Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?
Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: “Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello”.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
(Romani, 8, 31- 39)
«Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato» (Gv 6,29)
6. La fede eucaristica della Chiesa
« Mistero della fede! ». Con questa espressione pronunciata immediatamente dopo le parole della consacrazione, il sacerdote proclama il mistero celebrato e manifesta il suo stupore di fronte alla conversione sostanziale del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore Gesù, una realtà che supera ogni comprensione umana. In effetti, l'Eucaristia è per eccellenza « mistero della fede »: « è il compendio e la somma della nostra fede ».
La fede della Chiesa è essenzialmente fede eucaristica e si alimenta in modo particolare alla mensa dell'Eucaristia. La fede e i Sacramenti sono due aspetti complementari della vita ecclesiale. Suscitata dall'annuncio della Parola di Dio, la fede è nutrita e cresce nell'incontro di grazia col Signore risorto che si realizza nei Sacramenti: « La fede si esprime nel rito e il rito rafforza e fortifica la fede ».
Per questo, il Sacramento dell'altare sta sempre al centro della vita ecclesiale; « grazie all'Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di nuovo! ».
Quanto più viva è la fede eucaristica nel Popolo di Dio, tanto più profonda è la sua partecipazione alla vita ecclesiale mediante la convinta adesione alla missione che Cristo ha affidato ai suoi discepoli. Di ciò è testimone la stessa storia della Chiesa. Ogni grande riforma è legata, in qualche modo, alla riscoperta della fede nella presenza eucaristica del Signore in mezzo al suo popolo.
7. Santissima Trinità ed Eucaristia, Il pane disceso dal cielo
La prima realtà della fede eucaristica è il mistero stesso di Dio, amore trinitario.
Nel dialogo di Gesù con Nicodemo, troviamo un'espressione illuminante a questo proposito: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui » (Gv 3,16-17).
Queste parole mostrano la radice ultima del dono di Dio. Gesù nell'Eucaristia dà non « qualche cosa » ma se stesso; egli offre il suo corpo e versa il suo sangue. In tal modo dona la totalità della propria esistenza, rivelando la fonte originaria di questo amore.
Egli è l'eterno Figlio dato per noi dal Padre. Nel Vangelo ascoltiamo ancora Gesù che, dopo aver sfamato la moltitudine con la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ai suoi interlocutori che lo avevano seguito fino alla sinagoga di Cafarnao, dice: « Il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo » (Gv 6,32-33), ed arriva ad identificare se stesso, la propria carne e il proprio sangue, con quel pane: « Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo » (Gv 6,51).
Gesù si manifesta così come il pane della vita, che l'eterno Padre dona agli uomini.
8. Dono gratuito della Santissima Trinità
Nell'Eucaristia si rivela il disegno di amore che guida tutta la storia della salvezza (Ef 1,10; 3,8-11). In essa il Dio Trinità, che in se stesso è amore (1 Gv 4,7-8), si coinvolge pienamente con la nostra condizione umana.
Nel pane e nel vino, sotto le cui apparenze Cristo si dona a noi nella cena pasquale (Lc 22,14-20; 1 Cor 11,23- 26), è l'intera vita divina che ci raggiunge e si partecipa a noi nella forma del Sacramento. Dio è comunione perfetta di amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Già nella creazione l'uomo è chiamato a condividere in qualche misura il soffio vitale di Dio (Gn 2,7). Ma è in Cristo morto e risorto e nell'effusione dello Spirito Santo, dato senza misura (Gv 3,34), che siamo resi partecipi dell'intimità divina.
Gesù Cristo, dunque, che « con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio » (Eb 9,14), nel dono eucaristico ci comunica la stessa vita divina. Si tratta di un dono assolutamente gratuito, che risponde soltanto alle promesse di Dio, compiute oltre ogni misura. La Chiesa accoglie, celebra, adora questo dono in fedele obbedienza. Il « mistero della fede » è mistero di amore trinitario, al quale siamo per grazia chiamati a partecipare. Anche noi dobbiamo pertanto esclamare con sant'Agostino « Se vedi la carità, vedi la Trinità » .
lunedì scorso è morto il fratello di don Attilio
ANTONIO VISMARA
siamo vicini a don Attilio e ai suoi familiari con amicizia e nella preghiera
io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me non morrà in eterno: credi tu questo? (Giovanni 11, 25-26)
MATTINO
ore 9.45 processione con gli ulivi sul sagrato e S. MESSA
ore 11.00 MERCATINO DI AUTOFINANZIAMETO per l’oratorio. Ogni ragazzo può allestire il suo stand! (per regolamento: in segreteria dell’oratorio)
POMERIGGIO
ore 16.30 sul sagrato della chiesa: Spettacolo dei giocolieri Comico-musicali “APPUNTO”
ore 17.30 rompiamo insieme l’uovo di Pasqua…
IL SEGRETO DELL’UOVO DI PASQUA
Hai visto il grande uovo di Pasqua che c’è in Oratorio?!
