foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 23 - 21 luglio 2007


Sedicesimo centenario della morte di SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

giovedì 13 settembre alle ore 21.00 solenne concelebrazione

Partecipi della passione di Cristo, i figli di Zebedeo chiedono al Cristo: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». (Mc, 10,37)

Cosa risponde il Signore?

Per far loro comprendere che nella domanda avanzata non vi è nulla di spirituale e che, se sapessero ciò che chiedono, non lo domanderebbero, risponde: « Non sapete ciò che domandate », cioè non ne conoscete il valore, la grandezza e la dignità, superiori alle stesse potenze celesti. E aggiunge: « Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc l0, 38). Voi, sembra dir loro, mi parlate di onori e di dignità; io vi parlo, inveçe di lotte e di sudori. Non è questo il tempo dei premi, né la mia gloria si manifesta ora. Il presente è tempo di morte violenta, di guerre e di pericoli.

Osservate quindi come rispondendo loro con un'altra domanda, li esorti e li attragga. Non chiede se sono capaci di morire, di versare il loro sangue, ma domanda: « Potete voi bere il calice» e per animarli soggiunge «che io devo bere? », in modo da renderli, con la partecipazione alle sue sofferenze, più coraggiosi.

Chiama a sua passione « battesimo» per far capire che tutto il mondo ne avrebbe ricevuto una grande purificazione. I due discepoli rispondono: « Possiamo!». Promettono immediatamente, senza sapere ciò che chiedono, con la speranza che la loro richiesta sia soddisfatta. E Gesù risponde: « Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete» (Mc l0, 39). Preannunzia loro grandi beni: Voi, cioè, sarete degni di subire il martirio e soffrirete con me; finirete la vita con una morte eroica e parteciperete a questi miei dolori. « Ma sedere però alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato» (Mc lO, 40). Dopo aver preparato l'animo dei due discepoli e dopo averli fortificati contro il dolore, allora corregge la loro richiesta.

« Gli altri dieci si sdegnarono con i due fratelli» (Mt 20, 24). Notate come tutti gli apostoli siano ancora imperfetti, sia i due che vogliono innalzarsi sopra i dieci, sia gli altri che hanno invidia di loro. Ma, come ho già detto, osservateli più tardi, e li vedrete esenti da tutte queste miserie. Giovanni stesso che ora si fa avanti anche lui per ambizione, cederà in ogni circostanza il primato a Pietro, sia nella predicazione, sia nel compiere miracoli, come appare dagli Atti degli Apostoli. Giacomo, invece, non visse molto tempo dopo questi avvenimenti. Dopo la Pentecoste infatti sarà tale il suo fervore che, lasciato da parte ogni interesse terreno, perverrà a una virtù così elevata da essere ritenuto maturo di ricevere subito il martirio.

dalle « Omelie sul vangelo di Matteo » (Om. 65.)


RICORDO DI...

Mario De Nicolais

“In questo momento ho un problemino, domani vado in ospedale, ci sentiamo a settembre” Con queste parole Mario ha salutato pochi giorni fa la volontaria di un Centro di Ascolto di Milano che ho incontrato nella basilica di S. Carlo al Corso in occasione della celebrazione Liturgica delle esequie di Mario de Nicolais.

Ci ha lasciato, e in tanti sentono di avere ancora bisogno di lui.

Chi non lo conosceva?

Amico, fratello, compagno di viaggio, maestro, colto, intelligente, umile, discreto, saggio. Sempre sorridente, pacato, paziente e instancabile nella ricerca nella ricerca di soluzioni per problemi di ogni genere. “ Non c’è riuscito neanche Mario…” qualcuno ricordava di aver sentito dire da un assistito, a significare che non c’era proprio niente da fare.

La sua giornata impegnata interamente sul servizio di volontariato che svolgeva attraversando tutta Milano sulle sua gambe malate, senza un lamento, passando da una Centro di Ascolto all’altro, da un dormitorio a un laboratorio per persone svantaggiate, a una casa di riposo, da un ufficio all’altro, da un sindacato inquilini a un altro, sbrigando pratiche complesse per conto di chi gli chiedeva aiuto, ovunque dispensando la Sua preziosa collaborazione.

Nel 2003 era stato premiato con l’Ambrogino d’oro, giusto riconoscimento per la sua vita di dedizione ai poveri più poveri, come a ricordato la responsabile della sede di Opera del S. Fedele.

