
vai al calendario: gennaio 2009
Felice continuazione dell'anno da poco iniziato!
Preghiera per l'unità dei cristiani
La città rinnovata dal dialogo
Tre domeniche con catechesi adulti
“veniva nel mondo la luce vera… quella che illumina ogni uomo…
e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…” (Giovanni 1)
… e Gesù venne.
Egli non perse i suoi anni a gemere
e a interpellare la cattiveria dei tempi.
Egli taglia corto...
in un modo molto semplice...
facendo il cristianesimo.
Egli non si mise ad incriminare, ad accusare qualcuno.
Egli salvò...
non incriminò il mondo.
Egli salvò il mondo.
Dal messaggio di Natale
Possano sperimentare la potenza della grazia salvatrice di Dio le numerose popolazioni che ancora vivono nelle tenebre e nell’ombra di morte. La Luce divina di Betlemme si diffonda in Terrasanta, dove l’orizzonte sembra tornare a farsi cupo per gli israeliani e i palestinesi; si diffonda in Libano, in Iraq e ovunque nel Medio Oriente. Fecondi gli sforzi di quanti non si rassegnano alla logica perversa dello scontro e della violenza e privilegiano invece la via del dialogo e del negoziato, per comporre le tensioni interne ai singoli Paesi e trovare soluzioni giuste e durature ai conflitti che travagliano la regione.
A questa Luce che trasforma e rinnova anelano gli abitanti dello Zimbabwe, in Africa, stretti da troppo tempo nella morsa di una crisi politica e sociale che, purtroppo, continua ad aggravarsi, come pure gli uomini e le donne della Repubblica Democratica del Congo, specialmente nella martoriata regione del Kivu, del Darfur, in Sudan, e della Somalia, le cui interminabili sofferenze sono tragica conseguenza dell’assenza di stabilità e di pace. Questa Luce attendono soprattutto i bambini di quei Paesi e di tutti i Paesi in difficoltà, affinché sia restituita speranza al loro avvenire.
Dove la dignità e i diritti della persona umana sono conculcati; dove gli egoismi personali o di gruppo prevalgono sul bene comune; dove si rischia di assuefarsi all’odio fratricida e allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; dove lotte intestine dividono gruppi ed etnie e lacerano la convivenza; dove il terrorismo continua a colpire; dove manca il necessario per sopravvivere; dove si guarda con apprensione ad un futuro che sta diventando sempre più incerto, anche nelle Nazioni del benessere: là risplenda la Luce del Natale ed incoraggi tutti a fare la propria parte, in spirito di autentica solidarietà. Se ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo non può che andare in rovina.
Dall’Angelus del 28 dicembre
Cari fratelli e sorelle, la Terrasanta, che nei giorni natalizi è al centro dei pensieri e degli affetti dei fedeli di ogni parte del mondo, è nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza. Sono profondamente addolorato per i morti, i feriti, i danni materiali, le sofferenze e le lacrime delle popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e di rappresaglie.
La patria terrena di Gesù non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue, che si ripete senza fine! Imploro la fine di quella violenza, che è da condannare in ogni sua manifestazione, e il ripristino della tregua nella striscia di Gaza; chiedo un sussulto di umanità e di saggezza in tutti quelli che hanno responsabilità nella situazione, domando alla comunità internazionale di non lasciare nulla di intentato per aiutare israeliani e palestinesi ad uscire da questo vicolo cieco e a non rassegnarsi alla logica perversa dello scontro e della violenza, ma a privilegiare invece la via del dialogo e del negoziato.
Dall’Angelus del 4 gennaio
I Patriarchi ed i Capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme oggi, in tutte le Chiese della Terrasanta, invitano i fedeli a pregare per la fine del conflitto nella striscia di Gaza e implorare giustizia e pace per la loro terra. Mi unisco a loro e chiedo anche a voi di fare altrettanto, ricordando, come essi dicono, "le vittime, i feriti, quanti hanno il cuore spezzato, chi vive nell'angoscia e nel timore, perché Dio li benedica con la consolazione, la pazienza e la pace che vengono da Lui".
