Inizia oggi il cammino dell’avvento: la Chiesa invita i suoi figli a mettersi in ascolto anzitutto di se stessi, entrando nell’intimo di sé per ascoltare e far emergere qualcosa del desiderio nascosto che portano nel profondo del cuore.
Ogni essere umano, al di là delle apparenze, è portatore di aspirazioni che lo orientano verso l’infinito. Questa tensione si esprime a volte in progetti di ampio respiro, a volte si materializza nell’esigenza di soddisfazioni umane e affettive immediate, a volte si dilata nella ricerca insaziabile di evasioni o di cose da possedere, a volte sembra sopito ma in realtà è ancora vivo sotto molti strati di apparente indifferenza…
Il cammino dell’avvento ci offre la possibilità di verificarci alla luce della parola che ci annuncia l’evento della nascita di un Dio che si fa’ uomo per camminare con noi.
Il Natale di Gesù può così diventare una risposta ai desideri che consciamente o inconsciamente ci abitano. Una risposta che supera il ragionamento e la parola, perché è un avvenimento e una esperienza.
C’è un Dio che viene e ci dice: “Ho scommesso su di te e sono qui con te. Tu sei prezioso ai miei occhi e sei capace di cose grandi, nella piccolezza di una vita normale vissuta con amore. Qui c’è appagamento. Coraggio, non avere paura, mettiti in gioco”.
Quali desideri ti emergono dal profondo?
... c’è risposta?.
.. chi ti darà risposta?...
Noi abbiamo il dono di una chiesa…
costruita prevalentemente da altri che ci hanno aiutato…
ora a noi spetta di sostenere le spese (non piccole) per il mantenimento
della nostra chiesa e della nostra comunità…
e sentiamo l’esigenza di aiutare altri, nonostante la nostra povertà…
In occasione della prossima “Giornata del quotidiano cattolico Avvenire”, fissata nella diocesi di Milano per domenica 25 novembre, l’Ufficio comunicazioni sociali organizza per sabato 24 novembre un incontro in preparazione all’evento.
E’ sotto gli occhi di tutti come, in questi tempi, traspaia dalle pagine dei quotidiani “laici” un crescente atteggiamento di ostilità verso la Chiesa e le sue attività.
Oltre a presentare l’attuale panorama comunicativo, vuole mettere in evidenza le cause di questo atteggiamento spesso negativo dei media verso la Chiesa, proponendo qualche indicazione al fine di aiutare i lettori a formarsi una corretta opinione su questi temi.
Dall’analisi di questo “clima” emerge la rinnovata esigenza di informarsi avendo tra le mani una stampa libera da letture pregiudiziali, che voglia e sappia comunicare in verità l’azione e la missione della Chiesa e che sappia diffondere una cultura rispettosa della dignità della persona. Esigenze che per Avvenire sono stile fondante e compito quotidiano.
Il convegno di sabato 24 novembre, oltre a presentare l’attuale panorama comunicativo, vuole mettere in evidenza le cause di questo atteggiamento spesso negativo dei media verso la Chiesa, proponendo qualche indicazione al fine di aiutare i lettori a formarsi una corretta opinione su questi temi. L’appuntamento è per sabato 24 novembre alle ore 10 presso la Sala Conferenze a piano terra della Curia arcivescovile, piazza Fontana 2 a Milano, per il convegno dal titolo «La Chiesa sui giornali: una notizia difficile da offrire?».
Interverranno don Davide Milani, responsabile Comunicazioni sociali della diocesi di Milano; Francesco Ognibene, giornalista di Avvenire e Gian Guido Vecchi, giornalista del Corriere della Sera.
In conclusione Domenico Soffientini, del settore commerciale di Avvenire, illustrerà le iniziative predisposte per la celebrazione della Giornata del Quotidiano.
L’invito alla partecipazione è rivolto a coloro che nelle comunità parrocchiali si occupano e sono sensibili ai temi della comunicazione.
26. Il primo grande "segno" che trasmette la fede è il sacramento del battesimo. Chiedere il battesimo per un figlio significa desiderare per lui una vita "nuova": è la vita stessa del Figlio di Dio che è effusa dallo Spirito nel nostro cuore e che trasfigura, portandola a pienezza di realizzazione, la vita umana ricevuta dai genitori.
Non viene, la vita nuova, dalla carne e dal sangue, ma dalla potenza d'amore di Dio: è dono totalmente libero e gratuito.
Ma il dono di Dio chiede il "sì" dell'uomo, chiede di essere conosciuto, accolto e vissuto in libertà. Ed è quanto avviene attraverso quel processo di assimilazione graduale che si chiama "iniziazione cristiana” un processo che coinvolge la Chiesa,entro cui il battezzato entra come membro, e Insieme la famiglia, chiamata nel disegno di Dio a trasmettere con la vita umana anche la fede e quindi ad educare il proprio figlio come" figlio di Dio"…
I primi responsabili dell' iniziazione cristiana sono i genitori. Se un papà e una mamma chiedono il battesimo per un figlio, esprimono la convinzione di chiedere qualcosa di bello per il proprio bambino.
Anche se la loro famiglia non è perfetta, non è in grado di dare sempre una risposta convinta e coerente, o persino non esiste come famiglia vera e propria, tuttavia questi genitori intuiscono più o meno chiaramente che segnare il proprio figlio nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo è qualcosa di veramente importante per la sua vita, è un grande bene per lui.
Chiedendo alla Chiesa di dare questo dono, in un certo senso vogliono farsi aiutare da qualcuno a comprenderlo e a trasmetterlo, perché questo inizio sia fatto fruttificare.
Questo "qualcuno" è la comunità cristiana, il parroco, i presbiteri, i diaconi, i catechisti e le famiglie incaricate di questo ministero…
Dalla lettera “Famiglia comunica la tua fede”
Nelle ultime due domeniche, alla messa delle ore 10,00 si sono celebrati alcuni Battesimi Mi sono detta: "Che bello"!
Infatti mi piace molto partecipare a questo sacramento che rende la Comunità partecipe e la responsabilizza nei confronti delle giovani famiglie e dei loro bambini. Il Battesimo dei propri figli è, infatti , una tappa molto importante perché è un passo in più, dopo il matrimonio, che le giovani coppie percorrono.
"Che bello!" Vedere genitori e padrini, sorridenti, sull'altare, sentire il rallegrante Alleluia, e magari il pianto gentile dei neonati. "Che bello"! Brindare insieme nel nuovo oratorio: le giovani famiglie con i piccoli, gli adulti che sorridono, i bambini più grandi che giocano, i volonterosi baristi sempre disponibili e i nostri sacerdoti. Sì un insieme di persone che gioiscono per questi teneri bambini che rappresentano il futuro, il vero tesoro della nostra Comunità.
"Che bello!" poi incontrare tutti per le strade del quartiere, poterli salutare e chiedere : "Come sta David? E Chiara? E Giulio e…." Scambiare due chiacchiere e sentire che davvero stiamo facendo la stessa strada che, se a volte ci affatica ci unisce verso la medesima META.
Davvero grazie
Serena