La sera del prossimo 13 settembre festeggeremo il nostro santo Patrono nella concelebrazione dell’Eucaristia presieduta dal Cardinale Dionigi Tettamanzi che per la prima volta viene da Vescovo nella nostra comunità.
E’ un evento di fede e di grazia
E’ bello per noi incontrare il nostro Vescovo: lui, nel nome del Signore, si prende cura di tutti coloro che gli sono stati affidati, in particolare dei più poveri e indifesi; lui viene per ascoltare e capire la gente comune, per accoglierla davvero e camminare insieme, con una sollecitudine pastorale e un coraggio che ci fanno pensare alle scelte compiute da san Giovanni Crisostomo. Come lui il nostro Vescovo si prende cura della sua città, è partecipe alle situazioni di benessere e di fatica dei suoi abitanti, condivide le loro realizzazioni e i loro problemi, e indica con autorevolezza cammini coraggiosi, che è possibile percorrere con decisione e gradualità, rivolgendosi non solo ai credenti e alle persone di buona volontà, ma anche alle Istituzioni, come accade ad esempio nei discorsi di sant’Ambrogio.
E penso che sia bello per il Vescovo incontrare la realtà effettiva delle parrocchie delle sua diocesi, per rendersi conto dal vivo delle gioie, delle fatiche morali e materiali, delle paure e delle speranze che le comunità vivono. Per questo desideriamo che il Cardinale, venendo tra noi, incontri prima di tutto, con semplicità e verità la comunità reale che abitualmente partecipa all’eucaristia domenicale o che in qualche modo frequenta la Parrocchia. Desideriamo che veda giovani e anziani, famiglie, adulti, ragazzi e anche bambini piccolissimi, persone più o meno colte, italiani e non italiani: una sola grande famiglia che settimanalmente si raduna intorno alla stessa mensa del Signore. Ci vogliamo far conoscere con semplicità, così come siamo, nella nostra realtà, con le sue ricchezze e le sue povertà, accompagnate dalla consapevolezza che siamo amati e benedetti dal Signore. Così il Vescovo potrà confermarci nella fedeltà al Signore Gesù, incoraggiarci, aiutarci a guardare avanti con speranza…
Per questo invitiamo tutti coloro che partecipano abitualmente alla messa domenicale e le famiglie dei ragazzi del catechismo, in particolare quelle dei cresimandi, da qualunque tradizione provengano, a partecipare alla Messa e .all’incontro con il Cardinale.
ATTENZIONE: la messa feriale del mattino con le lodi è anticipata alle ore 8.00
messe festive: 8.00, 10.00, 11.30, 18.00 vigilie 18.00
messe feriali: 8.00, 18.00
ufficio parrocchiale: da lunedì a venerdì dalle 9.00 alle 12.00
N.B. telefono 02 4548 1410 (con segreteria e numero per urgenze)
Il cammino pastorale della nostra Parrocchia è fortemente segnato dalla realtà umana nella quale essa opera e potrebbe essere sintetizzato con tre caratteristiche: precarietà, misericordia e servizio.
Precarietà, perché le condizioni di vita della gente comune del nostro quartiere rendono tutto frammentario e discontinuo: è in questa precarietà di esperienze che ci sentiamo chiamati a promuovere nelle persone, nelle famiglie e nei gruppi, una continuità effettiva di relazioni e di cammini con il Signore e con le persone capace di reggere di fronte alla scarsità di sicurezze schematiche e di quadri strutturati di riferimento.
Misericordia, perché le povertà morali e anche materiali di tanta nostra gente ci fanno entrare nel vivo della compassione del Cristo che si commuove e, invece di condannare, si fa vicino con grande tenerezza a queste “pecore senza pastore” per incoraggiare, sollevare, guarire, ridare dignità e offrire motivi di speranza… La nostra Parrocchia è in via Padova per offrire a tutti occasioni di incontro con Gesù, nostra speranza, e per vivere in modo sempre più aperto una accoglienza non limitata da confini.
