Sinodo dei Vescovi/ Messaggio al popolo di Dio 3
Famiglia diventa anima del mondo
Dal consiglio pastorale parrocchiale
Continuiamo il cammino verso il Natale di Gesù, consapevoli che questo evento, mentre riguarda tutti, nessuno escluso, riguarda direttamente anche me… ha qualcosa da offrire alla mia vita.
Non si tratta sensazioni passeggere o di beni deperibili che una volta consumati non ci sono più… si tratta dell’incontro con una persona reale.
Una volta che questo incontro avviene, permane e cresce, perché io e quella persona ci siamo incontrati per percorrere insieme in modi sempre nuovi e imprevisti il cammino della vita.
La complessità dei rituali natalizi che esprimono tradizioni diverse, comprende gesti più propriamente di fede, espressioni di devozione popolare, e elementi di folcklore spesso simpatici ed evocativi.
Tutto questo costituisce una bella cornice, tutta orientata a creare le condizioni favorevoli per il mio incontro con questo Dio che si fa mio compagno di viaggio: se così non fosse, questi gesti perderebbero il loro significato e rimarrebbero come una scatola vuota.
Così il cammino di avvento diventa una felice occasione di riscoperta e di verifica della genuinità della mia religiosità di credente cristiano.
Ci sono espressioni degnissime di rettitudine morale e di ricerca della virtù, ci sono nobili ricerche intellettuali di risposte al mistero della vita e del cosmo, ci sono forme ammirevoli di ascesi e di elevazione della persona, ma la fede cristiana è altro…
La fede cristiana è un persona, è Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi. In sintonia-simbiosi di vita con questa persona io, credente cristiano, vivo le mie relazioni con Dio, con gli uomini e con gli avvenimenti che si succedono.
Chiediamo a tutti i parrocchiani di partecipare numerosi a queste iniziative.
Il ricavato sarà usato per sostenere famiglie in difficoltà, in
occasione delle prossime feste natalizie. Ringraziamo anticipatamente tutti
col CUORE!
III. La Casa della Parola: la Chiesa
Come la sapienza divina nell’Antico Testamento si era costruita la sua dimora nella città degli uomini e delle donne, sorreggendola su sette colonne, così anche la Parola di Dio ha una sua casa nel Nuovo Testamento: è la Chiesa che ha il suo modello nella comunità-madre di Gerusalemme, la Chiesa fondata su Pietro e sugli Apostoli e che oggi, attraverso i vescovi in comunione col Successore di Pietro, continua ad essere custode, annunciatrice e interprete della parola. Luca, negli Atti degli Apostoli, ne traccia l’architettura basata su quattro colonne ideali: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nello spezzare il pane e nelle preghiere».
7. Ecco innanzitutto la didaché apostolica, ossia la predicazione della Parola di Dio. L’apostolo Paolo, infatti, ci ammonisce che «la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo». Dalla Chiesa esce la voce dell’araldo che a tutti propone il kérygma, ossia l’annunzio primario e fondamentale che Gesù stesso aveva proclamato agli esordi del suo ministero pubblico: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Gli apostoli annunciano l’inaugurazione del regno di Dio, e quindi dell’intervento decisivo divino nella storia umana, proclamando la morte e la risurrezione di Cristo: «in nessun altro c’è salvezza; non vi è, infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Il cristiano rende testimonianza di questa sua speranza «con dolcezza, rispetto e retta coscienza», pronto, però, anche ad essere coinvolto e forse travolto dalla bufera del rifiuto e della persecuzione, consapevole che «è meglio soffrire operando il bene che facendo il male».
Nella Chiesa risuona, poi, la catechesi: essa è destinata ad approfondire nel cristiano «il mistero di Cristo alla luce della Parola perché l’uomo intero sia irradiato da essa». Ma il vertice della predicazione è nell’omelia che ancor oggi per molti cristiani è il momento capitale dell’incontro con la Parola di Dio. In questo atto il ministro dovrebbe trasformarsi anche in profeta. Egli, infatti, deve in un linguaggio nitido, incisivo e sostanzioso, non solo con autorevolezza «annunziare le mirabili opere di Dio nella storia della salvezza» – offerte prima attraverso una chiara e viva lettura del testo biblico proposto dalla liturgia – ma deve anche attualizzarle nei tempi e nei momenti vissuti dagli ascoltatori e far sbocciare nel loro cuore la domanda della conversione e dell’impegno vitale: «Che cosa dobbiamo fare?».
