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Foglio settimanale: n. 16 - 17 maggio 2008


S. MESSA DI PRIMA COMUNIONE

Questa domenica trentasette nostri ragazzi e ragazze parteciperanno alla Massa di prima Comunione: accompagnamo loro e le loro famiglie con simpatia e con cordiale perghiera.

ELENA AMATO

BEATRICE ANTINORI

SILVIO BATTAGLIA

EDWARD BAUTISTA

RICCARDO BERTUCCI

SERENA BORGNI

DIEGO ALEXANDER CADENA DELGADO

LUIS GUILLERMO CADENA DELGADO

ALESSANDRO ANDREA CALAMO

DIANA MICHEAL CRUZ NUNEZ

PAOLO DI CARLO

LORENZO DI GAETANO

SILVIA FERRARETTO

NIKOLE KAE LIMPENGLO

CHRISTIAN ALEXANDER LONDONO DELGADO

JACOPO MACELLARI

AARON JOSHUA MANGALUS

RICCARDO LIVIO MARRANDINO

DANIELE MARRARI

PIER ALESSANDRO MINAYA YOVERA

NICOLO’ GIUSEPPE MORGESE

GIANLUCA MURACA

CARLO MURAGLIA

CRYSTEL DAYANA OXHOA CARRENO

REGINA JEANNE PALMA

JOHN PATRICK PRUDON

GINNY MICHELLE RAMIREZ

WENDY CARMEN RAMIREZ CARRENO

JHUNEL JHUN RIVERA

JOSE JUNIOR RIVERA

PIETRO MARIA RUGGIERI

ANGELO RUSSO

GIOELE SCALDARA

EDOARDO TESTA

GAIA TOSCA

ANDREA VERZINO

ADRIANO ZAFFARONI

ALESSIA FEDERICA ORTIZ GUEVARA


CRONACA

Ieri sera c' è stato il primo incontro programmato sul tema della "speranza".

Mi è piaciuto l'intervento che ha fatto Don Piero, spiegando con parole semplici che ognuno di noi vive nel proprio quartiere la gioia che ha nell' aiuto quotidiano agli altri.

Finalmente ho capito cosa vuole il Signore da noi.

Non cose eccezionali, di cui probabilmente la maggioranza di noi non sarebbe neppure capace.

Vuole che viviamo la nostra vita con semplicità,come abbiamo sempre fatto,che ci adoperiamo nel lavoro, nella crescita dei nostri figli, che siamo di aiuto e di conforto a chi spesso ci è seduto accanto, nel nostro quartiere,fra le persone che vi abitano.

Mi sono resa conto che il mio naturale atteggiamento di attenzione verso l' altro... non è poi così naturale,che "dare attenzione" e "ascolto"non è per tutti così facile.

Di colpo mi sono sentita "prescelta".

Quello che ho sempre pensato essere la cosa più normale di questo mondo... non lo era… Assurdo... ma io non l' avevo mai capito.
Ho avuto bisogno di sentire parlare di realtà lontane, come l'Africa,di campi di lavoro, di mense per i poveri, per capire che anche io,come molti di noi, avevamo già scelto la nostra Africa e i nostri campi... in via Padova!!

Con tutti i nostri sbagli e le nostre contraddizioni,le nostre insicurezze,il Signore in qualche modo ci aveva già chiamato, perchè con semplicità noi riuscissimo a moltiplicare, con il nostro esempio, che la fede e Dio sono la forza che cambia il mondo.

Le cose eccezionali le lascio a chi né ha le doti e le sa fare bene, io continuo a vivere la mia vita,nel mio quartiere,certamente con una maggiore consapevolezza.

...ora aspetto il prossimo incontro sperando in un' altra illuminazione!!!!!


PAURA: PERCEZIONE O REALTÀ?

L’opinione pubblica chiede sempre piùsicurezza. Una domanda da accogliere, comprendere ed educare. Il parere del criminologo Stefano Caneppele. Pino Nardi

«La criminalità economica può fare molti più danni di quella di strada, ma la percezione della paura è provocata dalla seconda. Eppure non si può non considerare la preoccupazione dell’opinione pubblica, anche se non corrisponde sempre a un dato reale. Ed è giusto che la politica dia risposte». Lo sostiene Stefano Caneppele, docente esperto di criminologia e coordinatore dell’area sulla sicurezza urbana di Transcrime, centro di ricerca dell’Università degli Studi di Trento e della Cattolica di Milano.

C’è un’emergenza sicurezza?

