
Ottava dei defunti: messa delle ore 18.00
Giornata Missionaria Mondiale: resoconto
Centro Giovani Coppie San Fedele
Famiglia diventa anima del mondo
Alcuni dati economici relativi ai primi nove mesi di quest'anno
Il papa Paolo VI diceva un giorno:
“Dopo la resurrezione Gesù Cristo si è fatto invisibile ai nostri occhi, tuttavia sentiamo che Egli vive con noi, perché sentiamo il suo respiro. Chiamo respiro di Gesù Cristo l'effusione dello Spirito Santo e la prima volta che il genere umano sentì questo potente respiro fu il giorno di Pentecoste".
Chi di noi non ha fatto esperienza, se davvero viviamo la fede in modo vero, della Presenza e Forza dello Spirito che ci ha "suggerito" parole che venivano da "un Altro", o ci ha fatto scoprire in noi un coraggio nell'affrontare certe prove, che superavano la nostra naturale debolezza... e noi stessi ci siamo meravigliati?
È una Presenza, un Respiro che mai mancherà in noi, nella Chiesa, fino alla fine dei tempi. Possiamo dire con verità che la Chiesa è una continua Pentecoste, anche oggi!
Mai come oggi, il mondo guarda alla Chiesa che sa parlare - come fosse tornata in possesso di tutte le lingue - a tutti gli uomini, che cercano e sperano di trovare la verità della vita e la forza per viverla.
Anche a noi la Chiesa, tramite i suoi ministri, ha posato le sue mani sulla testa per invocare la discesa dello Spirito Santo!
Nella nostra comunità oggi si rinnova la Pentecoste: il vescovo amministrerà il sacramento della Confermazione, ponendo le sue mani sulle teste dei nostri ragazzi e ragazze e ungerà loro la fronte con il sacro Crisma. In quel momento lo Spirito Santo scenderà con i Suoi Doni, rendendoli abili ad una vita santa, perchè essere apostoli del Suo Amore.
Dice S. Paolo: "Nessuno può dire Gesù è il Signore, se non sotto l'azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti, e a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune".
Ognuno dei nostri ragazzi, come e accaduto a ciascuno di noi, riceverà un "dono particolare", ossia una capacità che può diventare manifestazione della potenza dello Spirito! E questo per il bene di tutti.
E’ un avvenimento bello e consolante, ma è anche una grande responsabilità! Tuttavia non abbiamo paura perché possiamo contare da una parte sull’azione potente dello Spirito e dall’altra sul sostegno che reciprocamente ci offriamo nella Chiesa.
Se cerchiamo di vivere la nostra fede e soprattutto di vivere la pienezza della carità, con l'esercizio dei carismi datici dallo Spirito, alimentiamo il torrente di grazia a di speranza che permette a tutti e a ciascuno di guardare avanti nella vita.


La Caritas parrocchiale propone un incontro di riflessione e di preghiera presso il monastero delle Clarisse (piazza Piccoli Martiri), il 18 novembre. L’incontro sarà guidato da don Domenico Pezzini e avrà come tema il titolo del suo ultimo libro: L’Altro e gli altri - Verso una spiritualità dell’incontro.
L’inizio è fissato per le ore 9.15 e il termine è previsto per le 12.30.
L’incontro è aperto a tutti i parrocchiani.



La festa per la gioia di ogni famiglia
La vita dell'uomo, come quella della famiglia, è scandita da un duplice registro temporale: l'alternarsi del tempo feriale e del tempo festivo, del tempo del lavoro e di quello del riposo. Ben più che di semplice alternanza in senso cronologico, si tratta di due momenti caratteristici che dicono, nel loro insieme, che il tempo del lavoro è finalizzato a quello del riposo e della festa, come il tempo della coltivazione a quello del raccolto.
Già abbiamo richiamato che gli attuali ritmi lavorativi spesso riducono drasticamente il tempo da vivere insieme in famiglia, sia come riposo, sia come festa. Oggi per le famiglie il "fine settimana" è atteso spesso come un vero sollievo, un po' di respiro, una piccola liberazione. In realtà il tempo del riposo settimanale non indica semplicemente la necessità di rinnovare le energie per il lavoro della settimana successiva.
