foto dell'interno della chiesa

 

Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 31 - 7 ottobre 2006


VOTAZIONI PER IL RINNOVO DEI CONSIGLI PARROCCHIALI

sabato 14 e domenica 15 ottobre durante le Messe festive si terranno le votazioni per il rinnovo dei consigli parrocchiali

ecco il fac-simile della scheda della scheda di votazione:


 

Il nuovo Consiglio Pastorale risulterà composto da:

- dodici membri eletti dalla comunità,

- sei membri designati del parroco,

- gli eventuali membri di diritto.

Sarà poi presentato alla Comunità e insediato la prima domenica di Avvento, 19 novembre 2006.

Inizierà così il cammino comune della Comunità con il Consiglio che la rappresenta: sarà uno scambio significativo, nel quale le esigenze della Comunità troveranno espressione nelle scelte del Consiglio e le proposte del Consiglio aiuteranno la Comunità nel suo crescere.


CAMMINO FIDANZATI giovedì ore 20.45

Tre incontri di avvicinamento: 12 ottobre , 9 e 30 novembre

Dieci incontri di proposta: 18 e 25 gennaio, 1, 8, 15 e 22 febbraio , 1, 8, 15 e 22 marzo.
 


3° IL RACCONTO DELLA TESTIMONIANZA

«Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa,
il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui
che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce» (1Pt 2,9)

a. Come essere uomini e donne che testimoniano nella storia la speranza?

L’interrogativo concerne il rapporto tra testimone e destinatario della testimonianza. Il testimone è una sorta di “narratore della speranza”. La prima lettera di Pietro delinea i tratti della vocazione cristiana ed ecclesiale, passando dalla metafora delle pietre vive e dell’edificio spirituale a quella del popolo di Dio: stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo redento. Le quattro dimensioni del popolo cristiano non sono realtà statiche, ma dinamiche, donate per uno scopo missionario: «Perché proclami le opere meravigliose di lui [Dio] che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce» (1Pt 2,9). Questo è il “racconto della speranza”: proclamare i mirabilia Dei, le “opere eccellenti di Dio”. La narrazione delle opere di Dio spiega che cosa sia la Chiesa: «non-popolo» diventato «popolo di Dio», oggetto di «misericordia» (1Pt 2,10).

Il racconto della speranza ha un duplice scopo: narrare l’incontro del testimone con il Risorto e far sorgere il desiderio di Gesù in chi vede e ascolta e a sua volta decide di farsi discepolo. È questa la forma dell’annuncio cristiano: «Sono loro infatti a parlare di noi, dicendo come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti a Dio… per servire al Dio vivo e vero» (1Ts 1,9-10). Ma ciò, ancor prima, definisce l’essere della Chiesa, che attesta di essere continuamente creata dal Signore mediante la parola e il sacramento e le forme della comunione fraterna che nascono dall’incontro con lui.

La testimonianza non narra solo il contenuto della speranza cristiana, ma indica anche il cammino che porta a riconquistarla. La speranza, oggi come ieri, si comunica attraverso un “racconto”, nel quale il testimone dice come si è lasciato plasmare dall’incontro con il Risorto, come questo incontro riempie la sua vita e come, giorno dopo giorno, si diventa credente cristiano (christifidelis).

I primi destinatari della testimonianza sono i fratelli nella fede. Nella comunità cristiana, infatti, la testimonianza si fa racconto della speranza vissuta, dei segni di risurrezione che essa ha prodotto nell’esistenza, degli avvenimenti di vita rinnovata che ha generato. In tal modo, insieme con la predicazione e i sacramenti, la speranza viene accesa e accresciuta nei fedeli. La testimonianza cristiana, soprattutto dei genitori e degli adulti, propone il dinamismo di memoria, presenza e profezia, che attinge ogni giorno la speranza alla sorgente zampillante del Risorto.

La testimonianza autentica, infatti, appartiene alla tradizione entro cui ha preso corpo e che essa trasmette a sua volta, creando il nesso tra le generazioni dei fedeli. Mentre la parola di Dio e il sacramento, soprattutto nella loro sintesi liturgica, fondano la fede pasquale, il racconto dei testimoni attesta la speranza e la diffonde nei cuori. La speranza genera la testimonianza e questa, a sua volta, trasmette la speranza, in una connessione vitale e inscindibile, di cui si sostanziano la tradizione e l’educazione della fede della comunità cristiana.

