una parola per sapere cos’ha in cuore il Dio di Gesù
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? …
E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. …
Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà gia le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena. ( Matteo 6, 25-34 )
… Gesù apre i nostri cuori a vedere l’essenziale e ci infonde pace e fiducia…
Da alcuni anni mia Madre riceve al domicilio la Santa Comunione.
Ogni primo venerdì del mese, previo avviso telefonico, un Ministro straordinario dell’ Eucaristia, accompagnato da Operatrici del Gruppo CARITAS, portano “Gesù”, come è solita dire la Mamma, in un clima di fede e di preghiera.
Commuove ogni volta assistere allo entusiasmo della Mamma: sveglia prima del solito per prepararsi a riceverlo nel modo migliore. Quale insolita energia muovono gli incerti passi dei suoi 98 anni, ma quale e quanto fervore la conduce in questa preparazione e attesa.
Ritengo bello far conoscere, attraverso il Foglio settimanale, la gioia e la gratitudine di mia Madre, affinché altri malati e anziani possano sperimentare la stessa gioia.
Sabato, 18 marzo, vittima di un grave incidente stradale, perdeva la vita
Martin Celestino Salazar Rodriguez di trentasette anni.
Proveniente dalla Bolivia, aveva studiato in Italia.
Era stato assiduo frequentatore della nostra Parrocchia nel gruppo di preghiera dei Latino-Americani, ed era apprezzato e stimato da tutti coloro che lo conoscevano.
La sua fidanzata, prossima alle nozze, i suoi familiari e gli amici più cari, rendono partecipe dell’accaduto la nostra Comunità e ci chiedono preghiere.
Ci uniamo al loro dolore e chiediamo che tutti coloro che lo amavano, possano trovare nella fede il coraggio di abbandonarsi totalmente al mistero di Dio che può manifestarsi in ogni momento e ad ogni età dell’esistenza, e possano così avere serenità, pace del cuore e forza di vivere nella speranza.
Dal 16 al 20 ottobre 2006 si svolgerà a Verona il IV Convegno Ecclesiale nazionale, che avrà come tema: “TESTIMONI DI GESÙ RISORTO, SPERANZA DEL MONDO”.
Come nei precedenti Convegni Ecclesiali si vuole prendere in considerazione il ruolo dei cristiani nel contesto della realtà storica in cui vivono e operano.
Su questa confermata scelta metodologica il titolo del Convegno intende far convergere quattro fondamentali elementi:
In questo contesto, il tema intende rispondere ad alcuni interrogativi di fondo e di grande interesse:
Il Convegno ecclesiale vuole avviare e favorire una riflessione su tali interrogativi, e offrire alle nostre Chiese a un incontro che sia generatore di un forte messaggio di impegno e di speranza per tutti.
Possa questo Convegno ecclesiale avere come frutto di giungere alla individuazione di atteggiamenti e di scelte che rendano la Chiesa italiana una comunità a servizio della speranza per ogni uomo.
Si svolgerà, come tutti gli anni, prima dell’inizio della Settimana
Santa, venerdì 7 aprile alle ore 21.00, con il seguente percorso:
sagrato della Chiesa – via Cavezzali – piazza Sesia – via Prinetti – via
Padova – via Toselli.
Dov’è la comunità? Quella vera, quella che ha relazioni vere, personali, profonde, amicali, fraterne, non virtuali?
La virtualità non basta a nessuno: per un po’ ci inebria; poi fa di noi degli alienati. La rete informatica ci avviluppa e ci impedisce di uscirne se non c’è l’altra “rete”, se non c’è la comunità. C’è una rete che ti soffoca e ti impedisce di salvarti, nella quale se resti impigliato, non hai scampo: come il pescatore, prigioniero della sua stessa rete, che cade in mare, se non riesce a liberarsi, annega. C’è una rete che ti salva, quando cadi dall’alto: come per il trapezista, quando fa un salto mortale non ben riuscito, è meglio saltare con la rete.