Annunzio, catechesi e omelia suppongono, quindi, un leggere e un comprendere, uno spiegare e un interpretare, un coinvolgimento della mente e del cuore. Nella predicazione si compie così un duplice movimento. Col primo si risale alla radice dei testi sacri, degli eventi, dei detti generatori della storia di salvezza, per comprenderli nel loro significato e nel loro messaggio. Col secondo movimento si ridiscende al presente, all’oggi vissuto da chi ascolta e legge, sempre alla luce del Cristo che è il filo luminoso destinato a unire le Scritture. È ciò che Gesù stesso aveva fatto – come si è già detto – nell’itinerario da Gerusalemme a Emmaus in compagnia di due suoi discepoli. È ciò che farà il diacono Filippo sulla strada da Gerusalemme a Gaza, quando col funzionario etiope intesserà quel dialogo emblematico: «Capisci quello che stai leggendo?... E come potrei capire se nessuno mi guida?». E la meta sarà l’incontro pieno con Cristo nel sacramento. Si presenta, così, la seconda colonna che regge la Chiesa, casa della parola divina.
8. È la frazione del pane. La scena di Emmaus è ancora una volta esemplare e riproduce quanto accade ogni giorno nelle nostre chiese: all’omelia di Gesù su Mosè e i profeti subentra, alla mensa, la frazione del pane eucaristico. È, questo, il momento del dialogo intimo di Dio col suo popolo, è l’atto della nuova alleanza suggellata nel sangue di Cristo, è l’opera suprema del Verbo che si offre come cibo nel suo corpo immolato, è la fonte e il culmine della vita e della missione della Chiesa.
La narrazione evangelica dell’ultima cena, memoriale del sacrificio di Cristo, quando è proclamata nella celebrazione eucaristica, nell’invocazione dello Spirito Santo diventa evento e sacramento. È per questo che il Concilio Vaticano II, in un passo di forte intensità, dichiarava: «La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso di Cristo, non mancando mai, soprattutto nella sacra liturgia, di nutrirsi del pane di vita dalla mensa sia della Parola di Dio sia del Corpo di Cristo, e di porgerlo ai fedeli». Si dovrà, perciò, riportare al centro della vita cristiana «la liturgia della parola e la liturgia eucaristica, congiunte tra loro così strettamente da formare un solo atto di culto».
9. Il terzo pilastro dell’edificio spirituale della Chiesa, casa della Parola, è costituito dalle preghiere, intessute – come ricordava san Paolo – da «salmi, inni, cantici spirituali». Un posto privilegiato è occupato naturalmente dalla Liturgia delle Ore, la preghiera della Chiesa per eccellenza, destinata a ritmare i giorni e i tempi dell’anno cristiano, offrendo, soprattutto col Salterio, il cibo quotidiano spirituale del fedele. Accanto ad essa e alle celebrazioni comunitarie della Parola, la tradizione ha introdotto la prassi della Lectio divina, lettura orante nello Spirito Santo, capace di schiudere al fedele il tesoro della Parola di Dio, ma anche di creare l’incontro col Cristo, parola divina vivente. Essa si apre con la lettura (lectio) del testo che provoca una domanda di conoscenza autentica del suo contenuto reale: che cosa dice il testo biblico in sé? Segue la meditazione (meditatio) nella quale l’interrogativo è: che cosa dice il testo biblico a noi? Si giunge, così, alla preghiera (oratio) che suppone quest’altra domanda: che cosa diciamo noi al Signore in risposta alla sua parola? E si conclude con la contemplazione (contemplatio) durante la quale noi assumiamo come dono di Dio lo stesso suo sguardo nel giudicare la realtà e ci domandiamo: quale conversione della mente, del cuore e della vita chiede a noi il Signore?
Di fronte al lettore orante della Parola di Dio si erge idealmente il profilo di Maria, la madre del Signore, che «custodisce tutte queste cose, meditandole nel suo cuore», cioè, come dice l’originale greco, trovando il nodo profondo che unisce eventi, atti e cose, apparentemente disgiunti, nel grande disegno divino. O anche si può presentare agli occhi del fedele che legge la Bibbia l’atteggiamento di Maria, sorella di Marta, che si asside ai piedi del Signore in ascolto della sua parola, impedendo che le agitazioni esteriori assorbano totalmente l’anima, occupando anche lo spazio libero per «la parte migliore» che non ci dev’essere tolta.