L’applauso scrosciante e fragoroso che è scoppiato al termine della celebrazione ha raccolto il grazie corale degli amici e parenti che gremivano la basilica.

Ciao Mario, siamo orgogliosi di averti incontrato.

Marcella

Erminio Bordin

Può essere capitato a tutti di ricevere, tornando dalle vacanze, la notizia che qualche amico, qualche componente della comunità parrocchiale durante l’estate ci ha lasciato, è stato trasferito alla Casa del Padre.

E allora ci si rammarica di non averlo saputo prima e si recrimina contro la città che rende difficili i rapporti e la circolazione delle notizie.

A questo potrebbe in parte ovviare anche il nostro foglio settimanale.

Domenica 8 luglio è morto Erminio Bordin. Ai più giovani questo nome non dirà nulla, perché da molti anni ormai egli aveva lasciato Milano e le via Padova, dove pure aveva trascorso gran parte della sua vita, ed era tornato nel natio Veneto. Ma in quelli di noi che da più tempo abitano qui e hanno vissuto i primi decenni di vita della Parrocchia, Erminio ha lasciato certamente un ricordo indelebile.

Alle sue preghiere e alla sua testimonianza di accettazione coraggiosa e paziente di una vita segnata da una lunghissima sofferenza la nostra parrocchia deve molto.

Per questo ci uniamo alla sorella Norina nel dolore e nella preghiera di suffragio.

Anna e Roberto


Partecipiamo alla gioia dei credenti in Cristo e di tutti gli uomini di buona volontà per la
LIBERAZIONE DI PADRE GIANCARLO BOSSI

Zamboanga (AsiaNews) – E’ stato liberato ieri sera p. Giancarlo Bossi, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) rapito nell’arcipelago meridionale di Mindanao lo scorso 10 giugno. Lo conferma ad AsiaNews p. Gianni Sandalo, il superiore regionale dell’Istituto.

Il p. Bossi appare in discrete condizioni di buona salute, anche se provato dai 39 giorni di rapimento; il missionario italiano è stato sottoposto ad accertamenti medici per verificarne le condizioni di salute.

P. Bossi era stato rapito nei pressi della sua parrocchia di Payao da un commando composto da dieci uomini armati. I rapitori hanno lasciato liberi i due ragazzi che accompagnavano il missionario (che aveva da poco celebrato la messa), in modo che questi potessero avvertire le autorità del rapimento. Successivamente, uno dei due era stato messo sotto sorveglianza dalla polizia perché ritenuto potenzialmente vicino ai rapitori. Secondo alcuni testimoni, p. Bossi è stato picchiato nel corso del suo rapimento.

Nei lunghi giorni successivi, la preoccupazione è stata quella di capire chi fossero i suoi rapitori: si andava da uomini del Moro Islamic Liberation Front (Milf), che dal 1978 conduce una sanguinosa guerra civile per ottenere l’indipendenza di Mindanao da Manila. Il Milf, però ha sempre negato risolutamente, ed anzi ha offerto la sua collaborazione per la liberazione. Per alcuni giorni si è parlato di cooperazione tra il Milf e l’esercito.

Il timore era che fosse stato rapito dai terroristi di Abu Sayyaf. Legati al gruppo di al Qaeda.

Intanto cominciano a diffondersi appelli di cristiani, ma anche di musulmani ed una catena di preghiera. Nei giorni successivi, i missionari del Pime nelle Filippine aprono un blog, un diario virtuale su Internet, in cui raccolgono messaggi e preghiere da tutto il mondo e raccontano dal loro punto di vista l’evolversi della situazione. A più riprese della situazione di p. Bossi se ne è occupato anche Benedetto XVI.

Una schiarita della vicenda ha cominciato a prospettarsi nei giorni scorsi, quando è stata esclusa la responsabilità di gruppi terroristici e ci si è indirizzati verso la delinquenza comune o sbandati.

Il 6 luglio i rapitori fanno avere alcune foto di padre Bossi. E’ la prima prova certa che il missionario è vivo. Nel sollievo generale, il 10 il Pime lancia una giornata internazionale di preghiera.

AsiaNews si unisce al sollievo espresso dai missionari del Pime e dalla famiglia. .
 


