Ottobre missionario e giornata missionaria mondiale
Non è l'uomo per la finanza, ma la finanza per l'uomo
Finanziamento oratorio - terza domenica del mese
Famiglia diventa anima del mondo
Sinodo dei Vescovi - Intervento del Papa
Una cena per meglio conoscerci
Il messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Missionaria Mondiale 2008 “Servi e apostoli di Cristo Gesù” è ispirato alla figura di San Paolo e all’urgenza della missione ad gentes. Sul modello di san Paolo, l’annuncio di Cristo è reso urgente dall’amore di Dio per il mondo e dalla ricerca di speranza della società contemporanea. La missione ad gentes è compito non solo dei missionari ma di tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi e laici del mondo.
Il mese di ottobre dedicato alla missione e la Giornata Missionaria Mondiale, 19 ottobre, sono occasione propizia per incoraggiare e alimentare la capacità di collaborare con tutti, guardando la prospettiva universale come la prospettiva normale della nostra vita cristiana. Ogni famiglia e ciascuno in essa deve partecipare all’attività di evangelizzazione e deve sentirsi protagonista della missione della Chiesa.
«L’attività finanziaria deve avere l’uomo come fondamentale e imprescindibile criterio... Non è mai “contro” l’uomo, ma è sempre “per” l’uomo, “a favore” dell’uomo e della sua promozione». Qualche tempo fa, in un suo intervento al Centro Congressi della Cariplo (24 nov. 2003) l’Arcivescovo suggeriva orientamen ti morali per un corretto operare nel credito e nella finanza.
Ci sembrano di stringente attualità. Ne pubblichiamo alcuni passaggi, rimandando al testo integrale per una più completa lettura.
Dionigi card. TETTAMANZI
Preso atto dell’attuale assetto del sistema finanziario e di quello creditizio in particolare, non può essere eluso il confronto con la complessità, varietà e problematicità dell’industria finanziaria attuale, non escluse le ambiguità in essa presenti. E questo a partire dalla sempre più vasta gamma dei soggetti operanti nell’industria finanziaria e dei rispettivi ruoli da essi rappresentati, dalla mutevolezza dei mezzi e degli strumenti finanziari, per giungere alla intricata rete di relazioni planetarie che questo mercato attiva di continuo.
L’industria finanziaria ci si presenta come un sistema articolato, reticolare, pervasi vo. Tale sistema, da una parte, è in grado di innervare e comunicare linfa vitale all’intero organismo sociale ed economico, ormai globalizzato. Nello stesso tempo e all’opposto, però, può anche sottrarre questa stessa linfa vitale. E questo perché il sistema stesso non appare come capace, da sé solo, di impedire che quanti operano al suo interno rimangano indifferenti, o addirittura diventino contrari, a quei principi, a quelle regole e a quelle scelte che stanno alla base della convivenza sociale.
Ci troviamo di fronte, così, a sensazioni diffuse di diffidenza nei confronti di questo sistema, se non di delegittimazione dello stesso. E tutto ciò comporta un grave pregiudizio di quel “fattore fiducia” che rimane il caposaldo fondamentale di tutti i rapporti anche economici che intercorrono fra gli uomini.
Di qui, può già discendere una prima osservazione: trattandosi di un ambito così ampio, diffuso, articolato, e tecnologicamente innovativo, credo che il primo atteggiamento da assumere nei suoi riguardi sia quello di essere davvero consapevoli della sua elevata problematicità, ossia degli interrogativi di grande portata che da esso scaturiscono.
Si pensi, a titolo puramente esemplificativo, ad alcune caratteristiche dei prodotti finanziari oggi di vastissimo utilizzo. Tra queste ricordiamo, anzitutto, la loro immaterialità, che rende estremamente agevoli e immediati anche ingenti trasferimenti di capitale da un punto all’altro del pianeta, con le inevitabili conseguenze che ne derivano.
Va pure menzionata la virtualità di gran parte delle operazioni eseguite, che, come in altri ambiti del settore economico, si limitano in molti casi a semplici registrazioni contabili, sganciate da un supporto materiale effettivo, i cui risultati possono tuttavia influenzare di parecchio il quadro economico-sociale complessivo.
Si pensi, ad esempio, come il sostegno finanziario attribuito a un settore economico in un determinato Paese nel mondo e contestualmente sottratto a un altro mediante una semplice, ma ingente, transazione finanziaria, può creare occupazione e ricchezza da un lato, disoccupazione e povertà dall’altro. Senza dimenticare l’elevata sofisticazione tecnologica degli strumenti a disposizione, che consente l’effettuazione di innumerevoli e complesse operazioni, praticamente senza limiti di luogo, in archi temporali infinitesimali e con potenziali effetti reali immediati sulla vita di numerosi soggetti.
