Ci sono delle situazioni di vita nelle quali ognuno può godere la pace e la solitudine dei ritiri spirituali e del silenzio, ma deve essere capace di condividere la fame e la vita in una favela, la presenza in un carcere, la notte passata in un ospedale, il dialogo con un barbone sulle strade.
Tutto questo non è rubato alla preghiera, ma offre situazioni nuove perché la preghiera si adegui alla condizione concreta nella quale ci troviamo.
Il Signore è sempre presente, siamo noi che dobbiamo imparare a renderci conto di questa presenza del Signore nell'esperienza del suo amore e dell'amore nostro verso i fratelli.
martedì 6 febbraio
ore 8.30 Messa
ore 16.00 incontro
mercoledì 7, giovedì 8, venerdì 9 e sabato 10
ore 21.00 rosario in chiesa
domenica 11 febbraio - giornata della solidarietà B. V. di Lourdes e
giornata dell’ammalato
ore 15.00 Messa con gli ammalati e momento conviviale
Per fare festa insieme ai nostri anziani e ammalati ci occorrono torte
fatte in casa. Si possono consegnare domenica mattina al sagrestano.
Grazie di cuore a tutti coloro che ci aiuteranno a rendere caldo e
accogliente il momento di festa dopo la S. Messa.
1. Il tema
Il tema della flessibilità e della precarietà degli adulti è un fenomeno in aumento e presenta caratteristiche particolarmente nuove: molte persone vengono espulse dal lavoro, pur con qualifiche e professionalità significative, in età di piena maturità. Così si ritrovano disoccupati, senza risorse, vecchi per il lavoro e troppo giovani per ricevere una pensione. Si parla degli "Over 45".
La "Giornata della Solidarietà" vuole offrire un contributo di riflessione e di ricerca in rapporto a questo particolare fenomeno di precariato e, quindi, aiutare a ripensare a situazioni difficili che si sono profilate in questi anni, per avviare, insieme, attenzioni ed operatività.
Questi lavoratori di mezza età senza lavoro, coinvolti in processi di riorganizzazione o chiusura dell'attività produttiva, convenzionalmente identificati in un'età superiore ai 45 anni (ma si sta parlando anche di over 40), sono in prevalenza uomini e donne con buone o elevate qualificazioni professionali, il cui reddito è essenziale per la vita della famiglia e dei figli.
La privazione del lavoro tocca il patrimonio delle personali competenze specifiche: le abilità professionali acquisite, il sapere e la sua applicazione operativa, la capacità di equilibrio e di 'saggezza' profusa nelle relazioni. Ad essere compromessa è l'identità dell'intera persona.
Se il lavoro non esaurisce certamente l'intera dignità della persona, è però un momento primario della sua espressione e della sua continuità nel tempo. "I fenomeni di espulsione e di emarginazione adulta dalla scena del lavoro, bruciando giacimenti preziosi di sapere e di operatività, costituiscono un impoverimento complessivo per gli individui e per la relazione collettiva" (Totaro).
Saltano perfino dignitosi rapporti educativi, poiché ci si sente disarmati,quando s'insiste, con i figli, sul valore dello studio o della competenza. Ci si Sente dei falliti, quando tutti, di mattina, intraprendono la strada degli impegni, della scuola e l'adulto resta a casa o è l'unico genitore che si permette di non avere nulla, oltre l'aver accompagnato il figlio a scuola.
2. Il lavoro nella Dottrina Sociale della Chiesa
"Fatto a immagine e somiglianza di Dio stesso (Gen 1,26), nell'universo visibile, e in esso costituito perché dominasse la terra (id 1,28), l'uomo è perciò sin dall'inizio chiamato al lavoro. Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dal resto delle creature... Così il lavoro porta su di sé un particolare segno dell'uomo e dell'umanità, il segno di una persona operante in una comunità di persone". (LE, introduzione).
"Il lavoro è un bene dell'uomo - è un bene della sua umanità – perché mediante il lavoro l'uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, diventa più uomo" (LE 9).
"Il lavoro è il fondamento su cui si forma la vita familiare, la quale è un diritto naturale ed una vocazione dell'uomo. Questi due cerchi di valori - uno congiunto al lavoro, l'altro conseguente al carattere familiare della vita umana - devono unirsi tra sé correttamente, e correttamente permearsi. Il lavoro è, in un certo modo, la condizione per rendere possibile la fondazione di una famiglia, poiché questa esige i mezzi di sussistenza, che in via normale l'uomo acquista mediante il lavoro... La famiglia è, al tempo stesso, una comunità resa possibile dal lavoro e la prima interna scuola di lavoro per ogni uomo" (LE 10).