Servizio, perché siamo convinti che la tutta nostra gente ha bisogno di essere accolta per quello che è, e deve essere servita, a partire dalle sue concrete esigenze ascoltate con buona disposizione e comprese dal di dentro, per compiere insieme, uno dopo l’altro, i passi possibili, pur senza tralasciare di guardare in alto con coraggio verso il Signore e le mete ideali che egli ci propone. Cerchiamo di non lasciarci tentare dalla ricorrente pretesa di mettere le persone in fila per due, secondo schemi predefiniti, perché Gesù è entrato veramente nella nostra condizione umana per servire e spendersi fino a dare la vita in favore della moltitudine.
Le linee orientative del cammino della nostra comunità sono state riviste e attualizzate dal precedente Consiglio pastorale che le ha elaborate nel progetto pastorale, a partire dalle ricerca sul come la nostra comunità parrocchiale si pone di fronte alla gente del nostro quartiere, per aiutarla a percepire e a vivere il Vangelo di Gesù Cristo.
Per questo il progetto partiva dalla considerazione del “fatto cristiano” come la nostra gente lo percepisce e come la comunità se ne fa (o se ne dovrebbe fare) interprete, per renderlo più manifesto, visibile e coinvolgente. Poi, nella consapevolezza che il fatto cristiano si incarna nella quotidianità della nostra vita, il progetto considerava le istanze poste dalla realtà umana e sociale del territorio.
Accanto a istanze di carattere generale, il progetto prendeva in particolare esame, quelle provenienti dall’area famiglia, educazione, scuola, quelle suscitate dal tema della cultura o legate al mondo dello sport e del tempo libero.
Per ciascuna di queste aree, attraverso una analisi delle varie situazioni e realtà basata sull’ascolto delle persone con i loro problemi e bisogni di tutti i giorni, il progetto cercava di definire degli itinerari diversificati per l’attuazione di interventi pastorali mirati e concreti, con l’individuazione di mete prioritarie da perseguire e passi concreti da compiere per camminare verso il loro raggiungimento.
Il nuovo Consiglio pastorale, eletto e nominato un anno fa, significativamente composto in larga maggioranza da adulti giovani, (sei nascite in dodici mesi) si è proposto di verificare le attuazioni del progetto e di rielaborarne alcune parti, avendo presenti tre aree: famiglia, oratorio e comunicazione. Risultati concreti stanno emergendo e sono già in parte riscontrabili a livello di famiglia e oratorio.
Negli ultimi due anni l’Oratorio ha tratto nuovo impulso, sia per l’attuazione di un significativo progetto educativo rivolto agli adolescenti e in parte finanziato dalla Regione, sia per l’utilizzo di una nuova sede più idonea, frutto di una costosa ristrutturazione. Abbiamo avuto cura di avviare nuove relazioni, presenze e corresponsabilità con le famiglie. Si sta anche costruendo con profitto una rete di collaborazioni con la scuola media, anche attraverso il doposcuola, con il Centro di via Tarabella, con il Consultorio Familiare e occasionalmente con altre agenzie educative.
La catechesi per l’iniziazione cristiana si svolge con le scansioni tradizionali, nella forte convinzione che l’età dei nove-dieci anni offre risorse di intuizione e di affettività che permettono di vivere la prima partecipazione alla Comunione eucaristica con una intensità e con delle modalità non ripetibili nelle età successive, nelle quali giustamente si sviluppano altre importanti potenzialità.
L’attenzione alla famiglia, promossa dal programma pastorale diocesano, sta compiendo dei passi significativi e promettenti, pur nella faticosa realtà dei ritmi concreti della vita della gente comune, che vive in situazioni di fatto meno favorevoli di quelle auspicabili a livello teorico, possibili forse per élites privilegiate.