Siamo di fronte a conseguenze che, molte volte, si sviluppano anche ben oltre la personale consapevolezza e percezione degli operatori stessi. Questo fatto, invece che deresponsabilizzare, diventa un richiamo ancora più forte alla responsabilità di tutti coloro che sono coinvolti. In particolare, richiama ciascun operatore, a ogni livello di funzione e responsabilità, a una matura e adeguata professionalità. Nello stesso tempo, richiede a ogni istituzione finanziaria di attrezzarsi adeguatamente per essere capace di leggere, oltre la cortina del formale, la sostanza dei propri atti e dei propri comportamenti.
E tale responsabilità non va vista solo in termini individualistici o privati, ma deve giocarsi anche a livello pubblico-sociale. In questo senso, è necessaria la trasparenza. Essa va intesa come la scelta volontaria, consapevole e dichiarata di volersi far giudicare dall’intera comunità civile sulla coerenza dei propri comportamenti sostanziali rispetto al sistema di principi e di regole che si è scelto di porre a base del proprio operare.
Ancora in missione
Paolo torna ad Antiochia ma non vi rimane per molto. Parte di nuovo e questa volta la sua terza spedizione avrà come centro la città di Efeso. Qui Paolo fonda un centro di insegnamento cristiano facendosi prestare i locali di una scuola di retorica e tenendo ogni giorno degli incontri in cui annuncia il Vangelo. Molti si convertono e l'insegnamento di Paolo si diffonde. Ma non tutti sono contenti di questa novità. A Efeso infatti ci sono molti artigiani che lavorano l'argento fabbricando dei moniti e delle statuette che riproducono la dea Artemide di Efeso. Questi commercianti non vedono di buon'occhio la predicazione di Paolo perché allontana la gente dalla tradizione pagana e così facendo i loro guadagni diminuiscono. E’ così che una sommossa degli argentieri lo spinge a fuggire da Efeso. Da lì, Paolo va di nuovo in Macedonia. Per tre mesi resta a Corinto e sfugge a un agguato sulla nave su cui si doveva imbarcare. Continua il suo viaggio per terra e, accompagnato anche dall' evangelista Luca, giunge a Gerusalemme per portare una colletta raccolta in Macedonia e in Acaia a favore dei poveri della comunità della città.
A Gerusalemme
A Gerusalemme Paolo ritrova con gioia la comunità cristiana della città. Purtroppo, nel suoi confronti, restano ancora dei pregiudizi. Un giorno, Paolo viene accusato di aver fatto entrare nel tempio di Gerusalemme un non giudeo; questo, per la legge mosaica, voleva dire profanare il luogo più sacro della fede ebraica. Paolo viene arrestato, percosso e portato in giudizio davanti al sinedrio; alla fine, per ordine del procuratore Antonio Felice, viene mandato a Cesarea. Lì Paolo dovrà rimanere per ben due anni da prigioniero.
Quando nel 60 viene istruito contro di lui un vero e proprio processo a Gerusalemme, Paolo si rifiuta di andare ricordando che è un cittadino romano e che può appellarsi all'imperatore. Così, sotto la scorta di un centurione, Paolo si imbarca insieme a Luca per raggiungere Roma.
La nave su cui viaggia Paolo si imbatte in una tempesta e fa naufragio a Malta, un'isola al centro del Mar Mediterraneo a sud della Sicilia. L'equipaggio è salvo. Dopo qualche mese di sosta, Paolo riprende il suo viaggio e si sposta a Siracusa, Reggio Calabria, Pozzuoli, Foro Appio e Tre Taverne, arrivando nel 61 a Roma.
Durante le messe di sabato 18 e domenica 19 ottobre, sarà presente l'incaricato per la raccolta delle quote di sottoscrizione mensile e per le offerte "una-tantum". Grazie!
Ringraziamo sentitamente tutti coloro che hanno contribuito con il loro acquisti a sollevare economicamente le famiglie della nostra comunità, per il momento abbiamo potuto acquistare viveri e tamponato le situazioni più urgenti, ma tanti sono ancora quelli che bussano alla nostra porta.