3. Prospettive politiche
"Venti anni fa, in epoca di "posto fisso", l'accento era posto sul dramma di perdere quel posto; oggi, in tempi di nomadismo lavorativo in cui il posto fisso di tipo tradizionale è ridimensionato, nascono piuttosto i problemi del governo della flessibilità. Il punto di focalizzazione è cambiato. L'universalità del lavoro entrava nelle coscienze dei soggetti economici e politici anche e soprattutto tramite la convinzione, ampiamente condivisa, che la disoccupazione è un grave male sociale, portatore a sua volta di altri mali, e che la tendenza alla piena occupazione è un obiettivo da tenere fermo e alto. Devo constatare che oggi questa consapevolezza sembra essersi affievolita e che se nessuno è disposto a dichiarare accettabile la disoccupazione, molti sembrano accettare forme di lavoro molto precario" (Card. Martino: Per un umanesimo del lavoro a livello planetario- Roma,1.07. 2005).
Stiamo vivendo in un tempo, contraddittorio dove si ipotizzano riconoscimenti grandiosi al lavoro ed alla persona che lavora e, nello stesso momento, una estraneità verso gli over 45, che restano senza possibilità poiché si selezionano le persone per partito preso solo in funzione dell'età, indipendentemente dalla competenza.
In questo senso una norma legislativa che vieti la discriminazione in base all'età - come avviene negli Stati Uniti per i lavoratori di età superiore ai 40 anni e come è ormai legge anche in Italia dal 2003, pur senza l'indicazione specifica di una soglia di età, in attuazione di una direttiva comunitaria - rappresenta uno strumento centrale per favorire una trasformazione della cultura d'impresa in Italia.
Nell'attuale legislatura, è stata tempestivamente ripresentata la proposta di legge per favorire il ricollocamento lavorativo degli "over45" che prevede:
4. Il compito della Comunità cristiana,
La Comunità cristiana sente che questa mancanza di lavoro in età adulta
la tocca da vicino, perché coinvolge persone e famiglie in grande
difficoltà.
Così scrive il nostro Arcivescovo nel suo messaggio alla Diocesi: "Troppi
nostri fratelli e sorelle mancano delle condizioni di vita essenziali per un
'esistenza dignitosa e capace di un futuro sereno. Sono oppressi dalla
precarietà economico-sociale, come la mancanza di lavoro e di casa, e ancor
più dalla precarietà familiare. Occorre ridestare e mantenere sempre vigile
in noi la coscienza che il nostro farci carico affettivo e operativo delle
forme di precarietà è un 'esigenza imprescindibile della sequela di Cristo
Gesù e dell'adesione al suo Vangelo. Siamo tutti chiamati a metterci in
ascolto delle famiglie, in particolare di quelle maggiormente in difficoltà
e, insieme, a farci loro prossimi, offrendo segni concreti di nuova
speranza".
I laici, le associazioni, i movimenti, la realtà adulta, i gruppi e la Comunità cristiana possono svolgere un importante lavoro di sensibilizzazione, di stimolo sul territorio e verso le Istituzioni: insieme, possono operare perché si costituisca una rete di informazioni e di progetti di ricollocazione.
Una presenza attiva nella parrocchia può portare alla costituzione di un gruppo che si specializza sui problemi del lavoro. Là dove esiste, il Circolo ACLI riscopre un proprio ruolo vocazionale ed un servizio originario alla Comunità cristiana.
La Comunità cristiana, solo a volte viene a conoscere situazioni di disoccupazione, sia di persone a basso reddito, sia di persone ad alto livello dirigenziale, spesso per disagio delle famiglie o per mancanza di speranza. Compito della Comunità cristiana è conoscere queste realtà, pur con tutta la discrezione del caso, sapendo fare l'analisi del territorio.
In Oratorio, nelle Associazioni e nella predicazione è importante:
Ci sono andata.
Mi sembrava importante esserci nella giornata della memoria, nei sotterranei della Stazione Centrale, dove il convoglio numero sei aveva con 605 prigionieri lasciato il binario ventuno diretto ad Auschwitz
.....Laura aveva 19 anni e sua sorella Luciana 23, sono partite anche loro, da quel binario....io mi sono sposata a quell'età… giovane, felice, fiduciosa, con una vita davanti.
Ho pensato alla mia famiglia ai miei figli e a tutto quello che la vita mi aveva dato e che Laura non aveva avuto, perchè lei non è mai tornata è rimasta lì, sulla brandina di Auschwitz.
Penso all' orrore di quel tempo e prego perchè il perdono possa dare senso a tutte quelle morti.
Laura non lo può più fare e io??...è così difficile....rita
dal messaggio dei Vescovi
Chi ama la vita, ... non la toglie ma la dona, non se ne appropria ma la mette a servizio degli altri. Amare la vita significa anche non negarla ad alcuno, neppure al più piccolo e indifeso nascituro, tanto meno quando presenta gravi disabilità. Nulla è più disumano della selezioni eugenetica che in forme dirette e indirette viene sempre più evocata e, a volte, praticata. Nessuna vita umana, fosse anche alla sua prima scintilla, può essere ritenuta di minor valore o disponibile per la ricerca scientifica.
Il desiderio di un figlio non dà diritto ad averlo ad ogni costo. Un bambino può essere concepito da una donna nel proprio grembo, ma può anche essere adottato o accolto in affidamento: e sarà un'altra nascita, ugualmente prodigiosa.
