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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 30 - 6 ottobre 2007


FESTA DELLA PARROCCHIA
Famiglia e lavoro

Domenica scorsa la nostra comunità ha voluto dare un avvio significativo al nuovo anno pastorale con la festa della Parrocchia.

Ci siamo ritrovati insieme per ascoltare il Signore e incontrarlo nella celebrazione dell’Eucaristia nella comunità. In particolare alla Messa delle 10.00 abbiamo vissuto, come momento saliente della giornata, una convocazione delle famiglie che, iniziata nella celebrazione eucaristica, è proseguita in salone con la presentazione del tema “Famiglia e lavoro”.

Ci sono stati presentati alcuni flesh sulla rilevanza del lavoro nella nostra Costituzione, sull’incidenza della presenza – assenza di lavoro e dei ritmi del lavoro nella via familiare, sul vero significato del lavoro che rimane sempre un valore che ha come scopo la piena dignità e realizzazione della persona umana, su quanto già fa la nostra Comunità in aiuto alle situazioni lavorative problematiche.

Ci sono state poi lanciate alcune domande sulle concrete ricadute dei problemi connessi al lavoro in rapporto alla coesione della famiglia, alle relazioni interpersonali in famiglia e al come custodire la vita familiare nelle nostre concrete situazioni.

Il dialogo si è svolto in un clima aperto, libero e familiare. Sono emerse diverse tematiche. Si sono sottolineate la fatica di trovare lavoro e la precarietà dell’occupazione, la difficoltà a trovare soluzioni adeguate in mancanza di politiche familiari e del lavoro serie, la validità del cercare comunque di avviare tentativi costruttivi di umanizzazione, partendo dalla realtà e cercando di tessere reti di solidarietà tra famiglie, l’impegno a mantenere viva la speranza con uno stile di vita capace di mettersi in gioco.

Infine è seguito un pranzo insieme, nel quale abbiamo condiviso con grande familiarità il cibo, la cordialità e la simpatia del trovarci insieme come comunità cristiana, luogo di incontro e di condivisione di famiglie.

Per proseguire questo scambio bello e proficuo ci siamo dati appuntamento per domenica 18 novembre.

Così siamo ripartiti e ci auguriamo vicendevolmente buon cammino.


IN PREGHIERA PER IL POPOLO DI MYANMAR

Come cristiani ci sentiamo oggi chiamati a rispondere agli avvenimenti di questi ultime settimane in Myanmar. Mentre ci associamo alle iniziative di solidarietà e di impegno per i diritti umani essenziali organizzate dalla società civile, riteniamo importante anche proporci e proporre di “cambiare il cuore” e per questo intendiamo fermarci a pregare.

Con gli avvenimenti di questi giorni si è rotto il precario dialogo tra le parti sociali e politiche da molti faticosamente cercato e auspicato. Ben poco però potranno fare le molteplici iniziative politiche se non trovano “cuori nuovi” aperti al dialogo e alla comprensione reciproca. È un cammino che senza l’aiuto di Dio è impossibile da percorrere.

Desideriamo così essere vicini a quanto fanno i monaci buddisti che, oltre a partecipare direttamente alle manifestazioni di protesta non violenta, con la loro presenza a fianco della popolazione vogliono affermare che la fede non è separata dalla vita di tutti i giorni.

Come cristiani non dobbiamo lasciare soli quanti in questi giorni stanno manifestando a favore della pace, di una convivenza fraterna, della riconciliazione.

Possiamo sostenerli con segni concreti di solidarietà. Come gesto simbolico di legame con chi lotta e soffre proponiamo di annodare al nostro polso un nastro rosso. Un “nodo” che deve ricordarci che siamo legati a una realtà che non si scoglie senza il nostro operare.

Di “colore rosso” come la veste dei monaci buddisti che sono simbolo ed esempio di questa lotta per la libertà e il rispetto dei diritti umani per tutti gli abitanti del Myanmar.


QUANDO MANCA IL "VIVERE INSIEME"

La più grande difficoltà che la famiglia migrante incontra nella sua vita concreta e nella sua vita di fede è proprio la migrazione. La migrazione tenta di colpire il cuore stesso della famiglia: la sua unità, il suo “vivere insieme”. Di qui parte la riflessione di don Giancarlo Quadri, responsabile diocesano per la Pastorale dei migranti: «perché soltanto partendo dalla “vita concreta” di una famiglia potremo realizzare veramente l’impegno che l’arcivescovo Tettamanzi ci dà per quest’anno: la trasmissione della Fede».

