foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 4 - 3 febbraio 2008


XXX GIORNATA PER LA VITA

«La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita». È l’invito rivolto dai vescovi italiani nel Messaggio per la XXX Giornata per la vita, domenica 3 febbraio. Un tema riemerso nelle ultime settimane anche nel dibattito pubblico, perché riguarda questioni decisive per la convivenza civile nel Paese. Un’attenzione che va dal concepimento fino alla morte, passando per tutte le stagioni della vita con i diversi problemi da affrontare.

Anche il cardinale Tettamanzi sottolinea l’importanza dell’evento. Infatti il 3 febbraio, alle 11, nel Duomo di Milano invita all’Eucaristia tutti coloro che sono impegnati in associazioni, movimenti, unioni professionali, enti e organismi che si dedicano, soprattutto in forma associata e stabilmente, al servizio della vita dell’uomo in tutto l’arco della sua esistenza. A partire dal suo sorgere, accompagnando e sostenendo in molti modi l’accoglienza della vita nascente, in particolare quando è minacciata o non adeguatamente considerata nel suo valore.

Sono riflessioni che l’Arcivescovo ha recentemente affrontato. Nell’omelia dell’Epifania, nella celebrazione in Duomo per la Festa dei popoli, non ha mancato di sottolineare questa urgenza: «È nella donna e nella sua forza originale di donazione che deve brillare l’amore per i bambini. È per questo che vorrei ora rivolgermi in un modo speciale alle mamme. Sì, carissime mamme: vi ringrazio per i sacrifici, le rinunce, il lavoro, la fatica, le preoccupazioni, le lacrime, la dedizione che avete verso i vostri figli, in una parola per il vostro amore generoso e coraggioso».

E un invito esplicito: «Una parola di speranza voglio riservare a quelle mamme che possono essere tentate, per le tante o troppe difficoltà di vario genere, di spegnere una vita umana prima ancora che venga alla luce. Vi chiedo di non rinchiudervi in voi stesse con l’interrogativo angosciante se “accettare o no” la nuova vita; di non avere paura, perché anche nelle situazioni più pesanti e drammatiche Dio non lascia mai mancare intorno a voi gente che vuole esservi vicina e che vi vuole aiutare. Vi chiedo di ricorrere alla comunità cristiana, al suo interessamento e al suo sostegno».

Importante infatti il ruolo che le organizzazioni cattoliche esercitano nella prevenzione e nell’accompagnamento delle madri. Un compito che va ulteriormente valorizzato. Un esempio è il contributo che Regione Lombardia e Comune di Milano hanno promesso per non far chiudere il Centro aiuto alla vita della Mangiagalli. Ma che per non essere estemporaneo, ha bisogno di continuità e che coinvolga il vasto mondo di realtà che operano per il bene dei più indifesi.

Scrivono i vescovi: «I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall’amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura quanto un Paese rispetti se stesso»


 

--> Purtroppo rimane forte la tendenza a servirsi della vita. Accade quando viene rivendicato il “diritto a un figlio” a ogni costo, anche al prezzo di pesanti manipolazioni eticamente inaccettabili. Un figlio non è un diritto, ma sempre e soltanto un dono. Come si può avere diritto “a una persona”? Un figlio si desidera e si accoglie, non è una cosa su cui esercitare una sorta di diritto di generazione e proprietà. Ne siamo convinti, pur sapendo quanto sia motivo di sofferenza la scoperta, da parte di una coppia, di non poter coronare la grande aspirazione di generare figli. Siamo vicini a coloro che si trovano in questa situazione, e li invitiamo a considerare, col tempo, altre possibili forme di maternità e paternità: l’incontro d’amore tra due genitori e un figlio, ad esempio, può avvenire anche mediante l’adozione e l’affidamento e c’è una paternità e una maternità che si possono realizzare in tante forme di donazione e servizio verso gli altri.

Servire la vita significa non metterla a repentaglio sul posto di lavoro e sulla strada e amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale.

--> Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo, siano incoraggiati a “spiccare il volo”, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita.

--> Una vita è sempre e comunque degna in quanto tale…

Ciò vale anche per chi è gravemente ammalato, per chi è anziano o a poco a poco perde lucidità e capacità fisiche: nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita più di essere vissuta. Deve, invece, crescere la capacità di accoglienza.

--> Una vita è sempre e comunque degna in quanto tale. Ciò vale anche per chi è gravemente ammalato, per chi è anziano o a poco a poco perde lucidità e capacità fisiche: nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita più di essere vissuta. Deve, invece, crescere la capacità di accoglienza da parte delle famiglie stesse. Stupisce, poi, che tante energie e tanto dibattito siano spesi sulla possibilità di sopprimere una vita afflitta dal dolore, e si parli e si faccia ben poco a riguardo delle cure palliative, vera soluzione rispettosa della dignità della persona, che ha diritto ad avviarsi alla morte senza soffrire e senza essere lasciata sola, amata come ai suoi inizi, aperta alla prospettiva della vita che non ha fine.

