Domenica 24 settembre alle ore 15 in Duomo l’Arcivescovo presiederà le ordinazioni diaconali dei Candidati al Presbiterato e dei Diaconi permanenti.
Per i seminaristi sarà dunque una tappa importante verso il sacerdozio: diventeranno preti il 9 giugno 2007.
Come motto per presentarsi alla diocesi, i Candidati al presbiterato 2007 hanno scelto le parole del quarto capitolo della prima lettera di Giovanni: «Abbiamo creduto all’amore di Dio».
Per gli ordinandi diaconi invece il diaconato è il ministero che eserciteranno per sempre.
L’ordinazione diaconale avviene dopo un cammino di formazione durato cinque anni, nel quale sono state coinvolte anche le moglie dei coniugati e, più in generale, le loro famiglie.
La Chiesa, famiglia dei figli di Dio, è famiglia di famiglie. I singoli battezzati vengono battezzati, nella maggior parte dei casi, in ragione della fede delle loro famiglie di origine e vivono la loro esperienza cristiana prima di tutto nell’ambito dell’esperienza familiare, come figli, come genitori, come coniugi, come anziani.
Ciascuno nella famiglia ha qualcosa da donare e qualcosa da ricevere, non solo a livello di esperienze umane, ma anche in rapporto alla vita di fede. E, se alcuni hanno ruoli di servizio e di particolare autorevolezza, tutti, nessuno escluso, possono offrire occasioni di crescita agli altri ed essere da loro stimolati, attraverso le loro intuizioni, le loro domande, i loro modi di esprimere l’amicizia per il Signore.
L’insieme dei singoli e delle famiglie forma le comunità che possono essere considerate come famiglie allargate nelle quali, attraverso una molteplicità di relazioni e di esperienze, la presenza del Signore si manifesta e fa crescere i credenti.
Anche nelle comunità ciascuno ha qualcosa da offrire e da ricevere ed esistono servizi e ruoli diversi e complementari, relativi al bene comune.
Un servizio particolare è quello dei diaconi e dei preti che sono collaboratori del Vescovo per la crescita ordinata delle comunità.
La nostra diocesi si rallegra con riconoscenza al Signore per il dono dei
nuovo diaconi che vengono ordinati questa domenica per il servizio delle
comunità e prega perché queste vocazioni, dono dello Spirito, continuino a
fiorire tra noi per la crescita della vita cristiana nella sequela di Gesù,
a gloria di Dio Padre.
Padre, origine e fonte della vita,
che in principio hai creato l'uomo e la donna
perché fossero nel reciproco amore
famiglia da te benedetta,
tua immagine e somiglianza:
tu quel giorno già pensavi
alla gioia di Cana!
Benedici tutte le famiglie
e guida la nostra Chiesa
perché siano custodi fedeli
dell'eterno disegno d'amore.
Signore Gesù, sposo e amico,
noi ti ringraziamo
perché siedi ancora e sempre
alla tavola delle nostre famiglie
e riveli con Segni e Parole
che l'amore di Dio è in mezzo a noi.
Benedici l'unione dell'uomo e della donna
perché brilli tra loro
la bellezza del tuo amore
e sia per la Chiesa e per ogni uomo
attesa e speranza del mondo risorto.
Spirito santo, fuoco divino d'amore,
ospite segreto dei cuori e delle case,
colma le giare della nostra povertà
del vino traboccante della Pasqua:
amore di Dio effuso senza misura!
Apri i cuori all'ascolto e all'accoglienza
delle "parole delle famiglie"
e della parola di Dio
perché a tutti sia annunciato
il "Vangelo della famiglia".
Maria, donna di Cana e madre nostra,
a te, con cuore di figli,
affidiamo il grido di tante famiglie:
"non abbiamo più vino".
Tu sai di che abbiamo bisogno
e conosci le ferite profonde del cuore:
prega per noi il tuo figlio Gesù;
con vigore e dolcezza aiutaci
a fare ciò che il Signore dirà,
perché sia festa tra noi per la gioia del Regno.
Amen.
b. Vedere il Risorto: un’esperienza di conversione.
La fede pasquale è anzitutto esperienza di conversione. Molti racconti delle apparizioni del Risorto iniziano annotando come i discepoli, le donne, coloro che hanno seguito Gesù lungo il cammino non lo riconoscano. Il dubbio è sconvolgente: perché non vedo il Signore presente? Gesù Risorto non viene subito riconosciuto. I discepoli, dispersi dalla prova della croce, sono invitati a una nuova prova: dalla precedente conoscenza di Gesù come maestro e profeta devono passare all’esperienza della comunione di Gesù con il Padre. Questo passaggio comporta una duplice conversione.
