una parola per sapere cos’ha in cuore il Dio di Gesù
Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, …
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. …
Il lupo dimorerà insieme con l'agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.
La vacca e l'orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.
… La pace del Signore riempirà il paese
come le acque ricoprono il mare. (Isaia 11)
… ha mandato Gesù a riunire tutti in una pace universale…
Sono convinto che una corretta comunicazione ha come presupposti, da una parte, una chiarezza nei messaggi che vengono offerti e, dall’altra, una onesta attenzione che si esprime nell’ascoltare fino in fondo e senza pregiudizi quanto viene comunicato.
In questa ottica desidero presentare con precisione quanto da tempo vado
dicendo e che ho ridetto recentemente a proposito di un servizio come quello
di “Radio Maria” e altre emittenti simili, al fine di dare un orientamento
pastorale ai fedeli della mia comunità.
La possibilità di unirsi spiritualmente alla celebrazione della Messa, di
pregare la liturgia della Chiesa, di condividere momenti di devozione, come
i rosari, le via crucis e altre forme di preghiera popolare, costituisce una
opportunità preziosa in particolare per le persone anziane o ammalate.
Ritengo buona cosa usufruire di quanto queste radio offrono in materia di preghiera.
Invece le catechesi e altri interventi e programmi che vengono trasmessi, lasciano a volte a desiderare, sia per i contenuti, sia per il modo nel quale vengono espressi.
Ritengo che è preferibile non ascoltare questo tipo di programmi, pastoralmente discutibili, che possono generare confusioni e rischiano di non favorire lo sviluppo di una corretta mentalità di fede, in sintonia con l’attuale magistero della Chiesa.
Don Piero
Anche la nostra città di Milano è oggi fortemente interpellata dalla questione della cittadinanza.
Pensiamo, ad esempio, al grande problema della casa. Come è possibile che chi teme di perdere la casa, a cui magari sono legati ricordi e affetti, perché non più in grado di pagare alti affitti, si senta pienamente cittadino? Come non accoglierne il gemito? Come non ascoltarne la vibrata protesta? So bene che qualcuno dirà che chi non ce la fa magari ha scialato, vivendo da cicala, e che chi ha investito i sudati risparmi in un’abitazione deve poterne trarre una giusta remunerazione.
Tuttavia, senza intrattenermi su questi aspetti che costituiscono un alibi per non affrontare radicalmente la situazione o per occuparsi d’altro con il consenso della pubblica opinione, voglio richiamare qui con forza il problema della casa per le giovani coppie, per gli anziani, per chi viene da lontano e desidera vivere in pace tra noi.
Servono soluzioni differenziate, ma soluzioni. Non si può aspettare oltre.
Per gli anziani, in particolare, e per chi è più in difficoltà, serve anche in materia una burocrazia “comprensibile”, nei tempi, nei modi, nei linguaggi.
E per i giovani: è possibile che il loro rimanere in città sia legato al possesso di ingenti quantità di denaro? Come sarà questa comunità se i giovani, le sue risorse migliori, non riescono a vivervi? Come potranno serenamente affrontare il matrimonio, l’esperienza di una nuova famiglia aperta alla vita, se per le giovani coppie le soluzioni abitative in città diventano “impossibili”?
E per i cittadini venuti da lontano: quanto a lungo si dovrà accettare lo sfruttamento sistematico del loro bisogno di un tetto? Se li lasciamo a chi li sfrutta, impareranno solo lo sfruttamento, vivranno nella marginalità, non sentiranno mai di appartenere ad una comunità.
Ancora, la Città è interpellata sulla cittadinanza quando non riesce a sciogliere l’enigma delle nuove culture e delle nuove religioni. Perché è sempre così difficile, così complesso?
Anche qui: l’opinione pubblica ha paura, ma perché non riconosciamo anche la paura dei nuovi venuti? Perché li biasimiamo per quel loro voler essere insieme? Non è forse capitato così anche per gli Italiani all’estero? Essi si sono – e continuano ad essere – riuniti in comunità omogenee e a noi non ha certo fatto piacere che gli altri abbiano sempre pensato a queste comunità come soggette alla mafia. E dunque perché ogni piccola comunità islamica deve essere per forza una cellula terroristica? Non bisogna abbassare la guardia sul terrorismo, perché anche la sicurezza personale e collettiva ha a che vedere con i diritti di cittadinanza. Tuttavia bisogna saper distinguere. Respingendoli per paura, senza distinzione alcuna, non decidiamo di stare insieme tra noi, “richiudendoci” e “separandoci”? Proprio come loro, pur essendo in condizioni diverse, perché radicati qui, perché in una “casa” che è nostra da tempo, dove abbiamo le nostre radici ed i nostri affetti.
