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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 24 - 11 agosto 2007


Sedicesimo centenario della morte di SAN GIOVANNI CRISOSTOMO:
VIENE IL CARDINALE

Abbiamo la gioia di comunicare che nel sedicesimo centenario della morte di San Giovanni Crisostomo, giovedì 13 setembre alle ore 21.00, la solenne concelebrazione sarà presieduta dal Cardinale Arcivescovo Dionigi Tettamanzi.

Questa bella notizia ci è giunta all’inizio della scorsa settimana: avevamo invitato con vivo desiderio il Cardinale un paio di mesi or sono e la sua benevolenza ha voluto accogliere questo nostro desiderio.

E’ la prima volta nel suo episcopato che il cardinale Tettamanzi viene a celebrare di persona l’Eucaristia nella nostra parrocchia ed è una esperienza attesa che ci conferma nella fede e nella carità del nostro cammino.

Desideriamo che il Vescovo incontri la nostra comunità reale, con grande semplicità e verità, così come è, nella sua variegata composizione, con le sue ricche possibilità e presenze di fede, di accoglienza, di misericordia, di carità, di educazione e comunque di bene, e con le sue fatiche. Con i suoi cammini profetici di integrazione e con le sue complesse resistenze e paure, comprensibili ma da superare in nome del Vangelo. Con le sue povertà morali e materiali che attraggono la tenerezza del Signore su chi ne è vittima e che suscitano la sua indignazione nei confronti di chi per negligenza o per avidità sfrutta i propri simili.


1 agosto 2007: CENTENARIO DEGLI SCOUT

La mattina di mercoledì 1° agosto gli scout e le guide di Milano hanno percorso le vie della città riflettendo sul valore della Promessa, poi sono saliti sulla terrazza del Duomo per rinnovare l'impegno pronunciando la formula e facendo il saluto tradizionale.

Mentre 40 mila giovani festeggiano in Inghilterra il centenario dello scoutismo durante il Jamboree che si svolge dal 27 luglio all’8 agosto, gli scout e le guide di Milano si sono dati appuntamento il 1° agosto sulla terrazza del Duomo per rinnovare la loro Promessa, alle otto del mattino.

In realtà l’alba del nuovo secolo di scoutismo ha avuto inizio alle 5.40 con la cerimonia dell’alzabandiera in via Burigozzo 11, sede regionale dell’Agesci.

Per tutti i partecipanti è iniziato così un momento di riflessione itinerante con letture e interventi sul senso personale e internazionale della Promessa. Alle 6,20 gli scout e le guide sono giunti in piazza Vetra, poi in piazza San Sepolcro, per arrivare alle 7 alla Loggia dei Mercanti, quindi hanno raggiunto piazza Duomo per iniziare alle 7.20 la salita alla terrazza.

In perfetta divisa scout e con il tradizionale saluto tutti i partecipanti hanno pronunciato la formula del loro impegno: «Con l’aiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio: per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese; per aiutare gli altri in ogni circostanza; per osservare la Legge scout».

Nei giorni scorsi, i capi contingenti dell’Agesci hanno rivolto un saluto alla delegazione italiana che partecipa al raduno mondiale degli scout ad Hylands Park, in Inghilterra. «Cari ragazzi e capi, la grande avventura del Jamboree del centenario è iniziata!. Ci auguriamo che il ruolo di cui siete investiti, quello di ambasciatori del vostro gruppo e più in generale dello scoutismo italiano, possa essere uno stimolo per fare del proprio meglio in ogni situazione o incontro che farete al Jamboree».

«Non dimenticate che, una volta tornati a casa», conclude il messaggio, «il vostro compito sarà quello di riportare le emozioni e raccontare le esperienze che avete vissuto, regalando un po’ del vostro Jamboree anche a chi non è potuto venire».

Saranno 2.326 gli scout italiani presenti all’appuntamento, di cui 1.997 appartenenti all’ Agesci, di matrice cattolica, e 329 all’associazione laica Cngei.

Il nome “Jamboree” è stato dato ai raduni scout dallo stesso fondatore Robert Baden-Powell. Letteralmente significa “marmellata di ragazzi”, dall’unione delle parole inglesi “jam” e “boy”, e pare che sia stato scelto con l’auspicio che tutti gli scout del mondo s’incontrassero in un luogo per fare un campo insieme e, quindi, una “marmellata” di colori e usanze.


IN PREGHIERA CON IL PAPA PER ESSERE MISSIONARI DEL VANGELO

Il tema della solitudine e delle difficoltà quotidiane sarà al centro della “preghiera dialogata” che il Santo Padre reciterà insieme ai giovani a Loreto, momento iniziale dell’Agorà 2007. A seguire, una serata di spettacolo e testimonianza, una notte di veglia con le “8 fontane” e la mattina la Santa Messa conclusiva dell’appuntamento.