Raccogliamo disegni e storie sulla Pasqua andando alla ricerca del significato cristiano dell’uovo di Pasqua. Chi lo conosce? (per regolamento: in segreteria dell’oratorio)
Al termine: Preghiera conclusiva
Il più grande pellegrinaggio in Terra Santa dall’inizio della seconda intifada? Pare non fosse questa la notizia. La gratitudine di 1300 ambrosiani giunti a Gerusalemme per festeggiare gli ottant’anni del loro arcivescovo emerito? Poco degno di nota. Le profonde riflessioni spirituali proposte dai due cardinali? In pagina solo se consonanti con i dibattiti in corso in Italia.
Interessano ai giornali i cinquant’anni di ministero sacerdotale dell’attuale pastore Dionigi Tettamanzi festeggiati a Nazareth? Giusto qualche riga per il folclore. L’incontro con il patriarca di Gerusalemme Michel Sabbah e il comune desiderio di pace? Rilevante per pochi…
Documentandosi sul pellegrinaggio ambrosiano in Terra Santa leggendo solo i due quotidiani italiani più diffusi, si ricava l’impressione che i cardinali Martini e Tettamanzi si siano preoccupati di operare un presunto “strappo sui Dico”, di lanciare fantomatici moniti quali “la Chiesa non comandi dall’alto” o “la famiglia non si impone”, di proporsi per improbabili ruoli da “antipapa” o per intervenire su questioni politiche italiane o milanesi.
Riascoltando senza precomprensioni le registrazioni di quanto i due cardinali hanno detto durante il pellegrinaggio (il tutto disponibile su www.chiesadimilano.it, conferenze stampa comprese) è impossibile operare simili distorsioni. Ma se nelle redazioni in Italia il desiderio era quello di inventare le prove di una Chiesa milanese non in sintonia con il Papa, allora si capiscono “certe” titolazioni, la costruzione a tesi di “certe” pagine e “certi” articoli realizzati stralciando qua è là dai discorsi di Tettamanzi e Martini piccole tessere poi ricomposte in un mosaico difforme dall’immagine originale.
Poco importa se nel bel mezzo del pellegrinaggio il cardinale Tettamanzi ha richiamato i giornalisti al rispetto della verità: «Bisogna che i media resistano alle loro comprensibili tentazioni di forzare alcune realtà. Sono forzature, infatti, che accontentano solo qualcuno. Io penso che la Chiesa, in ogni luogo e in ogni persona, sia una realtà che ascolta e che cerca di calarsi il più possibile nella realtà. Resto colpito in una maniera straordinaria dagli interventi di Benedetto XVI. Tutti, ma in particolare mi colpiscono quelli che sfuggono all’attenzione dei media: le omelie, i colloqui più personali, più legati all’incontro con le persone. Non a caso la sua prima enciclica è intitolata “Deus caritas est”, dove la verità cristiana è l’amore di Dio. Una delle forzature che trovo nei media è quella di creare una contrapposizione là dove in realtà esiste una profonda e inscindibile unità. La verità che non scaturisce dall’amore e non riconduce a questa realtà e non è rapportata alla persona, è una forzatura. Se non un vero e proprio intervento ereticale, anzi, diabolico. Dove il diavolo è inteso come colui che scinde, che separa».
Un richiamo, questo, poco ascoltato, visto quanto hanno pubblicato alcuni giornali nazionali. Fa impressione come in molti siano cascati in questo triste giochetto: politici, opinionisti, ahinoi anche un Vescovo da poco emerito.
Consolano le testimonianze rese dai pellegrini e da alcuni operatori della comunicazione che hanno partecipato ad un “altro” pellegrinaggio. Quello vero.
si svolgerà, come tutti gli anni, prima dell’inizio della Settimana Santa
venerdì 30 marzo ore 21.00 con il seguente percorso:
sagrato della Chiesa – via Padova – via Esterle – piazza Sire Raul – via Clitumno – via Padova – via Cavezzali – via Marinetti.
Lo scorso martedì il Consiglio Pastorale ha iniziato i suoi lavori ascoltando la catechesi del Cardinale sul tema: “La famiglia nella prova”. Il Cardinale ha parlato dei rischi di chiusura e di crisi che può provocare una sofferenza in famiglia, ma anche dell’aiuto che il Signore può dare se lo si invoca per affrontare i momenti difficili. E’ seguita una ampia comunicazione nella fede nella quale sono emerse molte risonanze, come l’ascoltarsi con il cuore, il condividere, il lottare insieme con chi è nella prova, il lasciarsi accompagnare quando si è nella fatica, l’aprire il cuore a Dio, il cogliere la presenza di Gesù che cammina accanto a chi è provato…
E’ stato poi ripresentato il testo del gruppo di lavoro “Oratorio” che troverà collocazione nel quarto capitolo del progetto pastorale “famiglia e realtà educative”.
Infine si è svolto un ampio confronto sulla posizione del Consiglio in merito ai recenti avvenimenti riguardanti il Centro Islamico di via Padova e più in generale sui nostri rapporti con la Comunità Islamica nel nostro Quartiere.
Data l’ampiezza e la pertinenza degli interventi, è stato deciso di raccogliere i frutti della discussione in uno scritto sintetico che sarà poi rivisto e approvato dallo stesso Consiglio.