foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 24   13 settembre 2008


- INDICE -

Un anno fa il Cardinale Tettamanzi nella nostra Parrocchia

Cammino fidanzati 2008/2009

Ramadan

L'anno di S. Paolo - 2 -

Verso il Sinodo dei Vescovi

Famiglia diventa anima del mondo

Catechismo/Convocazione di tutti i genitori

Giornata per il Seminario - 21 settembre

Quattro giorni catechisti 2008 "Educare alla Parola"


UN ANNO FA IL CARDINALE TETTAMANZI NELLA NOSTRA PARROCCHIA

Un anno fa’ in occasione del milleseicentesimo anniversario della morte di san Giovanni Crisostomo, il Cardinale Tettamanzi ha celebrato con noi la Messa per la nostra festa patronale e ci ha presentato una parola di Dio per noi. Oggi ricordiamo con riconoscenza alcune indicazioni che il Vescovo ci ha donato: sono per noi uno stimolo e una opportunità di verifica.

“Il Profeta, Geremia, è stato chiamato da Dio, da Dio è stato mandato, gli è stata caricata sulle spalle una missione e di fronte alla sua paura Dio gli dice “non temere io sono con te per proteggerti”… è solo l’avventura del profeta Geremia o piuttosto l’avventura di ciascuno di noi? Si, ciascuno di noi è grande anche se non siamo riconosciuti dagli altri o addirittura siamo emarginati dagli altri noi siamo grandi davanti al Signore perché lui chiama ciascuno per nome a ciascuno affida un compito da svolgere nella chiesa nella società e assicura a ciascuno di non lasciarlo solo perché gli vuole essere vicino con tutto il peso con tutta la dolcezza con tutta la forza del suo amore…

Carissimi la vita è bella che insieme è seria, è bella perché a ciascuno di noi è stata data una vocazione, ed è seria perché a ciascuno di noi è stato affidato un compito da svolgere nella vita.

Paolo ci parla della chiesa, della comunità cristiana e dice che è una comunione questa chiesa, una comunione segnata da tanta unità c’è un solo Signore una sola fede un solo battesimo un solo padre di tutti e nello stesso tempo è una chiesa molto varia ci sono gli Apostoli gli Evangelisti ognuno ha un qualche cosa da compiere, ognuno! Questo è l’aspetto più bello non c’è nessuno che sia inutile e che non abbia qualche cosa da fare nella comunità parrocchiale, la parrocchia non è del Parroco e neppure del Coadiutore e neppure del Consiglio Pastorale: la parrocchia è di tutti…

Allora tutti dobbiamo portare il nostro contributo alla comunità parrocchiale, anche persone che non possono venire in chiesa anche agli ammalati anche a quelle che per tanti motivi hanno l’impressione di essere ancora molto molto lontani dal Signore, se siamo in chiesa tutti dobbiamo essere pietre vive, attive, responsabili.

San Giovanni Crisostomo, è ricordato anche come colui che ha favorito in una maniera straordinaria l’Apostolato dei Laici anche quelli che non sono preti, anche quelli che non sono persone consacrate, anche quelli che non sono monaci, tutti, i coniugi i genitori, i bambini, gli adulti, i giovani, gli zii, i nonni, non c’è nessuna nella chiesa che se è veramente membro della chiesa non abbia un compito, importante addirittura insostituibile da compiere nei riguardi della chiesa.

Questa chiesa, questa comunità il Signore ve la dona e vi chiede che ciascuno di voi faccia la sua parte: così può rendere questa comunità più bella, più viva, più splendida agli occhi del Signore, più capace di incidere anche sul territorio, sulla città, pur che ciascuno faccia davvero il compito che il Signore gli ha affidato.

Nel vangelo di Giovanni, Gesù buon pastore dice “ io offro la vita per le mie pecore”… Ciascuno di noi è una pecora del gregge di Cristo. Questa è la più grande fortuna che il Signore ci da: sapere che Gesù per ciascuno di noi ha dato la sua vita e continuamente la ridona… Però sul finale il Signore ci provoca, ci dice “ma io ho ancora altre pecore che non appartengono a questo ovile: anche quelle io devo cercare e devo portare all’ovile”…

Carissimi dobbiamo essere tutti quanti missionari noi siamo qui e rendiamo grazie al Signore ma quante persone ancora hanno bisogno di essere raggiunte dalla nostra testimonianza di cristiani che credono, che sono coerenti, che sono entusiasti della fede ricevuta e che diventano per se stesso contagiosi con gli altri, non con le parole ma con i gesti piccoli piccoli continui ogni giorno con i gesti dell’amore. Qua siamo davvero capaci di dire agli altri in una maniera semplicissima: guarda se hai bisogno quello che io ho te l’ ho do, quello che posso lo faccio volentieri, ecco in questo modo con la carità quotidiana noi possiamo diventare, noi dobbiamo diventare, testimoni di Cristo oggi in questa nostra comunità, in questo nostro quartiere, in questa nostra città.

