Festa della Parrocchia/Una festa di famiglie
Famiglia diventa anima del mondo
Consiglio affari economici/Comunicato letto il 21.08.2008
Dal discorso del Cardinale agli sportivi
La comunità cristiana assomiglia (o dovrebbe assomigliare) più ad una famiglia che ad una istituzione… Una famiglia di famiglie che camminano insieme con le ricchezze e le fragilità del loro essere diverse, e che sono profondamente unite per i legami di fede, di ascolto e di incontro con il Signore Gesù, così profondi da colorarsi di concreta umanità…
Noi festeggiamo oggi le famiglie che formano questa concreta nostra comunità… Famiglie vere, famiglie salde, temprate dalla grazia per reggere al di là delle pure emotività… Famiglie fondate sulla roccia delle scelte dei valori, in particolare di quelli evangelici… Famiglie capaci di una attenzione intensa e cordiale al vissuto possibile delle persone… Famiglie inserite nella società: attivamente presenti nella scuola e nelle attività educative e relazionali, come quelle sportive e oratoriane… Famiglie impegnate nel quartiere, attente e partecipi delle povertà di lavoro, di casa, di amicizie, di mezzi di sussistenza primari… Famiglie aperte alla condivisione, che diventano elementi portanti della società, presidi educativi per il rispetto dei diritti e dei doveri e sostegno delle relazioni…
Festeggiamo oggi in particolare le famiglie in diversi modi coinvolte nelle attività della Polisportiva san Crisostomo, che ha il merito di educare per mezzo dello sport circa trecento tra ragazzi, adolescenti e giovani, introducendoli al rispetto delle persone e delle regole e alla condivisione delle attività nella squadra.
Abbiamo inviato una lettera al Cardinale, ricordando con gratitudine la sua presenza tra noi lo scorso anno in occasione della festa di san Giovanni Crisostomo.
Milano, 12 settembre 2008
Reverendo e caro don Piero,
la tua lettera del 1° settembre scorso mi ha fatto molto piacere. Sì, perché vedo che la mia visita dello scorso anno ha dato buoni frutti, incoraggiandovi nel vostro cammino di fede e di carità: le mie parole e le mie preghiere sono dunque cadute in un terreno fertile, che coltivate con serietà, con perseveranza e con entusiasmo.
Vi sono vicino con il ricordo e con la preghiera e insieme a voi chiedo al Signore che ci doni anche in questo nuovo Anno pastorale di testimoniare con sincerità e coraggio il suo Vangelo. Auguro a te, a don Nicola, ai Consigli parrocchiali e alla tua Comunità la gioia e la pace che solo il Signore ci dona e su tutti voi invoco la Sua benedizione.
con grato affetto
tuo + Dionigi, arciv.
Una nuova vita
Intanto a Damasco, Anania, un discepolo di Gesù, riceve in sogno l'ordine di occuparsi di lui ma Anania ha paura perché sa che cerca in ogni modo di far imprigionare i discepoli di Gesù. Allora il Signore gli dice: «Va' da lui perché l'ho scelto come mio strumento per annunciare il Vangelo a tutti i popoli». Anania comprende che il Signore ha cambiato il cuore di Paolo e ora non deve temere nulla da lui; così lo raggiunge e appena lo vede gli dice: «Fratello mio, Gesù mi manda a te, è Lui che ti è apparso sulla via di Damasco. Mi ha inviato affinché tu riacquisti la vista e riceva lo Spirito Santo!». Anania impone le mani su Paolo che torna di nuovo a vedere. Paolo riceve il Battesimo e inizia una nuova vita. Niente è più come prima perché l'incontro con Gesù sulla via di Damasco l'ha cambiato profondamente. Come scriverà nelle sue lettere, quel giorno Gesù lo ha "afferrato", "catturato" per sempre. Paolo passa alcuni anni in solitudine ritirandosi nel deserto in Arabia. Nel suo cuore, prima pieno di risentimento contro i discepoli di Gesù, entra un nuovo sentimento. Paolo aveva ricevuto l'insegnamento cristiano da Anania ma il suo vero maestro resta Gesù che nell'intimo lo istruisce e lo guida. E’ lui stesso che gli rivela la grandezza e la novità del messaggio cristiano. Quando torna a Damasco, Paolo inizia a predicare il Vangelo ma quelli che erano prima i suoi amici non lo capiscono più: Paolo sembra aver abbandonato la fede dei padri e questo scandalizza i farisei che gli si rivoltano contro e lo fanno fuggire.