Messaggio CEI


DALL'ENCICLICA "SPE SALVI"

• Che cosa possiamo sperare? E che cosa non possiamo sperare? …

a) Il benessere morale del mondo non può mai essere garantito semplicemente mediante strutture, per quanto valide esse siano. Tali strutture sono non solo importanti, ma necessarie; esse tuttavia non possono e non devono mettere fuori gioco la libertà dell'uomo…

b) Poiché l'uomo rimane sempre libero e poiché la sua libertà è sempre anche fragile, non esisterà mai in questo mondo il regno del bene definitivamente consolidato. Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa; egli ignora la libertà umana. La libertà deve sempre di nuovo essere conquistata per il bene. La libera adesione al bene non esiste mai semplicemente da sé…

• La sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione; non è mai compito semplicemente concluso. Ogni generazione, tuttavia, deve anche recare il proprio contributo per stabilire convincenti ordinamenti di libertà e di bene, che aiutino la generazione successiva come orientamento per l'uso retto della libertà umana… In altre parole: le buone strutture aiutano, ma da sole non bastano. L'uomo non può mai essere redento semplicemente dall'esterno…

• La scienza può contribuire molto all'umanizzazione del mondo e dell'umanità. Essa però può anche distruggere l'uomo e il mondo, se non viene orientata da forze che si trovano al di fuori di essa…

• Non è la scienza che redime l'uomo. L'uomo viene redento mediante l'amore... Quando uno nella sua vita fa l'esperienza di un grande amore, quello è un momento di « redenzione » che dà un senso nuovo alla sua vita. Ma ben presto egli si renderà anche conto che l'amore a lui donato non risolve, da solo, il problema della sua vita. È un amore che resta fragile. Può essere distrutto dalla morte.

• L'essere umano ha bisogno dell'amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: « Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore » (Romani 8,38-39).

• Se esiste questo amore assoluto con la sua certezza assoluta, allora – soltanto allora – l'uomo è « redento », qualunque cosa gli accada nel caso particolare. È questo che si intende, quando diciamo: Gesù Cristo ci ha « redenti ». Per mezzo di Lui siamo diventati certi di Dio – di un Dio che non costituisce una lontana « causa prima » del mondo, perché il suo Figlio unigenito si è fatto uomo e di Lui ciascuno può dire: « Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me » (Galati 2,20)…

• La vera, grande speranza dell'uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio – il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora « sino alla fine », « fino al pieno compimento » (Giovanni 13,1 e 19,30).

• Chi viene toccato dall'amore comincia a intuire che cosa propriamente sarebbe « vita »… la vita vera che, interamente e senza minacce, in tutta la sua pienezza è semplicemente vita. La vita nel senso vero non la si ha in sé da soli e neppure solo da sé: essa è una relazione. E la vita nella sua totalità è relazione con Colui che è la sorgente della vita. Se siamo in relazione con Colui che non muore, che è la Vita stessa e lo stesso Amore, allora siamo nella vita. Allora « viviamo ».


LETTERA APERTA

Milano, 31 gennaio 2008

Alla cortese attenzione:

Sig. Prefetto di Milano
Dott. Gian Valerio Lombardi
Corso Monforte, 31
20122 Milano

Sig. Sindaco di Milano
Dott.ssa Letizia Moratti
Palazzo Marino 
Comune di Milano  

Sig. Presidente della Provincia di Milano
Dott. Filippo Penati
Via Vivaio, 1
20122 Milano

E per c.c.:

S.E. Cardinale
Dionigi Tettamanzi
Arcivescovo di Milano
Pzza Fontana, 2        
20122 Milano

Spett. Redazioni Locali de:
“Corriere della Sera”
“La Repubblica”
“Il Giorno”
“MartesanaDue”

Oggetto: Lettera aperta sulla situazione ex-Residence di Via Cavezzali 11

Sig. Prefetto, Sig. Sindaco, Sig. Presidente,
ci rivolgiamo a Voi per segnalarVi un’emergenza umanitaria che riguarda sia la comunità parrocchiale che la comunità civile del nostro quartiere. Ci riferiamo alla situazione dell’edificio di Via Cavezzali 11, che risulta tuttora privo di luce e riscaldamento per la maggior parte dei suoi residenti.

Conoscevamo da tempo la complessità di questa realtà nella quale interagivano, accanto a situazioni normali e regolari, fattori di speculazione immobiliare, di illegalità, di traffici illeciti e di intimidazione, culminati con un omicidio. I diversi interventi di ordine pubblico e giudiziario hanno portato qualche miglioramento, ma la situazione di degrado è rimasta significativa. Infine, qualche mese fa, è sopraggiunto il taglio delle forniture di energia da parte dell’Azienda Elettrica Municipale, dovuto agli ingenti debiti accumulati dalle gestioni immobiliari precedenti.

Siamo fortemente preoccupati dalla gravità di questa situazione disumana (freddo, buio, ecc.) e pericolosa (utilizzo di candele, rischiose stufe con bombole di gas, incendi accaduti in alcuni appartamenti, ecc.) nella quale vivono persone della nostra parrocchia, anche bambini e anziani, italiani e non, regolari e non, corretti e non, ma pur sempre esseri umani, meritevoli di essere riconosciuti titolari di dignità umana.