10. Eccoci, infine, davanti all’ultima colonna che sorregge la Chiesa, casa della parola: la koinonía, la comunione fraterna, altro nome dell’agápe, cioè dell’amore cristiano. Come ricordava Gesù, per diventare suoi fratelli e sue sorelle bisogna essere «coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica». L’ascoltare autentico è obbedire e operare, è far sbocciare nella vita la giustizia e l’amore, è offrire nell’esistenza e nella società una testimonianza nella linea dell’appello dei profeti, che costantemente univa Parola di Dio e vita, fede e rettitudine, culto e impegno sociale. È ciò che ribadiva a più riprese Gesù, a partire dal celebre monito del Discorso della montagna: «Non chi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». In questa frase sembra echeggiare la parola divina proposta da Isaia: «Questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi invoca con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me». Questi ammonimenti riguardano anche le Chiese quando non sono fedeli all’ascolto obbediente della Parola di Dio.
Essa, quindi, dev’essere visibile e leggibile già sul volto stesso e nelle mani del credente, come suggeriva san Gregorio Magno che vedeva in san Benedetto, e negli altri grandi uomini di Dio, testimoni di comunione con Dio e coi fratelli, la Parola di Dio fatta vita.
L’uomo giusto e fedele non solo “spiega” le Scritture, ma le “dispiega” davanti a tutti come realtà viva e praticata. È per questo che viva lectio, vita bonorum, la vita dei buoni è una lettura/lezione vivente della parola divina. Era già stato san Giovanni Crisostomo a osservare che gli apostoli scesero dal monte di Galilea, ove avevano incontrato il Risorto, senza nessuna tavola di pietra scritta come era accaduto a Mosè: la loro stessa vita sarebbe divenuta da quel momento il Vangelo vivente.
Nella casa della Parola divina incontriamo anche i fratelli e le sorelle delle altre Chiese e comunità ecclesiali che, pur nelle separazioni ancora esistenti, si ritrovano con noi nella venerazione e nell’amore per la Parola di Dio, principio e sorgente di una prima e reale unità, anche se non piena. Questo vincolo dev’essere sempre rafforzato attraverso le traduzioni bibliche comuni, la diffusione del testo sacro, la preghiera biblica ecumenica, il dialogo esegetico, lo studio e il confronto tra le varie interpretazioni delle Sacre Scritture, lo scambio dei valori insiti nelle diverse tradizioni spirituali, l’annuncio e la testimonianza comune della Parola di Dio in un mondo secolarizzato.
6° capitolo: “Adempimenti concreti"
Concludendo l’Arcivescovo assegna tre adempimenti concreti.
Anzitutto la definizione di un volto unitario delle “feste” che tra gennaio e febbraio ogni anno si celebrano per sottolineare momenti significativi della famiglia: la “Festa della famiglia”, la “Giornata della vita”, la “Giornata della solidarietà”, la “Giornata del malato”, la “Giornata della vita consacrata”.
Il secondo adempimento prevede - in ogni comunità pastorale o parrocchiale, entro la fine dell’anno 2008-09 - una verifica con le conseguenti azioni di rilancio della pastorale famigliare.
Il terzo adempimento chiede - a ogni parrocchia o comunità pastorale - di riconsiderare il progetto pastorale: per riscrivere i passaggi inerenti il tema della famiglia, e - più globalmente - per ridisegnarlo così da realizzare una pastorale più a “misura della famiglia”...
35. Portando a conclusione i passi che ho tracciato per questa terza tappa del Percorso pastorale, sento il bisogno di incoraggiare tutti - in particolare le famiglie - a riprendere il cammino della propria vita cristiana con una grande fiducia nel Signore e nel suo Spirito. È infatti una grazia, prima ancora che una responsabilità, quella che ci viene donata: essere testimoni di Gesù, il Crocifisso risorto, in tutti gli ambienti del nostro vissuto quotidiano, infondendovi un'anima nuova, cioè la carità stessa di Dio per il mondo. Così sperimentiamo, dovunque e senza soste, che davvero l’amore di Dio è in mezzo a noi.
Non dobbiamo temere per la pochezza delle nostre forze! li Signore è assolutamente fedele nell'offrirci i punti di forza del nostro cammino spirituale e pastorale: il fuoco ardente dell'amore missionario viene acceso e alimentato nel nostro cuore dalla celebrazione dell'Eucaristia, dall'ascolto attento della parola di Dio, dal dialogo con il Signore nella preghiera, dalla comunione e amicizia personale – mediante la fede - con Gesù morto e risorto, dall'energia trasformante che questa stessa fede infonde nella nostra vita rendendola vita nuova, vita di carità, ossia di amore come quello di Cristo.
Famiglia, diventa anima del mondo.' È l'imperativo che sboccia forte e soave da tutti questi doni del Signore: non ultimo il dono del sacramento del matrimonio che costituisce l'essere stesso degli sposi cristiani come "anima" del mondo. È dunque possibile, anzi è bella ed esaltante la missione che alla famiglia viene affidata. Sì, perché bellissima e straordinaria è la vocazione che Dio rivolge a ogni famiglia!