Senza distinzioni
Paolo va a Gerusalemme e lì, sotto la guida di Barnaba, un giudeo che aveva accolto l'annuncio cristiano, incontra gli apostoli Pietro e Giacomo. Tuttavia, a causa del suo passato, Paolo vede bene che intorno a lui c'è diffidenza e ostilità. Un giorno si reca a pregare nel tempio. Ad un tratto gli appare di nuovo Gesù e gli indica quale sarà la sua missione nella chiesa nascente: portare il Vangelo ai pagani. Questo significa non cercare discepoli solo tra i giudei ma andare verso tutti, non importa a quale nazione appartengano, a quale tradizione siano legati, perché il messaggio di Gesù, che ha donato la sua vita per gli uomini, è rivolto a tutti senza distinzioni! Qualche anno più tardi, Paolo scriverà: «Non c'è più Giudeo né Greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù».
Presto Paolo deve ripartire per Tarso, in città infatti non è bene accetto e gli viene consigliato di allontanarsi. Nella sua Tarso, Paolo vive facendo il proprio mestiere di fabbricante di tende. Passano alcuni anni in cui Paolo approfondisce il senso della fede in Gesù. Sente che l'insegnamento di Gesù prende il posto che prima per lui aveva la Legge di Mosè... Ma questo non vuoI dire che dimentica la tradizione dei suoi padri. Paolo comprende che la Legge e la fede d'Israele è stata come un maestro che voleva preparare i cuori alla venuta di Gesù, il Messia. Se prima gli uomini acquistavano la salvezza attraverso le pratiche religiose e l'osservanza ai precetti, ora c'è una legge nuova, una legge che Dio stesso pone nel cuore degli uomini. Paolo è convinto che la fede sia un dono dello Spirito e che l 'unica legge da osservare sia l'Amore a Dio e al prossimo. In uno dei suoi scritti, leggiamo: «L'amore è il pieno compimento della Legge».
4° capitolo: “La famiglia, la casa, il lavoro, la festa”
La casa è bene necessario per l’intimità e la crescita della famiglia. Da tempo l’Arcivescovo segnala il problema dell’emergenza abitativa. Costruttivamente ora si rivolge alle comunità parrocchiali, agli istituti religiosi, alle realtà del mondo cattolico, alle famiglie che dispongono di alloggi disponibili, alle Amministrazioni locali affinché condividano le risorse di cui dispongono. Decisiva in questo senso è la realizzazione di soggetti di intermediazione che garantiscano i potenziali locatari e favoriscano le persone bisognose di alloggio.
Tratto caratteristico dello scenario sociale - con pesanti ricadute sulla famiglia - è la precarietà del lavoro. Il Percorso sottolinea come sia preziosa occasione per la testimonianza evangelica e al tempo stesso esiga un’opera educativa, specie nei confronti dei giovani. Se è la famiglia ad avere il primato sull’impegno lavorativo dei suoi membri, occorre constatare come sia crescente il tempo dedicato al lavoro, a discapito delle relazioni domestiche. Il Cardinale evidenzia poi i sacrifici che le donne sostengono per coniugare professione e famiglia.
L’esperienza lavorativa non è l’obiettivo dell’esistenza, ma è finalizzata al riposo e alla festa. Riposo non è solo lo spazio per prepararsi a sostenere lo sforzo successivo, ma occasione per confermare e approfondire le relazioni, specie quelle familiari. E la festa non è il semplice svago, ma il modo per comprendere e celebrare il senso della vita, per ricreare il tessuto sociale. Il testo del Percorso invita le comunità cristiane a offrire occasioni per vivere “domeniche insieme”, occasioni di incontro e conoscenza a partire dalla celebrazione dell’Eucaristia.
a. La casa per l'intimità di ogni famiglia
La casa è il simbolo della vita di una famiglia, il luogo della sua unità e delle sue confidenze in essa si coltivano la condivisione e l'amore delle cose più intime e più umane. Abitare una casa significa ritrovarsi dopo la inevitabile dispersione del lavoro, esprime il consolidarsi di abitudini buone, favorisce conoscenze e relazioni, dà sicurezza per il futuro. Avere una casa permette di sposarsi, di avere dei figli, di consolidare la propria presenza in un luogo; una casa dà stabilità alI'esistenza.
Per alcune persone oggi la casa è diventata un lusso quasi eccessivo, un’ ostentazione esasperata di benessere e di ricchezza; per molte altre invece è un serio problema anche in vista della impostazione della loro vita e dei loro progetti. Assistiamo sempre di più a una rilevante emergenza abitativa, che pone in drammatiche condizioni specialmente le famiglie povere, immigrate, per qualsiasi ragione disagiate.