Io prego il Signore perché tutto questo non corrisponda così semplicemente a quanto pensiamo o desideriamo, ma sia davvero un proposito fermo deciso dentro di noi che possa diventare una realtà che rende ancora più bella e più ricca la nostra comunità cristiana.

 

 

San Giovanni Crisostomo è stato anche un contemplativo e un grande maestro di preghiera: noi lo ricordiamo con questo testo di Soren Kierkegaard :

O Dio nostro Padre, tu ci hai amato per primo!
Signore, noi parliamo di Te
come se ci avessi amato per primo in passato, una sola volta.

Non è così: Tu ci ami per primo, sempre,
tu ci ami continuamente, giorno dopo giorno, per tuta la vita.

Quando al mattino mi sveglio e innalzo a te il mio spirito,
Signore, Dio mio, tu sei il primo, tu mi ami sempre per primo.

È sempre così: Tu ci ami per primo non una sola volta,
ma ogni giorno, sempre

 


CAMMINO FIDANZATI 2008/2009

via Cambini 10 ore 20.45

tre incontri di avvicinamento: 16 ottobre, 13 novembre. 11 dicmbre

dieci incontri: 15, 22, 29 gennaio, 05, 12, 19, 26 febbraio, 05, 12, 19 marzo

due domeniche mattina: 25 gennaio, 22 marzo


RAMADAN

L’1 settembre è iniziato il mese di Ramadan per i fratelli di fede musulmana. Quest’anno sono stato colpito positivamente dal modo di leggere tale periodo da parte di imam, intellettuali e semplici musulmani. Scorrendo articoli e ascoltando le loro prediche, ho notato, rispetto al passato, che le norme che regolano il digiuno e la preghiera erano proclamate con una valenza più spirituale che non giuridica. Si parla di interiorità della conversione, della coerenza tra il digiuno giornaliero e la cena serale, tra il digiuno e la giustizia. Si sente da più parti il desiderio di «rivitalizzare tale periodo» (Tariq Ramadan) con una rottura con il male, vegliando per un nuovo cammino: «rottura con le abitudini che addormentano, con le ripetizioni che hanno effetto soporifero sulla coscienza».

Questo mese di digiuno viene letto dai musulmani come ciò che li «identifica e li comprende nelle dimensioni di tutte le rivelazioni e le spiritualità che si sono succedute da Adamo...». Questo periodo è un mese di astensione dai piaceri per ricordare Dio, che ha parlato nel Corano. È infatti il mese della rivelazione del Corano. Tale periodo dovrebbe cambiare il cuore per tendere verso il bene, verso la sottomissione a Dio e verso la preghiera.

Tutte queste impressioni le ho colte nel visitare, una dopo l’altra, le sale di preghiera nelle quali si ritrovano i musulmani a Milano e in Diocesi. Ho trovato tanti musulmani che ogni sera, dopo la cena, si incontrano per pregare dalle 21.30 alle 23 per tutto il mese di Ramadan. E per dare un dato più preciso, che fa riflettere, a Milano, nella stessa sera feriale non di venerdì, ho trovato circa 500 musulmani sotto il tendone del “Ciak” di via Procac cini, più di 250 in via Padova e più di 250 a Segrate.

Ho voluto offrire questa riflessione per dire che il mondo musulmano attorno a noi può cambiare, e cambia, come mi pare di scorgere in questa lettura spirituale delle norme religiose. Così, dopo 18 anni di incontro con le comunità musulmane, penso si possa con prudenza dire che è nata una reciproca fiducia,

Certo, oggi ci resta il compito più difficile: continuare a conoscersi tra cristiani e musulmani, reciprocamente, in maniera sempre più profonda, soprattutto a livello di base, di musulmani che vivono tra noi e proseguire il dialogo sull’esempio del Papa e dei 138 saggi musulmani.

G. Alberti


L'ANNO DI S. PAOLO - 2 -

Davanti a Stefano

Terminati gli studi, Paolo torna a Tarso. Probabilmente è per questo che non incontra Gesù durante la sua predicazione. Tornerà a Gerusalemme solo dopo una decina di anni.

Quando il giovane Paolo giunge di nuovo a Gerusalemme, conosce i cristiani. Ne sente parlare come una setta pericolosa, un gruppo che sta mettendo in pericolo la tradizione giudaica.

