepararci a vivere con più consapevolezza quest’occasione. Abbiamo partecipato a incontri e dibattiti, letto dei libri, chiesto ad alcune persone di aiutarci a dare una direzione al nostro cammino: uno degli incontri più toccanti è stato senz’altro quello con il Cardinal Carlo Maria Martini, che ci ha concesso una chiacchierata con lui a Gallarate, dove ora risiede dopo diversi anni trascorsi a Gerusalemme.
Ora che siamo tornati è difficile raccontare: siamo contenti di quel che abbiamo visto, ascoltato, letto, incontrato. Contenti delle persone con cui abbiamo giocato, camminato, condiviso la casa e il cibo, con cui abbiamo pregato e che ci hanno aiutati a entrare in una Terra che davvero è santa, anche se in questi giorni è ferita e martoriata.
Il Signore ci ha accompagnati e abbiamo sentito la sua presenza vicina a ogni passo. Rileggere passi della Bibbia che ci hanno aperto spazi di meditazione e di preghiera è stata una esperienza che ci ha aiutati a fare silenzio. E fare ulteriore spazio per permettere al Signore di abitarlo.
Sapevamo che sarebbe stata una route speciale, e così è stata. Ora ci è dato il compito di far crescere tutti i semi che abbiamo appena appoggiato al terreno.
Piano piano cercheremo di raccontare la nostra route e lo faremo anche dalle pagine di questo foglio parrocchiale: questo ci aiuterà a meditare su ciò che è stata per noi questa esperienza e, perché no?, potrà essere uno stimolo anche per altri.
Come dicono sempre gli scout… Buona Strada
Anna, Davide, don Nicola
con tutto il Clan dello Strafalari, e cioè Antonio, Benedetta, Emilio,
Francesca, Francesco, Laura, Simone, Stefano
Alcune foto potete trovarle qui
www.milano68.it - a breve le metteremo in ordine!![]()