Facciamo attenzione a non spezzare la rete della comunità, perché altrimenti ne segue la disintegrazione della vita comunitaria e delle persone che in essa vivono. Alle piccole, protettive, comunità, alle “piccole reti”, che tendono a formarsi nella percezione della disintegrazione delle altre, chiedo: “Non chiudetevi in voi. Apritevi. Collegatevi. Aiutate il rafforzamento della comunità civile”. Verrebbe da dire: “Mettetevi in rete”.
Ci sono poi tanti modi per costruire e rafforzare la comunità.
La nostra città ha tante risorse. È la città del lavoro, delle professioni, antiche e nuove. Come le nuove professioni incidono sull’anima della comunità? Le nuove professioni sono internazionali, si svolgono attraverso contatti molteplici, ci aiutano forse ad essere cittadini del mondo. E cittadini di questa città? Non c’è talvolta della pigrizia nel guardare all’aspetto comunitario? Al progetto che deve riguardare questa città, salvandone l’anima antica e proiettandola verso il futuro? E più in generale, quanto tutti i soggetti, non solo quelli istituzionali, si sentono coinvolti in questo?
Come ho già detto lo scorso anno e come sostengono da più parti molte voci, insisto nel proporre una riflessione su un significativo progetto per questa città, un progetto che le consenta appunto di essere comunità aperta al mondo, conservando tutte le caratteristiche “buone” della comunità originaria.
Tento solo un piccolissimo suggerimento, da Vescovo, per le mie competenze. Può questa nostra amata città tornare alla pazienza e all’ascolto? Alla capacità di “rallentare” la vita? Può consentire delle relazioni autentiche, veramente umane?
Non è questo un frutto esclusivo della buona volontà dei singoli. Occorrono architetti, politici, imprenditori, docenti, artigiani, operai, commercianti... che operino insieme.
Sappiamo bene che c’è anche una quiete “minacciosa”, che aiuta la nostra fuga, c’è un altruismo che non costruisce la comunità, ma, proprio allora, è bene “fermarsi” ed “ascoltare”. Scrive un testimone del nostro tempo, Dag Hammarskjöld, segretario generale dell’ONU, premio Nobel per la pace, uomo profondamente credente: «Quando tutto è quiete intorno a te e ti fermi terrorizzato; quando vedi che il lavoro è ormai divenuto una fuga dall’angoscia e dalla responsabilità, e l’altruismo un malcelato masochismo; quando senti battere in te il cuore crudele e maligno del lupo della steppa, allora non cercare un narcotico nel rumore e nella fretta snervante. Fissa risolutamente l’immagine, finché non avrai trovato il fondo».
Non si tratta ancora di contemplazione, forse, ma sicuramente dell’invito a fermarsi e a guardare in faccia il perché delle nostre fughe, del nostro alienamento nel fare, del nostro presuntuoso altruismo, così diverso e lontano dal “dono di sé”.
La capacità di fermarsi e di guardare in se stessi è un valore civile. La contemplazione può essere anche un valore civile. Il desiderio di andare al fondo delle cose, la nostalgia dell’interiorità, delle relazioni durature e profonde, fanno parte della nostra civiltà. Sono, appunto, valori civili, non solo cristiani. Per i credenti essi sono illuminati da un’altra luce; per i cristiani essi trovano la loro radice in Cristo Gesù, speranza del mondo. Ed è per questo che i cristiani accettano e scelgono di essere testimoni.
Come vescovo, qui, non posso non richiamare i cristiani alla responsabilità della testimonianza, in questa città, per questa comunità. Essere testimoni di Gesù, in obbedienza al suo preciso mandato, è il compito irrinunciabile ed entusiasmante di sempre per ogni vero seguace del Signore. È anche un compito che, soprattutto nel nostro tempo e nella nostra società, si presenta quanto mai arduo e difficile. Ma proprio per questo è «chiamato a rinnovarsi e ad assumere il volto di una presenza e di una testimonianza più decise, convinte, mature».