Per questo la testimonianza è anche espressione della paternità/maternità nella fede: i testimoni generano e rigenerano la speranza e quindi cooperano all’opera dello Spirito che dà la vita e partecipano della maternità della Chiesa. La testimonianza della speranza ha così l’insostituibile funzione di dare consistenza e stabilità all’identità consapevole dei fedeli, rendendoli capaci di essere protagonisti maturi della fede, cioè, a loro volta, testimoni per i fratelli e nel mondo. Nei decenni scorsi la Chiesa italiana ha posto l’accento sulla fede e la carità. Oggi vuole sottolineare la forza insospettata della speranza. Per questo metterà sul candelabro le esperienze che sono profezia di futuro: la vita consacrata, in particolare monastica; la vocazione missionaria, in specie ad gentes; la donazione nel matrimonio e nella famiglia; il servizio ai più poveri e la cura del disagio; l’accompagnamento educativo nei confronti dei ragazzi e degli adolescenti; la formazione al senso civile e alla partecipazione nel sociale; l’attenzione al mondo del lavoro; la presenza nei luoghi della sofferenza e della malattia.

b. Le ragioni della speranza: la sua coscienza e azione

Il primo aspetto su cui occorre sostare è quello delle ragioni della speranza. Ci esorta la prima lettera di Pietro: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15).

Nel tempo della ragione debole e del disincanto, occorre riuscire a dire che Cristo è la ragione della speranza che è in noi. Se tutto appare fluido e flessibile, Cristo è saldo e stabile. Se tutto appare passeggero, Cristo è per sempre e promette l’eternità.

La testimonianza della risurrezione qualifica il modo con cui il credente vive il proprio tempo. La dimensione escatologica del cristianesimo non è alienante, ma è il “non ancora” che dà senso e direzione al tempo e all’opera “già presente”: «I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per costumi. Non abitano città proprie, né usano un gergo particolare, né conducono uno speciale genere di vita. […] Abitano nella propria patria, ma come pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto sono staccati come stranieri; ogni nazione è la loro patria, e ogni patria è una nazione straniera. Si sposano come tutti e generano figlioli, ma non espongono i loro nati. Hanno in comune la mensa, ma non il letto. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi vigenti, ma con la loro vita superano le leggi». La Lettera a Diogneto (n. 5) ci ricorda che i cristiani sono uomini e donne nel mondo, ed è lo Spirito a dotarli del pensiero critico che li rende capaci di giudicare quali aspetti della vita del mondo sono incompatibili con la coscienza cristiana.

Sensibilità, passione, intelligenza: tutto questo è necessario per comprendere le ragioni della speranza cristiana. La missionarietà deve essere culturalmente attrezzata, se vuole incidere nelle mentalità e negli atteggiamenti. La società in cui viviamo va compresa nei suoi dinamismi e nei suoi meccanismi, così come la cultura va compresa nei suoi modelli di pensiero e di comportamento, prestando anche attenzione al modo in cui vengono prodotti e modificati. Se ciò venisse sottovalutato o perfino ignorato, la testimonianza cristiana correrebbe il rischio di condannarsi a un’inefficacia pratica.

La testimonianza cristiana richiede di essere preparata e sostenuta attraverso incontri capillari, soprattutto a livello locale, per far cogliere alla coscienza cristiana le opportunità culturali e umane per l’annuncio del Vangelo oggi. I cristiani devono sentirsi inoltre responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica: quello espressivo e quello scientifico, quello comunicativo e quello dell’argomentazione.

c. Le figure della speranza: contemplazione e impegno

La speranza cristiana indica ai credenti anche le caratteristiche della presenza nel mondo. Il linguaggio tradizionale suggerisce una coppia di termini che ha sovente designato lo stile proprio del testimone: contemplazione e impegno. Nella stessa esperienza credente deve essere custodita sia la parola viva di Dio e i gesti sacramentali della fede, sia l’impegno costante per trasformare il mondo attuale, come anticipazione della speranza futura.

