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Parrocchia San Giovanni Crisostomo

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Foglio settimanale: n. 7 - 18 febbraio 2006


SCOUT: THINKING DAY - 22 FEBBRAIO 2006

Il diritto ad un'alimentazione sana ed equilibrata
"Dare to share: a ciascuno il suo cibo". Le ragazze e i ragazzi del mondo dicono:"Per essere felice, mangia alimenti sani appartenenti alle tue tradizioni"

Il 22 febbraio 2006 ricorderemo ancora una volta, come ogni anno, il compleanno dei nostri fondatori, Baden-Powell e sua moglie Olave. Lo faremo insieme a lupetti, lupette e coccinelle, guide e scout, rover e scolte, capi e capo di tutto il mondo.

La FIS – Federazione Italiana dello Scautismo - quest'anno si concentra sul "diritto di essere felici" legato all'alimentazione, nell'ambito dell'iniziativa dell'Associazione Mondiale delle Guide e delle Scout, "I nostri diritti, le nostre responsabilità".

Riflettendo su questo diritto proseguiamo il cammino intrapreso con il Thinking Day del 2003 (Mangia con la testa, combatti la fame!), del 2004 (Vivi, gioca, mangia e cresci... in pace!) e del 2005 (La nostra voce insieme a quella delle Guide del mondo: si alla pace, no alla fame).

Questo diritto prevede anche la conquista della "salute e robustezza... per poter essere utili e godere la vita pienamente": ce lo ha lasciato come impegno B.-P. nel suo ultimo messaggio. Comporta il dovere verso noi stessi di rispettare il nostro corpo, nutren dolo adeguatamente per mantenerci in forma.

Il diritto ad un'alimentazione sana ed equilibrata, che ci garantisce la salute e ci avvicina alla felicità, non appartiene soltanto a noi: è nostra responsabilità tutelare chi di questo diritto non può godere, parlando ed agendo anche per chi è meno fortunato di noi. La malnutrizione cronica fa più vittime di uno tsunami e certamente meno notizia...

Il diritto all'alimentazione non è un nostro privilegio, appartiene a tutti e a ciascuno. L'impegno per farlo rispettare e per aiutare chi ha fame ci farà fare un passo avanti sulla strada della felicità: "...il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Procurate di lasciare questo mondo un po' migliore di quanto non l'avete trovato".
Faremo "del nostro meglio" per soste nere economicamente i progetti nutrizionali delle Guide in Brasile, Ghana, Messico, Paraguay, Thailandia e le Associazioni in Albania, Niger e Senegal, che continueremo a seguire. Appoggeremo anche la Associazione Mondiale nel suo impegno a diffondere il guidismo tra tante ragazze per le quali, oltre ad essere una opportunità educativa spesso unica, rappresenta una via d'uscita alla certezza della fame e della malnutrizione.

Siamo sicuri che anche quest'anno molti Gruppi aderiranno a questa iniziativa e ci auguriamo di poter raccogliere una somma cospicua, affinché scautismo e guidiamo nel mondo possano fare la differenza nella vita di ragazzi e ragazze come i nostri, che hanno lo svantaggio di essere nati in un paese diverso dal nostro...


DEDICATO AGLI ADULTI

Catechesi sul profeta Amos

mercoledì 22 febbraio ore 21.00 in sala parrocchiale
"Il Dio della Bibbia e l’ingiustizia degli uomini"

Altri incontri sul profeta Amos:

mercoledì 22 marzo e 17 maggio
miniritiri per adulti ore 20.00 8 marzo e 7 giugno


NUOVO ORATORIO

Domenica 19 febbraio ore 10.45 e 12.15
- visita guidata al cantiere
- semplice momento conviviale


UNA COMUNITÀ MINACCIATA?
...LA DISGREGAZIONE DELLA VITA COMUNITARIA... (7)

È fuor di dubbio che la tragedia del terrorismo ha segnato e segna la nostra vita, ma non si tratta solo di questo: la disintegrazione della vita comunitaria ha recato con sé nuove, oscure ed inconfessabili paure.

C’è un assassino all’angolo di ogni strada; un ladro dentro ogni casa; una prostituta o uno spacciatore lungo la via principale; un commando di terroristi ad ogni stazione della metropolitana…

Tuttavia ci sentiamo "costretti" a continuare a vivere, a fare come se nulla fosse e così le telecamere lungo la via ci fanno sentire un poco più sicuri.

Tutto ciò è comprensibile, ma non può essere un alibi per non andare verso l’altro, per non accoglierlo, per pensare che lui o lei di volta in volta siano l’assassino, il ladro, la prostituta, lo spacciatore.

Certo, il vivere in questo modo può apparire ed essere "insostenibile".

Oggi si parla continuamente della sostenibilità dello sviluppo per noi e per le generazioni future. Spesso questa riflessione ha portato con sé inevitabilmente quella della sostenibilità della vita, proprio in relazione alla percezione dell’insicurezza che aleggia sugli abitanti del mondo, dove i problemi ambientali affiancano i timori per le guerre e la paura per il terrorismo.

Ma la sostenibilità della vita e dello sviluppo è prima di tutto questo: sostenere le relazioni, l’essere comunità che tutti include e nessuno esclude, qualunque sia la razza, la religione, la cultura; non sentire minacciati continuamente la propria vita, i propri cari, i propri beni. Poi la sostenibilità dello sviluppo ha anche a che vedere con la questione ambientale, con l’uso sobrio delle risorse, con la vivibilità della Città, con la purezza dell’aria.

Parlare di sostenibilità dello sviluppo in una realtà dove la comunità sia rifiutata non ha senso! La sostenibilità dello sviluppo è per la comunità, non a prescindere da essa. Per miliardi di singoli individui separati fra loro in modo marcato e senza "possibilità di contaminazione" perché mai sarebbe utile o necessario uno sviluppo sostenibile, visto che verrebbe meno il civile vincolo fraterno, la relazione solidale, l’essere per l’altro, il preoccuparsi delle generazioni future?

Allora mi piace pensare alla sostenibilità della vita nel senso ora detto e poi immaginare che un giorno la vita non sia più segnata né dalla paura di non farcela, di non riuscire ad essere come il modello di volta in volta propinato dai mass media o dai gruppi forti, di non avere abbastanza soldi, né dalla paura di incontrare nell’altro l’assassino, il ladro, lo stupratore, lo spacciatore, o comunque il nemico. Mi piace pensare a una vita che si riapra alla speranza, che non è ingenua attesa di impossibili migliori futuri, e da questa stessa speranza si faccia incoraggiare, superando ogni paura.

La Città, invece, per come si configura, dà fiato alle nostre paure ed insieme le nasconde nell’anonimato. Essere cittadini però significa uscire dall’anonimato e stare in una città che non dia corpo ai fantasmi.

Uscire dall’anonimato significa "incontrare" l’altro e lasciarsi riconoscere da lui. Significa – secondo l’insegnamento del Concilio – lavorare perché la dignità dell’altro sia riconosciuta e consentire il "perfezionamento della persona umana". Significa accettare "i rapporti con gli altri, i mutui doveri, il colloquio con i fratelli", nella certezza che solo così "l’uomo cresce in tutte le sue doti e può rispondere alla sua vocazione" e che solo così si dà un’autentica vita sociale.

Evitiamo, quindi, di nasconderci, di "sottrarci". Tutti noi "abbiamo bisogno" della comunità civile, che nasce con il contributo di tutti, anche con il nostro, personale, quotidiano apporto!

dal discorso di sant’Ambrogio 2005 del Cardinale
 

 

 

 

 

 

 

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