Sarà una “preghiera dialogata” quella che Papa Benedetto XVI reciterà insieme ai giovani italiani riuniti a Loreto per l’Agorà 2007.
Il tema dell’incontro “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi” (Gv 13, 34) sarà al centro della meditazione a partire dal brano dell’Annunciazione del Signore secondo Luca (Lc 1, 26-38).

Tema cardine della riflessione e della preghiera saranno le periferie della vita, cioè i luoghi di solitudine nella normale vita dei ragazzi, i momenti di fragilità e paura presenti nella quotidianità, le emarginazioni difficili da superare. «A questa periferia, come nel giorno dell’Annunciazione dell’angelo del Signore a Maria, il Signore parla e ne fa, oggi come allora, un luogo privilegiato per incontrarlo e lasciarci rinnovare da Lui».

Al termine della preghiera i giovani presenti a Loreto assisteranno a uno spettacolo di testimonianze, musica e riflessione, racconti del “turbamento” provato all’incontro col Signore, il turbamento che visse la Madonna all’annuncio dell’angelo. È data per certa anche la presenza di padre Giancarlo Bossi, il religioso liberato lo scorso 20 luglio nelle Filippine dopo un sequestro durato oltre un mese, che racconterà la sua esperienza di missione.

Durante la notte, per chi lo vorrà, la riflessione proseguirà personalmente, guidati da 8 fontane: “Sono le otto “fontane di luce” – spiegano gli organizzatori - che, disposte ad emiciclo a formare una vera agorà, saranno pronte ad accogliere chi di noi sentirà il bisogno di attingere risposte per la vita”. Sono “Maria fonte di salvezza”, uno spazio dedicato alla preghiera mariana, la “Fontana dell’Eucaristia”, la “Fontana della Riconciliazione”, per chi desidera accostarsi al sacramento della Riconciliazione, la “Fontana dell’ascolto”, con esperti disponibili ad ascoltare le storie e le fragilità dei presenti, la “Fontana dell’amore vero” per chi vive un’esperienza di coppia, la “Fontana della vocazione” dedicata ai temi della speciale consacrazione, la “Fontana del creato” e infine la “Fontana del dialogo”.

Alla mattina, l’incontro conclusivo: la Santa Messa celebrata dal Papa Benedetto XVI di fronte alle migliaia di giovani giunti a Loreto per incontrarlo; 72 ragazzi, “delegati dei giovani”, riceveranno inoltre un mandato missionario, idealmente affidato a tutti i presenti perché sappiano essere testimoni del Vangelo nel mondo e nella società.

GEMELLAGGIO MILANO-ANCONA

L’incontro dei giovani italiani con il Papa che si terrà a Loreto l’1 e il 2 settembre rappresenta un momento forte di condivisione e di apertura agli altri. Per poter vivere con più profondità questo evento, la Cei ha proposto che l’incontro sia preceduto dai “giorni dell’accoglienza”: si tratta di un’esperienza di gemellaggio con le diocesi di Romagna, Marche, Umbria e Abruzzo da mercoledì 29 agosto alla mattina di sabato 1 settembre.

I ragazzi della diocesi ambrosiana saranno ospitati dalle parrocchie e dalle famiglie della Diocesi di Ancona. All’arrivo, il 29 agosto, l’accoglienza consisterà nell’incontro con diverse esperienze giovanili del-la realtà locale, in una celebrazione eucaristica e in una veglia serale nelle singole parrocchie.

Lo staff della Pastorale Giovanile ospitante, d’intesa con il Servizio Giovani milanese, ha strutturato i giorni di giovedì 30 e di venerdì 31 agosto con un’alternanza di tre attività che, a turno, coinvolgeranno tutti i gruppi partecipanti: un momento di catechesi in cui la riflessione e la preghiera si concentreranno sul tema dell’ascolto (caratteristico di questo primo anno dell’Agorà), alcuni itinerari di fede che prevedono incontri di spiritualità, storia e arte, e un momento di svago.

La giornata di venerdì si concluderà con la Messa nella centrale piazza Cavour celebrata alle ore 18 dal Card. Tettamanzi e con una grande festa che si svolgerà nelle piazze centrali di Ancona.

In occasione dell’Agorà dei giovani che si terrà a Loreto i prossimi 1 e 2 settembre., l’Arcivescovo ha sottolineato l’importanza dell’appuntamento e ha espresso la necessità di una rinnovata passione educativa della Chiesa, ma soprattutto di tutto il corpo sociale, in particolare della famiglia, della scuola e delle altre agenzie educative sia pubbliche che private.

