foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 03 - 27 gennaio2007


4 febbraio 2007: GIORNATA PER LA VITA

“amare e desiderare la vita”

adoperarsi perché ogni donna e ogni uomo accolgano la vita come dono, la custodiscano con cura attenta e la vivano nella condivisione e nella solidarietà.

Agli Amministratori della Regione Lazio il Papa ha detto:

Quella medesima sollecitudine per l’uomo che ci spinge ad essere vicini ai poveri e agli ammalati ci rende attenti a quel fondamentale bene umano che è la famiglia fondata sul matrimonio. Oggi il matrimonio e la famiglia hanno bisogno di essere meglio compresi nel loro intrinseco valore e nelle loro autentiche motivazioni, e a tal fine è grande e deve crescere ulteriormente l’impegno pastorale della Chiesa. Ma è ugualmente necessaria una politica della famiglia e per la famiglia, che chiama in causa, su un duplice versante, anche le responsabilità che vi sono proprie. Si tratta cioè di incrementare le iniziative che possono rendere meno difficile e gravosa per le giovani coppie la formazione di una famiglia, e poi la generazione e l’educazione dei figli, favorendo l’occupazione giovanile, contenendo per quanto possibile il costo degli alloggi, aumentando il numero delle scuole materne e degli asili-nido.


AZIONE CATTOLICA

L’incontro mensile di formazione per adulti di gennaio ha presentato il tema della testimonianza del Signore risorto nella vita di carità fraterna. Un amore del prossimo che conduce a considerare gli altri come se fossero noi stessi e ad esprimersi con semplicità in un servizio gioioso e gratuito. Un amore concretamente non facile da vivere che trova la sua forza solo in una intensa e quotidiana relazione personale con Gesù che ci ama fino all’estremo.

Il prossimo incontro mensile sarà il 14 febbraio alle 20.45. Nel frattempo, sabato 3 febbraio, dalle 16.00 alle 18.00, si svolgerà in casa parrocchiale un incontro/confronto decanale sull’Azione Cattolica con Silvia Landra Seguirà, per chi lo desidera, la Messa e una cena fraterna.


NOTIZIE CARITAS

Raccolta viveri della prima domenica del mese.

Ci occorrono per completare i pacchi: OLIO, ZUCCHERO, DADI.

Ci appelliamo alla generosità e alla sensibilità della nostra Comunità e ringraziamo tutti di cuore a nome dei nostri assistiti.

Grazie!


MEMORIA DELLA DEPORTAZIONE DALLA STAZIONE DI MILANO

Martedì 30 gennaio alle ore 18.00, in via Ferrante Aporti 3

Con la partecipazione di testimoni e sopravissuti della Shoah


CONSIGLIO PASTORALE

Martedì 24 gennaio scorso si è riunito il Consiglio Pastorale.

Nel momento di preghiera abbiamo contemplato la vita della Chiesa degli inizi, cogliendo lo stile di franchezza nel confronto vissuto con gioiosa libertà, il rispetto verso i più deboli, l’ascolto attento e disponibile allo Spirito che conduce a maturare con discernimento le decisioni.

Sono state presentate le riflessioni del gruppo di lavoro che hanno cercato di individuare alcune parole chiave per ridire in positivo l’identità dell’Oratorio. Si è parlato di contesti nei quali l’Oratorio opera e della situazione esistente. Sono state abbozzate alcune mete prioritarie e si sono segnalati alcuni passi da compiere.

L’ampio confronto che è seguito ha permesso di cogliere interessanti suggerimenti, che permetteranno al gruppo di lavoro di preparare una proposta di integrazione del Progetto pastorale della Parrocchia da presentare al Consiglio.

Sono stati poi illustrati i percorsi degli altri due gruppi di lavoro, quello sulla Famiglia e quello sulla Comunicazione.

Il gruppo sulla “Famiglia” ha abbozzato i tempi e i modi della attuazione dei suggerimenti del percorso diocesano.

Sulla “Comunicazione” si è cominciato considerare da una parte la urgenza di comunicare il Vangelo e dall’altra la necessità di ampliare le informazioni sulle iniziative pastorali e la eventuale ripresa del progetto “sala di lettura” dello scorso Consiglio.

Infine, nelle varie, i responsabili del Gruppo Scout hanno condiviso il cammino che stanno facendo nel centenario dello scoutismo, con la preparazione di un evento di Quartiere, nel quale coinvolgere tutta la Parrocchia. Si è anche accennato alla necessità di reperire modi per il finanziamento della Parrocchia e ai criteri di utilizzo saltuario degli spazi da parte di terzi. Si è pure parlato della festa degli Ammalati del prossimo 11 febbraio e alla cena di beneficenza della Caritas.