In particolare sappiamo della presenza di una quindicina di bambini in età scolare e prescolare, di cui i due più piccoli hanno rispettivamente 2 e 3 mesi di vita, un bambino più grande è stato recentemente operato di appendicite, un altro sta facendo dei seri accertamenti specialistici presso un ospedale della città.

“Possibile che nessuno si accorga di noi ?” – questa è l’agghiaggiante domanda che alcune persone dello stabile hanno posto al parroco durante la visita di benedizione natalizia. Domanda che ci richiama le parole utilizzate dal nostro Vescovo in occasione dell’augurio alla città per il S.Natale: “Ripartiamo dalla città degli invisibili, ciascuno dei quali è persona: è dovere della politica saper fare delle scelte per il bene di tutti...”.

Di fronte a tutto questo ci chiediamo se il buon senso e la capacità di buon governo, che fanno parte della tradizione ambrosiana, si siano persi per lasciare il campo ai soli aspetti di contenzioso economico e legale, che pur devono essere considerati e tutelati.

Quello che Vi domandiamo è di fare chiarezza sulla situazione e predisporre interventi urgenti in favore delle persone di via Cavezzali 11 al fine di istaurare condizioni di vivibilità più normali. Riteniamo che il ripristino di luce e riscaldamento costituisca un primo impegno necessario e preliminare al più profondo recupero dei valori di convivenza civile e legalità per coloro che crescono e vivono in Via Cavezzali.

Vi ringraziamo dell’attenzione e nell’attesa di un Vs. riscontro, porgiamo distinti saluti.

Consiglio Pastorale San Giovanni Crisostomo

Azione Cattolica San Giovanni Crisostomo

Polisportiva San Giovanni Crisostomo

Gruppo Scout AGESCI Milano 68


Convocazione delle famiglie
"RETI DI SOLIDARIETÀ POSSIBILI"

La convocazione delle famiglie sul tema: “Reti di solidarietà possibili” è stata molto bella e attuale per la ricchezza delle testimonianze e per l’intensità della partecipazione.

Tireremo le fila del discorso con qualche proposta di cose concrete da fare lunedì 18 febbraio alle ore 21.00.

vieni, c’è posto anche per te…

Bellissimo anche il concerto per gli anniversari.


CARNEVALE DEI RAGAZZI & GRANDE SERATA DI CARNEVALE

giovedì 7 febbraio ore 17.00 in Oratotrio CARNEVALE DEI RAGAZZI

sabato 9 febbraio ore 20.00 GRANDE SERATA DI CARNEVALE con cena, musica, danze... e ricchi cotillons...

il ricavato della festa andrà a favore delle famiglie bisognose della nostra parrocchia

iscrizioni lunedì- venerdì 9.30 – 12.00 tel. 0245481410 oppure Bar dell’Oratorio


XXVIIª Giornata della solidarietà
I VALORI CHE I GIOVANI PORTANO NEL LAVORO

(Convegno della vigilia - 9 febbraio 2008 - 9.30 -12. 30 - Corso Venezia 11)

La ricchezza umana di ogni giovane rimette in discussione il lavoro e lo stile del lavoro. Quando si discute sui giovani che stanno iniziando un lavoro, ci si interroga sulle loro capacità, sulla tenuta di impegno, sulla competenza e sulla correttezza di comportamento. E perciò, anche senza saperlo, si fa riferimento ad una maturazione gestita fondamentalmente dalla famiglia, e quindi dalla scuola, dall’educazione ricevuta nelle varie realtà frequentate, compresa la Comunità cristiana.

In fondo il mondo del lavoro e la società, insieme, si attendono una persona formata, affidabile, capace di operare con impegno, secondo le esigenze del lavoro e dell’azienda. Si dà per scontato che ci possano essere, nelle persone che arrivano, capitali umani ricchi, freschi per il lavoro, e non si riflette mai abbastanza che ciò che viene restituito è frutto di impegno e di educazione ricevuta.
Vogliamo allora parlare, in questo convegno, di quanto i giovani portano: e non ci riferiamo tanto a competenze sui computer o sulla loro duttilità di conoscere e parlare una lingua, quanto a ricchezza e sensibilità che poi possono diventare patrimonio aperto dell’azienda e del lavoro.

E insieme, però, il mondo del lavoro può offrire ai giovani nuovi stimoli alla solidarietà, alla comprensione, al coraggio di camminare insieme, al sapersi aspettare, alla pazienza costruttiva, all’attenzione della sicurezza, all’educarsi insieme. Dal mondo del lavoro ci si aspetta la capacità di gestire passioni e interessi dei nuovi assunti.

Esiste allora un circuito da aggiornare continuamente: educazione, capitale umano, sviluppo delle risorse, riconoscimento di contributi migliorativi che nascano dalla ricerca che i giovani possono fare, incoraggiamento a rivedere il lavoro comune, impegno di collaborazione, maturazioni e crescita globale, formazione permanente.

Questo allora è ciò che i giovani spesso portano nella società e ciò che si aspettano dalla realtà produttiva.


 


 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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