L’incontro dei giovani italiani a Loreto con il Santo Padre Benedetto XVI si colloca nell’orizzonte di un percorso di tre anni, mediante il quale l’Episcopato italiano intende risvegliare e rafforzare la passione educativa delle comunità cristiane, e al tempo stesso proporre ed assicurare alle nuove generazioni ulteriori spazi di protagonismo, per renderle davvero soggetto consapevole e attivo del cammino ecclesiale. Se è vero, da un lato, che i giovani hanno necessità di vivere relazioni con comunità e adulti significativi, per poter maturare la propria identità umana e cristiana, è altrettanto vero, dall’altro lato, che la stessa Chiesa ha bisogno dei giovani, della loro vivacità, del loro entusiasmo, delle loro intuizioni “profetiche” per essere, dentro le pieghe concrete della storia, coraggiosamente fedele alla perenne novità dello Spirito Santo, anima e risorsa incessante della Chiesa.

In questo senso, l’Agorà dei giovani italiani deve dirsi non una delle tante abituali proposte che gli “addetti ai lavori” – sacerdoti ed educatori vari – rivolgono al mondo giovanile, ma una proposta forte e impegnativa che intende coinvolgere tutte le Chiese locali del nostro Paese: una proposta che vuole spingere a superare con decisione forme di rassegnazione e, peggio ancora, di pessimismo, per intraprendere, con creatività e fiducia, nuovi sforzi educativi e più radicalmente per rilanciare una rinnovata passione educativa. Quasi una sfida rivolta alla stessa Chiesa, chiamata a vivere il proprio essere “Madre e Maestra”, soprattutto in rapporto ai ragazzi e ai giovani, in termini ancora più generosi e coraggiosi – direi innovativi - nelle attuali situazioni storiche e culturali.

Ma qui va subito detto che il compito educativo non appartiene solamente alla comunità cristiana: esso è proprio di tutto il corpo sociale, in particolare è compito della famiglia, della scuola e delle altre agenzie educative sia pubbliche che private. Molti recenti fatti di cronaca hanno fatto parlare di “emergenza educativa”, per il verificarsi di fenomeni che manifestano il disagio dei giovani a fronte di un mondo adulto che avverte una crescente fatica nell’educare in modo credibile ed efficace le nuove generazioni. Per questo, le prospettive a cui si ispira l’Agorà dei giovani italiani interessano in qualche maniera tutti coloro che hanno a cuore il mondo giovanile e il suo vero bene.

L’esigenza di un maggiore e più convinto investimento nella formazione dei giovani, così come l’individuazione di nuovi percorsi per la loro attiva partecipazione, sono sfide che riguardano profondamente l’intera società. In questa nostra Italia sempre più vecchia, nella quale i pensionati “contano” politicamente assai più che le nuove generazioni, deve dirsi quanto mai concreto il rischio di uno spostamento di risorse e di attenzioni verso altre “emergenze”. In questo senso, la Chiesa italiana, con la sua volontà di dedicarsi con rinnovato impegno al mondo giovanile, stimola e, per molti versi, “provoca” l’intero Paese a scommettere sui giovani. Non è giovanilismo facile e accattivante, questo. E’ realismo serio e lungimirante.

In una società sempre più complessa e frammentata – come la nostra - la sfida educativa responsabilizza tutti e chiede che tutti sappiano operare insieme, in modo organico e coordinato. Mi riferisco, cioè, alla necessità di creare sinergie tra i diversi soggetti investiti del compito formativo: la comunità parrocchiale, la scuola, la famiglia, la società sportiva… sono chiamate a riconoscersi accomunate da una medesima passione educativa, pur evidentemente nella diversità dei ruoli e delle ispirazioni. E, da parte loro, i giovani hanno bisogno di avvertire la fondamentale solidarietà tra le diverse agenzie educative con le quali vengono in contatto.


ESTATE... PER ME...

C'è chi in estate ama I posti affollati, il chiasso e il divertimento, chi ama frequentare gente nuova e trascorrere serate animate e chi, come me vive l' estate con un piacevole senso di distacco, da tutto ciò, (per quello che mi è consentito) che vi è di terreno.

Interrompo i dialoghi, le comunicazioni, le amicizie. Cerco di mantenere I rapporti al minimo indispensabile. Come se la mia vita si fermasse. In realtà non è cosi, ma da sempre ho avuto la necessità di isolarmi dal mondo quotidiano, nel periodo estivo.

Questa esigenza forse nasce da un bisogno fisico di maggior energia che la stagione richiede o forse nasce anche da un naturale bisogno di solitudine e di meditazione.

Mi piace in questo periodo escludere il mondo che mi circonda e vivere con I miei pensieri e scoprire Dio, in modo diverso.

Mi piace ripercorrere nella mia mente l' inverno passato e riflettere sulle cose fatte, sulle delusioni avute, sulle persone incontrate, come se cercassi nuove energie per ricominciare.