È necessario che sia molto di più: è un tempo prezioso per confermare e approfondire la comunione reciproca tra tutti i membri della famiglia, in particolare per cercare di stabilire una relazione più qualificata con i figli. È anche un tempo per promuovere nuovi e significativi rapporti sociali all'interno della comunità del proprio quartiere o anche della propria parrocchia, sviluppando relazioni ami cali e costruttive.
Riposare significa riscoprire le motivazioni e ricostruire le energie per dare significato in modo più completo all'intero arco della giornata e dell'esistenza. Le persone desiderano il divertimento, ma troppo spesso non sono soddisfatte di come lo vivono. Così per la famiglia, il tempo della festa non può essere un giorno di dispersione, ma è un tempo di relazioni serene da vivere il più possibile insieme, di rapporto nuovo con la natura, con l'ambiente, con la bellezza dell'arte e con tutto ciò che alimenta lo spirito; è incontro con qualcuno che rassicura, incoraggia, rasserena. Spesso è anche l'occasione per le attività sportive, in particolare dei figli, da vivere sempre, pur con il necessario spirito agonistico, in un clima di festa e di non esasperata e diseducativa competizione.
È veramente auspicabile che le famiglie ritrovino il senso autentico del riposo e un nuovo gusto per la festa. A partire dal riposo sabbatico la Bibbia ha insegnato che la festa introduce un'istanza di comunione tra padre e figlio, una nuova solidarietà tra padrone e servo, una vera riconciliazione in cui vengono meno le condizioni di sudditanza, un'occasione di accoglienza tra israelita e forestiero. L'uomo, se è originariamente chiamato al lavoro, ultimamente è chiamato ad una vita di comunione con Dio e con ogni altro fratello. La festa è nel disegno di Dio una sorgente di riconoscenza, di gioia, di pace.
Per le famiglie dei cristiani la festa è il “Giorno del Signore”: la domenica è il giorno della nuova creazione che trova la sua origine e la sua pienezza nella memoria della Pasqua di Gesù morto e risorto. Per questo la festa cristiana ha il suo centro, il suo cuore vivo nella celebrazione dell'Eucaristia, vissuta con fede e con gioia nella comunità.
A decidere della verità e della bellezza della Domenica è dunque l'Eucaristia, assicurata nella sua alta "qualità" celebrativa come esperienza di partecipazione profonda al mistero dell'incontro con Dio e insieme di comunione fraterna nella quale ciascuno dei presenti si senta non solo accolto ma in qualche modo "desiderato".
Un'Eucaristia domenicale che si deve poi aprire a un'autentica esperienza comunitaria: le “domeniche insieme”, che da qualche anno sono promosse dalle parrocchie, possono essere un concreto esempio di una festa che diventa conoscenza tra le famiglie, accoglienza reciproca (penso alle famiglie, straniere e non, da poco arrivate nel quartiere o nel paese) e condivisione di esperienze.
La "storia della salvezza", continua ora nel tempo della Chiesa.
Quando si annuncia nella fede la rivelazione di Dio, si compie un evento rivelatorio che si può chiamare veramente Parola di Dio nella Chiesa.
A tal fine può essere utile ricordare alcune prospettive concrete:
Alla Parola di Dio vanno riconosciute tutte le qualità di una vera comunicazione interpersonale, dalla Bibbia spesso designata come dialogo di alleanza, per cui Dio e la persona si parlano come membri della stessa famiglia.
In questa prospettiva la religione cristiana non si può definire "religione del Libro" in termini assoluti, in quanto il Libro ispirato appartiene vitalmente all'intero corpo della Rivelazione.
Il mondo creato è manifestazione della Parola di Dio e la vita e la storia umana la contengono come in germe. In quest'ottica emergono questioni oggi rilevanti, richiamate da molti contributi dei Pastori sulla legge naturale, sulla origine del mondo, sulla questione ecologica.
