Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro…
Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
dalla Costituzione italiana
“Il lavoro è il fondamento su cui si formala vita familiare, la quale
è un diritto naturale ed una vocazione dell’uomo.
Questi due cerchi di valori - uno congiunto al lavoro, l’altro conseguente
al carattere familiare della vita umana - devono unirsi tra sé
correttamente, e correttamente permearsi.
Il lavoro è, in un certo modo, la condizione per rendere possibile la fondazione di una famiglia, poiché questa esige i mezzi di sussistenza, che in via normale l’uomo acquista mediante il lavoro.
Lavoro e laboriosità condizionano anche tutto il processo di educazione nella famiglia, proprio per la ragione che ognuno «diventa uomo», fra l’altro, mediante il lavoro, e quel diventare uomo esprime appunto lo scopo principale di tutto il processo educativo…
La famiglia è, al tempo stesso, una comunità resa possibile dal lavoro e la prima interna scuola di lavoro per ogni uomo”
Giovanni Paolo II Laborem Exercens
1 settimana: CONTEMPLAZIONE
Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi.
2 settimana: VOCAZIONE
Considerate, fratelli, la vostra vocazione.
3 settimana: RESPONSABILITÀ
Non è infatti per me un vanto predicare il Vangelo: è un dovere.
4 settimana: CARITÀ
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.
5 settimana: RINGRAZIAMENTO
Ti rendo grazie perché mi hai esaudito, perché sei stato la mia salvezza.
Uno dei passaggi più frequenti che possiamo cogliere nel Percorso pastorale che l’Arcivescovo ha affidato per quest’anno ai fedeli della diocesi ambrosiana è proprio il rinnovato richiamo a far entrare abbondante nella vita la Parola di Dio, a non lasciare che questa Parola detta alle famiglie cada su un terreno infruttuoso. La Parola chiede di essere fatta fruttificare in scelte concrete.
La spiritualità richiesta alle nostre famiglie non sarà tanto nel meditare la grandezza dell’amore di Gesù, ma nel viverlo e, proprio vivendolo, nel comunicarlo. È la traditio amoris di cui parla l’Arcivescovo. A sua volta, questa traditio amoris è la parte più significativa nell’itinerario spirituale cristiano della traditio fidei. Anche la fede deve essere un solco visibile, profondamente tracciato nell’esperienza di ciascuno di noi, di ogni famiglia e comunità parrocchiale. Così come non c’è fede senza amore, non ci sarà trasmissione della fede che non porti con sé trasmissione di amore; non ci sarà amore autentico né autentica fede che non esigano di essere trasmesse, tramandate “di padre in figlio”.
Siamo così alle soglie dello specificarsi di uno dei più significativi snodi della spiritualità del matrimonio cristiano che esige anzitutto fedeltà all’annuncio dello smisurato amore di Dio che si è manifestato nella croce di Gesù. Ed è proprio questo amore improntato a «come Gesù ha amato la Chiesa e ha dato se stessa per lei» il paradigma di ogni sacramentalità accolta in dono e restituita, sempre in dono gratuito, perché il cerchio dell’amore si dischiuda andando oltre gli stessi coniugi, dilagando nei figli, nel trasmettere tutto ciò che si vorrebbe ancora presente nel futuro di questo mondo che Dio stesso ha amato oltre ogni limite.
Questo stile di vita familiare che si consolida nella traditio fidei et amoris può esistere solo là dove si accoglie, insieme al dono della Parola, l’impegno umile alla conversione, all’ascesi che purifica la vita rendendola capace di manifestare e trasmettere la fede che è perfetta solo nella carità. L’Arcivescovo ha riservato in più punti della seconda tappa del nuovo Percorso diocesano una particolare attenzione a questo cammino di purificazione della vita, di “ascesi familiare” e di “ascesi della pastorale”.