Nel 36 un giovane diacono della prima comunità cristiana viene processato e Paolo segue la vicenda dalla parte di chi vuole cacciare i discepoli di Gesù e impedire loro di continuare a predicare. Stefano viene condannato alla lapidazione e Paolo assiste a quel terribile momento. E’ ancora un ragazzo; gli uomini di Gerusalemme lasciano a lui i propri mantelli durante l'uccisione di Stefano.
Paolo è conosciuto come un fariseo zelante, orgoglioso delle proprie origini e pronto a tutto per difendere la fede dei suoi padri. Per questo gli viene dato il compito di cercare e far arrestare i cristiani durante le prime persecuzioni a Gerusalemme.

Paolo esegue gli ordini e, come lui stesso racconta, fa in modo che molte donne e uomini discepoli di Gesù,vengano imprigionati.

Un giorno, il collegio degli anziani, gli consegna delle lettere da portare alle sinagoghe di Damasco. Lì avrebbe dovuto prendere alcuni cristiani per portarli a Gerusalemme.

Ma qualcosa sta per: cambiare...

Sulla via di Damasco

Giunto nei pressi della città di Damasco, quando già poteva scorgere l'oasi e le mura, Paolo è improvvisamente abbagliato da una luce.

Sorpreso e scosso da quella visione, Paolo cade e si ritrova a terra e, mentre ancora si chiede cosa sia successo ecco che una voce gli chiede: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?».

I due uomini che fanno la strada con lui, sentendo la voce, ma vedendo che attorno a loro non c'è nessuno, si fermano impauriti.

Paolo capisce che quella voce sta chiamando proprio lui. Allora chiede con timore: «Chi sei, o Signore?».

La voce risponde: «lo sono Gesù, che tu perseguiti! ».

La voce aveva detto "Gesù", proprio il nome del maestro degli uomini perseguitati da Paolo. Con quell'apparizione di luce, Gesù aveva detto a Paolo che perseguitare i suoi discepoli è perseguitare lui stesso.

Mentre Paolo si protegge gli occhi alzando il braccio davanti al volto, la voce continua e dice: «Ora alzati e vai nella città: lì ti sarà detto cosa devi fare!».

Paolo tenta di rialzarsi, apre gli occhi e cerca di guardarsi intorno ma non vede nulla. A quel punto i due compagni di viaggio, vedendolo in difficoltà, gli si avvicinano e lo aiutano a fare la strada.


VERSO IL SINODO DEI VESCOVI

«Se uno dice: Parola di Dio, la formula può trasmettere un 'idea intellettuale. Ma se si dice che è un sangue che parla, si capisce che non si tratta di un discorso, di un ragionamento».

Nel prossimo Sinodo ci saranno tante riflessioni sul come la vita e la missione della Chiesa trovano appoggio e nutrimento nella Parola di Dio. Ma che cos’è la Parola di Dio?

Prima di tutto non si deve identificare la Parola di Dio con la Bibbia. AI tempo di san Paolo non c'era niente di scritto del Nuovo Testamento. Ma san Paolo era consapevole di predicare la Parola di Dio, e si congratulava con i Tessalonicesi perché avevano ricevuto il messaggio proclamato da lui non come discorso umano, ma come Parola di Dio che opera in chi crede.

La Parola di Dio è una cosa viva, la Bibbia è un testo scritto. Ha un'importanza speciale perché è un testo ispirato.

Ma la nostra fede non è una religione del Libro, non è la religione biblica. La nostra fede è una religione della Parola di Dio viva, accolta, che ci mette in relazione personale con Gesù Cristo, e, per mezzo di Cristo, con Dio Padre.

Parola di Dio, ultima e definitiva, è Gesù Cristo. In Gesù Cristo Dio ha reso breve la sua Parola, l'ha abbreviata. Il Verbo si è abbreviato.

La Bibbia non è una collezione di trattati filosofico-teologici, non è un percorso didascalico-simbolico per acquisire un set di verità religiose eterne. La Bibbia racconta l'iniziativa di Dio per entrare in contatto con gli uomini, nella nostra storia. Per questo l'incarnazione di Cristo è il "riassunto" di tutta la Parola di Dio.

Questo non rende inutili le altre parole ispirate, ma definisce il loro senso preciso. La Parola dell' Antico Testamento prende il suo senso preciso grazie alla sua relazione con Gesù Cristo. Ormai noi leggiamo l'Antico Testamento illuminati dalla venuta e da ciò che opera Cristo. Questo si vede nell'apparizione ai discepoli di Emmaus: Gesù spiega tutto ciò che nell'Antico Testamento riguarda, la sua persona e il suo mistero.

E’ stimolante anche l'espressione della lettera agli Ebrei dove si dice: ormai è un sangue che parla, «con voce più eloquente di quella di Abele». La Parola di Dio si è fatta sangue versato. E parla di un' offerta di amore che vince tutti gli ostacoli all'amore. Se uno dice: Parola di Dio, la formula può trasmettere un'idea intellettuale. Ma se si dice che è un sangue che parla, si capisce che non si tratta di un discorso, di un ragionamento.