Conviene certamente riprendere la bella nozione di "storia della salvezza", così cara ai Padri della Chiesa e diventata tradizionalmente "Storia sacra". Occorre far percepire tutto ciò che implica la "religione del Verbo incarnato", cioè la Parola di Dio che non è cristallizzata in formule astratte e statiche, ma conosce una storia dinamica fatta di persone e di eventi, di parole e di azioni, di sviluppi e tensioni, come appare chiaramente nella Bibbia. La "storia della salvezza", conclusa per quanto riguarda la fase costitutiva, continua la sua efficacia ora nel tempo della Chiesa.
La totalità della Parola di Dio è assicurata da tutti gli atti che la esprimono, secondo il ruolo di ciascuno. Viene subito alla mente, per la sua forza, il fatto che la Sacra Scrittura è l'ambito vitale della Chiesa. E d'altra parte è necessario che tutti i momenti del ministero della Parola di Dio siano in reciproca e armonica interazione. Tra questi segni hanno un ruolo fondamentale l'annuncio, la catechesi, la liturgia e la diaconia.
Sarà compito dei Pastori aiutare i fedeli ad avere questa visione armonica della Parola, evitando forme erronee o riduttive o ambigue di comprensione e abilitandoli a diventare attenti uditori della Parola ovunque risuoni e a gustare anche le più semplici parole della Bibbia.
Nel cuore della Parola di Dio, il mistero di Cristo.
I cristiani per lo più avvertono la centralità della persona di Gesù Cristo nella Rivelazione di Dio. Ma non sempre sanno cogliere le ragioni di tale importanza, né capiscono in che senso Gesù è il cuore della Parola di Dio e, quindi, anche della Bibbia faticano a fare una lettura cristiana...
Questo rapporto sostanziale tra la Parola di Dio e il mistero di Cristo si configura così nella Rivelazione come annuncio e poi nella storia della Chiesa come approfondimento inesauribile.
Di tale rapporto si citano qui soltanto alcuni riferimenti teologici essenziali:
Sempre alla luce della Dei Verbum, si ricorderà che Dio ha realizzato un piano del tutto gratuito: «mandò suo Figlio affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio. Gesù Cristo, dunque, Verbo fatto carne, “proferisce le parole di Dio” e porta a compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre». Sicché Gesù nella sua vita terrena e ora celeste assume e realizza tutto il fine, il senso, la storia e il progetto della Parola di Dio perché, come recita Sant'Ireneo, Cristo «ci ha recato ogni novità portandoci se stesso ».
Il progetto di Dio prevede una storia nella rivelazione. Come afferma l'autore della Lettera agli Ebrei: «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio». Vuol dire che in Gesù la Parola di Dio assume i significati che egli ha dato alla sua missione: ha per scopo di far entrare nel Regno di Dio; si manifesta nelle sue parole ed opere; esprime la sua potenza nei miracoli; ha il compito di animare la missione dei discepoli, sostenendoli nell'amore a Dio e al prossimo e nella cura dei poveri; rivela la sua piena verità nel mistero pasquale, in attesa dello svelamento totale; ed ora guida la vita della Chiesa nel tempo.
Ma è anche vero che la Parola di Gesù deve essere compresa, come lui stesso diceva, secondo le Scritture, ossia nella storia del popolo di Dio dell'Antico Testamento, che lo ha atteso come Messia, e ora nella storia della comunità cristiana, che lo annuncia con la predicazione, lo medita con la Bibbia, ne sperimenta l'amicizia e la guida. San Bernardo afferma che sul piano dell'Incarnazione della Parola, Cristo è il centro di tutte le Scritture. La Parola di Dio, già udibile nella prima alleanza, è diventata visibile in Cristo.