Il termometro per misurare lo stato della sicurezza oggettiva è dato dal numero delle denunce. Tuttavia dobbiamo distinguere tra la dimensione oggettiva e la sicurezza soggettiva. La percezione a volte è sganciata dalla realtà, l’allarme sociale è provocato da una costruzione mediatica. Però bisogna tenerne conto e mettere in campo politiche che intervengano anche a livello di rassicurazione sull’insicurezza percepita, che diventa di fatto la realtà.

Qual è la situazione oggettiva?

Negli ultimi 15-20 anni gli omicidi in Italia sono in calo. Invece le frodi informatiche attraverso internet hanno avuto un aumento vertiginoso. Per le altre tipologie di reato tendenzialmente la situazione è di relativa stabilità, sotto la media europea, come nei furti in appartamento. Rispetto agli altri Paesi manteniamo invece il record negativo delle rapine in banca.

E a Milano?

Il dato di Milano è in linea con una situazione che non possiamo definire né di emergenza, né di allarme dal punto di vista della sicurezza. È chiaro che in una città di un milione e 200 mila abitanti non è che non possano avvenire violenze sessuali. Ecco però un esempio eclatante della distorsione: noi sappiamo, dalle indagini con interviste telefoniche - che tengono conto anche del fatto che non si denunci -, che su 100 violenze sessuali 80 vengono commesse all’interno di una dinamica familiare e di prossimità. In realtà, se si guarda la ricostruzione fatta dai giornali, il modello di frequenti violenze sessuali sembra essere quello dello sconosciuto che ti ferma nella metropolitana e poi ti violenta. Questo è l’esempio di come i media costruiscono una parte di emergenza.

Le radici del disagio sono più profonde?

Oggi la situazione delle famiglie è più fragile nelle relazioni sociali rispetto a 20-30 anni fa: diventano più piccole in termini numerici, aumentano la disgregazione familiare e i divorzi, le persone sole fanno più fatica a creare reti, a essere supportati, quindi cresce anche il livello di vulnerabilità e l’insicurezza. Il nostro Paese sta invecchiando, il numero di over 65 anni continua ad aumentare: nell’età anziana le persone si sentono più insicure, hanno più paura, anche se in realtà sono quelle che subiscono meno reati. È un altro paradosso: se si guardano le statistiche emerge che la fascia di età più 4. esposta è quella tra i 15 e i 25-30 anni, sia a subire reati sia a commetterli.

Immigrato clandestino uguale delinquente? Su questo si è creata anche una fortuna elettorale. Che ne pensa?

C’è stato il timore di non dire che la condizione di irregolarità dell’immigrato oggettivamente lo avvicina a circuiti di illegalità. Lo straniero, che ufficialmente non esiste, non può chiedere aiuto alla polizia, non va neanche al pronto soccorso perché ha paura di essere individuato, non può trovare un lavoro regolare perché non ha documenti. Tutto questo lo avvicina a circuiti di illegalità. Che non significa che l’immigrato irregolare viene in Italia per commettere un reato, ma che la condizione di clandestinità avvicina giocoforza all’illegalità. Si sviluppano inoltre dinamiche di lavoro nero, dove l’immigrato è una vittima che viene sfruttata, ma anche di criminalità vera e propria, dove è anche autore di reati. In questo senso l’irregolarità provoca criminalità.

Una risposta solo di ordine pubblico?

La risposta di ordine pubblico è di tipo emergenziale, ma non è in grado di soddisfare questa domanda di sicurezza. Si tratta di mettere in campo politiche che abbiano un respiro più ampio, che non la semplice tolleranza zero o gli sgomberi. Da solo questo non basta, perché non risolve la questione. Si lancia un messaggio di rassicurazione, però poi rischia che venga frustrato, perché il problema si ripropone da un’altra parte. È necessaria invece una risposta complessa a una domanda complessa. Infatti un altro dato importante è il welfare in grado di ammortizzare le insicurezze, che non sono solo quelle provocate dalla criminalità, ma anche sociali come la precarietà, la condizione anziana di isolamento, il bisogno di sostegno delle famiglie per l’istruzione, per gli asili nido, per l’edilizia popolare che mettano in condizione di vivere in una casa pagando un affitto accesibile.


"CRISTIANI BUONISTI? ACCOGLIENTI CON INTELLIGENZA"

Il teologo don Aristide Fumagalli: «La moralità è più che la legalità»

«La pretesa di stabilire buone relazioni sulla sola base di leggi fatte valere con la forza lascia vedere i suoi limiti perché non risolve il problema della relazione tra le persone. La moralità è più che la legalità». Don Aristide Fumagalli, docente di Teologia morale presso il Seminario di Venegono, riflette sulle strade per affrontare con efficacia le crescenti paure dei cittadini, andando alle radici del fenomeno, promuovendo una cultura della convivenza.