dal 4° capitolo: “Il lavoro per la dignità di ogni famiglia”
Il riferimento alle famiglie - proprio del Percorso pastorale - ci spinge
a soffermarci soprattutto sul fatto che il lavoro umano esige e insieme dà
origine ad un’opera educativa. Lo studio e il lavoro, in realtà, hanno
un'incidenza fortissima sulla formazione matura, consapevole e responsabile
della persona. Oggi, in particolare, la situazione di precarietà economica
che stiamo vivendo ci impegna tutti - famiglie, comunità cristiane e
istituzioni civili - a un rinnovato impegno educativo, che sappia introdurre
i giovani alla pratica e ancor più al “senso” del lavoro. Gli stili di vita
del contesto familiare di origine e la necessità di un'adeguata pedagogia
all'impegno alla fatica, al superamento della pigrizia e all'esercizio della
volontà sono indispensabili per una vera crescita umana. L'onestà e il
sacrificio, la giusta competizione, il valore del merito, la condivisione
delle fatiche e dei risultati non devono contrapporsi tra loro, ma riuscire
ad esprimersi in nuove solidarietà. Non bisogna sostituirsi ai giovani,
bisogna aiutarli a crescere nelle loro responsabilità. Carissimi genitori,
conosco la generosità e lo spirito veramente encomiabile di sacrificio che
avete nei riguardi dei figli quando si tratta di sostenerli economicamente,
creando le migliori condizioni in vista della loro scelta di vita. È
necessario però che questi stessi beni voi genitori li trasmettiate ai figli
con libertà, senza ricatti emotivi, nell'ambito di un reale e cordiale
contesto formativo. Sarà così più facile invitare i figli a costruire il
loro futuro con vivo senso di responsabilità e incoraggiarli a compiere con
vera libertà le loro scelte di vita. Ora sulle scelte di vita, e in
particolare quella di formare una famiglia, si deve rilevare come non
raramente i fattori economici influenzano non poco i giovani nella loro
decisione. E così spesso le difficoltà economiche li inducono a una scelta
di convivenza, non tanto come forma alternativa o addirittura contrapposta
al matrimonio, quanto per lo più come modalità intermedia, con cui cercano
di assicurarsi una maggiore stabilità complessiva per decidersi verso una
situazione di vita interamente compiuta.
È impegno di tutti, delle famiglie di origine per quanto possono ma anche
delle istituzioni e delle forze sociali, cercare di creare le condizioni
affinché siano rimossi il più possibile gli impedimenti di natura economica
alla formazione di nuove famiglie stabili. Una società matura e responsabile
non può mortificare il futuro dei giovani, anzi li deve sostenere con tutte
le sue forze: attraverso di loro, infatti, essa costruisce anche il proprio
futuro!
Un altro aspetto rilevante del nuovo volto del lavoro attuale è dato dai suoi tempi e dalle sue condizioni. Oggi per molte famiglie si stanno ampliando a dismisura i tempi di lavoro a scapito dei tempi di vita I necessari per stare insieme con i propri cari e per incontrare parenti e amici. Tutto questo avviene in netta controtendenza rispetto all'immaginario, coltivato fino a qualche anno fa: si pensava sì ad un futuro caratterizzato da un eccesso di tempo libero, grazie al progresso tecnologico che avrebbe permesso una produzione automatizzata e sofisticata senza bisogno di intervento umano continuativo; ma in realtà i ritmi così frenetici e onerosi imposti dal lavoro di oggi, dovuti anche ì alla lontananza del luogo di lavoro e ai tempi necessari per raggiungerlo, rendono concretamente molto ridotti i momenti della condivisione e del confronto quotidiano anche tra i coniugi. Senza dimenticare poi che a volte più che la fatica fisica, quello che pesa nel mondo del lavoro è la conflittualità nelle relazioni tra colleghi: una conflittualità dovuta a contrapposizioni, a forme di gelosia, a ricerca di successi in carriera a scapito delle competenze e per una logica di competitività ormai ampiamente diffusa.
Se questo è l'attuale contesto sociale e culturale, dobbiamo dire che ai credenti è richiesta con maggiore urgenza una testimonianza evangelica autentica, un impegno di giustizia e di solidarietà più grandi di qualsiasi ripiegamento verso la ricerca del puro tornaconto individuale. Così come è compito di tutti, ciascuno secondo le proprie responsabilità ,promuovere una maggiore sensibilità etica circa le condizioni di vita e di operatività negli ambienti di lavoro. Si pensi anche solo al fenomeno, recentemente messo in luce dai media ma di vecchia data, degli incidenti sul lavoro e, più in generale, alla messa a repentaglio della propria salute a causa di condizioni di lavoro insicure.
sabato, 4 ottobre 2008
… Per portare a compimento la sua missione, la Chiesa ovunque e sempre deve poter godere del diritto di libertà religiosa, considerato in tutta la sua ampiezza. All’Assemblea delle Nazioni Unite, in quest’anno che commemora il 60° della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ho voluto ribadire che "non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale". Questo contributo all’edificazione della società la Chiesa lo offre in maniera pluriforme, essendo un corpo con molte membra, una realtà al tempo stesso spirituale e visibile, nella quale i membri hanno vocazioni, compiti e ruoli diversificati. Particolare responsabilità essa avverte nei confronti delle nuove generazioni: con urgenza, infatti, emerge oggi il problema dell’educazione, chiave indispensabile per consentire l’accesso ad un futuro ispirato ai perenni valori dell’umanesimo cristiano.