BENEDETTO XVI HA NOMINATO VESCOVI:

Mons. Roberto Busti alla sede vescovile di Mantova

Mons. Franco Giulio Brambilla, Mons. Mario Delpini ausiliari dell'Arcivescovo di Milano

Con una Lettera alla Diocesi, il Cardinale Dionigi Tettamanzi annuncia che Sua Santità Benedetto XVI ha eletto Vescovo della Diocesi di Mantova mons. Roberto Busti, sacerdote ambrosiano e fino ad ora Parroco di S. Nicolò a Lecco.

Sua Santità Benedetto XVI ha inoltre eletto Vescovi ausiliari dell’Arcidiocesi di Milano mons. Franco Giulio Brambilla, attuale Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e mons. Mario Delpini, attuale Vicario Episcopale della zona VI (Bassa Milanese).


ORARI PER L'ESTATE (dal 15 luglio al 3 settembre)

Sante messe:

- festive: ore 8.00, 10.00, 18.00

- della vigilia: ore 18.00

- feriali: ore 18.00

(sono sospese la Messa festiva delle 11.30 e la feriale delle 8.30)

Confessioni:

- sabato ore 15.30 - 16.45

Ufficio parrocchiale (dal 30 luglio):

- giorni feriali ore 16.00 - 17.30

Varie:

- la chiesa aperta del mercoledì sera rimane sospesa fino all'8 agosto

- l’adorazione eucaristica comunitaria del giovedì viene lasciata alla iniziativa personale fino al 6 settembre


PADRE BOSSI: "TORNERÒ FRA LA MIA GENTE"

 “Voglio tornare a Payao e salutare la mia gente, dire loro che sto bene e soprattutto abbracciare di nuovo i bambini. Il mio cuore è e resta a Payao. Dicono che un prete sia anche padre e proprio come padre della comunità ho il dovere di tornare fra la mia gente, fra i miei bambini”.

Si asciuga le lacrime dal viso p. Giancarlo Bossi, mentre racconta a caldo i giorni difficili del sequestro: i rapitori l’hanno tenuto sotto la costante minaccia di armi mentre cercavano di sfuggire ai controlli a tappeto della polizia.

Durante l’incontro con i giornalisti padre Bossi indossava una veste nera, si è commosso a più riprese mentre ripercorreva con la mente i giorni del sequestro. Alternando nel racconto l’inglese al dialetto locale, il missionario italiano ha confermato che i rapitori lo hanno “trattato bene”, nonostante i “continui spostamenti per sfuggire alla polizia”. “Ho avuto solo problemi con il cibo: la dieta a base di riso, sale e pesce secco mi ha fato perdere 15 kg, ma non importa, perché a breve li recupererò tutti”. Egli conferma di essersi sempre spostato all’interno di Lanao, senza peraltro chiarire se si trattasse della zona a nord o a sud della provincia. E per riuscire a tenere il passo dei rapitori ha dovuto abbandonare, lui fumatore incallito, le sigarette: “Una notte, mentre stavamo scalando una montagna, mi è mancato il fiato: mi sono detto che, per sopravvivere, dovevo smettere di fumare e così ho fatto”.

Padre Bossi dice di non aver paura e se i suoi superiori “lo permetteranno” farà di sicuro “ritorno a Payao: appena possibile sarò di nuovo fra la mia gente”. Alla domanda di un giornalista che gli ha chiesto cosa avrebbe voluto fare ora, egli ha risposto che “da uomo libero posso tornare a godere appieno della vita e incontrare la gente. E’ stata un’esperienza incredibile”.

La sua giornata tipo durante i giorni di prigionia era: sveglia alle 4.30 del mattino, lunghe camminate nella foresta per raggiungere il bivacco successivo, il che avveniva verso le 7 di sera, e poi “si cercava – per quanto possibile – di dormire. Di giorno era impossibile farlo a causa delle zanzare”. Mentre camminava la sua mente andava “agli amici e alla famiglia, alla situazione che stavo vivendo, e ovviamente alla preghiera: tenere attiva la mente è stato fondamentale per sopravvivere”.