La prima conversione riguarda l’identità di Gesù. Gesù di Nazaret non è solo il profeta che ha rivendicato di essere il Figlio di Dio, ma è il Signore che, seduto alla destra del Padre, conserva le piaghe del Crocifisso, «agnello senza difetti e senza macchia» (1Pt 3,19). Non è solo il Signore che si fa servo, prendendo le nostre piaghe e le nostre ferite, le nostre malvagità e il nostro peccato; ma è il servo che diventa e resta Signore per sempre, trasfigurandoci con la sua carità sino alla fine. Le ferite del Crocifisso non sono il segno di un incidente da dimenticare, ma una memoria incrollabile nella testimonianza della Chiesa.
L’annuncio pasquale di Pietro a Pentecoste è il documento della conversione pasquale dei discepoli. Ciò che è avvenuto in loro, Pietro lo proclama a tutti: voi avete crocifisso Gesù di Nazaret, ma egli non è più negli “artigli della morte”, perché Dio lo ha reso Signore vivente (cfr At 2,22-24). Questa è la certezza su cui si regge o cade la testimonianza: leggere la croce di Gesù con gli occhi di Dio.
La seconda conversione riguarda il volto della Chiesa. Vedere il Risorto significa che la comunità dei discepoli, che ha seguito il maestro per le vie della Palestina, deve diventare la Chiesa-comunione che mette il Risorto al suo centro e lo annuncia ai fratelli. Come la donna che parte dal giardino della risurrezione e va dire ai fratelli: «Ho visto il Signore!» (Gv 20,18).
Cambia così anche il nostro modo di essere comunità credente e di appartenere alla Chiesa. La Chiesa non è solo il luogo del bisogno di guarigione, di serenità, di pace, di armonia spirituale, di impegno per il povero. La Chiesa del Risorto è la comunità costruita sull’amore, in cui ciascuno può dire all’altro: io ti prometto, io ti dono la mia libertà. La presenza del Risorto nella vita del testimone crea così la comunità della testimonianza. La libertà dell’uomo, che oscilla tra desiderio illimitato e capacità limitate, si trova non solo guarita dal suo delirio di onnipotenza, ma diventa una libertà liberata per la comunione. La dinamica della missione a tutte le genti trova qui la sua sorgente invisibile e inesauribile.
c. Incontrare il Risorto: un’esperienza di missione.
La fede pasquale è, in secondo luogo, esperienza di missione. È quanto esprime il mandato finale nel Vangelo di Matteo: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate discepole tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20).
La missione è l’incontro con il Risorto, la cui signoria riconcilia il cielo e la terra. Da qui scaturisce la missione di fare di popoli diversi la Chiesa universale e da qui proviene il mandato di far partecipare tutti alla vita trinitaria mediante il battesimo. Tutto ciò avviene perché il Signore è con noi tutti i giorni. Non c’è prima la fede pasquale e poi il mandato missionario, non c’è prima la comunione e poi la missione: la comunione e la missione della Chiesa sono i due nomi di uno stesso incontro, che custodisce il volto paterno di Dio e la vita fraterna e solidale dell’uomo.
Il Nuovo Testamento ci presenta due dimensioni complementari dell’evento della Pasqua: la prima ne sottolinea l’unità, collocando nello stesso giorno risurrezione di Cristo, apparizioni ai discepoli e dono dello Spirito (cfr Lc 24; Gv 20; Fil 2; Eb 8-9); la seconda sviluppa questa sequenza secondo lo schema dei quaranta giorni, nella scansione di un tempo fondatore, che termina con l’Ascensione, e del suo sviluppo nel dono dello Spirito a Pentecoste (cfr At 1; Rm 8; 1Cor 15,1-11). Le due dimensioni dell’evento pasquale esprimono la ricchezza dell’incontro con il Risorto: da un lato, gli uomini possono accostarsi al Signore riconoscendolo come il Vivente e riconoscendosi come nuova creatura in lui, a qualsiasi popolo appartengano e ovunque siano nati; dall’altro, il Risorto irradia la sua singolarità nel tempo e nel mondo, nella successione dei giorni e nell’ampiezza dello spazio, perché mediante il suo Spirito creatore egli raggiunge gli uomini e la creazione tutta. La singolarità e l’universalità sono i due tratti distintivi della Pasqua e illustrano il movimento della testimonianza cristiana.
d. Comunicare il Risorto: un’esperienza di relazione.
L’incontro con il Risorto, infine, è esperienza di relazione. La missionarietà della Chiesa non ha lo scopo di dire “altro” o di andare “oltre” Gesù Cristo, ma di condurre gli uomini a lui. Il modo è uno solo: una relazione “spirituale”, capace di trasformare la vita personale e sociale. Il mistero della Chiesa, il senso dei suoi gesti e delle sue iniziative, la forza della sua testimonianza hanno il compito di introdurre gli uomini alla relazione viva con il Risorto.