La formazione dei giovani è, pertanto, impresa nella quale anche la Chiesa si sente coinvolta, insieme con la famiglia e la scuola. Essa infatti è ben consapevole dell’importanza che l’educazione riveste nell’apprendimento della libertà autentica, presupposto necessario per un positivo servizio al bene comune. Solo un serio impegno educativo permetterà di costruire una società solidale, realmente animata dal senso della legalità.
Signor Presidente, mi piace qui rinnovare l’auspicio che le comunità cristiane e le molteplici realtà ecclesiali italiane sappiano formare le persone, in modo speciale i giovani, anche come cittadini responsabili ed impegnati nella vita civile. Sono certo che i Pastori e i fedeli continueranno a dare il loro importante contributo per costruire, anche in questi momenti di incertezza economica e sociale, il bene comune del Paese, come pure dell’Europa e dell’intera famiglia umana, prestando particolare attenzione verso i poveri e gli emarginati, i giovani in cerca di occupazione e chi è senza lavoro, le famiglie e gli anziani che con fatica e impegno hanno costruito il nostro presente e meritano per questo la gratitudine di tutti. Mi auguro altresì che l’apporto della Comunità cattolica venga da tutti accolto con lo stesso spirito di disponibilità con il quale viene offerto. Non vi è ragione di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa e dei suoi membri, i quali peraltro si attendono che venga loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal Vangelo. Ciò sarà ancor più agevole se mai verrà dimenticato che tutte le componenti della società devono impegnarsi, con rispetto reciproco, a conseguire nella comunità quel vero bene dell’uomo di cui i cuori e le menti della gente italiana, nutriti da venti secoli di cultura impregnata di Cristianesimo, sono ben consapevoli.
6 ottobre 2008
All'inizio del nostro Sinodo la Liturgia delle Ore ci propone un brano del grande Salmo 118 sulla Parola di Dio: un elogio di questa sua Parola, espressione della gioia di Israele di poterla conoscere e, in essa, di poter conoscere la sua volontà e il suo volto. Vorrei meditare con voi alcuni versetti di questo brano del Salmo.
Comincia così: «In aeternum, Domine, verbum tuum constitutum est in caelo... firmasti terram, et permanet». Si parla della solidità della Parola. Essa è solida, è la vera realtà sulla quale basare la propria vita. Ricordiamoci della parola di Gesù che continua questa parola del Salmo: «Cieli e terra passeranno, la mia parola non passerà mai». Umanamente parlando, la parola, la nostra parola umana, è quasi un niente nella realtà, un alito. Appena pronunciata, scompare. Sembra essere niente. Ma già la parola umana ha un forza incredibile. Sono le parole che creano poi la storia, sono le parole che danno forma ai pensieri, i pensieri dai quali viene la parola. È la parola che forma la storia, la realtà.
Ancor più la Parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà. E per
essere realisti, dobbiamo proprio contare su questa realtà. Dobbiamo
cambiare la nostra idea che la materia, le cose solide, da toccare,
sarebbero la realtà più solida, più sicura. Alla fine del Sermone della
Montagna il Signore ci parla delle due possibilità di costruire la casa
della propria vita: sulla sabbia e sulla roccia. Sulla sabbia costruisce chi
costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla
carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto
questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche:
questi soldi scompaiono, sono niente. E così tutte queste cose, che sembrano
la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi
costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su
tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia. Solo la Parola di Dio è
fondamento di tutta la realtà, è stabile come il cielo e più che il cielo, è
la realtà. Quindi dobbiamo cambiare il nostro concetto di realismo. Realista
è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così
debole, il fondamento di tutto. Realista è chi costruisce la sua vita su
questo fondamento che rimane in permanenza. E così questi primi versetti del
Salmo ci invitano a scoprire che cosa è la realtà e a trovare in questo modo
il fondamento della nostra vita, come costruire la vita.
La Casa della Cultura Islamica è lieta di invitare ogni persona della nostra Parrocchia a condividere una fraterna cena di incontro e conoscenza tra Comunità.
La volontà dell’incontro nasce dal reciproco desiderio di conoscere le proprie tradizioni, pensando anche all’appena trascorso mese di Ramadan.
L’ appuntamento è per SABATO 18 OTTOBRE, con ritrovo alle ore 20.00 presso la Chiesa, per chiunque volesse parteciparvi.
Raggiungeremo il Centro Culturale per le 20.30 dove condivideremo la cena offerta dalla Comunità Islamica.