dal discorso di sant’Ambrogio 2005 del Cardinale
RAGAZZI
lunedì 3, mercoledì 5, giovedì 6 e venerdì 7
ore 17.00: preghiera in Chiesa (martedì solo per i ragazzi del II anno di catechismo che vivranno per la prima volta il sacramento della Riconciliazione)
sabato 8: Festa in Oratorio per i ragazzi delle medie
ore 10.00: ritrovo e giochi organizzati, pranzo insieme (offerta libera),
pomeriggio: tornei coi preadolescenti del quartiere e del decanato
ore 17.00: premiazioni e merenda
domenica 9
ore 9.30: processioni con gli ulivi sul sagrato e Messa. Dopo le messe del mattino mercatino di autofinanziamento negli spazi del nuovo Oratorio (ogni ragazzo può “affittare” un tavolo per vendere suoi oggetti in beneficenza, info in segreteria dell’oratorio)
ore 18.00: Pasqua Scout in Chiesa
ADOLESCENTI
sabato 1
ritiro di quaresima decanale alla Casa della Carità, partenza ore 14.30 dal sagrato e ritorno previsto per tarda serata
domenica 9
raduno diocesano con l’Arcivescovo a Cernusco sul Naviglio ore 14.30 partenza dal sagrato della Chiesa (rientro per le 20.00)
ADOLESCENTI E GIOVANI
da domenica 2 a giovedì 6
ore 19.00: preghiera ai piedi della Croce
venerdì 7
ore 20.45: con partenza dal sagrato Via Crucis per le vie del Quartiere
Dopo un lungo percorso segnato da incontri di studio, di approfondimenti e di intese amicali, di scambi di visite nelle rispettive sedi, con decisione unanime è stato predisposto lo statuto che fornisce una precisa identità al Forum.
Le Comunità religiose e le Organizzazioni religiose di tradizione buddista, cristiana, ebraica e musulmana presenti a Milano si accingono a varare il “Forum delle religioni a Milano”. Martedì 21 marzo, alle 18, presso le colonne di San Lorenzo, alla presenza delle autorità civili e delle istituzioni territoriali, è stato ufficialmente sottoscritto il documento costitutivo.
Per la prima volta le Comunità religiose e le Organizzazioni religiose delle quattro grandi tradizioni religiose, di propria iniziativa, danno vita a un organismo che dovrà agevolare i fedeli milanesi nel reciproco rapporto di amicizia e conoscenza della rispettive religioni.
«E’ un momento storico e tale va sottolineato», e' la comune considerazione dei rappresentanti delle religioni. Infatti, dopo un lungo percorso segnato da incontri di studio, di approfondimenti e di intese amicali, di scambi di visite nelle rispettive sedi e di cene di cortesia, con decisione unanime è stato predisposto lo statuto che fornisce una precisa identità al Forum.
L’impegno è grande perché non si tratta di una delle tante iniziative culturali o di formale solidarietà tra persone di buona volontà che si incontrano, appongono una firma e poi non si vedono più, ma sono proprio le Comunità religiose, quindi la diocesi ambrosiana, la Chiesa evangelica battista e la Chiesa luterana e quella avventista (quanto prima anche la Chiesa valdese e metodista, la Chiesa ortodossa romena), per la parte cristiana, la Comunità ebraica, il Casa della cultura islamica e la Confraternita Sufi, per parte musulmana, e il Centro Mandala e tibetano Buddhista, che si impegnano a coinvolgere i loro fedeli in un cammino di nuova mentalità «per imparare ad interpretare in maniera nuova gli eventi del nostro tempo in questa nostra città - precisa don Bottoni, responsabile dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo della diocesi - e a parteciparvi in forma laica e responsabile» senza perdere la propria specifica tradizione di fede.
Tutti e tutte, fedeli delle grandi religioni, dobbiamo ora raccogliere il testimone che il gruppo dei rappresentanti ci passa per fare nostra l’esperienza di accoglienza e di rispetto che ha segnato gli anni dal 1986, allorché Giovanni Paolo II invitò ad Assisi i leader delle religioni per pregare insieme a favore della pace, e dal 25 ottobre 2000 in cui la diocesi di Milano ha proposto alle religioni di iniziare a incontrarsi per costruire insieme una casa più ampia in cui si sentissero tutti a proprio agio.