Non si può dimenticare che «tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui». Gesù assume una centralità cosmica, è il re dell'universo, colui che dona senso ultimo a tutta la realtà. Se la Parola di Dio è come un canto a più voci, la sua chiave interpretativa, per l'ispirazione dello Spirito Santo, è Cristo nella globalità del suo mistero. «La Parola di Dio, che era in principio presso Dio, non è, nella sua pienezza, una molteplicità di parole; essa non è molte parole, ma una sola Parola che abbraccia un gran numero di idee di cui ciascuna è una parte della Parola nella sua totalità. E se il Cristo ci rimanda alle “Scritture”, come quelle che gli rendono testimonianza, considera i libri della Scrittura un unico rotolo, perché tutto ciò che è stato scritto di lui è ricapitolato in un solo tutto».
Desideriamo offrire ai parrocchiani alcuni dati che si riferiscono al mantenimento ordinario della Chiesa nei primi nove mesi di quest’anno, a prescindere dalle altre spese generali e straordinarie. Vogliamo offrire gli elementi perché si possa fare un confronto tra le entrate e le uscite normali e valutare la situazione in cui ci troviamo per trarne delle conseguenze.
In occasione del Natale è consuetudine delle famiglie di fare una offerta significativa per le necessità della Parrocchia e per i poveri. Confidiamo che quest’anno essa risulti particolarmente generosa, in modo di consentirci di gestire dignitosamente le iniziative pastorali e fare fronte almeno in parte ai debiti accumulati.
Grazie a tutti, con viva cordialità.

Sabato 18 ottobre siamo stati ospiti a cena alla Casa della Cultura
Islamica.
Noi scout abbiamo partecipato insieme ai più grandi del nostro gruppo, unendoci a un folto gruppo di parrocchiani di tutte le età.
Il ringraziamento di don Piero a chi ci accoglieva ci è particolarmente piaciuto. “Grazie per questo invito, ora mi sento più libero. È bello per noi invitarvi e aprirci a voi, e ora che siamo noi a esser vostri ospiti mi sento più alla pari, in un rapporto che mi fa stare meglio.”
È stato un importante momento di condivisione, in cui conoscersi mangiando insieme. La cena è stata occasione per parlare e ascoltare, raccontando e facendoci raccontare costumi e tradizioni, ma anche storie personali e familiari.
Abbiamo potuto ascoltare le voci di Fatima e Soraya, di Mohamed e di Abdul e dei tanti che vivono nel nostro stesso quartiere, molti proprio in via Padova, e che abbiamo scoperto vicini a noi quanto a sentimenti, desideri, problemi e speranze.
S’è parlato di scuola e di lavoro, di bambini e quotidianità, ma anche del cibo che stavamo mangiando, che con orgoglio più di una signora ha descritto con cura: cous cous e agnello, riso e verdure, zuppa di grano e carne arrostita, e altre specialità che avevano preparato per l’occasione.
Da entrambe le parti si percepiva la voglia di stare insieme, di conoscere e farsi conoscere, di fare un passo verso gli altri: larghi sorrisi e parole di riconoscenza da entrambe le parti. Hanno cercato di farci sentire a nostro agio in ogni modo, cucinando mille specialità, permettendoci di non togliere le scarpe e di entrare a capo scoperto perfino nella moschea che ospitava la cena: per parte nostra abbiamo lasciato a casa il vino doc e portato ottima frutta e dolci per tutti.
Non è la prima volta che le nostre due comunità si incontrano a tavola: questa volta, però, si sono ribaltati i rapporti e sono stati i nostri fratelli musulmani a invitarci a casa loro, fra l’altro rammaricandosi per gli spazi così piccoli.
L’integrazione sa rispettare le identità e le differenze, permette a ciascuno di crescere e di realizzarsi, non toglie spazio, ma anzi lo amplia, come amplia gli orizzonti personali e culturali, la capacità di osservazione, la coscienza di sé.
Incontrare qualcuno che si percepisce diverso da sé richiede lo sforzo di non chiudersi e di lasciare una porta aperta verso chi non conosciamo e che una volta avvicinato potrebbe rivelarsi nient’altro che… un fratello.
Simone e Anna, gruppo scout AGESCI Milano 68