Nella lettera del nuovo anno pastorale (“Famiglia comunica la tua fede”) il Cardinale Tettamanzi al n. 24 dice: «La famiglia vive la propria missionarietà anzitutto dentro il vissuto quotidiano che fa incontrare i coniugi tra loro e i genitori con i figli». Insisto molto su questo punto: solo un equilibrio di fede nella vita quotidiana può permettere quella stima dei valori che poi spingerà i genitori a trasmetterli in modo spontaneo e senza forzature. Si tratterà di trovare nelle comunità immigrate quel giusto equilibrio tra fede ricevuta e vita quotidiana che solo permette una “trasmissione” dei valori ai figli.

È chiaro che qui sarà molto importante il contatto e l’esempio delle comunità cristiane italiane: solo dalla loro “accoglienza”, dal dialogo e dall’incontro con le diverse comunità può nascere quella stima dei valori che spingerà poi a trasmetterli ai figli. Sempre, quando andiamo in una parrocchia per delle celebrazioni, ci dicono: «Ma che bravi! Come si vede che hanno fede!» e io a rispondere: «Certo! Dipende però anche da voi e dalla vostra accoglienza!». Una stima dei valori della fede spinge a metterli in pratica nella vita e a comunicarli prima di tutto ai figli.

Saranno qui importanti tutte le esperienze vissute. Saranno importanti le ricerche fatte sulla trasmissione dei valori in migrazione. Sarà importante la collaborazione con il servizio per la Famiglia con tutte le loro intuizioni. Questo primo momento lo vorremmo intitolare: riscopri i valori che la tua fede ti dona e per la gioia che ti dà, trasmetti questa fede ai tuoi figli.

Allora la celebrazione del Battesimo sarà autentica riscoperta dell’inizio della fede. Sarà una gioia grande, come sanno esprimerla solo i migranti. Sarà superamento della deprimente logica della festa esteriore per riguadagnare la gioia della vera “festa”. Su questo punto riconosco che avremo molta strada da fare. Quanti bambini stranieri in giro per Milano, figli di cattolici e… non battezzati perché “non si può fare la festa”! Dobbiamo superare queste negatività. Così come un altro punto debole è la preparazione dei genitori al Battesimo. In una situazione di eterna migrazione, com’è per tante famiglie, quando, dove e come trovare il tempo per incontrarci? Sono tanti gli ostacoli che la migrazione pone all’evento cristiano. Ci occorre davvero tanta collaborazione e accoglienza da parte delle parrocchie.

Il secondo impegno consegnatoci dal Cardinale è da far tremare i polsi in un contesto di migrazione. Quando leggo frasi semplici e chiare come queste: «La famiglia e il mondo degli adulti hanno una grande responsabilità nell’educazione affettiva e corporea dei giovani» (n. 35), mi assalgono dubbi profondi proprio sul senso delle parole.

La famiglia: questi ragazzi, questi adolescenti immigrati non la vedono mai la famiglia riunita! Il mondo degli adulti: che esempio può avere una bambina di 10-11 anni che vive con la mamma, giovanissima, in un posto letto (dodici persone che dormono in promiscuità a volte per terra, in una stanza per tre persone!), che viene lasciata da sola al mattino presto perché la mamma va al lavoro! Che cosa è questo “mondo degli adulti”? Come si può parlare di “esperienza d”amore”, di “complessità della questione affettiva” in contesti simili? Penso che soprattutto questo secondo impegno che il Cardinale ci dà esiga dai cristiani uno sguardo previo sugli scenari creati dalla migrazione. In definitiva, il programma di quest’anno ci interroga sullo “sfascio” personale e sociale creato dai grandi fenomeni di trasformazione del mondo.

Ci impegneremo, certamente! «E’ necessario… non sottrarsi ad una presenza costruttiva del mondo della scuola, della cultura e delle comunicazioni sociali, del lavoro e del tempo libero, e in tutti quegli ambienti di vita dove il bene educativo dei figli lo richieda. Oggi avvertiamo in modo ben più rilevante come la comunicazione della fede avvenga attraverso la mediazione della cultura, dei linguaggi, delle forme del costume, del pensare e dell’agire». Parole bellissime e sacrosante. Parole che sembrano uscire da una esperienza profonda con i migranti. Parole che ci danno tanta speranza anche nei “tempi bui” che stiamo attraversando.