Una domanda di sicurezza che va educata: come si può rispondere?

Occorre riferirsi anzitutto a un’opzione di fondo: se con gli altri si debbano coltivare buone relazioni o se vadano mantenuti a distanza in modo tale che non creino problemi. Il mondo globalizzato non permette, neanche se si volesse, di percorrere questa seconda ipotesi che peraltro non corrisponde alla natura della vita sociale. L’incontro con l’altro essendo diverso comporta, inevitabilmente, una paura, che però non è l’indice di una relazione comunque pericolosa. Incontrarsi deve invece favorire la miglior conoscenza perché sia possibile stabilire una buona relazione. La paura è superata quando con l’altro si stabilisce un rapporto di fiducia. Allora un conto è immaginare che questo tipo di percorso sia difficile e debba essere anche adeguatamente percorso con la giusta prudenza, un altro è ritenere che il problema della relazione con gli altri possa essere risolto tenendoli a distanza.

È possibile pensare di ridurre la questione sicurezza solo a un problema di ordine pubblico?

Non sono necessarie solo leggi che salvaguardino i diritti fondamentali delle persone, evitando quelle gravi trasgressioni che possono effettivamente ledere persone e beni, ma occorre operare perché cresca la possibilità di relazioni virtuose. C’è bisogno di energie positive che i cittadini mettono a disposizione della convivenza di tutti. Se i singoli stabiliscono buone relazioni con gli altri, ne beneficia l’intero organismo sociale, cresce una cultura di convivenza che potrebbe appunto superare la logica di timore che altrimenti continua a regnare.

Nella diffusione di questa cultura della convivenza è importante il ruolo delle comunità cristiane?

Certamente. Peraltro i cristiani portano in eredità quello che è il tratto distintivo comandato dallo stesso loro maestro: il comandamento di un amore che giunga fino ai nemici. Questo non significa chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà che comporta. Per certi versi il nemico resta tale, però la possibilità è intraprendere percorsi che non siano quelli della sua distruzione, ma che disinneschino la violenza che altrimenti continuerebbe. Alla fine la possibilità di eliminare la violenza è che o l’uno distrugga l’altro, oppure che qualcuno si faccia carico di un processo che instauri una logica differente. Questo ha i suoi rischi e anche i suoi prezzi.

Come risponde a chi accusa i cristiani di buonismo?

Ai cristiani è chiesto di essere semplici come le colombe e prudenti come i serpenti. Questo è un detto evangelico piuttosto noto. Semplici come le colombe significa di non mettere in discussione il fatto che la strategia da impiegare sia quella del bene, quindi dell’amore per il prossimo, fosse anche carico di negatività. Dall’altra parte la prudenza significa che questa operazione non è questione di un attimo e non prevede neanche che si mettano le fette di salame sugli occhi. Con tutta l’intelligenza che si ha a disposizione, semmai è intraprendere una strategia che, pur tenendo conto della gradualità necessaria, vada in questa direzione. Perché spesso l’alternativa che viene opposta a questo presunto buonismo da parte dei cattolici è che l’altro vada semplicemente eliminato o comunque combattuto.

Pino Nardi


"LA SOCIALITÀ SUPERA LA REPRESSIONE"

La testimonianza di don Davide Caldirola,responsabile della comunità pastorale di S. Maria Beltrade e S. Gabriele nel decanato Turro di Milano.

«Distinguerei due aspetti facendo riferimento al mio quartiere: da una parte bisogno di sicurezza per alcuni vuol dire un po’ di quiete, perché sono infastiditi dal vedere le strade sporche o sentire la gente che di notte gira ubriaca. Si è insicuri perché si ha l’impressione di non potere mai riposare. Dall’altra, invece, è legato ai fatti di cronaca: la gente è preoccupata, questo è vero, anche se all’esasperazione dei toni a volte il passaggio è breve».

Don Davide Caldirola è il responsabile della comunità pastorale di S. Maria Beltrade e S. Gabriele, nel decanato Turro di Milano. Vive a contatto con la gente, sente gli umori, le paure e le speranze. Non esita a sottolineare che «è lecito ed è doveroso a volte dire che si vive in una città non sicura. Se faccio riferimento soltanto alla mia chiesa, ho avuto tre furti negli ultimi tre mesi. Tutte le volte che sono andato dai carabinieri o dalla polizia era pieno di gente che presentava denunce. C’è oggettivamente un’insicurezza diffusa».