L’ambito del servizio di carità realizza in modo ampio e generoso molte modalità di assistenza, dal guardaroba ai pacchi viveri per le famiglie, dalla distribuzione degli alimenti del banco alimentare al centro di ascolto, dalla ricerca di posti di lavoro alle visite agli infermi, dagli interventi di emergenza ai ratei sulle utenze insolute… Il tutto viene gestito da un numero elevato, anche se insufficiente, di volontari non giovanissimi.
Quanto a liturgia si riscontra un livello decoroso nelle celebrazioni, una partecipazione nell’insieme consapevole e ordinata alle liturgie, una presenza varia e ampia nel servizio dei lettori e dei ministri straordinari, una soddisfacente animazione del canto in alcune messe da parte di due cori, uno tradizionale e uno giovane.
Un gruppo liturgico fiorente in passato risulta ora di fatto spento, così come attraversa fatiche il gruppo della Terza Età che diviene sempre più esiguo.
A livello infine di comunicazione si sono venute sviluppando diverse reti di relazione, e di incontro, costruite intorno a interessi comuni, come la ”pastorale del sagrato“ della domenica mattina, oppure il cineforum per gli adulti e quello per i ragazzi, la saletta prove frequentata da una decina di gruppi musicali giovanili, i vari corsi di musica, il coro delle dieci, e anche la sala computer. Questo senza contare la trama di relazioni tra genitori dei ragazzi del catechismo e degli scout o tra i volontari e tra i frequentatori delle diverse attività della Polisportiva. Sempre in campo di comunicazione, non possiamo non ricordare lo strumento, pur perfettibile, del Foglio Settimanale e la costituzione del sito internet della parrocchia [www.sangiovannicrisostomo.org].
In tutte questo cammino impegnativo, spesso in salita, ma veramente bello e ricco di consolazioni, possiamo riscontrare alcune costanti: ne ricordiamo due.
La prima è l’esperienza consolante delle molte cose stupende e sorprendenti che la grazia di Dio opera nei modi più impensati e nelle situazioni meno prevedibili di questa nostra via Padova: anche nei terreni apparentemente più poveri e meno adatti il Signore è capace di far fiorire le più belle orchidee…
La seconda è la penuria di operatori che portino avanti con entusiasmo evangelico i valori che la pastorale ci chiederebbe di perseguire con urgenza. Sperimentiamo l’insufficienza di catechisti dotati di intelligenza spirituale, di educatori aperti e liberi con disponibilità di tempo e di energie, di operatori della carità non solo provveduti dell’umanità che promana dal Cristo, ma anche delle energie fisiche richieste da un servizio tanto impegnativo, e di un insieme di altre presenze volontarie necessarie per un ordinato sviluppo della comunità.
A volte sperimentiamo anche la difficoltà di doverci tirare dietro una realtà che fatica a muoversi con autonomia ed entusiasmo e che ha bisogno di essere continuamente stimolata e incoraggiata da riscontri.
Lo scorso autunno abbiamo avuto il dono di veder nascere la associazione di Azione Cattolica costituta da una quindicina di adulti al di sotto dei quarantacinque anni. Era stata a lungo desiderata e ora sta muovendo passi promettenti.
Il matrimonio per i battezzati esprime una dimensione di fede: è una vocazione, un dono e una chiamata, è un sacramento, cioè un fatto del tutto umano nel quale si rivela e si esprime la relazione di Dio con l’umanità e il cammino degli uomini con Dio…
La parrocchia propone un cammino di preparazione per i fidanzati che desiderano sposarsi nella Chiesa per aiutarli a ritrovare e approfondire, insieme come coppia, una esperienza concreta di vita nella fede, una conoscenza del disegno di Dio sulla sessualità e sulla famiglia e una prefigurazione condivisa dei modi nei quali realizzare la propria esperienza familiare.
Invitiamo i fidanzati
Vi sono anche altri modi per vivere il cammino di preparazione, ad esempio un percorso per fidanzati in tre anni, promosso dalla diocesi, dei ritiri spirituali per fidanzati, degli incontri di tre o più giorni ad Assisi o in altri luoghi di spiritualità.