La Chiesa è evento dello Spirito, ambiente spirituale dove avviene l’incontro con Gesù Risorto. Lo Spirito della vita è lo Spirito che guida a Gesù, la verità integrale: «Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future» (Gv 16,13). Non parla da sé, perché è Spirito della relazione, è il legame tra il Padre e il Figlio, è il “bacio santo”. Per questo la Chiesa è il segno reale del Vangelo accolto, è la comunità generata dalla Pasqua di Gesù nello Spirito, sorgente di speranza e di creatività per la vita del mondo.
Testimone è chi sa sperare. La testimonianza cristiana è contrassegnata dalla speranza di Pasqua, dal giudizio sul peccato del mondo che non ha accolto il Salvatore e dalla riconciliazione con cui il mondo viene redento e trasfigurato. Il luogo di questa riconciliazione è l’uomo nuovo, restituito alla buona relazione con il Signore e reso capace di plasmare la vita, di condurre un’esperienza quotidiana di relazione in famiglia, con gli amici, al lavoro, nella società. In questi scenari si attua l’esercizio del cristianesimo radicato nella speranza della risurrezione.
9. L'amore è un evento possibile, meraviglioso e fragile.
Le nozze sono occasione di festa. La mancanza di vino, che mette in pericolo la gioia degli sposi, fa riflettere sull'eventualità che la gioia dell'uomo sia in qualche modo compromessa, sino a venir meno.
È l'esperienza anche nostra. Tutti tendiamo alla gioia; desideriamo essere felici, appagati, sereni, in pace, soddisfatti della nostra vita. Negli spazi della nostra esistenza vorremmo scoprire un significato o una presenza che siano veramente il respiro e l'anima delle nostre giornate. Vorremmo conoscere i sentieri che ci riconducono all'unificazione interiore, ciascuno secondo la propria vocazione.
A volte ci interroghiamo circa la nostra capacità di essere contenti: può capitare che qualcosa getti un' ombra sulla gioia di vivere e sulla capacità di amare. Vorremmo l'amore, unito alla verità e alla pace. Ci interroghiamo se l'uomo e la donna di oggi possono riuscire a mostrare sempre un volto felice e riconciliato, pieno di speranza di fronte alla vita.
Che cosa si pensa oggi dell'amore? Quali forme di amore convincono veramente? Che cosa cercano per essere felici i ragazzi e le ragazze di oggi? Che cosa nella vita delle persone mortifica la gioia di vivere, spegne il desiderio di legami duraturi?
Molti si domandano se vale ancora la pena di sposarsi e di avere una famiglia. Il divario tra ciò che sogniamo e ciò che viviamo può mortificare i nostri desideri, renderci deboli, incapaci di grandi affidamenti e di vere fedeltà. Le difficoltà della vita di ogni giorno, dove tutto spesso è così uguale e monotono, rendono più faticoso lo sforzo di riscoprire la bellezza della dignità di ogni persona, il valore della relazione umana, il senso della fedeltà e della fecondità dell'amore. Vorremmo sempre qualcosa di diverso e di più grande, di appagante e di definitivo. Dove troviamo le sorgenti della gioia?
I cristiani, che si sposano nel Signore, cercano nella contemplazione del suo volto, le strade su cui indirizzare la loro vita. Con la forza del Vangelo si impegnano a vivere nel dono di se stessi. Non desiderano questa avventura soltanto per sé, ma per tutti. Sono convinti che nel Vangelo di Gesù sta la pienezza umana della vita e dell'amore. Questa è l'anima della loro missione: un'offerta di amore. L'amore sponsale unisce le buone volontà, è un aiuto reciproco, un sostegno, una promessa, una comune fedeltà. È una fonte di speranza.
Sono molte le famiglie che si amano così e che rendono lode a Dio.
« …a chi mi chiede
quale sia la prima condizione perché le nostre comunità e le nostre famiglie
siano autenticamente missionarie, rispondo senza esitazione:
che siano sempre più comunità accoglienti,
così che chiunque vi si avvicini si senta accolto, ascoltato e amato».
Percorso pastorale 2006-2009, Card. Dionigi Tettamanzi
SABATO
ore 15.30: possibilità di Confessioni (come ogni sabato)
ore 21.00: Musical: Caino e Abele, in chiesa
DOMENICA
Mattino
ore 10.00: S.Messa con mandato agli educatori
ore 11.00: Aperitivo al bar dell’Oratorio e animazione sui campi con
il Gruppo Scout
ore 12.30: Pranzo di condivisione: primo offerto dalla Parrocchia,
secondi piatti portati da casa
Pomeriggio
ore 14.30: Promozione Volley nella Palestra della Parrocchia
ore 16.30: Spettacolo fotografico: Viva l’Estate!
Proiezione di filmati e foto dell’Oratorio Estivo e Vacanze preadolescenti e
adolescenti,
in teatro dell’Oratorio.