In questo spirito trovano senso e importanza alcuni adempimenti che voglio proporre alle comunità della nostra Chiesa ambrosiana come segni di un cammino pastorale che - mentre sollecita percorsi, iniziative e gesti da attuare, secondo libertà e responsabilità, attraverso le tappe più opportune in rapporto alle più diverse situazioni locali - deve vivere e mostrare la comunione propria di una Chiesa locale e, quindi, la sua specifica credibilità ed efficacia.
Mercoledì 26 novembre si è riunito il Consiglio Pastorale, per aggiornarsi sulla situazione economico finanziaria della parrocchie, riflettere sul cammino del gruppo di lavoro “Famiglia” e sui temi della catechesi degli adulti e della liturgia.
UNA PROPOSTA PER LE FAMIGLIE CON BAMBINI PICCOLI
Sulla base di quanto emerso dal lavoro del gruppo famiglia dello scorso anno e accogliendo le proposte che vengono dalla lettera pastorale riteniamo utile proporre una attività di iniziazione cristiana, collegata con la eucaristia domenicale per i bimbi da 2-3 anni fino al momento dell'inizio del catechismo.
Considerato che è numerose famiglie con bimbi piccoli partecipano alla
messa delle 10.00, riteniamo che questo sia il momento più adatto per
sperimentare una proposta pastorale per questa fascia di età. Tale proposta
di accompagnamento potrebbe essere, in futuro, anche un'occasione per i
genitori di partecipare ogni tanto alla messa senza dovere direttamente
provvedere ai loro bimbi
La proposta deve essere qualcosa di molto semplice ma con una struttura
fissa e “facilmente“ riconoscibile dai bambini. Il centro dell'incontro
dovrebbe essere verosimilmente il Vangelo raccontato ai bimbi con parole e
modalità adatte a loro.
Ad esempio, in un'altra parrocchia i bimbi presenti alla Messa escono di chiesa prima dell’omelia, fanno un canto, ascoltano il racconto del Vangelo; segue un gioco e poi rientrano in chiesa dopo la presentazione dei doni.
Noi pensiamo di strutturare così l’accompagnamento dei bambini battezzati nella loro progressiva iniziazione alla vita cristiana:
Prevediamo di effettuare questo esperimento una volta al mese e precisamente nelle domeniche: 14 dicembre, 18 gennaio, 22 febbraio, 22 marzo, aprile da definire, 24 maggio.
Per l’incontro del14 dicembre prevediamo:
Per la organizzazione dettagliata di questo primo incontro ci ritroviamo giovedì 4 dicembre alle ore 21.00 in parrocchia.
La pubblicazione del nuovo Lezionario ambrosiano consente di ritrovare una modalità di proclamazione della Scrittura più attenta alla tradizione ambrosiana e con una forte sensibilità ecumenica.
Si tratta di scoprire e apprezzare un Legionario progettato sulla base di scelte attestate in modo costante dalla documentazione liturgica in nostro possesso che, per colmare eventuali lacune nelle fonti, osa sviluppi nuovi, determinati dalle esigenze liturgiche e pastorali odierne.
Come ha affermato con forza il cardinale Tettamanzi, in ogni tradizione liturgica il Lezionario è elemento qualificante e irrinunciabile, «perché mediante l'organizzazione della proclamazione liturgica delle Sacre Scritture si modula una peculiare proposta catechetica e mistagogica e si veicola una specifica sensibilità teologica e spirituale».
Con il Lezionario, il rito ambrosiano tramanda la propria peculiare modalità di leggere le Scritture e di creare raccordi tra i due Testamenti, offrendo all’intera Chiesa un contributo rilevante che arricchisce la sinfonia delle differenze rituali nell'unica lode che sale a Dio dai suoi figli.
Il nuovo Lezionario ambrosiano, quanto al contenuto, è composto da tre libri, in relazione ai tre grandi misteri che costituiscono i cardini dell'anno liturgico: il Mistero dell'Incarnazione, il Mistero della Pasqua, il Mistero della Pentecoste.
Ciascuno dei tre libri prevede un volume festivo e un volume feriale che, per il mistero della Pentecoste, sarà, a sua volta, suddiviso in due tomi (per circa €. 500,00).
In futuro verranno, inoltre, pubblicati il Legionario per le celebrazioni dei santi e quello riservato alle messe rituali e per diverse necessità. (per circa altri €. 200,00)
Le letture della messa sono ordinate come segue:
Domenica 30 alle 15.30 incontro per gli animatori della liturgia, i
lettori, i ministri straordinari, i cori e altre persone interessate