Il nostro tempo, la nostra cultura, la nostra nazione amano davvero la vita? ...
È necessaria una decisa svolta per imboccare il sentiero virtuoso dell'amore alla vita.
Non bastano i "no" se non si pronunciano dei "si", forti e lungimiranti a sostegno della famiglia fondata sul matrimonio, dei giovani e dei più disagiati.
Noi vecchietti sognavamo, per il nostro 50° anniversario di matrimonio, una giornata di sole, di gioiosa amicizia parrocchiale, di profonda spiritualità… il buon Dio ci ha accontentati.
La festa della Famiglia e degli anniversari è sempre stato un momento simpatico di incontro parrocchiale, occasione per rivedersi, incontrarsi nella preghiera, ricordare persone care.
Il momento centrale era ed è il “ banchetto eucaristico”, fonte di vita, seguito da un piacevole brindisi augurale.
Quest’ anno due grandi novità.
Al mattino scambio di auguri con bibite e pasticcini nell’accogliente salone del nuovo oratorio e al pomeriggio cori del decanato; momenti di forte emozione, di intensa comunione spirituale, di gioiosa fratellanza cristiana.
Dall’ Ave Maria al Laudate Dominum dal Jubilate Deo al Signor non son degno dalla Missa Brevis al Canteremo o Signore, è stato un susseguirsi di emozioni molto forti. Vivevamo un momento estasiante, non eravamo più dentro i confini parrocchiali, la nostra famiglia si espandeva a tutto il decanato e lo illuminava di luci e lo rallegrava di canti.
E’ stato bello, bello gustare la gioia di stare assieme, cantare e pregare, provare il piacere di capire e essere capiti, bello provare sentimenti impalpabili così come anche percepirne la particolare profondità, così strana oggi. Questi impulsi vitali hanno riempito ogni istante della giornata, infine le note di Aggiungi un posto a tavola hanno coinvolto tutti i presenti.
Grazie Signore!
Grazie allegri Cantanti e Collaboratori tutti!
Siamo felici e vi vogliamo bene.
Giuseppe
Il Signore mi sta donando la grazia di essere - dal 5 al 9 febbraio – a Roma insieme con i confratelli vescovi delle dieci diocesi lombarde…
Avrò così la gioia di incontrare personalmente il santo Padre e di parlargli della realtà della nostra Chiesa ambrosiana: dei tanti doni che lo Spirito non lascia mancare alle nostre comunità, dei passi che stiamo compiendo per rinnovare il nostro cammino missionario, dei numerosi segni di speranza che riconosciamo vivi e presenti, ma anche delle sfide che la fede cristiana incontra nel nostro territorio e nella cultura che vi domina, come pure delle fatiche e delle difficoltà legate all'impegno pastorale.
Un confronto e un dialogo su alcuni aspetti della nostra situazione e attività pastorale in Lombardia li avrò anche con alcune Congregazioni della Curia romana in ragione delle loro specifiche competenze.
La visita ad limina apostolorum (ai sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo).è un atto che le Chiese locali sono chiamate dalla legge canonica a compiere periodica mente, un atto che vuole esprimere il profondo rapporto di comunione, nella fede e nella carità, che esiste tra la "Chiesa locale e la Cattedra di Pietro. E' un atto dunque che manifesta la realtà viva della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, il legame tra la nostra Chiesa ambrosiana e la Chiesa universale, l'unità del Collegio dei Vescovi nella persona del Papa. E' veramente un evento di grande significato, durante il quale confermerò al santo Padre la fedeltà e l'amore della nostra Chiesa e la disponibilità di tutti noi a crescere nell'impegno di evangelizzazione, pronti a portare ad ogni uomo l'annuncio della parola di salvezza, che è Cristo Gesù.
Vi chiedo di accompagnarmi in questa visita. A tutti domando di essere con me anzitutto attraverso la preghiera. Nei giorni della visita ad limina, in ogni parrocchia e in ogni comunità si elevino al Signore preghiere per il Papa, per la nostra diocesi, per le altre diocesi Lombarde e per tutta la Chiesa. In particolare si celebrino, in quei giorni, una santa Messa per il santo Padre e una seconda per la Chiesa locale. Si promuova anche un tempo di adorazione davanti alI'Eucaristia per rinnovare la nostra professione di fede in Gesù e per confermargli la nostra volontà di seguirlo e di essere annunciatori e testimoni del suo amore in mezzo a noi…
La presenza dei pellegrini ambrosiani sarà un segno concreto di condivisione della visita ad limina da parte di tutta la nostra Diocesi.
Quando mi troverò a colloquio con il santo Padre vi sentirò tutti con me e anche a nome vostro gli chiederò di confermare la nostra fede affinché con rinnovato slancio possiamo essere tutti, nei diversi luoghi di vita del territorio della nostra Diocesi, uomini di speranza e autentici testimoni del Vangelo.
Il Signore ci benedica tutti
+ Dionigi Tettamanzi