Per battesimi di bambini e di adulti, cresime di adulti, celebrazioni di matrimoni, richieste di documenti, messe di suffragio o per intenzioni particolari, prego rivolgersi all’ufficio parrocchiale da lunedì a venerdì tra le ore 9.00 e le 12.00 telefono 02 4548 1410.
La famiglia e l’educazione all’amore come trasmissione della fede
milano, via s. antonio 5 ore 15.00 e ore 20.45
lunedì 10 settembre, mercoledì 12 settembre, martedì 18 settembre, giovedì 27 settembre
Convocazione di tutti i genitori domenica 23 settembre
ore 10.00 partecipiamo alla messa
ore 11.00 incontro dei genitori.
P.S. l’incontro sarà ripetuto martedì 25 settembre alle ore 17.00 e alle ore 21.00
In una sua omelia sulla prima lettera ai Corinzi, con grande semplicità e finezza, san Giovanni Crisostomo, mette in rilievo la debolezza degli uomini di cui Dio si serve per compiere le sue opere e la stessa debolezza di Cristo che vince perdendo, vive e dà vita morendo. Un messaggio attuale anche oggi che ribadisce con lucidità che la soluzione dei problemi non passa attraverso la violenza dell’imposizione, ma emerge dalla potente attrazione dell’esperienza dell’amore del Signore risorto e vivo.
La croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta la terra e lo ha fatto non servendosi di mezzi umanamente imponenti, ma dell'apporto di uomini poco dotati. Il discorso della croce non è fatto di parole vuote, ma di Dio, della vera religione, dell'ideale evangelico nella sua genuinità, del giudizio fiuturo. Fu questa dottrina che cambiò gli illetterati in dotti.
Dai mezzi usati da Dio si vede come la stoltezza di Dio sia più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana. In che senso più forte? Nel senso che la croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l’universo e ha attirato a sé tutti gli uomini.
Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l'effetto contrario. Questo nome rifiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano vivi che facevano guerra a un morto, e ciononostante non hanno potuto vincere. Perciò quando un pagano dice a un cristiano che è fuori della vita, dice una stoltezza.
Quando mi dice che sono stolto per la mia fede, mi rende persuaso che sono mille volte più saggio di lui che si ritiene sapiente. E quando mi pensa debole non si accorge che il debole è lui. I filosofi, i re e, per così dire, tutto il mondo, che si perde in mille faccende, non possono nemmeno immaginare ciò che dei pubblicani e dei pescatori poterono fare con la grazia di Dio. Pensando a questo fatto, Paolo esclamava: « Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini » (1Cor 1, 25). Questa frase è chiaramente divina. Infatti come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza.
E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l'afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti, ciò che costituisce la miglior garanzia di veridicità di quanto asserisce.
Costui,. dunque, racconta che, quando Cristo fu arrestato dopo tanti miracoli compiuti, tutti gli apostoli fuggirono e il loro capo lo rinnegò. Come si spiega allora che tutti costoro, quando il Cristo era ancora in vita, non avevano saputo resistere a pochi Giudei, mentre poi, giacendo lui morto e sepolto e, secondo gli increduli, non risorto, e quindi non in grado di parlare, avrebbero ricevuto da lui tanto coraggio da schierarsi vittoriosamente contro il mondo intero? Non avrebbero piuttosto dovuto dire: E adesso? Non ha potuto salvare se stesso, come potrà difendere noi7 Non è stato capace di proteggere se stesso, come potrà tenderci la mano da morto?
In vita non è riuscito a conquistare una sola nazione, e noi, col solo suo nome, dovremmo conquistare il mondo? Non sarebbe da folli non solo mettersi in simile impresa, ma perfino solo pensarla?
È evidente perciò che se non lo avessero visto risuscitato e non avessero
avuto una prova inconfutabile della sua potenza, non si sarebbero esposti a
tanto rischio.