D’altro canto, perché alcuni osservanti dell’islam non si fidano delle nostre scuole? Proviamo a parlarne con calma e, possibilmente, ascoltandoci. Dimostriamo nei fatti che l’amicizia tra i bambini, il loro reciproco frequentarsi in scuole comuni è un bene. Vinciamo la paura con l’accoglienza, l’amicizia, il riconoscimento aperto e leale della dignità dell’altro, il suo “essere cittadino”, il suo operare per “questa” società e non più per la sua “originaria”.
E, di nuovo, la Città è interpellata sulla cittadinanza e i suoi diritti quando troppi anziani soli muoiono e per giorni e giorni, se non per lunghe settimane, nessuno se ne accorge. Non muoiono così solo gli anziani poveri, ma anche quelli benestanti, che abitano palazzine rispettabili.
La solitudine, piaga cittadina.
Ho già parlato altre volte di questo, ma è impossibile evitare l’argomento in una città dove il nucleo storico della popolazione è caratterizzato in misura massiccia dall’anzianità dei suoi componenti. Gli anziani hanno moltissimi problemi, ma quello della solitudine e, spesso, dell’abbandono è uno dei più evidenti che va ad aggravare situazioni di salute e sociali già precarie.
Relazioni nuove e vere vanno giocate anche qui: la solitudine,
l’abbandono, l’isolamento, la paura della propria fragilità che si fa di
giorno in giorno irreversibile, chiedono una forte protezione sociale – una
rete salda – e una prossimità sociale intessuta di rapporti forti, fedeli,
pazienti, che fanno sentire tutta l’amicizia umana e la forza e il conforto
di una comunità che non dimentica nessuno.
C’è qui tutto uno spazio che riguarda chi amministra la Città, ma c’è pure
uno spazio che riguarda il personale impegno di ciascuno.
Anche su questi aspetti e su queste attenzioni si costruisce una
“cittadinanza piena”.
dal discorso di sant’Ambrogio 2005 del Cardinale
Domenica 26 marzo ore 12.30
La parrocchia San Giovanni Crisostomo e La Casa della Cultura Islamica invitano tutte le famiglie e gli abitanti del quartiere.
> > scarica il volantino in .pdf
Sabato 25 marzo, solennità dell'Annunciazione, ore 20.00
GRANDE CENA DI BENEFICIENZA
allietata da musiche e danze... tutti sono invitati...
Il ricavato sarà utilizzato a favore delle famiglie in difficoltà della parrocchia.
Per prenotazioni chiamare dal lunedì al venerdì, ore 09.00 - 12.00, il numero 02 45481410
venerdì 24 marzo 2006, ore 20.45
LE CHIAVI DI CASA
ITALIA, FRANCIA, GERMANIA 2004 - regia di Gianni Amelio
con Kim Rossi Stuart, Charlotte Rampling, Andrea Rossi
Alla stazione di Monaco di Baviera, Gianni prende in consegna suo figlio, che non ha mai conosciuto e che sta dormendo su un treno diretto a Berlino. Si chiama Paolo, ha quindici anni ed è un ragazzo disabile. Sta andando in una clinica specializzata nella riabilitazione ortopedica. Gianni non sa come comportarsi: è Paolo, curioso, comunicativo, pieno di vita, che lo guida, gli spiega in che modo aiutarlo.
In ospedale, mentre Paolo è sottoposto alle sue cure faticose, Gianni fa amicizia con Nicole e con sua figlia. Nicole offre a Gianni, delicatamente, comprensione e una forte esperienza di madre. Gianni l'ammira, ma quella esperienza sottolinea ancor di più il suo sentirsi estraneo nella vita del ragazzino. Capisce però che non vuole più vedere il figlio "torturato" da una rigida disciplina che cura solo il suo fisico. Questa consapevolezza rappresenta per Gianni e Paolo l'inizio di un nuovo rapporto pieno di interrogativi e speranze.
Un film forte, austero, intimamente drammatico ma non cupo, pieno di sentimenti ma non patetico, che ci offre una storia individuale, ma nel contempo universale condizione di chi abbia avuto in sorte di vivere con una persona non autosufficiente, diversa nel fisico e nella mente, vivente in un buio spesso impenetrabile anche ai più vicini.
Luogo: Perù, diocesi di Huacho, parrocchia di Hualmay
Destinatari: Bambini con necessità educative speciali
Obiettivi generali: La costruzione di una scuola elementare parrocchiale nasce dalla necessità di offrire ai bambini, con disabilità fisiche o mentali, un luogo educativo che permetta un loro inserimento sociale.