"AGORÀ DEI GIOVANI" TESTIMONI DELL'AMORE

La giovinezza è un’età naturalmente aperta alla ricerca di un progetto che possa dar senso all’esistenza e definire la propria identità. A volte questo percorso di ricerca fatica a trovare punti di riferimento precisi e segue strade insolite; spesso l’obiettivo del desiderio e la spinta che lo mette in moto non è ancora l’incontro con Gesù, ma la profondità di un’amicizia, la sete di un “tu” a cui appartenere, una relazione che restituisca loro un’identità. Queste forme che assume la ricerca di Dio sono vie privilegiate sulle quali accompagnare i giovani fino a mete più grandi, facendoli passare dall’incontro con un tu al Tu dell’Altro; dal rimanere dentro una relazione appagante al dimorare stabilmente in Colui che dà la vita. La parola di Dio sa commuoversi di fronte alla bellezza di questa stagione della vita, racconta storie di figli e di figlie che l’hanno accolta e sono stati così germoglio di speranza e di vita per un intero popolo. La vera ricerca di Dio si attua dentro una purificazione, un cammino del giovane dentro la sua umanità, il quale gli rivela il profondo desiderio di risalire alla sorgente che abita il suo cuore.

Il primo dei tre anni che l’Episcopato italiano ha scelto di dedicare al mondo giovanile invita a vivere il cammino verso la sorgente dell’amore che è il Verbo di Dio fatto carne. Per questo l’Agorà dei giovani italiani, che ha per tema le parole evangeliche Come io vi ho amato, si terrà il prossimo 1 e 2 settembre a Loreto, luogo simbolico che custodisce le pietre della Santa Casa di Nazareth; queste pietre ci riportano alla novità del Nuovo Testamento che «non sta in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà carne e sangue ai concetti» (Benedetto XVI).

Attraverso questo momento di incontro e di condivisione della fede, i giovani sono invitati a prendere coscienza della necessità di tornare all’essenza dell’amore che rende immediatamente inventivi nella carità e capaci di «osare l’amore». Solo così è possibile realizzare autentiche esperienze di ascolto, capaci di far emergere domande, desideri, aspettative, dubbi e speranze che abitano il cuore dei giovani di oggi. La comunità cristiana è sollecitata ad uscire dai propri spazi, per farsi a loro incontro, ricostruendo relazioni interrotte, creando amicizie e colmando distanze, a volte ampie. L’incontro, l’ascolto e l’amicizia sono già missione, perché rivelano, più di molte parole, l’esistenza di un interesse autentico, espressione d’amore; essi, inoltre, sono necessari a fondare quella relazionalità al di fuori della quale non si dà comunicazione, neppure del Vangelo.

Il cammino triennale dell’Agorà dei giovani italiani, nel quale si colloca l’incontro di Loreto, è dunque fortemente caratterizzato anche dalla tensione all’evangelizzazione, vocazione di ogni cristiano e di ogni comunità. Fondamenti della missione sono l’incontro con la persona di Cristo e la comunione ecclesiale; essi rendono possibile il continuo rinnovamento della propria fede e tengono vivo il desiderio di rendere partecipi altri della gioia che nasce dalla scoperta dell’infinita misericordia di Dio.

Già il Papa, in occasione del Convegno di Verona, aveva richiamato i credenti all’originaria vocazione missionaria: egli riconosce, in modo particolare nei giovani, una preziosa risorsa, attraverso la quale le comunità cristiane possono testimoniare la propria fede in modo efficace e sempre nuovo. La giovinezza, dunque, può diventare realmente simbolo di un’epoca nuova della storia, nella quale si avranno ancora energie per riprendere il cammino sulle vie della pace e della riconciliazione. Dio, ancora oggi, cerca giovani disposti a dire il loro sì, nuovi annunciatori della Sua Parola, perché essa possa parlare ancora al cuore degli uomini. Risultano così vere le parole del fedele del Salmo 119: “Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Custodendo le tue parole”.

In questo quadro, il gemellaggio della nostra Diocesi con quella di Ancona, che si terrà nei giorni 29-30 e 31 agosto, sarà occasione privilegiata per vivere momenti di condivisione nella semplicità dello scambio di esperienze tra giovani all’interno dell’attività di pastorale ordinaria delle comunità ospitanti.

Chiediamo a Maria, che nel suo cammino, nella ferialità di Nazareth, ha incontrato la vera sorgente e ha saputo pronunciare il suo sì, di accompagnare il cammino dei nostri giovani e di ispirare in loro il desiderio di custodire le parole di Gesù e tradurle nella quotidianità.



 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

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