Le drammatiche notizie che ci giungono da Gaza mostrano quanto il rifiuto del dialogo porti a situazioni che gravano indicibilmente sulle popolazioni ancora una volta vittime dell’odio e della guerra.
La guerra e l’odio non sono la soluzione dei problemi. Lo conferma anche la storia più recente. Preghiamo, dunque, affinché "il Bambino nella mangiatoia... ispiri le autorità e i responsabili di entrambi i fronti, israeliano e palestinese, a un’azione immediata per porre fine all’attuale tragica situazione".
Dall’Angelus del 6 gennaio
Continuo a seguire con viva apprensione i violenti scontri armati in atto nella Striscia di Gaza. Mentre ribadisco che l’odio e il rifiuto del dialogo non portano che alla guerra, vorrei oggi incoraggiare le iniziative e gli sforzi di quanti, avendo a cuore la pace, stanno cercando di aiutare israeliani e palestinesi ad accettare di sedersi attorno ad un tavolo e di parlare. Iddio sostenga l’impegno di questi coraggiosi "costruttori di pace"!
La violenza uccide e nessuno ha il diritto di costruire la propria pace con la vita degli altri.
Inoltre, se anche un’azione militare ottenesse dei risultati immediati, chi garantisce che sotto la cenere non continui a bruciare il fuoco del rancore che domani alimenterà nuova violenza?
Se si vuole la pace occorre cercarla davvero senza violenza, con un dialogo regionale e con gesti inequivocabili. La pace si fonda sul coraggio, non sul taglione. ***
Dopo i tre incontri di avvicinamento nello scorso autunno, la prossima settimana inizieremo il nostro cammino in preparazione al Matrimonio cristiano, vissuto come sacramento, cioè come gesto che mette in rapporto la vicenda dell’amore umano con l’amore di Cristo e della sua Chiesa.
Ci ritroveremo giovedì 15 gennaio e continueremo per altri nove giovedì per crescere insieme e condividere questo itinerario verso il sacramento.
Vorremmo che la parrocchia si sentisse coinvolta in questo nostro crescere e ci accompagnasse non solo con la sua simpatia, ma anche con il sostegno della preghiera.
date previste: 15, 22, 29 gennaio, 05, 12, 19, 26 febbraio, 05, 12, 19 marzo alle ore 20.45
due domeniche mattina: 25 gennaio, 22 marzo alla messa delle 10.00
venerdì 16 gennaio 2009 – ore 21.00
COUS COUS
FRANCIA 2007 - regia di Abdel Kechiche
con: Habib Boufares, Marzouk Bouraouia, Faridah Benkhetache, Alice
Houri, Olivier Loustau
Beiji, 60 anni, un'intera vita fatta di lavoro, è addetto alla riparazione delle imbarcazioni nel porto di Sète, vicino a Marsiglia. Poco disposto alla flessibilità che la nuova organizzazione impone, viene licenziato.
Beiji è divorziato e ha una nuova compagna ma non ha perso i contatti con la famiglia. Ora l'uomo vuole realizzare un sogno: ristrutturare una vecchia imbarcazione e trasformarla in un ristorante in cui proporre come piatto forte il cous cous al pesce.
Nonostante le difficoltà economiche Beiji trova l'aiuto di tutti i familiari e l'impresa pare destinata al successo.
Il regista parla del mondo che conosce meglio e cioè di quello degli arabo-francesi integrati da decenni nella società dell'area marsigliese ma comunque, in qualche misura, visti sempre come 'diversi'. Il suo film è un racconto corale che parla di uomini e donne, della loro fatica di vivere ma anche del desiderio di riscatto e dell'imprenditorialità familiare che lega le persone con i sentimenti e con un obiettivo da raggiungere insieme nonostante i contrasti personali.