Così nel giugno 2004 si è dato il via alla costituzione del Forum delle religioni a Milano. «In questi tempi non facili per gli eventi internazionali di conflitto tra popoli di civiltà e religioni diverse, noi dobbiamo pensare a un futuro dove i nostri figli saranno i cittadini di una società allargata e tutti dovranno collaborare ad una vita felice», afferma Muhammad Danova della Casa della cultura islamica.
«Non dobbiamo scoraggiarci di fronte all’impegno che ci attende - invita il rabbino Laras, presidente dell’Associazione Rabbini d’Italia e già Rabbino capo di Milano - e non farci intimidire dai fatti che sembrano far prevalere l’odio sulla pace. Dobbiamo essere convinti di costruire una società più giusta e più aperta verso l’altro». «Avremo l’opportunità di realizzare insieme - dice Rosa M. Raja, monaca buddista zen - eventi culturali significativi per la città di Milano che costituisce un piccolo e variegato universo».
La sede iniziale del Forum delle religioni a Milano sarà presso il Centro ambrosiano di documentazione per le religioni (Cadr) in corso di Porta ticinese 33 (tel. 02.8375476) e si può contattare anche via mail al forumreligionimilano@yahoo.it.
Continuiamo a sviluppare l’immagine dell’albero che presenta sintomi di sofferenza, e che con i suoi segni visibili di disagio ci rimanda a qualcosa di più profondo.
Interrogandomi ancora nella riflessione, nell’ascolto della Parola che la Bibbia mi offre e nella preghiera, sulle radici che influiscono negativamente sulla vita di un Quartiere come il nostro che, come già ho detto, ritengo ricco di valori e di opportunità e proiettato verso un futuro positivo, ho colto una seconda grande radice di sofferenza.
Si tratta di una articolata e complessa mancanza di giustizia che ci tocca tutti in modi diversi, privandoci di condizioni molto importanti per vivere bene, gravandoci di ritmi difficilmente sopportabili a lungo, e rendendo così più ardua e meno sostenibile la serena convivenza.
Una condizione accettabile di giustizia dovrebbe offrire a tutti gli elementi fondamentali per un benessere di base. La sicurezza della casa a costi sostenibili, e quella del lavoro con prospettive di sicurezza e di tutela della dignità personale. La fruibilità di strutture sociali adeguate, come i servizi sanitari e scolastici, le attenzioni di supporto alle famiglie e all’infanzia, e il sostegno agli anziani… E anche la cura della sicurezza della convivenza civile attraverso il rispetto dei diritti delle persone e della incolumità di ciascuno.
Tutti questi fattori e altri, che stanno alla radice di una possibilità di miglioramento della qualità della vita nel nostro Quartiere e nella nostra Città, sono affidati all’attenzione e alla cura di tutti e di ciascuno, secondo le proprie responsabilità, e in modo tutto particolare a coloro che si dichiarano credenti.
Non c’è nessuno che non possa fare qualcosa, cominciando dalla ricerca della giustizia nei semplici rapporti quotidiani, secondo lo stile di condivisione che Giovanni Battista indicava a coloro che gli chiedevano che cosa fare (cfr. Luca 3,10-14).
Questo però non basta. Ci sono istanze più alte che sono chiamate a tutelare e promuovere quegli elementi che favoriscono la crescita di condizioni di giustizia, e queste istanze in un paese, ancora democratico come il nostro, ricevono il loro mandato dalle scelte libere e responsabili dei cittadini.
Siamo noi che possiamo contribuire al risanamento delle radici di sofferenza e di invivibilità presenti nel nostro Quartiere. Basta che scegliamo per rappresentarci candidati impegnati non solo a reprimere gli abusi, ma prima di tutto a promuovere, con i fatti e non con le mere parole, i valori civili e sociali, la difesa dei più deboli, l’integrazione etnica e culturale, la lotta agli sfruttamenti economici e di altro genere, e a rispondere alle problematiche della casa, del lavoro e delle famiglie.
Continuiamo a camminare con generosità e fiducia per contribuire a costruire il futuro positivo del nostro Quartiere
don Piero
Sui campi dell'oratorio pranzo di condivisione per le famiglie e gli abitanti del quartiere.