Cerco Dio nei posti che frequento, nella natura che mi circonda, nel silenzio delle montagne. Lui è li con me. Mi sta accanto.

E' una presenza forte.

Ho bisogno solo di sentirlo e nel silenzio e nella solitudine è più facile, almeno per me, trovarlo e scoprire che non mi ha mai lasciato.

Questo periodo, mi permette poi di vivere l' inverno che mi aspetta, con I "frutti" raccolti nella mia estate e dare un senso alla mia vita terrena e alle mie debolezze di donna.

R.


VACANZE... UNA OPPORTUNITÀ DONATA ALLA PERSONA...

Le vacanze sono anche, o almeno potrebbero essere, un periodo in cui riscoprire la propria umanità e perseguire la pace e la serenità interiori, un tempo per lo spirito, un’occasione per rispondere al desiderio autentico di trovare altrove un senso a ciò che si vive qui e ora, per comportarsi altrimenti in modo da tornare a condurre con consapevolezza un’esistenza divenuta stanca routine. Le vacanze possono essere davvero un’occasione di alterità positiva grazie alla quale gettiamo uno sguardo nuovo sulle abitudini – buone e cattive – assunte nei rapporti con gli altri e con la realtà circostante, uno sguardo non miope ma lungimirante, distaccato e insieme appassionato, uno sguardo che tende a diventare lo sguardo stesso di Dio.

E questo è possibile a partire da pochi e semplici gesti quotidiani: non si tratta di consacrare la vacanza a straordinarie imprese di solidarietà e altruismo, benemerite certo, ma minacciate a loro volta dal mito del fare e dell’apparire, oltre che dall’incostanza e dall’incoerenza dei comportamenti di ogni giorno “normale”. Si tratta piuttosto di apprendere l’arte di una compassione e solidarietà più quotidiane, attente al “prossimo” che ci sta accanto e che magari ci infastidisce, e non al “bisognoso” ideale che pensiamo sempre lontano da noi, con il quale siamo noi a decidere se, quando e come rapportarci. Un’arte, quella dell’abitare la compagnia degli uomini in amicizia, che si nutre innanzitutto di interiorità, della vita dello Spirito in noi.

Perché, allora, non approfittare delle vacanze per ridare alla nostra giornata un ritmo e un clima più naturale, più umano, libero dai condizionamenti che subiamo dall’esterno? Si potrebbe allora riscoprire il gusto della preghiera nel silenzio di una chiesetta di campagna o di fronte alle meraviglie del creato, sedendosi a guardare e ascoltare: ascoltare prima di guardare, perché la bellezza si ascolta ancor prima di guardarla... allora le cose, le persone diventano una presenza e si accende la possibilità della comunione; riscoprire che la bellezza non è un’idea ma un evento, un divenire da cui può nascere la comunicazione e quindi la comunione. E ancora, se durante le vacanze cercassimo di tralasciare la troppe parole di cui riempiamo le nostre giornate e ci riaccostassimo alla sempre nuova parola che Dio ci rivolge attraverso la Bibbia, saremmo capaci di una nuova lettura di noi stessi, di chi ci sta accanto e degli eventi che segnano la nostra vita.

Sì, c’è un’architettura del tempo che si fonda e si articola sui bisogni primari di ogni essere umano, ed è questa architettura che le vacanze possono aiutarci a ricostruire: il nutrimento del corpo e dello spirito, l’alternanza tra parola e silenzio che la parola fa sgorgare e alimenta, il riposo concepito come sostegno di una vita piena e libera e non come metodo di ottimizzazione del ciclo produttivo. Certo, non è facile cambiare in pochi giorni ritmi e mentalità, privarsi dei normali mezzi di comunicazione per riscoprire la ricchezza del dialogo fraterno, misurarsi su quello che si è anziché su quello che si fa o si possiede, riscoprire la semplicità di una vita più legata alla natura e alle sue esigenze, lasciare che silenzi e suoni ormai dimenticati colpiscano ancora le nostre orecchie e i nostri cuori, rievocando un mondo interiore messo a tacere ma non eliminato… Ma il toccare con mano – anche solo per qualche giorno – che questa alterità è possibile, non ci è estranea ma familiare è un aiuto a riprendere la lotta quotidiana contro il prevalere del frastuono sull’intimità, della superficialità su quanto abita le nostre profondità, dell’apparire sull’essere.

È possibile usare le vacanze per accrescere la propria libertà, imparando a discernere di cosa e di chi siamo schiavi; è possibile fare delle vacanze il tempo privilegiato per la nostra umanizzazione, tralasciando costumi che ci abbrutiscono; è possibile far tesoro delle vacanze per riscoprire l’autenticità di rapporti umani che avevamo condannato alla triste banalità di chi dall’altro non attende più nulla. È possibile, e dipende solo da noi.

Enzo Bianchi

 


 



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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