San Giovanni Crisostomo, 13 settembre 2007
(da testo registrato, non rivisto dall'autore)
Carissimi vi saluto tutti e vi abbraccio uno a uno con il grande affetto del Signore Gesù. Saluto in una maniera particolare il vostro parroco don Piero e lo ringrazio di cuore sia per l’invito che mi ha rivolto sia, e direi soprattutto, per le parole che ci hanno introdotto a questa celebrazione eucaristica. Con identico affetto saluto i carissimi confratelli del sacerdozio in particolare quelli che vi hanno servito e vi hanno amato come comunità parrocchiale e che continuano, anche se in modo diverso, a volervi bene.
Saluto i chierichetti, saluto il coro, saluto il Consiglio Pastorale, saluto tutti Voi presenti, dal bambino più piccolo che è in mezzo a noi, su su, sino alla persona più avanti negli anni. In maniera particolare devo salutare i ragazzi della Cresima.
Poi vedete il vescovo che è venuto in questa chiesa che ora vi sta salutando sente il bisogno di uscir fuori di nuovo da questa chiesa per entrare in tutte le case, in tutti gli appartamenti della vostra comunità parrocchiale e del vostro quartiere, per arrivare davvero a tutti e portare a tutti il saluto del Signore, anche se sono di altre nazioni e di altre etnie, di altre culture, di altre storie e di altre religioni.
Vorrei soprattutto raggiungere le persone e le famiglie che sono colpite dal disagio, dalla fatica, dall’anzianità, dalla malattia, dalla paura, dall’angoscia, forse anche dalla disperazione. Questo saluto che il Vescovo vuole dare a tutti è semplicemente il segno del Signore che è Padre di tutti e che vuole davvero raggiungere l’intimo del cuore di ciascuno per donare quella consolazione, quella serenità, quella speranza e quel coraggio di cui abbiamo bisogno nel cammino della nostra vita.
Dopo il saluto vi devo dire la mia gioia di essere venuto questa sera in mezzo a Voi: è la prima volta, e in questo senso la gioia è più viva. Si è la prima volta e nello stesso tempo è in occasione della festa patronale. Noi ricordiamo il nostro grande San Giovanni Crisostomo,… forse non tutti lo sanno, lo ricordiamo quest’anno che vede il ricorso di milleseicento anni di tempo dalla Sua morte. In questa occasione io ho la possibilità di guardarvi negli occhi da vicino e anche Voi avete la stessa possibilità nei miei confronti.
E poi tutti quanti insieme siamo qui a pregare, cioè tutti ci vogliamo rivolgere al l’unico Padre che è nei cieli, perché a lui vogliamo aprire il nostro cuore e presentargli i nostri problemi, le nostre difficoltà, le nostre sofferenze, ma nello stesso tempo anche i nostri desideri, le nostre speranze, i nostri sogni.
Ma la cosa più preziosa di questa sera è che ci sarà dato come grazia
straordinaria quella di potere incontrarci a tu per tu con il Signore Gesù
nel momento del quale vuole dirci ancora una volta la grandezza del suo
amore e ce lo dice donandoci il suo corpo e il suo sangue.
Si quanti faranno la Comunione questa sera riceveranno il tesoro più
prezioso della nostra vita di comunità cristiana e di singoli credenti,
riceveranno ancora una volta il Signore Gesù e il suo amore per tutti e per
ciascuno di noi.
Ma, insieme, a me piacerebbe porre questa domanda: Io so che c’è la parrocchia di San Giovanni Crisostomo, tra le tante in Milano, ma come è questa parrocchia?
E’ una curiosità che non può non avere il Vescovo. Ebbene a questa curiosità mi ha già dato una lunga risposta il vostro Parroco perchè mi ha mandato tante pagine e queste pagine io le ho prese come se fossero una lunga e interessante serie di fotografie. Ha cominciato a fotografarmi la storia della vostra parrocchia, e allora io vengo a sapere che è nata soltanto nel 1961 quando c’era Arcivescovo di Milano il grande Cardinale Montini futuro Paolo VI e poi che il Cardinale Giovanni Colombo nel 1975 l’ ha consacrata. Adesso siamo nel 2007 dunque la vostra è una comunità cristiana giovane, la sua età è di 46 anni… per una sola chiesa 46 anni sono proprio pochi, pochissimi anni, eppure a leggere questi fogli del Parroco, a sfogliare questa fotografia. mi sono accorto quanto cammino, quanti cambiamenti, quante evoluzioni, ha conosciuto e continua a conoscere la vostra comunità parrocchiale.
