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Foglio settimanale: n. 13 - 19 aprile 2008


NESSUNO SENZA DIMORA ENTRO L'EXPO 2015

Affrontare il problema di chi vive sulla strada oltre l’emergenza dei piani anti-freddo. Per questo la Caritas Ambrosiana ha presentato un documento, sottoscritto dai principali soggetti del terzo settore operanti a Milano, e alcune proposte concrete al Comune. A presentare il documento, don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, Nicoletta Masucci, dell’associazione “Avvocati per Niente”, Raffaele Gnocchi, responsabile della Commissione per la grave emarginazione, e Lino Lacagnina, responsabile del Centro servizi per il volontariato nella Provincia di Milano.

Un recente documento del Parlamento europeo invita tutti gli Stati membri dell’UE «a debellare il fenomeno della grave emarginazione entro il 2015», data che coincide con l’apertura dell’Expo a Milano. Per don Davanzo «sarebbe bello se Milano diventasse il capofila di questo grande impegno europeo. Una straordinaria occasione perché rimanga un segno tangibile in Milano, oltre ai grandi segni dell’architettura».

Sul tema, nel novembre 2007, in Vaticano, si è svolto il primo incontro internazionale per la Pastorale dei senza fissa dimora. Il documento ufficiale è un esplicito e autorevole invito pastorale alle comunità al fine di affrontare un problema che riguarda molte città in tutto il mondo.

La proposta Caritas, dal canto suo, nasce dalla consapevolezza che a Milano, nonostante lo sforzo del Comune e del volontariato, si muore ancora di freddo, come è accaduto lo scorso inverno a due persone senza dimora.

Da questa consapevolezza - e con la volontà di superare la logica dell’emergenza - il documento, firmato dalla Commissione per la grave emarginazione, contiene due richieste: 1) la costituzione di un tavolo sulle povertà estreme e la progettazione degli interventi territoriali; 2) la creazione di un Osservatorio permanente sulla grave emarginazione adulta.

Per Davanzo, si chiede «un osservatorio stabile e un tavolo di coordinamento che, in qualche modo, riconosca in questa galassia di presenze una voce ascoltata, con cui il Comune può confrontarsi».

Il documento “Milano solidale. Temi e prospettive di intervento con gli ultimi” osserva che sulla strada sempre più spesso si trovano insospettabili, che richiedono un approccio, un ascolto diverso perché non sono solo numeri. I “predestinati” all’emarginazione sociale hanno lasciato il posto ai “vulnerabili”, cioè persone che cadono in condizione di indigenza per avvenimenti, anche di portata modesta.

Inoltre Caritas Ambrosiana e “Avvocati per Niente” aprono un nuovo servizio di consulenza gratuita per chi vive sulla strada. Si tratta di uno sportello aperto, in forma sperimentale, dalla prima settimana di maggio in via Bergamini 10. Ogni venerdì pomeriggio, dalle 13.30 alle 15.30, per i prossimi tre mesi, due avvocati offriranno assistenza gratuita su questioni civili, penali e amministrative.

Lino Lacagnina, infine, ha illustrato il percorso dei corsi base previsti per la formazione dei volontari che collaboreranno alla realizzazione di questi progetti.


LAVORATORI - veglia diocesana con il Cardinale
mercoledì 30 aprile 2008 ore 20.30 - SESTO S. GIOVANNI via Fogagnolo 96

La Veglia si ritroverà ad affrontare, nella linea del piano pastorale, il rapporto tra famiglia, lavoro e casa. Saremo così aiutati a riscoprire, insieme al nostro Vescovo, linee di responsabilità e di impegno.

Il disagio familiare

Dobbiamo fare una rilettura più profonda del disagio che le famiglie si trovano ad affrontare, per non credere di risolvere il problema della famiglia semplicemente con la casa ed il lavoro, senza renderci conto che esistono diverse situazioni di difficoltà che interagiscono e che vanno tenute presenti. Si costituisce così una faticosa barriera che rende arduo il cammino di una famiglia e ne accresce il disagio nel costruire il proprio progetto familiare.

Il lavoro e la casa

All’interno di queste problematiche vanno ripensati il lavoro e la casa, due esigenze fondamentali per la famiglia.

Il lavoro

Per il costo della vita sempre più gravoso diventa indispensabile il doppio reddito dei due coniugi. A questo punto il lavoro part-time (per quanto possa sembrare positivo per esigenze educative dei figli ed equilibrio sociale) è difficile che sia sufficiente a coprire le spese.

Il lavoro è precario, e non solo all’inizio della propria carriera, ma anche più avanti negli anni, rendendo instabile e incerto il proprio cammino nella famiglia stessa. Per la donna addirittura la prospettiva di una maternità rende problematica la prosecuzione di impegno nel posto di lavoro.

Persiste la difficoltà, comunque, di mettere d’accordo lo svolgimento del lavoro retribuito e l’azione di cura verso i componenti familiari in difficoltà, soprattutto in carenza di servizi.

La casa

Ciò che obbliga al lavoro ambedue i coniugi per un reddito sufficiente è, innanzitutto, il costo della casa.

Per l’acquisto, oggi, i prezzi più bassi si aggirano dai 3000 euro in su al mq in periferia a Milano e i mutui sono difficili da ottenere, se non ci sono garanzie di lavoro stabile.