Non c'è però alcun pietismo buonista nel suo cinema. C'è piuttosto la voglia di raccontare le dinamiche familiari in un ambito in cui gli uomini pongono problemi ma non li risolvono. Sono le donne, pur con le loro invidie reciproche e le frustrazioni più o meno espresse, a prendere in mano le situazioni anche nei momenti di maggiore crisi cercando una via d'uscita, talvolta traumatica e talaltra propositiva.

3. Alla ricerca di un volto
Del dialogo c’è urgente bisogno e, nello stesso tempo, segni più o meno evidenti di dialogo sono già in atto. È una contraddizione? Quale allora il volto vero della nostra Città?
Il volto della Città
Una risposta potrebbe essere questa: la Città è fatta, costruita, vivificata dai suoi abitanti e il suo volto è esattamente quello di chi la abita. Il volto della Città però non va confuso con la rappresentazione di alcuni tratti, di alcune evidenze: manifestazioni culturali, ardite realizzazioni architettoniche, eccellenze scolastiche e imprenditoriali, i quartieri esclusivi.
Queste sono solo delle “figurazioni” della nostra Città, delle singole fotografie di lineamenti più appariscenti. Ma il volto non è solo questione di apparenza, il volto sa dire della profondità dell’io, del cuore, dell’anima.
Il volto della nostra Città coincide quindi con quello delle persone che la abitano, con le loro bellezze e le loro bruttezze, le loro fragilità e le loro ricchezze, le loro preoccupazioni e speranze.
A volte sembra che questi volti generino un affastellamento casuale, informe, senza coesione: una composizione astratta, dove i tratti distintivi sono sparsi sulla tela in modo disordinato. La negazione stessa di ogni figura. Ma occorre leggere il segno oltre ogni esteriorità, in profondità. La realtà non è solo ciò che si vede. La verità delle persone e delle esperienze ha sempre un “oltre”.
La Città ha il volto dei suoi abitanti. È quindi la composizione di cittadini di antica data e di nuovi venuti, più o meno accettati. Cittadini benestanti e cittadini da poco caduti in condizioni di nuova povertà; cittadini che compiono con abnegazione il proprio dovere, che si occupano con dedizione dei più deboli; cittadini che pensano solo ai propri interessi e a volte li realizzano a danno degli altri.
La Città, ancora, ha il volto di chi progetta il futuro e spera con tutto il cuore che possa divenire migliore; di chi semina paura con azioni malvagie e delittuose; di chi procura e diffonde visioni esageratamente negative. Ha il volto di chi è sul limitare ultimo della vita; di chi è solo; di chi studia e vorrebbe una scuola migliore; di chi è espulso dal mondo del lavoro e non riesce più a rientrarvi; di chi vive come può, di espedienti e di qualche bugia o di qualche mezza verità…
Riusciamo a cogliere in queste molteplici esperienze l’unico volto della nostra Città? È questa la nostra Città, non è un’altra, non è quella perfetta che tutti – ciascuno però a proprio modo – utopicamente vorremmo.
Amiamo, prendiamoci cura, serviamo questo volto concreto della nostra Città!
Il volto sfigurato
Occorre passare quindi dalla “figurazione” alla “trasfigurazione”.
Quest’ultimo è un termine caro ai cristiani, perché rimanda immediatamente al volto del Cristo. Il volto trasfigurato di Gesù sul monte Tabor prepara i discepoli a riconoscere nello stesso volto del Crocifisso - questa volta sfigurato - lo stesso Salvatore. La vicenda del Cristo ci insegna che anche il volto sfigurato può essere riconosciuto ed accolto, se amato.