Il prossimo incontro del Consiglio sarà martedì 20 febbraio e avrà come tema principale la famiglia.


ACCETTARE LA SFIDA DELLA MORTE

Dalla lettera pastorale comune dei vescovi di Friburgo, Strasburgo e Basilea

I Vescovi di Friburgo, Strasburgo e Basilea che nel 2002 avevano preso posizione in una lettera pastorale comune sulle attuali sfide della biomedicina e della tecnica genetica, ora intervengono sulla sfida della morte con un testo di particolare lucidità e interesse. Ne riportiamo un tratto che riteniamo possa offrire elementi interessanti su un dibattito molto attuale.

Il diritto di poter morire

Anche da parte dei medici occorre una nuova riflessione che non è stata ancora fatta ovunque con la necessaria coerenza. L'arte medica non serve al prolungamento della vita a ogni costo, ma al benessere della persona concreta che ha bisogno dell'assistenza medica anche nell'ultima fase del processo del morire. Perciò il compito dei medici e del personale sanitario non termina quando non c'è più alcuna prospettiva di guarigione nella lotta contro una malattia incurabile. La capacità della medicina moderna di lenire il dolore dispone oggi di metodi efficaci per ridurre la sofferenza. Usati da persone esperte, possono preservare il morente da sofferenze insopportabili, ridurre l'agitazione e l'angoscia e facilitargli l'accettazione della morte. Nel caso della persona malata il passaggio da un trattamento curativo (cioè orientato alla guarigione) a uno palliativo (cioè orientato al sollievo) è legato quasi sempre alla decisione di rinunciare a ulteriori tentativi di prolungare la vita o di sospendere la terapia in atto. Così il medico rispetta il desiderio del paziente di poter morire in pace. Questa rinuncia alla terapia può essere non solo permessa, ma in certi casi imposta. Questo soprattutto nel caso in cui non esiste più un'adeguata proporzione fra il prolungamento della vita che ci si attende dalla terapia e le sofferenze fisiche e psicologiche che la continuazione del trattamento comporterebbe. In base all'etica cristiana, non esiste alcun dovere di prolungare la propria vita a ogni costo, né alcun comandamento etico che imponga di esaurire fino in fondo tutte le possibilità terapeutiche offerte dall'ultimo stadio raggiunto di volta in volta dalla medicina. Fa parte del carattere finito della vita umana anche l'accettazione dell'approssimarsi della morte, quando è giunto il suo momento. Giovanni Paolo II, la cui morte è stata seguita con profonda partecipazione da innumerevoli persone, al termine della sua lunga malattia, ha affermato: «La mia vita è nelle mani di Dio». E ha consolato i fedeli che in piazza San Pietro pregavano per lui con queste parole: «Sono contento, siatelo anche voi». Alcuni medici potrebbero far fatica a rispettare questo atteggiamento e a riconoscere la loro impotenza di fronte alla morte. Non di rado, in base a un'erronea interpretazione del dovere di conservare la vita, impongono ai propri pazienti terapie che, dal punto di vista medico, non hanno praticamente più senso.

Dare la morte e lasciar morire

La distinzione fra dare la morte e lasciar morire può aiutare il medico a riconoscere sia l'ampiezza sia il limite del proprio compito. Il trattamento palliativo, rinunciando a ulteriori tentativi di prolungare la vita, mira a liberare il morente dalla paura e dalla sofferenza; il medico rinuncia a rinviare il momento della morte, perché sarebbe solo causa di ulteriori sofferenze. Egli permette alla malattia di fare il suo corso e di portare in un tempo più o meno lungo alla morte. Così facendo, la relazione medico-paziente anche di fronte alla morte è caratterizzata da reciproco rispetto e da una grande stima della vita. Il medico veglia sul paziente che gli è affidato e lo aiuta nell'ultima fase della sua vita, cercando di rendere meno doloroso il trapasso. Così facendo, rispetta l'ultima frontiera della morte, che è la stessa per tutte le persone coinvolte: il morente, il suo ambiente e lo stesso medico. Così il divieto di dare la morte protegge il diritto del morente di morire della propria morte, quando non è più evitabile. Al contrario, il dare la morte è incompatibile con il compito del medico.

( da Il Regno, n.1/07)


 

 


 




 


 

 

 

 

 


 


 

 

 

 

 

 

 

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