Provocati da molte situazioni che incontriamo, ci chiediamo quando ogni famiglia potrà accedere, in condizioni accettabili, ad un’abitazione dignitosa. Aumentano situazioni di impoverimento e cresce il numero delle giovani coppie che non riescono a sostenere un mutuo o non dispongono delle garanzie per ottenerlo. Aumentano anche i casi di anziani con redditi molto bassi, insufficienti anche solo per pagare le spese condominiali.
Proprio sulla questione della casa oggi, vorrei riprendere quanto ho detto nel Discorso alla Città per la Vigilia di Sant’Ambrogio 2007. Chiedendo una casa e un lavoro" dignitosi", ossia degni della dignità umana, sollecitavo l'impegno di tutti - e in specie di i quanti hanno una responsabilità di governo - a «rimuovere gli impedimenti che si frappongono a una dignità piena delle persone» e, nella consapevolezza della complessità della questione, concludevo dicendo: «È tempo di agire e di studiare con intelligenza, Il soprattutto da parte di chi ha responsabilità istituzionali, le vie per rimuovere questi impedimenti che contrastano la dignità delle persone».
Signore Gesù, Tu sei qui!
E voi, miei fratelli, mie sorelle, miei amici, voi pure siete qui, con me, davanti a Lui!
Signore, duemila anni or sono, Tu hai accettato di salire su di una croce d’infamia per poi risuscitare e restare sempre con noi, tuoi fratelli, tue sorelle.
E voi, miei fratelli, mie sorelle, miei amici, voi accettate di lasciarvi afferrare da Lui.
Noi Lo contempliamo. Noi L’adoriamo. Noi L’amiamo. E cerchiamo di amarLo di più.
Noi contempliamo Colui che, nel corso della cena pasquale, ha donato il suo Corpo e il suo Sangue ai discepoli, per essere con loro “tutti i giorni fino alla fine del mondo”.
Noi adoriamo Colui che è all’inizio e alla fine della nostra fede, Colui senza il quale noi non saremmo qui sta sera. Colui senza il quale noi non ci saremmo per nulla. Colui senza il quale nulla vi sarebbe, nulla, assolutamente nulla! Lui, per mezzo del quale “tutto è stato fatto”, Lui nel quale noi siamo stati creati, per l’eternità, Lui che ci ha donato il suo Corpo e il suo Sangue, Lui è qui, questa sera, davanti a noi, offerto ai nostri sguardi.
Noi amiamo – e cerchiamo di amare di più – Colui che è qui, davanti a noi, offerto ai nostri sguardi, alle nostre domande forse, al nostro amore.
Sia che camminiamo o siamo inchiodati su di un letto di dolore - che camminiamo nella gioia o siamo nel deserto dell’anima, Signore, prendici tutti nel tuo Amore: nell’amore infinito, che è eternamente quello del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre, quello del Padre e del Figlio per lo Spirito e dello Spirito per il Padre e per il Figlio.
L’Ostia Santa, esposta ai nostri occhi, dice questa potenza infinita dell’Amore manifestata sulla Croce gloriosa. L’Ostia Santa ci dice l’incredibile abbassamento di Colui che s’è fatto povero per farci ricchi di Sé, Colui che ha accettato di perdere tutto per guadagnarci al Padre suo. L’Ostia Santa è il Sacramento vivo ed efficace della presenza eterna del Salvatore degli uomini alla sua Chiesa.
Fratelli miei, sorelle mie, amici miei, accettiamo, accettate di offrirvi a Colui che ci ha donato tutto, che è venuto non per giudicare il mondo, ma per salvarlo, accettate di riconoscere nelle vostre vite la presenza attiva di Colui che è qui presente, esposto ai nostri sguardi. Accettate di offrirGli le vostre proprie vite!
Maria, la Vergine santa, Maria, l’Immacolata Concezione, ha accettato, duemila anni or sono, di donare tutto, di offrire il suo corpo per accogliere il Corpo del Creatore. Tutto è venuto da Cristo, anche Maria; tutto è venuto mediante Maria, lo stesso Cristo. Maria, la Vergine santa, è con noi questa sera, davanti al Corpo del Figlio suo, centocinquanta anni dopo essersi rivelata alla piccola Bernadette.
Vergine santa, aiutaci a contemplare, aiutaci ad adorare, aiutaci ad amare, ad amare di più Colui che ci ha tanto amato, per vivere eternamente con Lui.