SEMINARE IL VANGELO SOTTO CASA

Di occasioni per “seminare Vangelo”, per comunicare la fede a chi sta attorno a noi, la quotidianità ce ne offre tante. Di qui l’invito del Cardinale Tettamanzi alle famiglie perché si facciano missionarie nel proprio ambiente, là dove vivono ogni giorno: la famiglia immigrata del piano di sotto, i nuovi compagni (e relativi genitori) dei figli a scuola, i ragazzi della polisportiva (alcuni dei quali non vengono in chiesa), la coppia di fidanzati venuta a convivere nello stesso tuo palazzo…

Sapete quel è il luogo/situazione maggiormente conflittuale in Italia? La risposta l’ha data l’Istat: l’assemblea condominiale. Basterebbe questa piccola osservazione, concretissima, per dar ragione al Cardinale Tettamanzi quando invita le famiglie a essere missionarie nel proprio ambiente, laddove vivono. Cominciando a misurarsi con le beghe di pianerottolo, le invidie dei colleghi sul lavoro, i litigi tra amici…

Di occasioni per “seminare Vangelo”, per comunicare la fede a chi sta attorno a noi, la quotidianità ce ne offre a bizzeffe. Forse - anzi, di sicuro - il problema è che ogni giorno noi compiamo altrettanti peccati di omissione, non accorgendoci delle tante opportunità di micro-testimonianza che ci vengono regalate.

Negli anni ci siamo un po’ abituati a pensare la pastorale come una sorta di piano triennale che, distillato da un team di esperti, deve poi trovare attuazione nel territorio diocesano, quasi che l’evangelizzazione fosse esito “deterministico” di una pianificazione ben calibrata.
La realtà è ovviamente ben diversa, anche se noi, esposti all’attivismo come normalmente sono gli ambrosiani, preferiamo dimenticarlo. La realtà è fatta di tanti incontri, gesti, parole e silenzi che - di volta in volta - possono esprimere qualcosa della nostra fede oppure metterla tra parentesi.

Madeleine Delbrel, la grande “mistica delle strade” che veniva dall’ateismo militante, amava parlare delle “circostanze” di ogni giorno come del terreno privilegiato in cui manifestare la propria adesione a Cristo. Con la vita, innanzitutto.

Se partiamo da qui, da questo orizzonte, sarà meno difficile provare a realizzare quanto scrive l’arcivescovo: «Grazie all’amore un campo sconfinato si spalanca davanti ai discepoli e testimoni di Cristo. Occorre andare alla ricerca di tutti, nessuno escluso».

Andare ai lontani non significa partire per improbabili crociate, né organizzare quaresimali scintillanti o iniziative super. Più semplicemente (e realisticamente) significa lasciarci abbordare dai lontani: la famiglia immigrata del piano di sotto, i nuovi compagni (e relativi genitori) dei figli a scuola, i ragazzi della polisportiva (alcuni dei quali non vengono in chiesa), la coppia di fidanzati venuta a convivere nello stesso tuo palazzo…

Tutti “lontani” che, di fatto, sono assai più vicini e più scomodi di quanto non siamo disposti a credere.

Gerolamo Fazzini - Mondo e Missione


AZIONE CATTOLICA
"un dono da condividere, un dono da moltiplicare"

Un tema forte quest’ anno per il cammino da Azione Cattolica: “TESTIMONI DI SPERANZA… cercando prima il regno di Dio e la sua giustizia”, che interpella le coscienze di tutti. E’ stato affrontato domenica 30 settembre nell’ambito della giornata di presentazione del programma dell’Azione Cattolica Diocesana per l’anno 2007/2008.

Un gruppetto di noi, in rappresentanza della nostra AC parrocchiale, ha partecipato alla giornata. Un po’ tristi, in verità, perché non saremmo stati presenti alla festa della famiglia e dell’oratorio, ma consapevoli che il confronto con nuove esperienze è essenziale per la crescita di ognuno di noi, nel suo cammino di laico impegnato ad annunciare il Vangelo, quotidianamente, nella parrocchia.

Numerose le tematiche affrontate ma la giustizia è stato il motivo conduttore dell’incontro, introdotto da riflessioni guidate, nella prima parte della giornata, da un docente di Storia delle Dottrine Politiche dell’Università della Cattolica.

Nella discussione che è seguita, stimolante e accalorata,riportiamo alcuni pensieri che riassumono, secondo noi, le diverse posizioni emerse :

Dopo il pranzo ci siamo divisi in tre “laboratori” per discutere i seguenti temi:

La giornata è stata veramente molto positiva e coinvolgente, illuminante sulle potenzialità presenti nella nostra Parrocchia.
E sempre più importante è ritrovarci in questo cammino di AC, fatto insieme, con fede, entusiasmo e voglia di capire.
Aspettiamo tutti per condividerlo con noi !!!!

Antonio Mancino


CATECHESI PER L'INIZIAZIONE CRISTIANA

All’inizio di un nuovo cammino, desidero offrire qualche riflessione. Vale la pena di ricordarci a vicenda che è la famiglia il luogo primario della trasmissione della fede: è la famiglia che comunica la propria esperienza concreta di fede ai figli, introducendoli nella relazione con il Dio di Gesù Cristo.

E’ evidente che ognuno di noi dà quello che ha: per questo la iniziazione cristiana dei figli è un dono e un impegno prezioso per i genitori che sono chiamati a ripensare e ad esplicitare la loro esperienza di fede.