L’apertura del Percorso pastorale “Famiglia comunica la tua fede”, dice così: «È in mezzo a noi questo amore, e lo ritroviamo anzitutto nel fascino misterioso e irresistibile che si sprigiona dalla persona di Gesù». Sono parole semplici, che rivelano una verità grande, forse facile da condividere: non possiamo essere noi a determinare l’amore di Dio, ma lo troviamo rivelato, “raccontato” nelle pagine bibliche, nell’intrecciarsi della storia umana con la grazia liberante di Dio nella persona di Gesù. Siamo solo uditori obbedienti. Un primo atto di purificazione che può entrare anche nelle nostre case, oltre che nelle nostre parrocchie, è dunque questo: orientarsi verso l’unica Parola che manifesta il paradigma di ogni volersi bene. Si tratta di una premessa indispensabile per maturare in ciascun coniuge e trasmettere a ciascun figlio il senso della vocazione stessa al matrimonio e alla famiglia: “Amare come Cristo ha amato la Chiesa”. Il paradigma è dato; ad esso ci si deve volgere per imparare. Non c’è alternativa.
La prima conformazione che la spiritualità cristiana esige è annunciata da Paolo come adatta al matrimonio, ma valida anche nell’ambito di ogni conformazione del credente al suo Signore. Essa fa da riferimento per quanti sanno intendere la vita come chiamata, come vocazione. Si è chiamati all’amore e questa vocazione ha la famiglia come “cassa di risonanza”, come strumento primo adatto a una dinamica di trasmissione. È proprio della famiglia questo paziente, quotidiano educare, sempre richiamato nei gesti, nelle parole, nelle scelte che gli adulti (i genitori) evidenziano quotidianamente come buoni perché evangelici e quindi da valorizzare, perché nutrono la fede e la spingono verso la sua pienezza che è, appunto, il dono di saper amare come ha amato Gesù. Mi sembra questo un modo di dire la spiritualità del matrimonio.
Dentro un contesto che vede sempre più deboli i canali con cui le generazioni comunicano e si trasmettono i valori e le tradizioni, si deve interpretare «quel clima diffuso di sfiducia e di paura che pesa fortemente sul compito educativo della trasmissione dei valori in genere e in particolare della fede». Bisogna però «ritrovare nell’attuale situazione socioculturale e religiosa non soltanto i problemi, ma anche e soprattutto le opportunità che si offrono alla trasmissione della fede” poiché “oggi la vita, nella sua concretezza, spinge molti ad interrogarsi sulla verità e sul senso del mistero dell’esistenza umana. La famiglia, nonostante tutto, rimane il luogo della ricerca dell’amore» (n. 3).
In vista di questo compito ogni famiglia è invitata a “ravvivare il dono di Dio” con lo scopo di consolidare nel quotidiano uno “stile alternativo a quello del mondo” poiché «il dono della fede entra nella vita e la trasforma: la conforma e la assimila nei giudizi e nelle scelte a quella di Gesù, ispirando e sostenendo uno stile di vita propriamente cristiano, nuovo, diverso, alternativo allo stile mondano, perché segue le beatitudini di Cristo come logica che dà senso, pienezza, libertà vera, gioia al vissuto quotidiano» (n. 12).
Tutto questo non è frutto di strategie pastorali, ma della grazia di Dio alla quale attingere continuamente; è frutto di un’abituale purificazione delle intenzioni, fino a unificare ogni scelta attorno al cuore di tutte le esigenze della fede: conoscere Dio e aprirsi a lui mettendo in gioco la nostra libertà e, aggiungiamo, educando altri a far questo. Diventa poi evidente che ogni strategia pastorale dovrà a sua volta purificarsi, intendendo come proprio metodo e meta esattamente questo rinnovato desiderio di Dio. «Al servizio di questo itinerario spirituale, la pastorale familiare - che sempre vede tra loro alleate famiglie e comunità cristiana - potrà qualificarsi sempre più come pastorale della fede». Tutti i soggetti pastorali, famiglia compresa, «dovrebbero sentirsi chiamati ad onorare l’irrinunciabile priorità formativa: solo così ci si potrà rivolgere con vero frutto a tante altre incombenze e traguardi» (n. 13).
Tiziano Sangalli Delegato arcivescovile per il Santuario della Famiglia di Mesero
Ventitre candidati al presbiterato, vengono ordinati diaconi
“In occasione della nostra Ordinazione diaconale, che si terrà nel Duomo di Milano domenica 7 ottobre 2007, chiediamo di condividere la nostra gioia, invitando tutti ad un futuro di speranza per la nostra Chiesa ambrosiana.