Una folla immensa di testimoni è invisibilmente presente accanto a noi, vicino a questa grotta benedetta e davanti a questa chiesa voluta dalla Vergine Maria; la folla di tutti gli uomini e di tutte le donne che hanno contemplato, venerato, adorato la presenza reale di Colui che si è donato a noi fino all’ultima goccia di sangue; la folla degli uomini e delle donne che hanno passato ore ad adorarLo nel Santissimo Sacramento dell’altare.
Questa sera, noi non li vediamo, ma li sentiamo dire a ciascuno e a ciascuna di noi: «Vieni, lasciati attrarre dal Maestro! Egli è qui e ti chiama!. Egli vuol prendere la tua vita e unirla alla sua. Lasciati afferrare da Lui! Non guardare più alle tue ferite, guarda alle sue. Non guardare ciò che ti separa ancora da Lui e dagli altri; guarda l’infinita distanza che Egli ha cancellato nell’assumere la tua carne, nel salire sulla Croce che gli hanno preparato gli uomini e nel lasciarsi mandare a morte per mostrarti il suo amore. Nelle sue ferite Egli ti accoglie; nelle sue ferite Egli ti nasconde. Non rifiutarti al suo amore!».
La folla immensa di testimoni che s’è lasciata afferrare dal suo amore è la folla dei santi del cielo che non cessano di intercedere per noi. Erano peccatori e lo sapevano, ma hanno accettato di non guardare le loro ferite, di non guardare ormai che le ferite del loro Signore, per scoprirvi la gloria della Croce, per scoprirvi la vittoria della Vita sulla morte.
La situazione finanziaria della nostra Parrocchia, esaminata in data 10 settembre scorso dal Consiglio per gli Affari Economici è motivo di viva preoccupazione.
Cercando di sintetizzare un ipotesi di bilancio per l’anno corrente, innanzitutto prevediamo un entrata, tramite le offerte raccolte nelle sante messe, di circa €. 42.500 che corrispondono ad un offerta media di €. 1 per settimana per ciascun fedele (dati da bilancio 2007).
Affianchiamo a queste entrate le spese ordinarie: per l’anno corrente è prevista una spesa di €. 47.000 solo per il riscaldamento e per l’energia elettrica. Si può già notare come le entrate ordinarie non riescano a coprire le spese analoghe.
Ma la temuta diminuzione delle entrate e la necessità di provvedere ad alcune spese urgenti, quali la ingente spesa, superiore alle previsioni, dell’impianto elettrico del nuovo Oratorio (circa €. 33.000) e la sostituzione di alcuni emettitori dell’impianto di riscaldamento in Chiesa ( €. 7.000), inducono a preventivare, per il termine della gestione 2008, un ulteriore passivo di oltre €. 43.000.
Da una parte possiamo quindi notare la rilevante consistenza del passivo che dovremo affrontare, dall’altra è chiara anche l’esiguità delle offerte raccolte durante le sante messe.
Altri due dati, inoltre, confermano che le preoccupazioni attuali si proiettano anche nel futuro; da una parte l’aumento dei poveri che bussano alla porta della nostra Casa Parrocchiale e dall’altra un lavoro urgente da mettere in cantiere per non compromettere la stabilità dell’intera costruzione della Chiesa: il rifacimento della pavimentazione del sagrato per evitare le abbondanti infiltrazioni d’acqua nei locali sottostanti (preventivato in una spesa che si aggirerà sulla cifra di €. 150.000).
Consapevoli che altri risparmi non si possono effettuare oltre a quelli già messi in essere per non bloccare le attività a pieno e rigoglioso funzionamento, ci rivolgiamo alla provata sensibilità dei parrocchiani perché diano un aiuto generoso e costante, suggerendo anche iniziative concrete da attuare per reperire fondi.
Un cordiale grazie a tutti.
Il Consiglio per gli Affari Economici della Parrocchia
Per fare fronte alle crescenti necessità di famiglie bisognose, nella erogazione di viveri di prima necessità, cerchiamo di raccogliere fondi per acquistare il cibo ed invitiamo a portare viveri in occasione della prima domenica del mese. Grazie!
Domenica 5 ottobre
BANCARELLA D’AUTUNNO indumenti e prodotti vari
RACCOLTA VIVERI occorrono: OLIO e LEGUMI
Natale 2007 - Il coraggio dei “capitani”
Mi ha sempre affascinato la grande capacità che ha lo sport di tenere insieme l’umiltà e la grandezza della persona. Ogni sportivo sa bene che gli allenamenti e le gare sviluppano al meglio le capacità di un atleta, migliorano continuamente tante dimensioni della sua personalità e destano la naturale e buona ambizione di traguardi sempre più alti e di risultati giustamente riconosciuti e premiati. Chi fa sport è dunque aiutato a ben coltivare la propria dignità di persona: proprio questa dignità è la nostra grandezza!
