Tu sei successore di Pietro e custode del Vangelo: per questo fai
scelte evangeliche e, a chi non vuole, non imponi la verità con la forza.
Hai avuto l’umiltà di fare un passo indietro, come ha fatto Gesù nel Vangelo
di Luca:
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo,
si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani
per fare i preparativi per lui.
Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero:
«Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?».
Ma Gesù si voltò e li rimproverò.
E si avviarono verso un altro villaggio. (9, 51-56)
Non hai rinunciato ad annunciare la verità di cui sei depositario, ma lo
hai fatto con la delicatezza di chi sa attendere i tempi delle persone,
senza perdere la fiducia nella forza insita nella verità affermata con
“dolcezza e con rispetto”. (prima lettera di Pietro 3, 15)
Noi ti ringraziamo: questo tuo gesto ci conferma nella fede e nelle
nostre scelte cristiane.
Tu ci incoraggi nel nostro impegno ad essere testimoni di Cristo umili e
decisi.
Tu ci insegni a metterci a servizio degli uomini, nel nome di Gesù,
perseguendo nella carità quella verità, che è la persona stessa del Figlio
di Dio fatto uomo.
Grazie.
Ti accompagniamo con la nostra cordiale preghiera: lo Spirito del Signore ti
sostenga sempre nel tuo servizio alla Chiesa e all’umanità e ti colmi delle
sue consolazioni.
venerdì 25 gennaio 2008, ore 21.00
LE VITE DEGLI ALTRI
GERMANIA 2006 - regia di Florian Henckel von Donnersmarck
con: Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas
Thieme, Hans-Uwe Bauer
Berlino Est, 1984. Il capitano Gerd Wiesler è un abile e inflessibile agente della Stasi, la polizia di stato che spia e controlla la vita dei cittadini della DDR. Un idealista votato alla causa comunista, servita con diligente scrupolo. Dopo aver assistito alla pièce teatrale di Georg Dreyman, un noto drammaturgo dell'Est che si attiene alle linee del partito, gli viene ordinato di sorvegliarlo. Il ministro della cultura Bruno Hempf si è invaghito della compagna di Dreyman, l'attrice Christa-Maria Sieland, e vorrebbe trovare prove a carico dell'artista per avere campo libero. Ma l'intercettazione sortirà l'esito opposto, Wiesler entrerà nelle loro vite non per denunciarle ma per diventarne complice discreto. La trasformazione e la sensibilità dello scrittore lo toccheranno profondamente fino ad abiurare una fede incompatibile con l'amore, l'umanità e la compassione.
Il tono freddo della fotografia, le scenografie anonime e i pochi colori dominanti bastano a immergerci nell'atmosfera disumanizzata e glaciale della DDR di vent'anni fa, luogo ed epoca praticamente inesplorati dal cinema.
Emozionante, intelligente, scritto benissimo, senza sbavature retoriche, molto complesso, ma anche molto semplice, Le vite degli altri è un film sottilmente psicologico, dove la dialettica di simmetrie-opposizioni tra i due caratteri maschili funziona da motore principale degli eventi. Con orientamento sicuro, la sceneggiatura dello stesso von Donnersmarck evita le possibili implicazioni patologiche (voyeur-spiato) del rapporto, prendendo una direzione umanistica e narrandoci, quasi a mezza voce, una presa di coscienza esemplare.
La "Sapienza" era un tempo l’università del Papa, ma oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l’università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un’istituzione del genere…
Che cosa può e deve dire il Papa nell’incontro con l’università della sua città? Riflettendo su questo interrogativo, mi è sembrato che esso ne includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti, chiedersi: Qual è la natura e la missione del Papato? E ancora: Qual è la natura e la missione dell’università?
Il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all’Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell’intera Chiesa cattolica. La parola "vescovo"–episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a "sorvegliante", già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore: egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all’insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell’insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta lo sguardo anzitutto verso l’interno della comunità credente.
Il Vescovo – il Pastore – è l’uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù – e non soltanto indicata: Egli stesso è per noi la via.
Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura – grande o piccola che sia – vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più grande essa è, tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull’insieme dell’umanità. Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa – le sue crisi e i suoi rinnovamenti – agiscano sull’insieme dell’umanità. Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell’umanità.
Qui, però, emerge subito l’obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale: Che cosa è la ragione? Come può un’affermazione – soprattutto una norma morale – dimostrarsi "ragionevole"?
A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John
Rawls, pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della
ragione "pubblica", vede tuttavia nella loro ragione "non pubblica" almeno
una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente
indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono.
Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l’altro nel fatto che
simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui
nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni
sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa
affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l’esperienza e la
dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell’umana
sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante
significato.
Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in
una razionalità a-storica, la sapienza dell’umanità come tale – la sapienza
delle grandi tradizioni religiose – è da valorizzare come realtà che non si
può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee…
Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale
durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza
della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé
un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per
l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione
etica.
Ma ora ci si deve chiedere: E che cosa è l’università? Qual è il suo
compito? È una domanda gigantesca alla quale, ancora una volta, posso
cercare di rispondere soltanto in stile quasi telegrafico con qualche
osservazione. Penso si possa dire che la vera, intima origine
dell’università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli
vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità. In questo
senso si può vedere l’interrogarsi di Socrate come l’impulso dal quale è
nata l’università occidentale…
L’uomo vuole conoscere – vuole verità. Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste.
Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo è anche il senso dell’interrogarsi socratico: Qual è quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa…
Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell’università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l’uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si è aperta all’umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo, e di questo possiamo solo essere grati.
Ma il cammino dell’uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale!
Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo.
Detto dal punto di vista della struttura dell’università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola.
Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e – preoccupata della sua laicità – si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.
Con ciò ritorno al punto di partenza. Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà.
Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.
18 - 25 gennaio 2008
Fratelli, vi prego... vivete in pace tra voi.
Vi raccomando, fratelli: rimproverate quelli che vivono male,
incoraggiate i paurosi, aiutate i deboli, siate pazienti con tutti.
Non vendicatevi contro chi vi fa del male,
ma cercate sempre di fare il bene tra voi e con tutti.
Siate sempre lieti.
Pregate continuamente,
e in ogni circostanza ringraziate il Signore.
Dio vuole che voi facciate così, vivendo uniti a Gesù Cristo.
Chiesa di San Giovanni Crisostomo - Milano
Festa della Famiglia - Anniversari di Matrimonio 27 gennaio 2008 - ore 15.45
gruppo vocale e strumentale “Vox Rosae” - organista direttore e concertatore: Paolo La Rosa
soprano: Roberta Zoccolo - mezzo soprano: Fiore Matsuno
tenore: Roberto Maritan - tenore e organo: Paolo La Rosa
baritono e flauto: Giovanni Iazzarelli - basso: Fabio Moretti
P. da Palestrina (1525-1594)
HODIE CHRISTUS NATUS EST
Mottetto a 4 voci pari
P. da Palestrina
MISSA AETERNA CHRISTI MUNERA:
a 4 voci pari
- KYRIE
- SANCTUS
- BENEDICTUS
- AGNUS DEI
L. Viadana (15—1627)
dai Cento Concerti Ecclesiastici:
- SALVE REGINA
(a 2 voci, canto fermo e organo)
G. Frescobaldi (1583-1643)
MESSA DELLA MADONNA dai “Fiori Musicali” (1635)
- TOCCATA avanti la Messa della Madonna
- KYRIE, CHRISTE, KYRIE
in alternatim con il gregoriano (Missa cum jubilo)
J. S. Bach (1685-1750)
Partita in la min. per flauto solo BWV 1013
Allemanda, Corrente, Sarabanda, Bourrée inglese
J. S. Bach
dalla Sonata in si minore BWV 1030 per flauto e organo
- ANDANTE
P. La Rosa (1971)
dagli 8 mottetti per voce e organo:
- ANGELUS DOMINI
a 1 voce di soprano e organo
D. Bartolucci (1917)
- CANTABO DOMINO
dal Terzo Libro dei Mottetti
P. La Rosa (1971)
- DOMINUS DIXIT (1999)
Introitus in Nativitate Dominus a 4 v.m.
J.Clemens non Papa (1510-1556)
- PASTORES QUIDNAM VIDISTIS
Mottetto a 4 voci miste
Festa della famiglia - Anniversari di matrimonio
Ci troveremo insieme per la messa alle ore 10.00, seguiranno, in salone, delle testimonianze, semplici e al tempo stesso significative, avremo un tempo di riflessione e di condivisione, pranzeremo insieme con quello che ciascuno avrà portato.
Alle 15.45 parteciperemo a un concerto in chiesa, in onore degli anniversari di matrimonio ai festeggiati sarà consegnato un ricordo.
Per motivi organizzativi, preghiamo gli sposi che festeggiano dei particolari anniversari di Matrimonio ( 5, 10, 20, 25, 30, 40, 45, 50, 55, ecc.) di segnalare la loro partecipazione, presso la segreteria parrocchiale, al mattino dalle 9.00 alle 12.00, telefonando al numero 02 4548 1410.