Eppure bisogna andare oltre la superficie per guardare più in profondità. «Qualche volta però ho l’impressione che tutto venga molto esasperato, che le notizie circolano dando un rilievo sempre molto crudo. Insistendo sul fatto che siamo insicuri, che le cose non vanno bene, si fatica a trovare invece qualche segno del molto bene che ci si vuole, anche nei nostri quartieri, nelle nostre città».

Tanti invocano provvedimenti di tolleranza zero. Eppure don Caldirola mette in guardia: «Non si può rispondere a questa insicurezza semplicemente domandando repressione, ma intensificando l’attenzione sociale delle persone, anche dei cristiani. Sicuramente non arginano la malavita o il traffico della droga, però permettono di vivere meglio».

Un impegno che deve vedere i cattolici in prima linea: «Penso sia un compito proprio delle comunità cristiane ritrovare da una parte un impegno sociale che ci faccia diventare protagonisti dei nostri quartieri. Dall’altra - e lo possono fare tutti, dai bambini agli anziani - ristabilire legami più coesi anche all’interno degli stessi condomini. Quando qualcuno ci prova, vive meglio anche se è in un quartiere “insicuro”».

La zona di viale Monza è ad alta densità di presenze straniere. «Allora - sottolinea don Davide - un conto è se parliamo di famiglie che stanno faticosamente integrandosi, aiutate anche dai nostri oratori. Un altro è se parliamo di quelle persone che arrivano alla disperazione: vivono in appartamenti di proprietari italiani che sfruttano la loro presenza, perché sono clandestini. O per strada e, non avendo nulla, finiscono per trafficare e per rubare. Anche qui forse occorre uno sguardo più ampio: l’integrazione avviene per canali normali, che sono la scuola e l’oratorio. Il cambiamento avviene quando si capisce che lo straniero ha un nome e un cognome. Quando non è più il filippino del piano di sopra o il rumeno della casa di fronte o l’egiziano che abita dall’altra parte della strada...».

Pino Nardi


I LUOGHI DELLA SPERANZA

Incontri di maggio 2008

Il primo degli incontri dei lunedì di maggio, ci ha presentato delle testimonianze di volontariato molto diverse tra loro ma tutte belle e significative. Ogni intervento è stato accompagnato dalla proiezione di fotografie che ci hanno aiutato ad entrare nel vivo delle varie situazioni: siamo partiti dalla cooperazione in Africa, passati dai campi di lavoro in Albania ed in Italia, per poi arrivare alla mensa dei poveri di viale Piave. Il tema della speranza è stato il filo conduttore di questa serata che ci ha offerto molti spunti di riflessione, ma sempre stando con i "piedi per terra" e con la fiducia che il Signore ci sostiene anche nei momenti dove la speranza sembra allontanarsi....

Il prossimo incontro si terrà lunedì 19 ore 21.00 sull'esperienza di Lourdes... vi aspettiamo numerosi !

"ACCANTO A CHI SOFFRE"

La speranza nella situazione di malattia, l'esperienza di Lourdes in occasione del 150°anniversario delle apparizioni
Interverranno: Chiara Conti (vol. UNITALSI) e don Enrico Tagliabue


FINANZIAMENTO ORATORIO - terza domenica del mese

Durante le messe di sabato 17 e domenica 18, sarà presente l'incaricato per la raccolta delle quote di sottoscrizione mensile e per le offerte "una-tantum". grazie !


FESTA DEL RINGRAZIAMENTO
24-25 MAGGIO 2008

Sabato 24

ore 21.00 in salone teatro dell’Oratorio: QUINTO COMPLEANNO DE “LA SALETTA” GRUPPI GIOVANI IN CONCERTO

Domenica 25

ore 10.00 S. MESSA

ore 11.00 CONVOCAZIONE PER LE FAMIGLIE (salone teatro dell’oratorio)

ore 13.00 PRANZO DI CONDIVISIONE

ore 15.00 GIOCHI SCOUT (in oratorio, ingresso via Padova)

ore 20.00 PIZZA con gli Scout e a seguire FILM con estrazione della LOTTERIA


LE FAMIGLIE IN PARROCCHIA

25. 05. 2008

Quando cominceranno ad accadere queste cose fatevi animo e alzate la testa perché la vostra liberazione è vicina Lc, 21, 28

Ripercorriamo insieme il passato e sogniamo il futuro

Ci troveremo insieme per la messa alle ore 10.00, seguirà, in salone, uno sguardo al percorso compiuto e condivideremo le nostre impressioni, prefigurando il seguito del nostro cammino…

Pranzeremo insieme con quello che ciascuno avrà portato

 


 


 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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