Poi ho sentito parlare del quartiere con i problemi sociali, economici, culturali, poi ho sentito parlare del cammino pastorale, ho sentito parlare anche dei traguardi futuri verso i quali in qualche modo noi dobbiamo guardare e camminare.
Ma io devo dirvi che sono stato colpito in questa lettura dei fogli del vostro Parroco tra l’altro da questi due particolari che possono sembrare semplici semplici e lo sono in realtà, ma sono quanto mai profondi.
Primo particolare: un certo punto il Parroco dice noi cerchiamo di vivere la nostra vita di credenti, come comunità cristiana, secondo la precarietà, la misericordia e il servizio.
La precarietà perché la condizione di tanta gente e caratterizzata dal fenomeno della frantumazione, del disorientamento, della dispersione, quindi della solitudine… La precarietà è un dato che tocca tanta gente nel quartiere della parrocchia, ma a ben pensarci la precarietà è qualche cosa che è proprio di ogni essere umano, dal Papa sino al ultimo fedele, da quello che è più povero, su, su, fino al più ricco, dal più debole, dimenticato ed emarginato, alla persona che è più potente e pensa di dominare il mondo. Tutti siamo davvero segnati dalla precarietà.
Ecco perché don Piero aggiunge una seconda parola quella della misericordia: quante povertà fuori di noi e dentro di noi! Di solito si sottolineano quelle materiali, quelle che immediatamente colpiscono, ma ci sono altre povertà più pesanti, più faticose sono le povertà morali e spirituali. Ebbene di fronte a questa povertà, ringraziamo il Signore, perché il Signore nel quale noi crediamo è un Dio che ama e che dice il suo amore nella misericordia, E se lui è amore misericordioso, anche tra di noi dobbiamo comportarci così, nel segno di una grande comprensione, pazienza, tolleranza, appunto misericordia. E infine conclude: servizio. Servizio: significa accogliere le persone così come sono. Certo dobbiamo presentare loro degli ideali importanti nella vita, ma dobbiamo anche avere la pazienza di prendere ciascuno per mano e far fare un passo dietro l’altro.
In questo senso mi sono ritrovato e ho detto: ma guarda che c’è una sintonia perfetta tra il vostro parroco e l’Arcivescovo, perché ho appena presentato alla diocesi un piano pastorale di quest’anno che si rivolge soprattutto alle famiglie impegnate ad essere famiglie che credono che trasmettono agli altri la fede, e nello stesso tempo a educare e a educarsi all’amore, all’amore tra coniugi, in famiglia, con le persone che incontriamo.
Parlando di tutto questo ho detto il metodo è uno solo: l’accoglienza, l’ascolto e la condivisione. Se vogliamo trarre qualche frutto nell’incontro che noi abbiamo con gli altri non c’è un’altra via da seguire che non questa: saper aprire le braccia, il cuore, per accogliere, sapere spalancare le nostre orecchie, non tanto per parlare… sono troppe le parole che vengono sprecate ogni giorno,… quanto per ascoltare la persona che ha bisogno di aprirsi. di confidarsi, di presentare le proprie difficoltà, ma anche le proprie speranze. E poi condivisione: nessuno di noi è più bravo degli altri, tutti abbiamo bisogno di aiutarci a vicenda per camminare sempre di più verso il Signore.
L’altra cosa ancora più bella mi ha detto alla fine don Piero: io ho presentato le tante iniziative che ci sono in parrocchia: l’aspetto della catechesi, della liturgia, della carità, della pastorale giovanile, tante tante altre cose, poi alla fine conclude dicendo, ma le cose più belle non si vedono, è proprio così. Lo Spirito santo è presente nella vostra comunità con la forza del suo vento e del suo Spirito e proprio per questo sa seminare nei cuori delle grazie straordinarie per cui la ricchezza più splendida della vostra comunità è nascosta ai nostri occhi, ma reale e presente e grazie proprio a questa ricchezza di Spirito noi dobbiamo riprendere il nostro cammino con maggiore serenità con più fiducia con più impegno.
Arrivati a questo punto mi chiedo: ma scusa, sei andato a parlare delle cose che ti ha detto don Piero, delle cose che ti sono venute in mente o sei andato in anzi tutto a presentare la parola di Dio.