Scrive Paolo VI, già Arcivescovo di Milano, del quale ricordiamo quest’anno il trentesimo anniversario della morte:
«La faccia di Cristo e quella della sua religione ci appare talvolta misera e miserabile, lo specchio dell’infermità e della deformità umana. Ci sembra macchiata, profanata, inetta a irradiare ciò che piace tanto al gusto della gente di oggi: la bellezza sensibile, l’espressione formale, l’apparenza gioiosa. Ci sembra, da un lato, priva di luce sua, non più bella e splendente delle luci artificiali […]; dall’altro, ci sembra privata della luce sua da chi dovrebbe farla risplendere e tenerla alta e consolatrice sulla scena umana. Cioè Cristo e la sua Chiesa sembrano non aver alcuna attrattiva per noi, alcun segreto con cui affascinarci e salvarci».
Ma accanto al mistero, incomprensibile per la ragione umana, del volto sfigurato, ce n’è un altro, forse ancora più incomprensibile ed accettabile solo alla luce della fede: c’è il mistero della Trasfigurazione. È il mistero che sostiene la speranza cristiana, che la orienta e le offre l’indicazione precisa di andare oltre le apparenze, che le mostra una verità ben al di là del semplice sguardo umano.
Il credente - oserei dire - è, o dovrebbe essere, uno che “si intende bene” di ciò che sfigura un volto, ma, allo stesso tempo, è anche uno che sa, o dovrebbe sapere, andare oltre le apparenze, alla ricerca, nel silenzio interiore, del volto della Trasfigurazione.
Persino la Chiesa, a volte, per usare le parole forti di Paolo VI, ci mostra il suo volto più misero e miserabile. Ma i credenti devono andare oltre, alla ricerca del vero Volto, devono diventare protagonisti della riscoperta del volto trasfigurato di Cristo, devono essi stessi “diventare” quella Trasfigurazione!
E qualcosa di analogo possiamo dire di tutti i segni lasciati sul volto della nostra Città - e quindi dei suoi abitanti – dai mali, dalle crisi, dai problemi, dalle incomprensioni, dalle incomunicabilità che la affliggono e la sfigurano. Non sono la parola ultima, la sentenza definitiva!
Ci deve essere posto per la speranza, e tanti segni sono già in atto. Tutti insieme possiamo andare oltre le apparenze – che segnalano comunque sofferenze – e riconoscere nel volto sfigurato la trasfigurazione, il futuro possibile già iniziato.

18. 01. 2009 - 15. 02. 2009 – 15. 03. 2009
Quest’anno il Consiglio Pastorale propone, accanto ai tre lunedì del mese di maggio, una catechesi parrocchiale per gli adulti, su temi legati alla esperienza cristiana di san Paolo, nei pomeriggi di tre domeniche.
Utilizzeremo come base la lettera agli Efesini, di cui abbiamo già
accolto il terzo capitolo nel breve ritiro in preparazione al Natale.
Il primo incontro, dal titolo “Sulle orme di san Paolo - Il piano salvifico
di Dio nel primo capitolo delle lettera agli Efesini (1, 1-23)”, si svolgerà
in chiesa parrocchiale domenica 18 gennaio prossimo alle 15.30.
Dopo una breve preghiera introduttiva,
Anticipiamo qui le domande che saranno proposte per essere aiutati a riflettere e a prepararci.
1. Nel cuore di Dio c’è un desiderio segreto, un progetto inarrestabile, che vede Gesù come riferimento essenziale per la salvezza dell’uomo... rileggo la pagina di Paolo, magari sottolineando quanto mi risulta più significativo... quali sono i tre/quattro cardini della buona notizia che Paolo mi propone?...
2. Mi ritrovo nella visione di Paolo sulla relazione che il Cristo ha con me e io con lui?... Che cosa rappresenta la persona di Gesù per la mia fede e per la mia vita religiosa?
3. Paolo mi offre uno sguardo elevato e profondo sul senso complessivo della mia vita... mi indica anche come tradurre questo valore nella mia quotidianità?... Che cosa mi suggerisce al riguardo questo testo?...
4. Utopia o realtà?... Paolo dice “Tutto io posso in colui che mi dà la forza”... E’ bello... vale anche per me?... Perché non provare a vivere la mia quotidianità in questa prospettiva?...