Il motto che esprime i nostri sentimenti più profondi verso il ministero è:
“PORTATE NEL MONDO LA SPERANZA DI DIO”
In un mondo che tende al pessimismo e al relativismo, vogliamo fare nostro l’invito che Dio ci rivolge attraverso il Santo Padre e testimoniare una speranza che c’è! Essa ha un nome e un volto precisi: Cristo Signore.
Come Maria si è fatta abitare dolcemente da questo mistero, anche noi desideriamo portarle agli uomini del nostro tempo.
Consapevoli della bellezza e delle difficoltà dlella nostra vocazione,
chiediamo il sostegno della preghiera.
Benedetto sei tu, Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo:
nella tua grande misericordia ci hai rigenerato
mediante la risurrezione di Gesù Crsto dai morti
per una speranza viva.
Riempi i cuori di questi tuoi figli dello Spirito Consolatore
perché, attraverso l’annuncio della Parola e lo spezzare del Pane,
portino nel mondo la speranza che è Cristo Signore.
E tu, Maria, accompagnaci perché siano fissi i nostri cuori
dov’è la vera gioia. Amen.
Con il Banco vendita di domenica scorsa, grazie alla generosità di molti abbiamo realizzato una entrata di €. 1.800,00. E’ molto. Grazie!
Potremo così dare una boccata di ossigeno alle famiglie in difficoltà che non riescono a far fronte alle spese indispensabili per la sopravvivenza.
Ciò nonostante siamo costretti a dire che non basta: ogni giorno si presentano nuove richieste… siamo in difficoltà, viviamo di Provvidenza, perché la nostra cassa è sempre vuota. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti. Grazie!
RACCOLTA VIVERI 1^ DOMENICA DEL MESE
Occorrono: zucchero, olio, tonno. Grazie!
Mi è molto piaciuta la Celebrazione per l' anniversario di S.G.Crisostomo…
Semplice e proprio, come auspicava don Piero, la celebrazione dei fedeli presenti abitualmente alle Eucaristie settimanali e di tutti I giorni. Lodevole il sacrificio di tutti i bambini che, nonostante la stanchezza dei primi giorni di scuola, hanno partecipato alla celebrazione in buon numero... grande merito ai genitori che lo hanno reso possibile…
Un vivo ringraziamento ai maestri dei cori, che hanno saputo vivere la serata, con semplicità e serenità, e ci hanno aiutato a vivere una celebrazione "indimenticabile", perchè Dio era proprio lì con noi...e noi non l'abbiamo mai dimenticato, nonostante tutte le personalità presenti... Belli anche i nostri Scout e il loro servizio d’ordine… Un grazie a tutti i presenti per aver vissuto questo avvenimento con vera semplicità.
Domenica 30 settembre alle ore 9.30 aspettiamo anche te per il primo
incontro delle famiglie
alle 10.00 vivremo insieme la Messa
seguirà un momento di testimonianza e di condivisione sul tema del lavoro
e poi una festa con pranzo tutti insieme (per il pranzo condivideremo le
cose che ognuno porterà)
Per prima cosa, oggi, vorrei ringraziare Dio, per avermi dato la possibilità di avere una famiglia... con tutte le sue limitazioni, con tutte le sue fratture, con tutte le difficoltà che oggi comporta "essere famiglia".
Vorrei ringraziarlo per avermi dato anche l' opportunità di entrare in un altra famiglia più allargata quella della Comunità in cui vivo e dove sto imparando a crescere e a vivere la vita.
Vorrei ringraziarlo per tutte le nuove amicizie con cui continuo a camminare, un cammino non sempre privo di difficoltà, ma che mi arricchisce sempre come persona.
Vorrei ringraziarlo per avermi aiutato nella scelta dell' Azione Cattolica, una strada nuova per me, ancora da scoprire..una famiglia ancora più allargata, che non può che dare buoni frutti.
Vorrei ringraziarlo insieme a tante altre famiglie, che oggi decideranno di collaborare con noi all' interno della nostra Comunità, perchè proprio attraverso I rapporti umani e alla nostra fede, dobbiamo tentare di essere discepoli, accompagnati come ci ha detto il nostro Cardinale, dallo Spirito Santo, con la forza del suo vento e del suo Spirito.
Noi siamo la nostra Parrocchia e siamo tutti famiglia. R.G.