FAMIGLIA DIVENTA ANIMA DEL MONDO

3° capitolo: “Educazione, cultura, scuola, comunicazione”

I temi del terzo capitolo sono profondamente correlati tra loro. L’educazione è inserita nell’orizzonte della cultura che quotidianamente la famiglia respira e della quale è al tempo stesso protagonista. Nei decanati e nelle zone occorre rinnovare e rilanciare con più forza l’impegno culturale. Famiglie e comunità cristiane non devono sottrarsi al confronto con la cultura per scoprire e condividere le indicazioni per raggiungere il vero e il bello della vita.

La famiglia deve sostenere il dialogo con la scuola, i cristiani devono essere attenti alla scuola: all’intera realtà della scuola, non solo quella cattolica. Senza rimbalzi di responsabilità tra famiglia e scuola. Le comunità cristiane, se amano davvero la famiglia, devono essere attente alla scuola, strada privilegiata per realizzare un vera integrazione sociale. Dentro il tema della scuola è collocata la risorsa dell’insegnamento della religione cattolica, vera e propria forza educativa.

La terza tappa del Percorso pastorale tratta la realtà della comunicazione come decisiva: educazione e cultura passano dai media, rete capillare che tutti intercetta. Un tema che esige conoscenza e responsabilità crescenti, specie a cura delle famiglie e delle comunità cristiane.

Famiglia e comunicazione sociale

Le famiglie non vivono chiuse in casa, come i figli non ascoltano soltanto le parole dei genitori. Da mille porte e da mille finestre oggi escono ed entrano messaggi senza numero: dichiarazioni di persone e istituzioni, messaggi sonori e visivi, annunci verbali veri e falsi, positivi e negativi creano ogni giorno forme di invisibile condizionamento e di fortissimo coinvolgimento tra le persone. Le attuali tecnologie rendono questo flusso comunicativo assai pervasivo ed estremamente complesso. Esso è però una grande ricchezza per l'umanità di oggi e anche per la Chiesa e costituisce per tutti, e in particolare per le famiglie , uno tra i più importanti e frequentati ambiti in cui riversare una coraggiosa presenza educativa.

Questa fittissima rete comunicativa può dirsi in verità la più grande rivoluzione del nostro tempo. Se da un lato la modalità della comunicazione è già un contenuto, dall'altro essa richiede, proprio per questo, una gestione adeguata e matura di questo nuovo fenomeno. Di qui la necessità di una vera libertà e quindi l'urgenza di una grande responsabilità. Oggi la famiglia educa i figli al corretto rapporto con il mondo soprattutto attraverso l'uso dei mezzi di comunicazione di massa. Essi costituiscono una delle principali mediazioni tra l'ambiente familiare e la società; offrono facile accesso a notizie, idee, rappresentazioni della realtà, insieme a opinioni, giudizi e commenti provenienti da ogni parte del globo. I media portano il mondo dentro casa e contribuiscono non poco al costituirsi dell'immaginario e del costume, alla formazione dei giudizi sul reale e all'elaborazione delle scelte quotidiane. Non dimen tichiamo: questi stessi media diventano anche esigenti interlocutori circa la realtà della fede.

In una famiglia i primi saggi fruitori dei mass media devono essere gli adulti. Anche per gli adulti sono necessari discernimento e disciplina, capacità di scelta e disponibilità alla rinuncia, non certo estraneità ma neppure eccessiva dipendenza rispetto a queste "meravigliose invenzioni", come le ha chiamate il Concilio Vaticano II . Spetta agli adulti, e in modo particolare ai genitori, motivare ai figli le ragioni per un "uso intelligente" delle nuove tecnologie. Sono gli adulti, dialogando con i figli, a decidere in quale misura è saggio metterle a loro disposizione. Sono gli adulti che favoriranno in ogni modo il formarsi di giudizi secondo verità, ponderati, personali, e per questo giustamente critici.


CATECHISMO/Convocazione di tutti i genitori

Domenica 21 settembre

ore 10.00 partecipiamo alla messa

ore 11.00 incontro dei genitori

P.S. l’incontro sarà ripetuto martedì 23 settembre ore 17.00 e ore 21.00 


 

GIORNATA PER IL SEMINARIO - 21 SETTEMBRE

“Ne costituì dodici perché stessero con lui…” (Mc 3.14)

Il Cardinale chiede che a livello diocesano sia dato un segno concreto e forte di comunione nella preghiera per le vocazioni.


Quattro giorni catechisti 2008
EDUCARE ALLA PAROLA DI DIO

lunedì 15, mercoledì 17, lunedì 22, mercoledì 24 ore 15.00 e ore 20.45.

 


 


 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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