Contesto: Hualmay è un quartiere periferico di Huacho di circa 30 mila abitanti. E’ abitato da persone provenienti dalle regioni montuose che sono scese in città in cerca di fortuna. Nel quartiere vi è un alto tasso di analfabetismo, non tutte le abitazioni hanno acqua e luce e buona parte della popolazione vive di lavori saltuari. I bambini sono spesso lasciati a se stessi per quasi tutto il giorno in quanto i genitori, se esistono, sono impegnati nella ricerca di un lavoro. In questo contesto, i bambini con handicap mentali o fisici sono ben presto emarginati, non ricevo le cure necessarie e le loro condizioni peggiorano col passare degli anni.
Interventi: Il progetto prevede la costruzione di una scuola elementare aperta a tutti, nella quale particolare attenzione verrà data ai bambini disabili attraverso il coinvolgimento di psicologi, fisioterapisti e insegnanti di sostegno specializzati. L’aiuto chiesto servirà per finanziare la costruzione dei locali adibiti a cucina e mensa e alla costruzione della recinzione in muratura.
Importo progetto: 25 mila euro
PER INFORMAZIONI E DOCUMENTAZIONE Ufficio diocesano per la Pastorale Missionaria piazza Fontana, 2 - 20122 Milano tel. 02-8556271 / 232 e-mail missionario@diocesi.milano.it
“Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma
dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che
lusinga...,
non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre;
non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci
la morte;
non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù
invitandoci e onorandoci nel palazzo;
non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la
testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro”
Due domeniche fa’, nel considerare la situazione del nostro Quartiere, usavo l’immagine di un albero che presenta sintomi di sofferenza, percepibili in un insieme di segni visibili di disagio che rimandano a qualcosa di più profondo.
Dicevo anche che curare l’albero a partire dalle foglie non è risolutivo, perché ritengo che i problemi possono essere curati efficacemente solo andando alle loro radici.
In questi giorni mi sono interrogato ripetutamente nella riflessione, nell’ascolto della Parola che la Bibbia mi offre e nella preghiera, sulle radici che influiscono negativamente sulla vita di un Quartiere come il nostro, tanto ricco di valori e di opportunità e così proiettato verso un futuro che ci è chiesto di precorrere e di cominciare a costruire prima di altri che non godono delle nostre stesse occasioni di confronto e di integrazione.
Mi è stato di grande aiuto anche il messaggio alla Città della scorsa festa di sant’Ambrogio, messaggio che sto puntigliosamente offrendo alla attenzione di tutti dalle pagine di questo Foglio Settimanale.
Tra le evidenze che ho per ora maturato, mi è apparso con chiarezza che una prima radice di sofferenza di cui ci è chiesto di prenderci cura è quella della mancanza di conoscenza, in ogni sua dimensione, sia personale che comunitaria.
Una grande parte delle incomprensioni, delle diffidenze, delle paure reciproche, delle contrapposizioni, dei pregiudizi, nasce e viene alimentata dalla mancanza di conoscenza delle persone, delle loro diversità, dei loro differenti modi di considerare la realtà, dalla varietà delle loro tradizioni culturali e abitudini di vita. Del resto non è un mistero il fatto che l’ignoto ci intimorisce e che, posti di fronte ad esperienze nuove, proviamo una naturale trepidazione.
Se noi abbiamo il coraggio di guardare una persona direttamente negli occhi, noi ci accorgiamo che è persona, essere umano come noi, come noi fragile ed esposto a timori, come noi percorso da sentimenti di umanità, come noi ricco di valori che possiamo condividere… Poi vedremo anche tutte le diversità, ma queste saranno come un vestito, più o meno gradevole, dentro il quale però rimane sempre la persona, con tutto quello che ci unisce a lei che è ben più vero e profondo di quello che ci differenzia.
Conoscerci e guardarci in faccia, conoscere e prendere in considerazione con rispetto e senza pregiudizi le rispettive tradizioni culturali, anche quelle religiose, che sono per loro natura tradizioni di pace. Questa è una prima strada per perseguire la sostenibilità della vita nel nostro Quartiere che, se non ne esclude altre pure importanti che prenderemo in considerazione, rimane comunque fondamentale.
Su questa strada vogliamo camminare con la fiducia di contribuire a costruire il nostro futuro positivo
Don Piero
Si svolgerà, come tutti gli anni, prima dell’inizio della Settimana Santa, venerdì 7 aprile alle ore 21.00, con il seguente percorso: sagrato della Chiesa – via Cavezzali – piazza Sesia – via Prinetti – via Padova – via Toselli.