Il servizio della carità ha reso la Chiesa in Italia vicina ai cittadini e al loro sentire più profondo. La carità non può ridursi però a pura e semplice azione solidale Per questo motivo lo scorso decennio ci si è impegnati in un’importante azione di formazione alla carità propriamente cristiana che mentre pone il Vangelo alla radice della sua stessa motivazione, nel contempo lo offre come la perla preziosa di cui ogni uomo deve invaghirsi. È una carità che, proiettando ogni situazione umana nell’orizzonte dell’eternità, ne svela il senso profondo e la rende pienamente umana perché condivisa nell’amore del Padre.

Tutte le forme di servizio alla persona e alla cultura devono perciò introdurre – per usare un’espressione ricorrente nella letteratura teologica del Novecento – sulle vie della mistica. In altri termini, devono essere vie che conducono a una rinnovata scoperta della Parola, dello splendore della liturgia cristiana, della ricchezza della tradizione spirituale, delle multiformi espressioni di quel genio italiano che ha saputo permeare il pensiero e le arti. Tra i percorsi della preghiera e della contemplazione e quelli della bellezza, dell’arte, della musica e delle diverse forme della comunicazione la relazione è stretta e positiva.

Numerosi sono i testimoni che nel corso dei secoli hanno saputo vivere in modo esemplare questa sintesi tra contemplazione e impegno, rendendo possibile una trasmissione della fede incarnata nella vita del popolo. In preparazione al Convegno e poi nella sua celebrazione vogliamo conoscerli e riproporli; in particolare è bene fare emergere le figure di quei fedeli laici che nel corso del Novecento hanno comunicato con parole e opere il Vangelo del Risorto, offrendo a tutti ragioni forti di speranza.

Modello per tutte le generazioni della fecondità di tale sintesi tra contemplazione e impegno è Maria, la giovane donna che, dicendo sì nel segreto del cuore, rende possibile l’irrompere della Speranza nella storia; la madre che segue il figlio da Cana in Galilea fino a Gerusalemme, anche lei alla scuola del Maestro; la testimone che nel Cenacolo riceve il sigillo dello Spirito, insieme ai Dodici.


TRE GIORNI DOPO (Giovanni 2,1-11)
L'amore creato e redento

11. Il quarto vangelo inizia con la descrizione di una settimana di intensi avvenimenti: «In principio..., il giorno dopo Giovanni vedendo Gesù..., il giorno dopo Gesù stava ancora là..., il giorno dopo Gesù incontrò Filippo..., tre giorni dopo ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea...» (Giovanni 1-2). Calcolando i giorni, arriviamo a porre l'episodio di Cana nel sesto giorno della settimana, che è il giorno della creazione dell' uomo e della donna.

Con la celebrazione dell'amore tra l'uomo e la donna la creazione continua. Giovanni, che ha aperto il suo vangelo con le stesse parole del libro della Genesi, «in principio», ci fa percorrere un'intera settimana di avvenimenti.Nel sesto giorno un uomo e una donna uniscono la loro vita nel matrimonio; questo avvenimento di amore diventa un segno della nuova creazione e un' anticìpazione della gloria che Gesù, nella sua “ora”, rivelerà dalla Croce.

Gesù porta a compimento l'opera creatrice di Dio nell'amore coniugale. In una situazione di disagio Gesù non abbandona gli sposi, non li lascia senza gioia, senza festa, senza speranza. È come se Giovanni volesse ricuperare tutta la storia del mondo, tutte le vicende del popolo di Israele, e far convergere in questo matrimonio il cammino di tutte le generazioni, per condurle all'incontro con Gesù attraverso l'amore coniugale. Giovanni, tra tutti i segni che ha a disposizione, sceglie quello più intenso, quello più radicato nel cuore dell'uomo e della donna: quello dell'amore che si vive nella forma del matrimonio e della famiglia.

Questa pagina gioiosa del vangelo di Giovanni suggerisce agli sposi che tutte le vicende umane della creazione e della storia si raccolgono e si consolidano in ogni loro gesto di autentico amore. In fondo, la vita nella sua pienezza sta nella capacità di appartenersi e di vivere l'una per l'altro. Il carattere gioioso e appagante della vita, che si rivela in Gesù Cristo, tocca le nostre relazioni più vere e gli affetti più decisivi, le difficoltà più condivise e le fecondità più attese.