Per l’affitto, a Milano due locali (50m2), in periferia, comportano un canone mensile di circa 1000 euro. Ma se un lavoratore ne guadagna circa 1000, si trova sotto la soglia della povertà. Proprio per questo i due redditi sono indispensabili: l’uno paga l’affitto e l’altro le spese di vita quotidiana.

Politiche del lavoro e della casa

Vanno ripensate in modo serio e concreto le politiche familiari, particolarmente attente al lavoro e alla casa, impostate più su servizi accessibili, che non su sovvenzioni in danaro (ad esempio, rette di asili nido e maggiore disponibilità, adeguamenti del costo dell’affitto, contenimento delle spese dei trasporti e migliore efficienza).

Questi temi saranno fondamentali nel terzo itinerario del Percorso pastorale 2008-2009. Sono sotto gli occhi di tutti e la Comunità cristiana, anche quella parte che non ha problemi di particolare urgenza, deve poterne parlare e farsene carico.

Con il Cardinale incominciamo a pregare e riflettere.


LA COOPERAZIONE: UN EDIFICIO SOLIDO, ARMONIOSO, ACCOGLIENTE

Dalla relazione del Cardinale - 3 aprile 2008

… Vorrei esprimere il valore del progetto che anima la vostra opera e la vostra dedicazione facendo riferimento ad una espressione molto efficace quanto originale di Italo Calvino, tratta dalla sua opera Le città invisibili, in uno dei suoi dialoghi con l’Imperatore in cui si condensa il senso del racconto:

“Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. – Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan. – Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra – risponde Marco – ma dalla linea dell’arco che esse formano. Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell'arco che m’importa. Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco” (Italo Calvino, Le città invisibili, V).

Solo la collaborazione, la solidarietà, la capacità di lavoro comune danno senso e sorreggono l’intero arco, le singole pietre. Questo è, mi pare, il segreto più bello della cooperazione: un arco, proprio come un edificio, è fatto di molte, moltissime pietre: disponibili a lasciarsi lavorare, a collocarsi al posto che loro compete, perché l’insieme sia armonioso e si sostenga solidamente. Tutti offrono il proprio contributo nel disegnare l’arco; e verso tutti l’arco è debitore.

Così il progetto della cooperazione: ogni singola cooperativa è un po’ come una delle pietre di questo bellissimo arco che qui è oggi rappresentato. Di tutte c’è bisogno, anzi di altre ancora. Ma ciò che conta, è che tutte non smarriscano l’allineamento, la direzione, il progetto appunto, senza il quale ciascuna, da sé, rimane soltanto un pietra isolata, a terra perché non più sorretta dall’insieme.

… La capacità di innovare è capacità di progettare, non soltanto nell’immediato, ma anche a lungo periodo, per quanto ciò è possibile. Pro-gettare significa sempre e di nuovo “gettare lo sguardo avanti”, aprirsi al futuro, come costruttori attenti che, nel momento in cui sostano sul dettaglio, non perdono mai di vista l’insieme. Gettare lo sguardo avanti significa essere attenti soprattutto ai giovani, vero e proprio futuro della nostra società; attenti alle loro esigenze di essere formati, introdotti, aiutati, incoraggiati. Una casa come la cooperazione, deve essere anzitutto e prevalentemente aperta ai giovani e alle loro istanze. Aiutare i giovani significa anche dare loro il coraggio di mettersi contro corrente. Spesso lo sono, ma si sentono scoraggiati quando hanno l’impressione che nessuno creda in determinati valori. Perciò, soprattutto per loro potrete essere modelli credibili – e dunque graditi ed efficaci - se saprete accettare e favorire i talenti e il ruolo propri dei giovani, stimolandoli ad un lavoro motivato, serio ed onesto.

Vorrei accennare qui anche alle persone che sono considerate marginali nella società e verso le quali voi siete disposti ad assumere le vostre responsabilità. Al riguardo sento di chiedere alle autorità che abbiano una maggiore comprensione, vorrei dire una vera simpatia. E se, da un lato, per le istituzioni sono doverosi i controlli, dall’altro lato è doverosa da parte nostra la sorveglianza perché i cosiddetti “contratti al massimo ribasso” garantiscano per tutti il costo vivo del lavoro e la regolarità dell’assunzione.

… Un augurio conclusivo. A tutti voi che siete al servizio di questo edificio antico e al tempo stesso sempre nuovo della cooperazione, auguro di cuore di incarnare sempre più e sempre meglio i valori morali e spirituali nei quali credete e di cui siete chiamati a rendere testimonianza anche oggi, soprattutto oggi.

Vorrei riformulare questo mio augurio riascoltando con voi un passo della lettera di san Paolo ai cristiani di Efeso, nel quale ritorna l’immagine dell’edificio da costruire con pietre tra loro ben scompaginate e basate su di un fondamento incrollabile. L’apostolo, dopo aver annunciato che in Gesù viene abbattuta ogni barriera tra gli uomini (e la cooperazione è proprio fatta apposta per questo, per abbattere i muri di divisione tra le persone, associate appunto o comunque raggiunte dal servizio della vostra attività), scrive: «Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito» (Efesini 2,19-22).

Vi assicuro la mia preghiera perché possiate diventare questa dimora viva e personale, che ci tocca nel cuore e che ci coinvolge nel nostro vissuto quotidiano. Sì, proprio perché siamo accolti, ultimamente, da Dio stesso in Cristo Signore, facciamoci a nostra volta accoglienti nei riguardi degli altri, nella rete fitta e capillare dei rapporti interpersonali e sociali, dentro la grande e bella casa della cooperazione.
 



 


 


 


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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