Per la maggior parte dei genitori si tratta di ridare vigore a qualcosa che già posseggono e che, se per caso fosse finito in qualche modo offuscato dai ritmi della vita di tutti i giorni, certamente è ancora in grado di essere ridestato e ravvivato. Non c’è dunque motivo di avere paura. E poi, il credente sa di non essere solo…

La Parrocchia è famiglia di famiglie e anche in questo campo è a servizio delle famiglie, le accompagna, le aiuta, qualche volta deve supplirle, anche se nulla può supplire pienamente la famiglia.

L’aiuto più vero che la comunità cristiana può offrire è l’affiancamento e il supporto che le aiuta a vivere in modo più autonomo e pieno la loro vocazione a trasmettere la fede ai figli.

In questa ottica ho proposto ai genitori tre piccole concrete attenzioni da sviluppare quest’anno:

1. favorire in famiglia l’ ASCOLTO la COMUNICAZIONE mediante piccoli gesti quotidiani, dall’accoglienza quando si rientra in casa al modo di vivere il dialogo familiare nella cena, dai momenti informali di commento ai fatti di cronaca, ai momenti espliciti di riferimento alla dimensione religiosa della vita…

2. riscoprire la CONDIVISIONE della comune amicizia con Gesù e la PREGHIERA FAMILIARE… bastano piccoli gesti quotidiani, come una breve preghiera prime della cena, come la cura di vivere con un segno di fede i momenti particolari dell’anno: avvento, natale, quaresima, pasqua, pentecoste… l’affidere a Gesù le feste di famiglia: compleanni, onomastici anniversari…, e anche i momenti di fatica, di incomprensione, di malattia…

3. infine la vita nella COMUNITÀ, famiglia di famiglie, che si esprime nel modo compiuto nella EUCARISTIA DOMENICALE dove si condivide per quanto possibile insieme, genitori e figli, il ritrovarsi con il Signore risorto, in modo fraterno e festoso, congiuntamente alle altre famiglie.

Affido allo Spirito del Signore il nostro cammino di quest’anno e la disponibilità delle famiglie a compiere qualche passo avanti sostenendoci a vicenda

don Piero


RISPETTO DELLA LIBERTÀ E PROMOZIONE DELLA PACE

 Il Cardinale Tauran per fine del Ramadan

Un forte appello perché siano ovunque rispettate “sia le convinzioni personali e comunitarie di ciascuno che la libertà della pratica religiosa”. A lanciarlo è il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso che per la prima volta firma il messaggio per la fine del Ramadan dal titolo “Cristiani e musulmani: chiamati a promuovere una cultura di pace”.

“La libertà di religione – scrive Tauran - non si riduce alla semplice libertà di culto”, è “uno degli aspetti essenziali della libertà di coscienza, che è propria di ogni persona ed è la pietra angolare dei diritti umani. E’ prendendo in considerazione questa esigenza che potrà essere edificata una cultura della pace e della solidarietà fra gli uomini, e tutti potranno impegnarsi risolutamente per costruire una società sempre più fraterna, facendo tutto ciò che è in loro potere per rifiutare qualsiasi forma di violenza, per denunciare e respingere ogni ricorso alla violenza, che non può mai avere delle motivazioni religiose, poiché essa offende l’immagine di Dio nell’uomo”.

Il card. Tauran fa appello alle persone religiose. “Spetta a noi tutti – scrive -, in quanto persone religiose, essere anzitutto educatori a favore della pace, dei diritti dell’uomo, di una libertà rispettosa di ciascuno”.

E aggiunge: “Nessuno può essere escluso dalla comunità nazionale a motivo della razza, della religione, né di qualunque altra caratteristica personale”.

Nel messaggio il presidente del Pontificio Consiglio invita i membri delle religioni ad “operare in favore della pace”, formando “in questo spirito le giovani generazioni che avranno la responsabilità del mondo di domani”. “E’ più che mai urgente insegnare alle giovani generazioni i fondamentali valori umani, morali e civici, necessari tanto alla vita personale che a quella comune.

Ogni mancanza di civiltà deve essere occasione per ricordare ai giovani ciò che ci si attende da loro nella vita sociale. E’ in gioco il bene comune di ogni società e del mondo nel suo insieme”.

Il messaggio si conclude con l’augurio che “cristiani e musulmani lavorino insieme, con reciproca stima, in vista della pace e di un avvenire migliore per tutti gli uomini”.

La nostra Parrocchia si associa all’augurio alle Comunità Islamiche, espresso dalla Chiesa cattolica e dalla Diocesi di Milano, auspicando dei concreti passi comuni nel campo dell’assistenza, dei diritti umani, della giustizia e della pace.
 



 


 


 



 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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