A presentare la parola di Dio e allora ecco tre flash che prendono lo spunto proprio da quanto abbiamo ascoltato. Abbiamo ascoltato l’avventura di un grande Profeta, Geremia, è stato chiamato da Dio, da Dio è stato mandato, gli è stata caricata sulle spalle una missione e di fronte alla sua paura Dio gli dice “non temere io sono con te per proteggerti”. Allora io vi chiedo carissimi questa è l’avventura del profeta Geremia o piuttosto l’avventura di ciascuno di noi? Si, ciascuno di noi è grande, anche se non siamo riconosciuti dagli altri o addirittura siamo emarginati dagli altri, noi siamo grandi davanti al Signore perché lui chiama ciascuno per nome, a ciascuno affida un compito da svolgere nella chiesa e nella società e assicura a ciascuno di non lasciarlo solo perché gli vuole essere vicino con tutto il peso, con tutta la dolcezza, con tutta la forza del suo amore.
Per questo ho potuto dire che il giorno otto settembre, nel Duomo di Milano: carissimi la vita è bella e insieme è seria. E’ bella perché a ciascuno di noi è stata data una vocazione, ed è seria perché a ciascuno di noi è stato affidato un compito da svolgere nella vita.
La seconda lettura l’apostolo Paolo ci parla della Chiesa, della comunità cristiana e dice che è una comunione questa chiesa, una comunione segnata da tanta unità c’è un solo Signore una sola fede un solo Battesimo un solo Padre di tutti… e nello stesso tempo è una chiesa molto varia: ci sono gli Apostoli gli Evangelisti ognuno ha un qualche cosa da compiere, ognuno! Questo è l’aspetto più bello non c’è nessuno che sia inutile e che non abbia qualche cosa da fare nella comunità parrocchiale. La parrocchia non è del Parroco e neppure del Coadiutore e neppure del Consiglio pastorale, la parrocchia è di tutti. Allora tutti dobbiamo portare il nostro contributo alla comunità parrocchiale, anche alle persone che non possono venire in chiesa, anche agli ammalati, anche a quelli che per tanti motivi hanno l’impressione di essere ancora molto, molto, lontani dal Signore. Se siamo Chiesa, tutti dobbiamo essere pietre vive, attive, responsabili.
San Giovanni Crisostomo, è stato chiamato in diversi modi e ha avuto
tanti titoli. Crisostomo è un titolo che significa “bocca d’oro” tanto
parlava bene… non come l’Arcivescovo che vi sta parlando e forse in parte
anche stancando, no lui era il Crisostomo il “bocca d’oro”. Voi forse non lo
pensereste, ma il vostro Patrono è ricordato anche come colui che ha
favorito in una maniera straordinaria l’Apostolato dei Laici. Anche quelli
che non sono preti, anche quelli che non sono persone consacrate, anche
quelli che non sono monaci, tutti, i coniugi i genitori, i bambini, gli
adulti, i giovani, gli zii, i nonni, non c’è nessuno nella Chiesa che, se è
veramente membro della Chiesa. non abbia un compito, importante addirittura
insostituibile da compiere nei riguardi della Chiesa.
Questa Chiesa questa comunità il Signore ve la dona e vi chiede che ciascuno
di voi faccia la sua parte. La può rendere questa comunità più bella, più
viva, più splendida agli occhi del Signore, più capace di incidere anche sul
territorio, sulla città, pur che ciascuno faccia davvero il compito che il
Signore gli ha affidato.
In fine la bellissima pagina del vangelo di Giovanni che ci presenta Gesù buon pastore che dice “ io offro la vita per le mie pecore”. Ciascuno di noi è una pecora del gregge di Cristo: è la più grande fortuna che il Signore ci dà … vuol dire che lui per ciascuno di noi ha dato la sua vita e continuamente la ridona. Però sul finale ci provoca ci dice “ ma io ho ancora altre pecore che non appartengono a questo ovile anche quelle io devo cercare e devo portare all’ovile”.
Carissimi dobbiamo essere tutti quanti missionari: noi siamo qui e rendiamo grazie al Signore, ma quante persone ancora hanno bisogno di essere raggiunte dalla nostra testimonianza di cristiani che credono, che sono coerenti, che sono entusiasti della fede ricevuta e che diventano per se stesso contagiosi con gli altri, non con le parole ma con i gesti piccoli, piccoli, continui ogni giorno, con i gesti dell’amore.
Qui siamo davvero capaci di dire agli altri in una maniera semplicissima: guarda se hai bisogno, quello che io ho, te l’ ho do, quello che posso lo faccio volentieri, ecco in questo modo con la carità quotidiana noi possiamo diventare, noi dobbiamo diventare, testimoni di Cristo oggi in questa nostra Comunità, in questo nostro Quartiere, in questa nostra città.
Io prego il Signore perché tutto questo non corrisponda così
semplicemente a quanto pensiamo o desideriamo, ma sia davvero un proposito
fermo deciso dentro di noi che possa diventare una realtà che rende ancora
più bella e più ricca la nostra comunità cristiana.