Ma tutti sappiamo che nessuno avrà mai il minimo risultato sportivo senza fatica, senza impegno costante, senza apprendimento paziente, senza riconoscimento degli errori fatti, senza ripartire nuovamente da dove si è già arrivati e insieme agli altri…
La grandezza dei “capitani” sta nella grandezza della loro “squadra”. Dedico allora le parole di Pietro a tutti i “capitani” qui presenti, cioè a tutti coloro che, come me, hanno responsabilità nella loro “squadra”, hanno un ruolo nello sport come nella vita quotidiana, sono dentro il gruppo, ma a servizio dei compagni, sempre partecipi degli stessi destini: “abbiate cura di quelli che vi hanno affidato; sorvegliateli non solo per mestiere, ma volentieri, come Dio vuole. Non agite per il desiderio di guadagno, ma con entusiasmo. Non comportatevi come se foste i padroni delle persone a voi affidate, ma siate un esempio per tutti” (1 Pietro 5, 2-3).
Abbiamo tutti da imparare molto da questo insegnamento. Se lo metteremo in pratica, sono sicuro che le nostre “squadre” saranno più armoniche, dinamiche e più vincenti in umanità. Potremo contribuire a far crescere la qualità non solo della squadra sportiva, ma anche di quella “squadra” che è la società stessa in cui viviamo, a partire dal suo nucleo essenziale che è la famiglia e dalle sue espressioni più legate agli ambienti della scuola, dell’Oratorio, dell’amicizia e del tempo libero…
Siamo per uno sport sano, pulito, etico, umano e umanizzante, dove l’uomo è al centro e non alla periferia perché dominato e reso schiavo da altri interessi; dove l’uomo è onorato in tutti i suoi valori e non considerato solo nella sua prestazione atletica. È importante, necessario e urgente affrontare la sfida educativa: la si può senz’altro vincere insieme, impiegando tutto ciò che fa non solo di voi, ma di ogni persona che ama lo sport, dei “capitani coraggiosi”. Il coraggio che vi chiedo è quello di essere “alternativi”, capaci di fare la “differenza”!
Sono “coraggiosi” i responsabili e i protagonisti a tutti i livelli, anche nelle squadre di periferia e sui campi degli Oratori, che sanno e vogliono ingranare con decisione la marcia dell’etica, che insegnano e testimoniano ai bambini e agli adolescenti il rispetto delle regole, la lealtà, la stima per il bene di tutti e il senso della responsabilità personale e sociale. In questo senso dobbiamo tutti essere “capitani coraggiosi”, chiamati e impegnati ad essere più educati, più maturi e più convincenti: veri esempi di libertà e di responsabilità…
Lo sport diventa allora scuola e palestra di vita. Nelle società sportive autentiche non si coltiva solo lo sport e neanche si porta avanti esclusivamente un generico programma di “buona educazione” del tempo libero. Nei gruppi sportivi piuttosto crescono e si educano giovani uomini e donne capaci e impegnati a contribuire in modo significativo alla vita dell’intera società…
Mi fa pensare a ciò che avviene allo stadio quando si esprime la gioia di una vittoria con il gesto popolare della “ola”, dove ciascuno si muove nel momento giusto e ne viene una festa per tutti. Vogliamo realizzare una “ola” per lo sport sano, pulito, etico, umano e umanizzante? Tutti dobbiamo e possiamo far sentire forte la nostra voce, alzare la mira del nostro cuore, mettere in gioco la nostra persona, muoverci a tempo per fare più bello lo sport e il mondo in cui viviamo. Questa sera con voi sento che non manca ora nel mondo dello sport lo slancio che molti ottimi “capitani” sanno portare, spesso nascosti ma efficaci, nei loro ambiti quotidiani. Non mancano buoni esempi da seguire per portare nuova energia alle fatiche educative nello sport e per raggiungere il traguardo delle novità di cui c’è bisogno. In questa “ola” ideale non c’è però soltanto la nostra voce. C’è anche e soprattutto l’energia nuova dello Spirito di Dio, che muove misteriosamente il cuore e la mente di ogni persona di buona volontà unendoli nella “ola” gioiosa del cuore stesso di Dio che ci sorride e ci guida verso una festa grandiosa, l’autentica festa della vita…