Tre giorni dopo: Dio non abbandona mai la creazione, al contrario la porta a compimento. Il suo sguardo si posa sempre da capo sulla vicenda umana di coloro che si amano. Dio sa che non è bene che l'uomo e la donna siano soli. Per questo pensa sempre a un aiuto per loro (Genesi 2,18). Rimane vicino agli sposi e alla famiglia, perché in ogni momento possano scorgere la gloria del Crocifisso (Giovanni 19,37) e consumare la festa seguendolo sulla via dell'amore sino alla fine (Giovanni 13,1).

Nella fede invochiamo il Signore, perché nessuno, su qualunque strada, rimanga solo nella vita, senza relazioni e senza giorni di festa. Lo Spirito di Dio può sempre ritornare a far fiorire i deserti.
 


NOTIZIE CARITAS

Il ricavato del banco vendita di domenica 24 settembre è stato di €. 1362,00. Grazie ci cuore a tutti coloro che hanno acquistato e a quanti hanno fatto offerte.

Le nostre iniziative per raccogliere fondi a favore delle famiglie in difficoltà proseguono, poiché i bisogni e le richieste aumentano e le risorse economiche sono esaurite. All’inizio dell’ anno scolastico, sono stati concessi aiuti straordinari a famiglie bisognose, per l’acquisto di libri di testo. Per questo e per cercare di far fronte a tante altre richieste di sostegno economico, abbiamo organizzato per sabato 14 ottobre alle ore 20.00 una cena di beneficenza alla quale vi preghiamo di partecipare numerosi.

Martedì 10 ottobre: ore 8.30 messa; ore 16.00 incontro organizzativo.
 


FESTA DELLA PARROCCHIA
...nella linea delle "radici dell'albero"...

E’ cominciata bene il sabato sera con il musical “Caino e Abele” preparato e presentato dal Coro delle Dieci. Bello il testo, belli i valori trasmessi, belle le coreografie, belle le musiche e soprattutto belle le persone che con il loro impegno concorde hanno permesso questa realizzazione che ha coinvolto persone di tutte le età e ha interessato gente che non partecipa normalmente a iniziative proposte dalla parrocchia .

E’ stata come una profezia che ci è stata donata all’inizio di un nuovo anno pastorale: il coraggio di guardare avanti e di osare, unito a un cordiale lavoro di squadra al quale hanno partecipato tutti e nel quale tutti si sono sentiti importanti, ha permesso una realizzazione altrimenti impensabile. E’ la prima volta negli ultimi dodici anni, e forse più, che siamo riusciti a produrre una bella rappresentazione sacra “autoctona”, cioè con le nostre forze.

La domenica, caratterizzata da un tempo atmosferico non proprio favorevole, è stata vissuta anzitutto nella festa della Eucaristia domenicale condivisa, nel pranzo insieme e nei vari momenti di cordiale comunicazione .

Ci vengono alla mente le “reti” di cui parlava il Cardinale nel discorso dello scorso sant’Ambrogio. Reti fragili nella cultura della nostra società, reti talora limitate a tessuti corporativi, reti perfino spezzate o dissolte. Reti che il nostro Vescovo ci invita a cercare di ritessere con magnanimità e lungimiranza, con un’apertura costruttiva verso tutti.

La nostra parrocchia ha scelto di collocarsi in questo cammino, timidamente forse, ma in modo concreto e paziente. Stiamo coltivando le occasioni esistenti di comunicazione e di condivisione e ne stiamo suscitando di nuove: tra famiglie coinvolte nell’iniziazione cristiana dei figli, tra coppie di sposi giovani, tra genitori dell’oratorio, tra giovani interessati alla musica e allo sport, tra frequentatori della Messa domenicale che si incontrano sul sagrato e cominciano a ritrovarsi nel nuovo oratorio, tra persone animate da interessi comuni come il servizio della carità, il supporto alle missioni, e così via…

Abbiamo ancora tanta strada da fare e per questo il Signore ci dona questo nuovo anno e quelli che seguiranno. L’obbiettivo è chiaro: favorire la crescita della comunità cristiana concreta, diventare sempre maggiormente esperienza di vita accogliente capace di offrire speranza, contribuire a rafforzare la comune appartenenza alla città e a curare la qualità della vita perché possa essere meglio sostenibile.

A questo punto i nostri Scout saluterebbero dicendoci:“Buon sentiero!”.

 


 

 

 

 

 


 


 

 

 

 

 

 

 

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